Il gioco delle tre carte (Marco Malvaldi)

Nuovo mistero risolto dal “barrista” Massimo con l’ausilio dell’ “asilo senile” Che Malvaldi mi fosse piaciuto lo avevo affermato nei post su “La briscola in cinque” e “Odore di chiuso”. Ed ora confermo che continua a piacermi. Il motivo credo sia da ricercare in quel misto fra giallo di buon livello e “toscanaggine”, nel contrasto fra la logica con cui si scopre l’assassino e la schiettezza (a volte la sboccataggine) del parlato pisano. Forse sono di parte: amo la “toscanità” e sono orgoglioso di esser nato e vivere in questa regione così ricca di genialità ma anche di contrasti, dove la bellezza è più rustica che gentile e sinuosa, e i cui residenti hanno spesso una battuta (tagliente) pronta per tutto e tutti. I personaggi che racconta Malvaldi, come detto anche negli altri post, rappresentano bene questo “essere toscani”. Certo, ognuno con le proprie peculiarità, con la propria personalità, ma tutti (i toscani) taglienti ed affettati come si conviene ad un vero toscano degli anni ‘40-‘50. Sì, anche il “Massimo” barista che è di nascita più recente, è laureato in matematica (si scoprono moti dettagli sui suoi studi in questo romanzo) ed ha una intelligenza sopra la media. Lo stesso Massimo che si rende conto di star diventando come la signora Fletcher, che – dovunque vada – si imbatte in un morto ammazzato. Perché nell’arco di poco tempo lui stesso ha avuto a che fare con due omicidi (il primo raccontato ne “La briscola a cinque”, il secondo in questo […]

La briscola in cinque (Marco Malvaldi)

Lo sapevo. L’avevo detto io… Dopo aver letto “Odore di chiuso” dello stesso autore la voglia di continuare il filone era tanta. Trovato il libro d’esordio dell’autore (appunto: “La briscola in cinque”) il lunedì mattina alle 8, il venerdì sera alle 22 il libro era finito (e non ho potuto dedicargli tutto il tempo che avrei voluto). Ora, a parte gli scherzi, sono “appena” 160 pagine che scorrono veloci, in un formato tascabile (tipico dell’editore Sellerio, e con la stessa qualità di altri libri Sellerio). La storia è semplice e ricalca i grandi giallisti del passato. Ma il personaggio principale, in questo caso, è un semplice barista di una località balneare toscana: persona arguta, dalla battuta pronta, buon osservatore e cervello fino, è spalleggiato da un gruppetto di vecchietti amici di suo nonno Ampelio, vecchietti che lo iniziano al gioco della briscola in cinque (da qui il titolo del romanzo). Massimo (il barista) si trova coinvolto in un omicidio: un giovanotto ubriaco si ferma al suo bar per telefonare alla polizia ma – dato lo stato alticcio del ragazzo – la polizia crede ad uno scherzo. Massimo va allora insieme al ragazzo per scoprire se c’era qualcosa di vero in quello che raccontava e purtroppo scopre che il corpo di una giovane e bella ragazza abitudinaria del mare di quella zona è stato gettato in un cassonetto vicino. Ovviamente Massimo non vorrebbe intrometterai nelle indagini, ma il suo spirito di osservazione fornisce una serie di dettagli che erano scappati agli […]

Odore di chiuso (Marco Malvaldi)

Un Artusi-Poirot che legge di Sherlock Holmes in un castello della maremma Simpatico. Anzi: ganzo. Si, definirei così questo romanzo che – se da una parte è un giallo abbastanza avvincente – dall’altro ha in sé tutta l’ironia toscana, con i suoi pregi (la sua schiettezza, i suoi modi di dire e le inflessioni esilaranti) ed i suoi difetti (la sua schiettezza, i suoi modi di dire e le inflessioni un po’ pesanti). Ambientato a fine 1800, in un castello della maremma, vicino a Bolgheri, il Barone di Roccapendente ha invitato due ospiti per la battuta di caccia del fine settimana. Il primo è un fotografo chiamato ad immortalare alcune scene familiari nello splendido paesaggio (almeno così dice la versione ufficiale – ma la versione “ufficiosa” la lascio scoprire a chi leggerà il libro). Il secondo è il “famoso”, almeno per noi, Pellegrino Artusi, che oggi chiameremmo “gastrosofo” (sapiente di gastronomia). A turbare la quiete del fine settimana ci si mette di mezzo, però, un morto – e per di più un morto ammazzato: un servo del barone che viene trovato in cantina, con la porta serrata dall’interno, raggomitolato su una sedia privo di vita. Mistero fittissimo (come può essere stato ucciso se la cantina era chiusa dall’interno e nessuno ne è uscito quando hanno scardinato la porta?), degno della Christie di “Dieci piccoli indiani”, con una soluzione scientificamente perfetta e non troppo scontata. Oddio, già da metà romanzo si inizia ad intuire qualcosa, quindi il finale non è proprio […]

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