Uffa, mi devo di nuovo precipitare in libreria…

Tornano Massimo ed Alice (insieme ai vecchietti? Chissà…) ad indagare. Dice l’autore che si tratta di un racconto “particolare”… Non è che finalmente si scopre se la loro storia d’amore ha un futuro? Sembra, infatti, che i due siano insieme, in vacanza, in un posto improbabile per la stagione. Ma facciamoci raccontare qualcosa dall’autore: ecco il post sul suo fan club. Insomma, il 2 luglio a comprare “Turisti in giallo”, ennesima raccolta Sellerio con un nuovo racconto di Malvaldi (e, dopo aver letto, vi dirò chi altri c’era). Buona lettura.  

La crisi in giallo (AA. VV.)

Altra raccolta di sei racconti a cura di Sellerio, dove il giallo incontra i problemi di tutti i giorni e i vari indagatori (o quasi) si scontrano con i problemi legati alla crisi. Si parte con Antonio Manzini (“L’anello mancante“) che fa indagare il suo Schiavone su un morto trovato in una cappella al cimitero (sì, lo so, di solito i morti stanno al cimitero, ma questo era di troppo). Se all’inizio poteva sembrare una particolare storia di attaccamento amoroso, alla fine si rivelerà un semplice stratagemma per nascondere qualcosa. E Schiavone, con i suoi metodi, riuscirà a mettere tutto a posto. Ecco invece un autore che ho gradito nella precedente raccolta (Vacanze in giallo) e che ritrovo con piacere in questa: Gaetano Savatteri. Soprattutto perché intreccia il racconto con (quella che sembra) la sua vita reale. In questa nuova storia (“Il fatto viene dopo“) fa riferimenti alla precedente e, anzi, la vicenda si scatena proprio perché i personaggi a lui intorno (veri o inventati, chissà) riconoscono in lui il famoso scrittore che ha pubblicato un racconto e gli chiedono, per questo, di parlare dei loro problemi. Purtroppo la vicenda è fin troppo tragica e i danni della crisi, in questo racconto, sono pesanti. Per fortuna l’autore sa ben dosare leggerezza e serietà, ironia, critica e saggezza. “Chi ha pane non ha denti, chi ha denti non ha pane” ci dice Francesco Recami, raccontandoci ancora una volta degli inquilini della casa di ringhiera. Le cose sono un po’ cambiate, ma il vecchio Consonni e la […]

Pronti! Attenti! Acquistate! (il “nuovo” Marco Malvaldi)

Ecco un nuovo libro di Malvaldi, ma questa volta non c’entra il Bar Lume né nessun vecchietto è chiamato ad indagare (e soprattutto a spettegolare). Si tratta di un saggio in cui si analizzano varie vicende sportive dove (per esempio) quella che pareva una vittoria certa si è trasformata in una cocente sconfitta. Il testo introduttivo trovato su Amazon recita: “Cos’è successo? Tenderemmo a pensare che sia l’eccessiva pressione la causa della débàcle, e in parte c’entra, ma la risposta è un’altra. E arriva dalla psicologia cognitiva. In un saggio sempre in bilico tra umorismo e suspense come le pagine migliori dei suoi romanzi, Marco Malvaldi scioglie questo e molti altri enigmi, ripercorrendo la storia dello sport sulle tracce di lanci, tiri e salti impossibili, con lo spirito di scoperta del vero uomo di scienza” (il grassetto è mio: sono le due principali caratteristiche per cui adoro gli scritti di Marco). Atroce dubbio! Amletico dilemma! Prendo la versione Kindle (così inizio subito a leggerlo e spendo solo 9,99 Eur, ma lascerà un posto vuoto nella mia libreria) oppure la versione cartacea (che mi deposita 183 pagine + copertina in libreria, ma mi arriva in 2-3 giorni e mi costa 15,30 Eur)? Consumato in questa tremenda indecisione, andrò a prendere un caffè e poi farò click su “Acquista”!

Il telefono senza fili (Marco Malvaldi)

Riesce un giallo a farti ridere dalla prima pagina? Questo sì, decisamente. Malvaldi è un maestro: riesce a miscelare il giallo più puro con il sarcasmo e l’ironia toscani ottenendo un risultato appassionante, leggero e godereccio. Non mi soffermo sulla trama: i soliti 4 vecchietti, con la loro mania del pettegolezzo e di farsi gli affari degli altri, aiutano Alice (il commissario) a risolvere un nuovo caso di omicidio. Tutto parte, proprio, dalle bocche dei vecchietti che sospettano (e diffondono la voce in paese) che un certo marito abbia ucciso la propria moglie e l’abbia gettata nel torrente o chissà dove… Insomma: pettegolezzi e voci che si rincorrono fino a far sospettare il commissario che i 4 arzilli pensionati abbiano ragione. Ma ad un certo punto, però, ci scappa un altro morto, niente meno che il famoso sensitivo che riusciva ad azzeccare le previsioni e tutto quello che si può indovinare di una persona (peccato non sia riuscito ad indovinare che qualcuno stava per ucciderlo). Saranno collegati questi due casi? C’entra qualcosa il fatto che l’indovino avesse dato una indicazione abbastanza precisa di dove si trovasse la persona presunta assassinata? Ma soprattutto, grazie a quali misteriosi poteri l’indovino indovinava l’indovinabile? Come dicevo sopra, si tratta del giallo più puro, alla Agatha Christie (come detto altre volte): una serie di ragionamenti logici che Alice e Massimo (il barrista-badante dei vecchietti) mettono in fila in modo ordinato arrivando alla soluzione del caso. Verrebbe da pensare, però, che questi gialli rischino di essere tutti uguali […]

Argento vivo (Marco Malvaldi)

Ricetta per passare una notte insonne: mettete insieme un informatico sfigato, un tecnico arrabbiato, un paio di loschi figuri, un romanziere in crisi e mixate energicamente. Da tempo non mi capitava di fare le ore piccole per finire un romanzo. Anzi: da tanto tempo non mi capitava di aprire un romanzo (di oltre 260 pagine) il sabato pomeriggio e concluderlo lo stesso sabato, a notte fonda (sì, cari pignoli, avete ragione: tecnicamente sarebbe domenica mattina presto, ma a me piace considerarlo ancora sabato). Oddio: l’età si fa sentire e qualche ora dopo mi son svegliato un po’ rincoglionito, ma ne è valsa la pena. Malvaldi ci regala un’altra sua opera, per certi versi simile alle precedenti, ma per altri molto diversa. Prima di tutto qui non c’è Massimo il barista con la combriccola dei vecchietti del Bar Lume (anche se un barista c’è, impiccione e caustico, ma fa solo una comparsata). Non è un giallo in senso stretto come quelli (appunto) del Bar Lume e, soprattutto, non è una storia lineare come quelle, appunto, di Massimo. Vi racconterò la trama. Rivelerò, ovviamente, alcuni dettagli ma – se lo leggerete – scoprirete che il fatto criminoso viene portato alla luce subito e non c’è, quindi, da usare la logica per scoprire i colpevoli. Prima di tutto ci sono più personaggi che interagiscono fra loro dando vita a tre filoni paralleli (e in parte indipendenti) della storia. Tre filoni che si intrecciano e, come vedremo alla fine, raccontano una unica storia, ma […]

Milioni di milioni (Marco Malvaldi)

Nuova e bella performance del giallista toscano. Vi avviso subito: niente “Bar Lume”, niente pinetina, niente nonno Ampelio e la sua banda, niente barrista Massimo. Da bravo autore Malvaldi ha spostato (anche se di poco) geograficamente questa vicenda e ci presenta personaggi nuovi. Ma con i soliti acume e simpatia. Cosa ci potrebbe essere di più noioso di un paesino di montagna (anche se porta l’aggettivo “Marittimo” nel nome), di circa 800 abitanti (sparsi fra paese e campagne circostanti), abitato da 70enni e 40enni in parti quasi uguali e lontano dalla civiltà tanto che, per arrivarci, serve un’auto robusta e 4×4? Bene, prendete un paesello simile, dategli un nome (Montesodi Marittimo, appunto), metteteci due giovani ricercatori universitari, un omicidio, ed avrete il nuovo libro di Malvaldi. Che è tutt’altro che noioso! Anzi: seguendo la tradizione de “la signora in giallo” (non so se avete presente il telefilm con Angela Lansbury: dovunque lei vada nell’arco di una giornata si verifica un omicidio, che poi lei risolve brillantemente) Malvaldi ci narra che la ospite di uno dei ricercatori viene uccisa, e che seguendo la logica dei fatti (almeno da quanto dicono i testimoni) l’unico senza un alibi era proprio il ricercatore, e quindi il maggior sospettato. Per fortuna il maresciallo dei carabinieri pensa sia illogico che il ricercatore abbia ucciso la sua padrona di casa, perché proprio il ricercatore ha fatto notare che quella che sembrava una morte naturale era in realtà un omicidio. Ma andiamo per ordine ed iniziamo a dare […]

La carta più alta (Marco Malvaldi)

“Se l’imbecilli volassero bisognerebbe datti da mangiare colla fionda, bisognerebbe” (cap.  10) Chi conosce le vicende del “Bar Lume” e della sua banda di vecchietti che stressano continuamente il barrista (come specifica Massimo stesso nel capitolo 11) Massimo non ha bisogno di questo post. Perché sa già che l’arguzia e la prontezza di spirito di questa accozzaglia di vecchietti ci accompagna a risolvere i gialli più intricati in modo leggero ma serrato. Per chi non li conosce l’unico sistema è leggere almeno un libro dei quattro (gli altri tre: “La briscola in cinque”, “Il gioco delle tre carte”, “Il re dei giochi”) di Marco Malvaldi. Oppure, se non sopporta i vecchietti, può leggere “Odore di chiuso”, che ha come improbabile solutore di un delitto nientemeno che l’Artusi. La voglia di comprare gli altri libri verrà da sé. Però, mi permettete un consiglio? Se volete il meglio vi consiglio o Odore di chiuso o La briscola in cinque. Gli altri sono sempre belli ma – secondo me – un po’ sotto tono rispetto a questi due. Questo “La carta più alta” è più vicino, come bellezza, secondo il mio piacere personale, alla Briscola in cinque. La vicenda si svolge nel solito Bar gestito da Massimo e frequentato dalla banda di vecchietti (fra cui il nonno di Massimo) che monopolizzano sempre più il locale. Questa volta poi, che a Massimo tocca stare una settimana in ospedale per una brutta caduta, i vecchietti spadroneggeranno un po’ più del solito, organizzando addirittura un torneo […]

Il re dei giochi (Marco Malvaldi)

Nuovo caso per la banda del “Bar Lume”, e stavolta i vecchietti fanno faville! Ed eccoci al terzo caso di “omicidio” (ma stavolta è veramente così?) risolto da Massimo con l’ausilio dei vecchietti che frequentano il suo bar (precedenti post: 1 e 2). O meglio: stavolta proprio i vecchietti avranno un ruolo predominante nelle indagini (anche se solo Massimo, alla fine, capirà cosa è veramente successo). Più intricato degli altri 2 romanzi, ma comunque semplice e scorrevole, questo terzo lavoro di Malvaldi, secondo me, ha il suo punto di forza proprio nella storia che si dipana in modo diverso rispetto ai precedenti gialli. Rimane un giallo: c’è un mistero da risolvere, contornato da intrighi politici, tradimenti e quant’altro di “meglio” si possa chiedere alla natura umana; ma non è incatenato ad una sequenza logica di fatti. Cioè: Massimo usa sempre la logica per arrivare alle conclusioni, ma stavolta ci sono elementi diversi che possono portare a soluzioni logicamente plausibili ma non corrette (e, devo ammettere, anche io ci ero quasi cascato). Provo a spiegarmi senza intaccare troppo la trama. Se bene o male in quasi tutti i gialli c’è un motivo particolare perché una persona viene uccisa (soldi, vendetta, follia), in questo l’approccio è diverso. Non solo: le persone morte sono due, ma siamo sicuri che entrambe siano state uccise? Oppure ci sono eventi “naturali” – non dipendenti dalle cause indicate sopra – legati a queste morti? Ed infine (questo lo posso dire): tutto fa pensare ad un complotto politico… […]

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