Il bizzarro incidente del tempo rubato (Rachel Joyce)

Quando 2 secondi aprono un abisso. Venire a sapere che stanno maneggiando il tempo, allungando i giorni, manovrando con noncuranza i secondi, può scuotere dalle fondamenta tutte le certezze di un adulto, figuriamoci cosa succede a Byron, un adolescente inglese quando l’amico James gli racconta che verrano aggiunti due secondi a quell’anno, il 1972. La cosa è successa davvero: si chiamano secondi intercalari e un organismo mondiale decide di applicarli quando serve ri-sincronizzare il tempo che noi misuriamo con la rotazione della terra intorno al sole. Ma torniamo a Byron: vive nella campagna inglese con la madre Diana e la sorella Lucy (il padre Seymore è un affarista che lavora a Londra e torna a casa solo nel fine settimana). Condivide con James tutti i pensieri, compreso quello della manipolazione del tempo. Ma mentre per l’amico la notizia rimane solo una curiosità, per Byron diventa una ossessione. Tanto che in un certo momento è convinto di vedere la lancetta dei secondi, nel proprio orologio da polso, muoversi indietro di due tacche. E tutto, in quell’istante, succede: il mondo che conosceva piano piano inizia a sgretolarsi davanti ai suoi occhi fino a… Eh no, sto rivelandovi troppo. La mattina del fatidico giorno Byron e  Lucy sono accompagnati a scuola dalla madre (come avviene sempre) con la nuova Jaguar: sono in ritardo e Diana decide di prendere una scorciatoia che passa da un piccolo e fatiscente borgo. Proprio durante il passaggio, con una nebbia che si potrebbe tagliare a fette, Byron è […]

Ritratto dell’artista da giovane (Joyce)

Che Joyce sia un grande autore non lo metto in dubbio (chi sono io per stroncarlo?) e sono anche convinto che ci abbia lasciato grandi opere. Però… Perché c’è sempre un però… Però a me questo racconto non mi ha convinto. Faccio una premessa: in questo periodo i libri mi scorrono con più difficoltà, quindi anche questo può aver influito sul mio giudizio non proprio lusinghiero. E faccio anche una considerazione: la traduzione di un’opera perde sempre qualche sfumatura, quindi forse avrei apprezzato di più la versione originale (ammesso che la mia conoscenza dell’inglese mi permettesse di leggerla). Se cercate su google e wikipedia troverete molte recensioni e la trama del romanzo, quindi – pur chiedendovi scusa – non mi sforzerò di raccontarvi tutto ma mi limiterò ad alcune impressioni a caldo. L’artista protagonista del racconto è Stephen Dedalus, primogenito di una famiglia numerosa, nobili decaduti e ridotti in povertà, con un padre – nelle ultime pagine – dedito all’alcol e al ricordare i titoli del passato. Stephen ha una vena poetica in lui, sembra uno dei classici poeti maledetti: studia in una scuola cattolica, sotto i Gesuiti, e accresce la sua cultura letteraria con discreto successo tanto che, nel capitolo finale, lo si sentirà discettere di cosa sia la bellezza con argomentazioni ricavate sia da riflessioni personali sia dalla cultura acquisita. Ma, da buon poeta maledetto, ha anche una insofferenza verso la felicità. In giovane età cade nel peccato della lussuria ma si “riprende” dopo la predica di un […]

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