I dolori del giovane Werther (Goethe)

“Io sono solamente un pellegrino sulla terra; voi siete di meglio?” (16 giugno) Come accennato nel precedente post ho comprato poco tempo fa un libro con i due racconti di Goethe (“Le affinità elettive” e, appunto, “I dolori del giovane Werther”). Ho preferito creare un post per ogni racconto (piuttosto che farne uno unico per il libro) per due motivi: il primo è che i due racconti vivono separatamente e quindi trovo corretto non trattarli insieme, il secondo – più pratico – è che trattandosi di racconti “pesanti” (almeno per me) non so quanto tempo avrei impiegato per concludere il secondo racconto, col rischio di dimenticarmi il primo… Ne “I dolori del giovane Werther”, ovviamente, si respira ancora tutto il romanticismo ottocentesco, legato al dolore per non poter esprimere pienamente quello che comanda il cuore. Werther è un giovanotto di buona famiglia (non si conosce la famiglia ma si capisce che è nobile o gravita intorno alla nobiltà e che è un artista) che si prende un periodo di riflessione facendo un viaggio. Arriva in una amena località della campagna che eccita il suo animo sensibile e vi si stabilisce. Conosce, dopo poco tempo, Carlotta e se ne innamora follemente: inizia a frequentarla ma scopre che è promessa sposa di un altro giovane (Alberto), ma nonostante ciò si convince che anche lei provi per lui qualcosa più dell’amicizia. Il succo della storia è breve: quando capisce che la situazione è poco sostenibile Werther accetta un incarico di funzionario presso un […]

Le affinità elettive (Goethe)

“Alla fine io stesso sarei ai tuoi occhi la calce che, attirata dal capitano come da acido solforico, è sottratta alla tua piacevole compagnia ed è trasformata in gesso refrattario” (parte prima, capitolo quarto) Il concetto di “affinità elettive”, in questo romanzo di Goethe, parte proprio da un esempio “minerale”: Edward ed il suo amico, il Capitano, insieme a Charlotte (moglie di Edward) parlano proprio di chimica  nel quarto capitolo ed il Capitano spiega loro come ci siano sostanze che, in certe condizioni, si separino da altre sostanze a cui sono unite e si congiungano ad altre sostanze ancora a cui danno una certa “preferenza”. Il paragone, naturalmente, è con il mondo umano e Edward vede, in una maliziosa seppur serena battuta della moglie, un rimprovero perché passa troppo tempo col capitano e sempre meno con lei (da qui la battuta riportata in testa al post). Malauguratamente il paragone si rivelerà più vero di quanto ognuno speri, fino ad un tragico finale. Ma andiamo con ordine. Siamo nel nord Europa ed Edward e Charlotte si sono uniti in matrimonio dopo la morte dei precedenti coniugi. Fra i due c’era sempre stato una certa attrazione, ma i casi della vita (e le unioni dettate da convenienze) li avevano separati. Ritrovatisi ormai entrambi vedovi (ma ancora giovani) decidono di sposarsi e si trasferiscono in una mega villa con mega parco nei pressi di un piccolo villaggio, col desiderio di sfuggire, almeno in parte, a quella vita mondana che è richiesta ai nobili. […]

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