Una nuvola come tappeto (Erri De Luca)

Lo confesso: dopo aver letto “In nome della madre” Erri De Luca mi ha intrigato. E così ho fatto uno “scambio alla pari” con un’amica: io le ho prestato “In nome della madre” e lei mi ha prestato “Una nuvola come tappeto”. Bhe, confesso che lo stile è diverso. In un paio di punti tanto diverso che ho dovuto rileggere due volte il passaggio per capire quello che Erri voleva dire. No, niente di particolarmente difficile, ma a volte (specialmente in due punti: torre di Babele e Giona) ha costruito periodi complessi. Ovviamente se paragonati all’ultimo suo libro (In nome della madre), dove i periodi sono più asciutti, più delicati… dove riesce ad esprimere il concetto in poche semplici parole E’ vero, però, che i due libri sono scritti in tempi e modi diversi. Il primo è proprio “Una nuvola come tappeto” ed è stato pubblicato negli anni ’90, mentre “Nel nome della madre” è dell’anno scorso (fine 2006). Ne “Una nuvola come tappeto” De Luca analizza alcuni brani del vecchio testamento, partendo dalla Genesi (torre di Babele), facendoci conoscere alcuni personaggi (Salomone, Giuseppe, Giona), guidando il lettore, in pratica, in una conoscenza di alcuni testi della Bibbia. E qui occorre una nota: Erri De Luca ha studiato e studia tuttora la lingua ebraica. Si professa “non credente” (almeno in alcune interviste che ho letto) e quindi la lettura non è propriamente “cattolica”. Eppure prende per buono, alla lettera, quello che la Bibbia racconta. Ho usato l’espressione “prendere per buono, […]

In nome della madre (Erri De Luca)

Racconto delicato, quello di De Luca, che prende in esame la figura di Maria, la madre di Cristo, calandosi nel suo personaggio. L’opera viene fuori come una specie di pensieri, messi in fila, che narranno i 9 mesi in cui la Vergine viene visitata dall’Angelo fino a portare a compimento la maternità in una stalal nei pressi di Bet Lèhem. Miriàm ed il suo sposo, Iosef (Erri De Luca ha voluto mantenere tutti i nomi nelle forme originali) si scontrano con la gente, con le leggi, con tutti. Sono isolati: solo Iosef rimane fedele a Miriàm, e fa da scudo a tutte le brutte parole che la gente sputa sulla sua sposa e sul futuro bimbo. Può suonare strano che un uomo racconti, con tanta delicatezza, le fasi della maternità di una donna, l’amore per la creatura che sta crescendo dentro di lei, di cui lei è solo il “contenitore”, e l’amore per l’uomo promesso sposo, che avrebbe tutto il diritto a sentirsi tradito, preso in giro… ma che sa riconoscere (anche prima che l’Angelo visitasse pure lui) che quello che dice Miriàm è vero, sente che le sue parole sono sincere. Eppure Erri De Luca riesce a raccontarci in modo molto delicato e pulito quelle che potevano essere le sensazione di Maria e di Giuseppe, le difficoltà che hanno incontrato, la “Grazia” che li avvolge e li aiuta ad andare avanti. Miriàm, così come la immagina De Luca, è una figura dolce e tenera, addirittura fragile, ma sorretta da Dio, cosciente che […]

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