Il cavaliere inesistente (Italo Calvino)

“O bella! Questo suddito qui che c’è ma non sa d’esserci e quel mio paladino là che sa d’esserci e invece non c’è. Fanno un bel paio, ve lo dico io!” Se Calvino riesce sempre a sorprendermi, questa volta mi ha letteralmente stupito. La storia che narra intreccia amore, valori cavallereschi, guerra fra cristiani e musulmani per il dominio in Francia… e tanta ironia che funge da apripista a messaggi altamente profondi. La storia è surreale, e riassumerla è un’impresa. Prendete per buono quello che scrivo e riservatevi di verificarlo leggendo il libro. Fra le fila dell’esercito cristiano comandato da Carlo Magno c’è un paladino speciale dall’armatura tutta bianca: è il più “cavalieresco” dei cavalieri, il paladino più in gamba. Ha un unico difetto: è etereo come l’aria, è sola forza di volontà, senza carne. E’ una armatura che si muove, che parla (ovviamente con voce metallica e cavernosa), che combatte con destrezza in battaglia. Ma se si apre la celata (la “visiera” dell’elmo, per intenderci) si vede solo il vuoto, solo l’aria. E’ Agilulfo, paladino che ha guadagnato il suo titolo di cavaliere salvando la virtù di una donzella (poi rivelatasi figlia di reali): per l’impresa fu nominato cavaliere di … (una sfilza di nomi che non ripropongo). Nell’esercito di Carlo Magno, però, non è ben voluto: essendo il “perfettino” del gruppo è un po’ invidiato, un po’ preso a noia… un po’ uno scocciatore. E’ sempre lì a ricordare le norme e le regole, a richiamare tutti ai […]

Il barone rampante (Italo Calvino)

Una favola per bambini che diventa una metafora per adulti Semplice e dolce, ma anche profonda, questa storia inizia come una favola per bambini ma si trasforma, con l’avanzare dell’età del protagonista, in una metafora per adulti, in un richiamo alle scelte forti e alla coerenza nel mantenere queste scelte. Chi narra le vicende del Barone Cosimo Piovasco di Rondò è suo fratello minore, Biagio. Siamo a Ombrosa, una vallata ricca di alberi che si stende dalle alpi liguri al mare. La vicenda inizia il 15 giugno 1767 (Biagio ricorda esattamente quel giorno) e procede per vari anni (circa 60) fino all’uscita di scena di Cosimo (e che uscita di scena!). Anche in questo caso non mi dilungo sulla trama: il link iniziale (che riporto anche qui) rimanda a Wikipedia, dove – oltre al riassunto della storia – potete approfondire altri dettagli. Io mi limito a fare un breve riassunto. Tutto inizia il giorno in cui Cosimo si rifiuta di mangiare, a pranzo coi genitori, il fratello Biagio e la sorella Battista, uno dei disgustosi piatti preparati da quest’ultima. Scopriamo che si tratta di una famiglia di nobili, un po’ in decadimento, ma sempre nobili. Cosimo decide, per ribellione alle ingiunzioni del padre, di uscire di casa e – poco dopo – di salire su un albero promettendo di non scendere più. E da quel giorno inizia la vita di Cosimo sugli alberi: si organizza (anche grazie al fratello), conosce nuove persone (Viola, la bambina dei vicini; la banda di […]

Marcovaldo (Italo Calvino)

Un “Paperino” nostrano nell’italia del boom economico Non è mia intenzione essere irriverente verso l’arte letteraria di Italo Calvino, ma la prima impressione che ho avuto leggendo Marcovaldo è che il personaggio sia una specie di “Paperino” tutto italiano: sfigato quanto basta perché ogni sua iniziativa vada in malora, armeggione quanto basta per cacciarsi sempre nei guai, povero in canna e con moglie e figli (vivaci e pieni d’inventiva) a carico. Certo, mi riferisco al Paperino degli ultimi tempi, sfortunello ma sereno, non più attaccabrighe come una volta, sempre in ricerca di qualche sistema per sbarcare il lunario ma non troppo schiavo della povertà… Prima di andare al libro vi voglio raccontare come mi è venuto voglia di leggerlo… o meglio: come mi è tornata (perché l’intenzione c’era già da prima). Dalle parti in cui vivo è stata aperta la pizzeria “Marcovaldo 129” (129 è il numero civico dove si trova). Sulle tovagliette di carta sono riportati alcuni paragrafi del primo racconto del libro. E li, fra una pizza e un boccale di birra, mi è tornata la voglia di leggerlo… Lasciamo da parte le vicissitudini alimentari che mi hanno riavvicinato a Calvino, e parliamo delle vicissitudini alimentari proprio di Marcovaldo e famiglia. Sì, perché il primo racconto parla proprio di funghi che nascono in città, funghi che Marcovaldo scopre vicino alla fermata del tram per andare al lavoro. Pensa il buon Marcovaldo di portarli tutti in casa per mangiarli con la famiglia, ma anche altri li vedono e va […]

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