Cinquanta in blu (AA. VV.)

Sellerio si diverte, questa volta, a giocare coi colori e coi numeri: “Cinquanta in blu” è, infatti, una raccolta di otto (e non cinquanta) racconti gialli (e non blu). Allora cosa ci racconta il titolo? Il blu, chi è appassionato di Sellerio, ormai sa che si riferisce al tipico e riconoscibilissimo colore delle copertine dei loro libri. E cinquanta sono gli anni che Sellerio festeggia chiedendo di raccontare, ad otto autori diversi, otto gialli con i personaggi resi famosi dalla casa editrice palermitana.

Una piccola nota: il volume è del 2019, sono io che lo leggo adesso: nel 2023 gli anni son 54, e non più 50. Ma sembra portarli davvero bene 🙂

Ai vari autori (Costa, Malvaldi, Piazzese, Recami, Robecchi, Savatteri, Simi, Stassi), ed ai loro eroi, è stato chiesto di condividere con noi lettori una avventura che avesse come spunto un libro che li aveva colpiti notevolmente, uno di quelli editi da Sellerio in questi 50 anni. E da quel libro prendere uno spunto da cui far dipanare una storia.

L’editore, nella nota a partire da pagina 7 dell’edizione in mio possesso, ci racconta come sia stato proposto ai “giallisti che più spesso hanno pubblicato con noi” la questione, e per ognuno descrive la risposta, e le scelte fatte (quale libro, perché) senza spoilerare troppo del racconto.

Ma che storie si inventano i nostri autori preferiti? Non faccio, qui, il riassunto degli 8 racconti (essendo brevi, rischierei di fare spoiler) ma ne faccio un semplice cenno con una mia impressione finale. E metto a fianco le copertine

Marco Malvaldi, con “Qualcuno alla finestra” ci porta nel mondo universitario, a parlare di Intelligenza Artificiale (mi perdonino i puristi: sto semplificando) dedicata a scoprire falsificazioni in testi letterari e legali. Lo spunto nasce da “La fine è nota” di Geoffrey Holiday Hall. Il buon vecchio (si fa per dire) Massimo, estimatore di quel libro, che gli ha cambiato la vita, si trova ad indagare (in collaborazione, ma anche in competizione con la sua fidanzata) sulle origini del libro (chi è realmente l’autore), cosa che aiuta a capire chi avrebbe ucciso un noto professore universitario. Un buon giallo, pienamente nello stile di Malvaldi, farcito di (leggere) nozioni tecniche, come il suo solito. Un piacere averlo letto. A proposito: questa edizione (quella in immagine) del libro l’ho appena trovata in biblioteca e sto iniziando a leggerla.

Santo Piazzese ci racconta le “Cronache di un contrabbandiere etico” facendo recapitare un misterioso plico al suo personaggio Prof. La Marca. La busta contiene il libro “La vera storia di Salvatore Giuliano” di Ignazio Buttitta. E scatta la “caccia al tesoro”. Se La Marca intuisce subito chi potrebbe essere il mittente del libro, non sa chi lo abbia recapitato e perché. Il libro richiama alla mente del professore una vecchia storia di amicizia con un vecchio contrabbandiere di sigarette conosciuto in passato. Emozionante ed empatico, un romanzo che si legge bene (non esattamente un giallo, ma qualche mistero c’è). Anche in questo caso: piacevole da leggere.

Francesco Recami costruisce un gioco di equivoci basandosi sul romanzo “I gioielli di Madame de ***” di Luise de Vilmorin, e ne trae il racconto “La storia che Consonni non ha mai raccontato a nessuno“. Dei gioielli, misteriosamente apparsi durante un lavoro, scatenano nel Consonni una ridda di congetture che lo portano ad indagare sulla famiglia committente del lavoro. Ma le ipotesi immaginate dal protagonista avranno un fondo di verità? O forse c’è sotto altro? Va a finire che nessuno dei protagonisti rimane soddisfatto, ma regalano a noi una piacevole distrazione. Questo genere di storie non rientra a pieno nel mio gusto personale, ma confermo che è stato piacevole perdersi nelle congetture immaginate dal nostro eroe.

Gaetano Savatteri, invece, si diverte come sempre ad intrecciare realtà e finzione letteraria nel suo “Tutti i libri del mondo“. E questa volta, più che mai, il tutto si intreccia col salone del libro di Torino, dove – più che l’autore/protagonista – viene dato risalto alla “spalla” interpretata da Piccionello. Come sempre Savatteri gioca su due piani: una bega sua personale, ed un “caso” da risolvere. E’ questo secondo elemento che si intreccia con “Il procuratore della Giudea” di Anatole France, con le figure dei personaggi (di France e di Savatteri) si sovrappongono molto bene. Come sempre riesce a far quadrare il cerchio, grazie a soluzioni a volte inaspettate. Ritengo – a livello di mio gusto personale – Savatteri in pari con Malvaldi per la frizzantezza (e l’umorismo) delle storie. Molto piacevole, rilassante (ti distrae facendoti ridere ma al tempo stesso facendoti riflettere). Forse appena un po’ confusionario, quando intreccia i due casi, ma si legge bene.

Conosco meno – rispetto ai precedenti – Giampaolo Simi, il quale mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca col suo “Il comandante Oberdan“, forse perché personalmente mi sento dalla parte del comandante. Tutto parte da un libro usato, “Assassinio al Comitato Centrale” di Manuel Vázquez Montalbán, trovato su una bancherella. Dario Corbo, il protagonista, riconosce essere un suo regalo all’amico Oberdan. Dario usa il libro come scusa per ricontattare l’amico, senza sapere che si troverà invischiato in una brutta vicenda, specchio di una situazioni tremendamente attuale come il soccorso in mare. Il finale dovrete leggerlo: per quanto mi riguarda mi ha lasciato triste e pensieroso. Lo stile di Simi è un po’ più pesante, la lettura viene un po’ frenata… Ma il racconto vale la pena di esser letto e meditato.

Anche Gian Mauro Costa in “Quando la mamma prendeva il tè” ripercorre storie lontane e ritrova amicizie perdute da tempo. Stavolta sono due donne, la poliziotta Angela e la sua amica Elina che si ritrovano e riaccendono alla memoria antiche vicende. Angela aveva trovato in una piccola libreria “Storie e cronache della città sommersa“, in cui il giornalista Salvo Licata racconta storie che aveva affrontato ed approfondito durante il suo lavoro; storie di quella città che Angela ama come abitante e serve come poliziotta. Ed è proprio fra quelle storie che si trova un appiglio per risolvere un vecchio caso che riguarda la sua amica. Angela decide di andare a fondo, ma riuscirà ad avere tutte le risposte? Buon romanzo, anche questo più riflessivo rispetto ai precedenti, ma decisamente piacevole.

Ed è il turno di Fabio Stassi, che per il suo “A forma di Isola” prende in prestito il concetto di “isolitudine” (non “isolamento”) espresso in “La luce e il lutto” di Gesualdo Bufalino. Vince Corso, il protagonista, biblioterapeuta (guarisce le persone abbinando loro libri), si trova ad aprire la porta ad una persona conosciuta di vista, che sembra essere preda di una certa agitazione. la persona inizia a raccontare una storia chiedendo consiglio a Corso, il quale capisce immediatamente di trovarsi di fronte ad una tragedia… Mi devo fermare qui, altrimenti non potrete godervi il racconto. Anche in questo caso la fine mi ha lasciato amaro in bocca e mi chiedo come un genitore possa arrivare a tanto. Ma – altrimenti rischio di rivelare tutto – vi lascio alla lettura. Meno frizzante di Malvaldi e Savatteri, profondo come Simi e Costa, è un racconto che ti lascia una cicatrice dentro.

E si conclude con Alessandro Robecchi e la sua “Piccola suite borghese“, che ripropone l’espediente letterario delle cartoline di Hans Fallada in “Ognuno muore solo” per creare un piccolo mistero borghese. Si parla di alta società. Fra i dipendenti di una ditta che “cuce” i mobili nelle case delle persone super ricche, come fosse un lavoro di sartoria, iniziano ad arrivare cartoline che pongono domande. A volte in modo scherzoso, a volte più serie. Ma tutte si riferiscono ad una certa operazione finanziaria che dovrebbe svolgersi a breve. Chi sarà che vuol minare la fiducia dei dipendenti? Chi vuol rompere l’armonia societaria? E quale operazione disturba così tanto il latore delle cartoline? Oscar Falcone (l’eroe-investigatore) e Carlo Monterossi (l’aiutante-autista) sono chiamati ad investigare su questo strano caso. Riusciranno a scoprire chi e perché si è improvvisato postino? Si torna, in questo caso, alla leggerezza (come stile) dei primi racconti del volume. Racconto gradevole, con quel pizzico di mistero che lo rende più interessante, ma che ti lascia qualche domanda dopo la parola fine.

Eccoci qua, in fondo a questo post. Ho potuto dedicare molto meno tempo di quanto avessi voluto alla lettura, ma ogni minuto passato su questo libro lo considero ben speso. Spero vi faccia divertire / riflettere / incuriosire come è successo a me.

Buona lettura.

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