Leonardo vs Leonardo

Nel 2019 si festeggiavano i 500 anni dalla sua morte. Ed ogni giorno che si aggiunge a questa cifra porta ancora e costantemente lustro a questo personaggio. Già poco dopo la sua morte veniva elogiato il suo talento come espressione di ricchezza di doni divini. Un uomo che sembra abbia inventato di tutto, un pittore la cui precisione era presa ad esempio da altri maestri del campo. Stiamo parlando di Leonardo da Vinci, e la domanda principale che ci guiderà in questo post è “Chi era veramente?”

Ci aiuteranno due autori che io ammiro ed apprezzo molto. Quasi contemporaneamente sono usciti due libri, con due tagli diversi, sul celebre personaggio, tanto che inizialmente non sapevo da quale iniziare:

Leonardo : il romanzo di un genio ribelle” di Massimo Polidoro

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La misura dell’uomo” di Marco Malvaldi

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Prima parliamo dei due romanzi, poi – in conclusione – farò alcune mie personali considerazioni sul genio di Vinci

Leonardo : il romanzo di un genio ribelle (Massimo Polidoro)

Nella lettura, ho deciso di iniziare da Massimo Polidoro, uno degli esperti di Leonardo da Vinci, soprattutto del suo periodo milanese. Massimo ha optato per una “biografia” del genio “curata” dal suo allievo più caro, Francesco Melzi. “Finta” biografia: è Polidoro che usa l’artificio letterario del racconto ritrovato (come il Manzoni e il Potocky, e tanti altri, prima di lui) per narrare come, con gli occhi del Melzi (e l’esperienza sull’argomento) vede il maestro.

Lo spiega Massimo stesso: l’ha scritta cercando di interpretare al meglio sia i pensieri – e l’affetto che nutriva per il maestro – del Melzi stesso, sia basandosi su quanto di conosciuto e certo si possa trovare sul periodo milanese di Leonardo. E non esclude, Polidoro, che qualcosa possa esistere (o possa essere esistito): i documenti di Leonardo che il Melzi aveva raccolto, purtroppo, sono stati dispersi dai suoi eredi dopo la morte del discepolo. Ma ogni tanto riaffiora qualcosa di attribuibile al Maestro. Chissà quindi che, da qualche parte, non esista anche un manoscritto dove il Melzi racconta l’incontro con Leonardo.

Siamo quindi di fronte ad un romanzo storico, in cui i fatti veri (tanti) si alternano con alcune vicende, dialoghi, pensieri, rielaborati – o inventati – dall’autore. Conoscendo già le produzioni di Polidoro non ho dubbi che tutto quello che ha scritto derivi da materiale verificato e per le parti inventate sono certo che ha cercato di attenersi il più possibile a quanto di conosciuto. Tanto che a pagina 297, nel capitolo intitolato “Alla fine della storia”, l’autore stesso ci racconta di come è nata l’idea di far narrare tutto al Melzi, e di quali fonti ha sfruttato, garantendo che

“le frasi di Leonardo sono al 99% sue, recuperate dai suoi scritti, anche se ogni tanto sono rese in un italiano leggermente più moderno”.

Dalla voce – o meglio: dalla penna del Melzi, quindi, apprendiamo come si siano conosciuti lui e Leonardo (il momento in cui il maestro gli propone un rebus, e la gioia nel vedere il futuro allievo risolverlo), la decisione e la determinazione del Melzi di diventare discepolo di Leonardo, la curiosità di conoscere la sua storia, l’attenzione ai suoi scritti e la volontà di riordinarli e darli alle stampe. Un Melzi ancora giovane inizia a seguire un Leonardo già avanti con l’età , e ci racconta una parte della strada compiuta dal maestro, fra gioie e dolori, attenzioni e preoccupazioni, opere completate e opere incompiute, con un Leonardo sempre alla ricerca della perfezione. Una curiosità che mi ha colpito: da appassionato di fotografia, conosco la regola dell’ora d’oro, in cui la luce vicina al tramonto, più calda, avvolge i soggetti quasi in modo magico. Fu Leonardo a pensare, sembra per primo, proprio questa regola, e il Melzi ce la riporta in questo libro, fra gli insegnamenti che Leonardo gli da sulla pittura.

Il Melzi seguirà Leonardo fino alla sua morte: quasi tutte le carte del maestro furono lasciate in eredità proprio a lui, che le custodì gelosamente. Ma, alla sua morte (ci spiega l’autore) molti scritti vennero dimenticati o persi, o venduti ad altre persone, a volte smembrati per poter ricavarne di più. Per questo ad oggi abbiamo pochi “codici” sicuramente di Leonardo. E per questo speriamo che ogni tanto ne esca qualcun altro fuori.

Biografia – romanzo storico interessante. Mi piace (mi è sempre piaciuto) come Polidoro scrive, molto pacato, molto leggero, ma anche molto accurato. Per chi volesse avvicinarsi, con leggerezza ma pur sempre seriamente, alla vita di Leonardo da Vinci, ve lo consiglio vivamente.


La misura dell’uomo (Marco Malvaldi)

Anche in questo romanzo Leonardo si trova a Milano, alla corte del Moro. E si trova impelagato in un caso di omicidio: il signore di Milano gli chiede di compiere quella che potremo definire, forse, una delle prime autopsie per determinare il motivo della morte di un uomo. In quel tempo, una delle paure più grandi era non sapere di cosa un uomo fosse morto. Una morte improvvisa senza segni, ferite o traumi, poteva esser presa come preludio di peste o di malattie ancora peggiori. E al signore di Milano sarebbe scocciato molto dover avere a che fare con virus vari e malefici…

Ma si scopre che il defunto è stato un allievo di Leonardo, e che ha sfruttato le nozioni imparate dal maestro per diventare falsario. Ecco che si insinua il dubbio che il genio possa aver a che fare col morto o con qualche losco giro. La fiducia del moro su Leonardo vacilla un po’: non lo crede cattivo, ma ci sono alcuni misteri e segreti, nella vita del Genio, che non convincono il Signore di Milano.

Segreti che anche altri cercano di scoprire, tentando di rubare un librettino che Leonardo porta sempre con sé. Cosa potrebbe contenere quel libretto? La formula per mutare il piombo in oro? Qualche nuova arma micidiale?

Fra sospetti, accuse velate, intrighi politici e lotte di potere, solo le acute osservazioni di Leonardo riusciranno a ritrovare il bandolo dell’intricata matassa. E sventare quello che poteva diventare un colpo di stato.

Anche Malvaldi si è calato nel romanzo storico. Cose realmente (o verosimilmente) avvenute, tutte le faccende legate a Leonardo riprese da fonte sicura. C’è – probabilmente – qualche leggera libertà nei dialoghi, ma è tutto molto preciso. D’altronde anche Malvaldi è un “pignolo” (in senso positivo) quando si prepara per le sue opere.

Quando ho letto dell’uscita del libro, mi sono immaginato un Leonardo da Vinci in stile Sherlock Holmes che indagava su una misteriosa morte con l’ausilio della sua scienza. Invece l’autore mi ha positivamente spiazzato: non si vede un Leonardo freddo, che si attiene solo alla scienza e all’esperienza. Nel romanzo si tratteggia un Leonardo umano, con le sue paure, con le sue ansie da prestazione (eh, la storia del cavallo…), con le sue amicizie e con alcune stravaganze, con il suo spirito toscano che gli permetteva battute di spirito e schiettezza.


Ma, alla fine, quale Leonardo?

Quando ho saputo dei due romanzi la prima cosa che mi sono chiesto è come gli autori avrebbero tratteggiato il carattere di Leonardo. Perché del genio di Vinci se ne dicono tante, gli si attribuiscono tantissime cose, ma a volte si tratta di leggende, altre volte di cose raccontate con enfasi e particolari talmente ingigantiti che sembrano finte. Anche dopo poco la sua morte si diceva di Leonardo che avesse dei doni “divini”. Sicuramente è stato un grande artista, attento al dettaglio, molto sensibile alla bellezza (in tutte le sue forme), e lo si vede dalle sue opere. Poi è stato un grande curioso, cercava di capire come funzionavano le cose, e non si è mai stancato di imparare qualcosa di nuovo e, nel caso, rimettere in discussione le sue convinzioni.

Entrambi gli autori lo presentano come una persona docile, gentile ed educata. Un grande osservatore che cercava di cogliere in ogni cosa il minimo dettaglio. Ed un grande assetato di conoscenza: voleva capire come funzionavano le cose. E non si stancava mai di conoscere e – se occorreva – era in grado di mettere in discussione le sue idee.

Se Polidoro lo disegna più come un vecchio saggio, Malvaldi lo presenta più come un adulto curioso e a volte un po’ spigoloso. Questo se dovessimo descriverli con una “istantanea”: leggendo il romanzo di Massimo si vede in realtà un Leonardo che invecchia a Milano, mentre Marco lo racconta in un periodo ristretto della sua vita.

Ma fra i due autori, qual è il ritratto di Leonardo che mi ha colpito di più? Difficile dirsi: stimo e apprezzo entrambi gli autori, e ritengo che entrambi abbiano fatto un bel lavoro (e dato alle stampe un bel romanzo). Detto questo, ecco alcuni miei pensieri e pareri prettamente personali.

Primo: il Leonardo di Malvaldi è sicuramente più “toscano” di quello di Polidoro. Ma Malvaldi gioca in vantaggio per due motivi: prima di tutto perché è toscano, in secondo luogo perché il giallo è un po’ più adatto a “uscire dal seminato” rispetto ad una biografia.

Secondo: devo riconoscere un accurato lavoro di ricostruzione per entrambi i romanzi. Da Polidoro me lo aspettavo (sia perché è un esperto di Leonardo, sia perché se vuoi scrivere una biografia non puoi scostarti molto dai documenti). Malvaldi, invece, poteva giocare di più ma si è attenuto (per quello che ho potuto verificare – per curiosità personale – anche io) molto a fatti reali. Certo, le sue libertà se l’è prese, ma solo per lo stretto necessario.

Terzo: Polidoro ci ritrae la vita del Maestro con gli occhi di un discepolo che lo amava e stimava molto: viene tutto filtrato da un doppio passaggio (l’autore che immagina come il discepolo vedesse Leonardo). Anche se, sospetto, a Massimo non sarebbe dispiaciuto trovarsi al posto del Melzi… Malvaldi invece lo fa suo. Anzi, probabilmente in Leonardo c’è un po’ di Malvaldi (si torna lì: la solita toscanità). Se dovessi ragionare per simpatia, quello di Malvaldi mi piace di più.

Quale romanzo si legge meglio? Dipende cosa cercate: entrambi scorrono e sono godibili. A livello personale preferisco i gialli alle biografie, perché riescono a gestire il ritmo in modo diverso, e quindi preferisco Malvaldi. Ma – Polidoro mi è testimone – quando anche lui si cimenta in thriller lo adoro. E ancora di più quando racconta storie per ragazzi.

Insomma, alla fine dei conti, si tratta di due libri consigliatissimi, che ci permettono di conoscere meglio il genio di Vinci e lo fanno in due modi diversi e complementari. E’ stato un piacere leggerli e vi consiglio di fare altrettanto.

Buona lettura

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