Pulvis et umbra (Antonio Manzini)

(dal sito dell’editore)

Già detto che Manzini mi ha sorpreso? Conosciuto grazie alle serie in Giallo di Sellerio, mi sono affezionato al suo Rocco Schiavone, particolare tipo di antieroe che cercando di fare la cosa giusta (con una idea di giustizia un po’ personale) deve lottare col suo passato, le sue ombre, e i pugni di polvere che ti rimangono in mano quando tutto sembra sgretolarsi davanti a te.

Mi son tanto affezionato al personaggio che ho visto anche la serie TV (io che di solito preferisco NON vedere film e telefilm ricavati da libri che ho letto) e l’ho trovata ben fatta (ne ho parlato qui). Sarà che l’attore che interpreta Schiavone (Marco Giallini) lo rappresenta proprio bene, sarà che Manzini stesso ha messo mano alla scenografia, sarà che l’impianto dei racconti è rispettato quasi completamente (rispetto ad altre serie che, a mio avviso, stanno diventando storie completamente diverse rispetto ai romanzi originali), fatto sta che mi piace tutto, al momento, delle vicende di Schiavone. 

Però, secondo me, le storie di Schiavone sono da leggere d’inverno; non sono romanzi da portare sotto l’ombrellone. Perché il carattere musone del personaggio principale ti si attacca un po’ addosso, e tu ne esci un po’ intristito. E in questo racconto, forse, più di altre volte. Perché è un racconto di tradimenti, di falsità, di mancata giustizia.

Siamo sempre ad Aosta, città dove il Vicequestore Rocco Schiavone è stato mandato a scontare non so (ancora) bene quale sua “marachella” lavorativa (a parte l’antipatia che ispira nei superiori, la stessa che lui prova per loro). C’è un omicidio da risolvere, e siccome Rocco sa fare bene il suo lavoro, e nonostante gli attriti con i superiori Aostani, riesce ad individuare una pista che porta al colpevole. Solo che questo colpevole diventa sfuggente, un fantasma che sa nascondersi o che, peggio, viene aiutato a cancellare le sue tracce. Purtroppo il Vicequestore è testardo, e finirà per scontrarsi con qualcuno di grosso che gli intimerà di lasciar perdere l’indagine. Solo che lui non ci sta a inghiottire questo rospo, ma si convince che, per il bene della sua squadra, è l’unica soluzione che può accettare. Almeno momentaneamente. E comunque qualche “dispettuccio” alle persone coinvolte non se lo lascia scappare.

Ma c’è una seconda trama che si intreccia con la prima nel romanzo, e riguarda la vita privata di Rocco, quel “prima” di Aosta che riaffiora come un bastardo alle spalle per colpirti quando meno te lo aspetti. E questa volta lo fa con un biglietto anonimo ritrovato nella tasca di un morto nei pressi di Roma. C’è un riferimento a Schiavone, in quel biglietto, c’è una vecchia indagine che torna a galla, ci sono vecchi personaggi ormai scomparsi che si fanno vivi con le loro ombre oscurando quel minuscolo frammento di luminosità che la vita di Rocco stava recuperando. 

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Rocco torna ad esser cacciatore, ma è anche cacciato. Se riuscirà lui a stanare la preda, o viceversa, dipende dalla velocità con cui si muoverà, e grazie ai vecchi, fidati, amici, potrebbe avere una marcia in più. Peccato che uno di loro, questa volta, si è trasformato in cacciatore, un cacciatore ferito, assetato di sangue e di vendetta. Vuole lui stanare il nemico che assilla anche Rocco, e vuol farlo da solo. Gli amici riescono a rintracciarlo, ma non possono impedirgli di compiere la sua vendetta. Ci penserà un tradimento a bloccarlo, nel momento finale. Tradimento che nessuno si aspetta, ma che mette Rocco in cattiva luce con gli amici. Tutto rischia di sfaldarsi, Schiavone rischia di rimanere solo, colpito anche da chi credeva si fosse avvicinata a lui. Solo il suo cane e un adolescente insicuro, vicino di casa, sembrano mantenere fiducia piena in lui.

Come accennavo poco sopra, se già le storie di Schiavone ti lasciano con un po’ di amaro in bocca, questa lo fa più di altre. Schiavone non è perfetto, ed alcuni suoi comportamenti non sono condivisibili (almeno per me), ma è una persona da stimare, una persona che si fa amare proprio per quello che è, perché non si nasconde dietro nessuna maschera, perché le cose te le dice in faccia, e perché – se sei una persona per bene – ha rispetto di te così come sei. Alla fine, insomma, parteggi per lui se non, addirittura, ti identifichi col personaggio.  

E alla fine di questa storia anche tu ti senti tradito e in parte isolato. Gli amici dubitano che tu sia passato troppo dalla parte della polizia e non si fidano più tanto di te. Scopri che una persona su cui avevi riposto fiducia ti ha tradito. Ti accorgi che il mondo che tu vorresti far diventare più giusto, quel mondo dove per te una persona vale per una persona e non ci sono persone che valgono più di altre, in realtà si comporta proprio al contrario di come tu avresti voluto, e tutte le lotte sostenute finora non sono altro che polvere che viene spazzata vai da un ingranaggio più grande di te (e che rischia di spazzare via anche te).

Ed hai ragione ad incavolarti (Schiavone userebbe un termine più netto) con la vita, a cercare l’unica compagnia fedele (quella del tuo cane), a staccarti da tutto. Ora che anche il fantasma di tua moglie, caro Rocco, sembra staccarsi da te, forse è giunto il momento di raggiungerla? Ma tu non sei così: alcune scorciatoie non ti piacciono e vuoi capire le cose. Non vedo l’ora di leggere il prossimo romanzo (“Fate il vostro gioco” che è già sul comodino e mi aspetta) per capire come te la caverai. E io faccio il tifo per te!

Come sempre, Sellerio è una garanzia di qualità. Non parlo tanto dell’autore (o della squadra di autori) ma anche della “fisicità” dell’opera. Come ho detto in passato sono libri che si maneggiano bene, si leggono bene, non vi si trovano (salvo rarissimi casi) refusi od errori… E erano sempre allo stesso prezzo, cioè 14 Euro. Ora invece ne vedo alcuni (come questo) a 15 Euro. Sinceramente non ricordo se anche prima era così, ricordo che la serie in giallo, o i romanzi di Malvaldi, venivano venduti costantemente a 14 Euro da alcuni anni. Ci sta un euro in più (è un libro anche abbastanza importante con oltre 400 pagine). Io – lo sapete – sono fra quelli che preferirebbe un euro in meno, ma non me la sento di contestare la scelta dell’editore: mi rendo sempre più conto che produrre un libro è un lavoro lungo e complesso che coinvolge tante persone. Però, come ho sempre detto, risparmiare qualche euro mi permetterebbe di comprare, in un anno, qualche libro in più (magari proprio di Sellerio).

Buona lettura a tutti. E, visto che ci siamo, buone feste e auguri per un radioso anno nuovo 🙂

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