La doppia vita dei numeri (Erri De Luca)

Una commedia dal retrogusto amaro in una Napoli scoppiettante E’ l’ultimo dell’anno: in una Napoli il cui sottofondo “acustico” è un crescendo di botti (che culminerà a mezzanotte) un fratello e sua sorella si apprestano a festeggiare, seppure in semplicità e in una apparente solitudine, l’arrivo dell’anno nuovo. E alla loro storia si intreccia la storia dei genitori, ed entrambe sono contornate da quella che nasce dai numeri della tombola. Erri De Luca ci presenta, stavolta, una piccola commedia. Piccola perché non supera, come volume di pagine, gli altri libri dello stesso autore. Sono appena 69 pagine (compresa l’introduzione), divise in tre parti (tre atti) e sono scritte proprio come piece teatrale, con i dialoghi, i consigli di regia per le interpretazioni e la scenografia e tutto quello che serve per poterla mettere in scena. Chi sono i personaggi in scena? Solo di uno sappiamo il nome, urlato dalla sorella (“lei”) ogni tanto. E’ Italia, la donna di servizio morta di un colpo apoplettico, ma che ogni tanto si fa “viva” come presenza che nasconde le cose. Né lui (il fratello), né lei (sorella) sono mai nominati: si capisce, però, che da tempo non si vedono. Lui si sposta di frequente per lavoro, lei sta sempre a Napoli, in casa sua. Dopo una introduzione (parte prima) in cui i due, in pratica, si presentano al pubblico (viene presentato il contesto grazie ai dialoghi fra i personaggi), inizia l’immancabile partita a tombola, vero “must” del capodanno Napoletano insieme ai botti che […]

Dando buca a Godot (Stefano Bartezzaghi)

Parole in gioco…Amo la potenza delle parole e del linguaggio, e mi piace ogni tanto provare a giocare con esse. Non che ci riesca più di tanto, ma la cosa mi appassiona da tempo. Unico cruccio: questa passione è venuta fuori dopo la scuola, peccato perché – forse – potevo sperare in voti migliori… Bartezzaghi è uno dei maghi italiani di queste cose, tanto che ne ha fatto un lavoro. Appena visto il libro mi son detto: “perché non lo prendiamo e approfondiamo un po’ questa mia passione in cui lui è maestro?”.  Forse mi sono basato un po’ troppo su questa mia idea ed il libro, alla fine, non era quello che (personalmente) mi aspettavo. Ma andiamo con ordine: il libro raccoglie una serie di giochi di parole, con alcune spiegazioni, spigolate da internet. Tutti, o almeno quasi tutti, con indicazioni degli autori. Ecco, il punto è questo. Io mi aspettavo più spiegazioni, del tipo come nasce un gioco di parole, come è possibile creare qualcosa. E’ vero che dagli esempi e dalle molte casistiche si possono ricavare strutture da poter usare per costruire qualcosa di nuovo, ma il tutto rimane un po’ troppo “raccolta” di esempi ed un po’ poco approfondimento. Insomma, per i 16 euro che costa, mi sarei aspettato meno “raccolta” e più esperimenti creativi, esercizi, … Mi aspettavo, forse, di esser guidato più per mano in questo mondo. Ha un lato positivo: ti fa ridere. Ci sono alcune battute geniali che meritano veramente la lettura. Altre volte […]

Good Bye Kareggi! (Alessandro Bini & Bruno Magrini)

Il centralino di un ospedale alle prese con utenti di tutti i tipi… Lo so, lo so… sono assente da tempo, ma non significa che abbia abbandonato la mia passione, semplicemente che sono stato rallentato da tante cose. Questo, unito ad una discreta dose di pigrizia, si è ripercosso sul blog: nonostante abbia letto 5 libri solo ora mi accingo a parlarne. Ed inizio con questo libricino (di meno di 80 pagine) in cui gli autori raccolgono (con qualche elaborazione) le chiamate, esilaranti e a volte assurde, arrivate al centralino del più grande ospedale di Firenze: “Careggi”, appunto (con la C – la K nel tiolo è presa proprio da una telefonata). Più che di storie si tratta di frammenti: battute singole, dialoghi assurdi, tanta ilarità ma un goccio di tristezza e, a volte, un pizzico di amarezza. Sì, perché bene o male tutte le battute raccolte partono da due elementi comuni: una preoccupazione o un dolore (si sta contattando un ospedale) e una certa ignoranza. Non penso di dilungarmi sul primo argomento: ognuno di noi ha avuto l’esperienza dell’ospedale, magari anche solo per una sciocchezza (un controllo, una visita specialistica): al di là della bravura di medici e infermieri c’è sempre un po’ di preoccupazione nel nostro cuore. La comicità, invece, viene spesso dall’ignoranza dei termini (“Pronto? Mi passa quel reparto che ha quel nome americano…” o “…domani devo fare una prova allergica all’uovo: ma lo devo portare lesso o fresco?”), o da una povertà di spirito che ispira […]

Se tutte le donne (Laila Wadia)

“Se tutte le donne sapessero il potere che hanno“(da un editoriale di Giovanni De Mauro sull’ “Internazionale” del 29 novembre 2010 riportato in calce ai racconti) Quattordici racconti di quattordici donne. Quattordici scorci di vita (reale, ci assicura – e le credo – l’autrice), di sofferenza, di riscatto, di passione, di dolore e di gioia. Ho sentito, qualche settimana fa, una intervista radiofonica all’autrice del libro e devo dire che mi ha subito “catturato”. Per spiegarvi perché devo raccontarvi un frammento del mio pensiero sulle donne in generale, che trovo molto in linea con quanto espresso dall’autrice nell’intervista e – l’ho visto dopo – dal pensiero di De Mauro espresso nell’editoriale riportato in calce ai racconti. Secondo me, infatti, se qualcuno può salvare questo mondo, è la donna. Attenzione, non dico che la donna è, in tutto, migliore dell’uomo ma piuttosto che uomo e donna sono fatti per completarsi a vicenda. Proprio alcuni aspetti della donna riescono a migliorare l’uomo. Per questo dico che: se noi uomini lasciassimo fare un po’ più alle donne (visto siamo in periodo pre-elettorale aggiungo: se noi uomini lasciassimo più spazio alle donne in parlamento) forse le cose andrebbero meglio. Ma torniamo a parlare del libro. Come vi accennavo poco sopra sono 14 racconti di donne emigrate. Molti riguardano donne fuggite dal loro paese e arrivate in Italia, ma alcuni (uno in particolare) parlano di nostre connazionali all’estero. Confesso che mi aspettavo racconti di coraggio, di riscatto, ed invece ho trovato anche dolore e disperazione. […]

Capodanno in giallo (AA. VV.)

Anche nel 2012 Sellerio prova a replicare il successo di “Un Natale in giallo” (pubblicato nel Natale 2011 ma letto, da me, poche settimane fa) con questo libro che raccoglie sei racconti di altrettanti giallisti della scuderia dell’editore. Ci sono nomi classici come Camilleri (con Montalbano e gli immancabili arancini), nomi che avevo incontrato nel precedente libro (Recami con la casa di ringhiera e Costa con l’investigatore palermitano), autori che adoro (sì, chi mi conosce ha già indovinato: Malvaldi) e autori che ho conosciuto per la prima volta in questa occasione. Anche in questo caso proverò a fare un riepilogo breve dei racconti: poche righe per ogni racconto con una valutazione personale del racconto e dell’autore, nella speranza di attizzare un po’ di curiosità e farvi arrivare a qualcuno di questi editori. Camilleri ed il suo Montalbano sono ormai una garanzia: in questo racconto (“Una cena speciale”) è alle prese con un latitante che importuna una ragazza del luogo, il tutto alla vigilia di capodanno, con Livia che sembra non riuscire a giungere in tempo, e quindi con un piatto di arancini che sembrano già pronti lì per lui… Ma, quando tutto sembra incastrarsi alla perfezione, ecco chei suoi programmi si sconvolgono, con Livia che lo sorprende riuscendo ad arrivare per il cenone, e il latitante come vicino di tavolo al ristorante. Un racconto un po’ semplice dove non si apprezza, secondo me, completamente la complessità di altri romanzi di Montalbano. E’ come una foto che ti fa conoscere alcuni caratteri […]

I figli dell’invasione (John Wyndham)

Prendete un paesino della campagna inglese, un paese noioso, dove non succede mai nulla, dove ciò che alcuni chiamano calma per la maggior parte degli altri è noia. Fate succedere qualcosa di particolare in questo paesino e otterrete un romanzo come quello di Wyndham. Ma non banalizziamo: questo romanzo non è assolutamente una banale storia di fantascienza, ma quasi un trattato sull’umanità e su come affrontare la diversità, tutto mascherato da avventura fantastica. Durante quello che sarà poi chiamato “il giorno saltato” a Midwich accadono cose strane: quella che sembra una astronave aliena (nessuno riuscirà ad identificarla bene, ma questo non importa) è posizionata proprio nel centro di una “bolla” che tiene addormentati tutti gli abitanti del paese. Chi passa il confine della bolla si addormenta immediatamente, mentre chi viene tratto fuori dal l’influenza dell’oggetto non identificato si sveglia senza ricordare niente e senza avere effetti collaterali. Ma gli abitanti del paese scopriranno ben presto che un particolare effetto collaterale la visita aliena l’ha avuto. Circa un mese dopo che la navicella se n’è andata tutte le donne in età fertile presenti al momento della “visita” si accorgono di essere incinte. Ecco il punto cruciale: una nuova specie innestata in ospiti umani. Come comportarsi? Nel paese decidono di portare avanti le maternità (cosa che sembra irreale pensando a racconti odierni dello stesso genere): verranno dati alla luce quasi 60 bambini, tutti uguali (tanto che solo alcuni abitanti riescono a riconoscere i bambini l’uno dall’altro) e tutti con la sinistra capacità […]

Un Natale in giallo (AA. VV.)

Quello che è palesemente una operazione commerciale, nel mondo dei libri diventa una buona occasione di scoperta di nuovi autori. Sellerio per le festività natalizie ci ha proposto questo libro che raccoglie 7 racconti, di 7 autori diversi, sul tema delle festività. Questo volume è nato nel 2011 ma la data conta poco, in quanto i racconti sono sempre attuali. Proverò, più sotto, a scrivere due righe per ogni racconto, ma intanto faccio un paio di considerazioni generali. Come dicevo sopra, tecnicamente questa è una operazione commerciale: l’intento dell’editore è quello di far conoscere ai lettori – appassionati di almeno uno degli autori – altri autori “simili”, nello stile o nell’interno creativo, all’autore preferito. E, lo confesso, il nome che mi ha spinto a comprare il libro (a proposito: 11,90 Eur scontati al supermercato) è Marco Malvaldi: chi mi segue sa quanto apprezzo i suoi gialli. Ma sono contento di aver scoperto altri validi autori: alcuni mi sono piaciuti più di altri, ma in generale considero questo libro un buon acquisto. Un ultima raccomandazione prima di scorrere i racconti: le impressioni che scrivo qui sotto sono personali e sono, appunto, impressioni. Ciò che io ho adorato ad altri può non piacere e viceversa. Quindi prendete le prossime righe con le dovute molle. Francesco Recami ci narra del “Natale nella casa di ringhiera”. Si tratta di un curioso episodio che ha come protagonista il nipotino del signor Amedeo Consonni, un quadretto di vita familiare che coinvolge tutto il condominio permettendo al […]

Il paradiso dei diavoli (Franco Di Mare)

“I buoni che si corrompono diventano pessimi” (capitolo 11) Che Napoli sia una città peculiare lo sappiamo, una città che ti sorprende nel bene e nel male. Franco Di Mare, giornalista di origini napoletane, ci racconta alcune di queste peculiarità in un romanzo in cui il lieto fine rimane solo una aspettativa. Carmine Cacciapuoti, il protagonista, è uno dei buoni che – corrompendosi – diventa pessimo, almeno a suo giudizio. Ricercatore universitario, fregato dal suo professore (sto semplificando), si ritrova senza lavoro e senza futuro. Un amico gli offre un lavoro che lui accetta: consegnare pacchi. Che nel gergo malavitoso significa “uccidere una determinata persona”. Ecco che Carmine si trova ad essere assassino della camorra. Ma Carmine è anche un uomo che ama, che si è dato dei principi. Ed un giorno, dopo che un suo omicidio era stato descritto da Marco, un giornalista del Mattino di Napoli, Carmine decide di contattare quel giornalista per dare, attraverso precisazioni su determinate citazioni, una sua versione dei fatti. Marco entra subito in allarme: l’esperienza professionale gli dice che la persona che lo ha contattato (che non si identifica né parla direttamente dell’omicidio, ma si riferisce solo all’articolo) ha a che fare con quel caso e cerca, analizzando tutte le parole, di venirne a capo. La cosa che lo lascia più sconvolto è la citazione con cui Carmine chiude la telefonata: “Corruptio optimi pessima”, cioè “se i buoni si corrompono, cioè si guastano, allora diventano pessimi” (come spiega un amico al giornalista, nel […]

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