La giornata d’uno scrutatore (Italo Calvino)

(Voleva dire “un po’ più di rispetto” verso le elezioni oppure “un po’ più di rispetto” verso la carne che soffre? Non lo specificò) Chi, come me, ha conosciuto Calvino attraverso al trilogia degli antenati (il barone rampante, il cavaliere inesistente, il visconte dimezzato) si trova a volte spiazzato in racconti come questo, di stile completamente diverso e – nonostante la “leggerezza” esaltata dallo stesso Calvino nelle Lezioni americane – a tratti pesanti. Penso soprattutto alle tante parentesi che riempiono il racconto, parentesi che indicano il dubbio, la riflessione, il travaglio interiore di Amerigo. E’ uno scrutatore, Amerigo Ormea, di fede comunista. Siamo nei primi anni ’60, ed il seggio è particolare: il Cottolengo. Una realtà dentro la realtà, dove l’umanità è diversa e si scontra con le idee di Amerigo. Tanto che nelle ore di servizio il protagonista si chiede se quello è un mondo a sé o se è il mondo vero, umano, con tutte le sue sofferenze… Mentre quello esterno è solo un abbozzo. Dov’è la normalità? Dove la diversità? E’ un mondo, comunque, con cui si entra in contrasto: sperimentato realmente da Calvino (è stato realmente scrutatore al Cottolengo) il contrasto è fra l’umanità della gente presente e il loro “sfruttamento” come deposito di voti per i partiti cattolici. Calvino si è trovato veramente a contestare la validità di alcuni voti espressi da persone che, palesemente, non erano in grado di esprimere la propria volontà. Ma, anche se inizialmente avrebbe voluto scrivere un racconto di forte […]

Il re dei giochi (Marco Malvaldi)

Nuovo caso per la banda del “Bar Lume”, e stavolta i vecchietti fanno faville! Ed eccoci al terzo caso di “omicidio” (ma stavolta è veramente così?) risolto da Massimo con l’ausilio dei vecchietti che frequentano il suo bar (precedenti post: 1 e 2). O meglio: stavolta proprio i vecchietti avranno un ruolo predominante nelle indagini (anche se solo Massimo, alla fine, capirà cosa è veramente successo). Più intricato degli altri 2 romanzi, ma comunque semplice e scorrevole, questo terzo lavoro di Malvaldi, secondo me, ha il suo punto di forza proprio nella storia che si dipana in modo diverso rispetto ai precedenti gialli. Rimane un giallo: c’è un mistero da risolvere, contornato da intrighi politici, tradimenti e quant’altro di “meglio” si possa chiedere alla natura umana; ma non è incatenato ad una sequenza logica di fatti. Cioè: Massimo usa sempre la logica per arrivare alle conclusioni, ma stavolta ci sono elementi diversi che possono portare a soluzioni logicamente plausibili ma non corrette (e, devo ammettere, anche io ci ero quasi cascato). Provo a spiegarmi senza intaccare troppo la trama. Se bene o male in quasi tutti i gialli c’è un motivo particolare perché una persona viene uccisa (soldi, vendetta, follia), in questo l’approccio è diverso. Non solo: le persone morte sono due, ma siamo sicuri che entrambe siano state uccise? Oppure ci sono eventi “naturali” – non dipendenti dalle cause indicate sopra – legati a queste morti? Ed infine (questo lo posso dire): tutto fa pensare ad un complotto politico… […]

Il gioco delle tre carte (Marco Malvaldi)

Nuovo mistero risolto dal “barrista” Massimo con l’ausilio dell’ “asilo senile” Che Malvaldi mi fosse piaciuto lo avevo affermato nei post su “La briscola in cinque” e “Odore di chiuso”. Ed ora confermo che continua a piacermi. Il motivo credo sia da ricercare in quel misto fra giallo di buon livello e “toscanaggine”, nel contrasto fra la logica con cui si scopre l’assassino e la schiettezza (a volte la sboccataggine) del parlato pisano. Forse sono di parte: amo la “toscanità” e sono orgoglioso di esser nato e vivere in questa regione così ricca di genialità ma anche di contrasti, dove la bellezza è più rustica che gentile e sinuosa, e i cui residenti hanno spesso una battuta (tagliente) pronta per tutto e tutti. I personaggi che racconta Malvaldi, come detto anche negli altri post, rappresentano bene questo “essere toscani”. Certo, ognuno con le proprie peculiarità, con la propria personalità, ma tutti (i toscani) taglienti ed affettati come si conviene ad un vero toscano degli anni ‘40-‘50. Sì, anche il “Massimo” barista che è di nascita più recente, è laureato in matematica (si scoprono moti dettagli sui suoi studi in questo romanzo) ed ha una intelligenza sopra la media. Lo stesso Massimo che si rende conto di star diventando come la signora Fletcher, che – dovunque vada – si imbatte in un morto ammazzato. Perché nell’arco di poco tempo lui stesso ha avuto a che fare con due omicidi (il primo raccontato ne “La briscola a cinque”, il secondo in questo […]

La notte di Dracula [La squadra dell’impossibile-Max Keller] (Massimo Polidoro)

Ritornano i ragazzi della squadra dell’impossibile, capitanati ancora una volta dal misterioso Max Keller Chi ha letto “Il complotto di Frankenstein” sa già chi è Max Keller e come Massimo Polidoro sia stato “contattato” da questo enigmatico personaggio e per quale scopo: ritrovare e decifrare una serie di indizi che qualcuno ha lasciato a Londra, indizi che portano a storie diverse e bizzarre, dove l’impossibile sembra farla da padrone, ma una spiegazione logica viene fuori appena si gratta la superficie. Siamo alla fine del 1800, un agente di polizia Newyorkese va a Londra, insieme al figlio (la madre non c’è più) e collabora con Scotland Yard. Non si sa come ma i casi più bizzarri capitano a lui (prima un ipotetico avvistamento del mostro di Frankenstein con una minaccia di turbare l’ordine della città, adesso un presunto dracula che dissangua animali nella campagna londinese). Vive, il poliziotto, insieme al figlio, presso Max Keller, un illusionista “che sa”… una persona misteriosa e piena di risorse, seppur cieca, un tizio che riesce a sapere tutto di tutti (se vi capita di vedere il telefilm della serie “the mentalist” sarete d’accordo con me che Max Keller e Patrick Jane hanno molti punti in comune sui metodi per scoprire la verità). Non vedendo, non si muove da casa, ma riesce a sguinzagliare sul campo il suo “servizio segreto”: ragazzi di strada a cui affida compiti di interrogatorio e spionaggio (Rusty e Blacky). Insieme a loro indagano anche il figlio del poliziotto (Omero) e una […]

Tom Clancy’s H.A.W.X (David Michaels)

Aerei sperimentali e pazzoidi che li vogliono usare per comandare il mondo Non compratelo.. O meglio: non spendeteci 15 euro (prezzo scontato) perché non li vale. Ormai il nome Tom Clancy è diventato un marchio per una serie di videogiochi e questo libro altro non è che la sceneggiatura di quello che ritengo il primo episodio di una serie (come splinter cell). La storia riguarda un ragazzo che entra in aeronautica e dimostra di essere un bravo pilota. Ma i governi stanno esternalizzando sempre più i servizi militari e quindi si ritrova a lavorare (come pilota di caccia) per una multinazionale che fa la guerra al posto dei governi. Solo che il suo superiore (che diventa presidente della multinazionale) ha ambizioni più alte: vuole esautorare il debole presidente degli USA passando attraverso l’assegnazione delle competenze amministrative del governo in outsourcing alla sua ditta. Cioè vuole prendere il controllo del governo fornendo servizi di gestione amministrativa al governo USA. Il pazzo cerca di uccidere l’eroe che ha scoperto il suo piano. L’eroe sopravvive e riesce a bloccare il pazzo che è disposto ad usare qualsiasi mezzo per prendere il potere… E tutti vissero felici e contenti? Manco per sogno… Il finale è apertissimo a nuovi episodi. Narrazione leggera (e a volte anche un po’ annoiante), troppi stereotipi (l’eroe è bello e tutte le donne impazziscono per lui), realistico come ambientazione ma decisamente irreale su come si comportano i personaggi (i cittadini americani sembrano non accorgersi di un colpo di stato? Molto […]

L’isola del tesoro (Robert Louis Stevenson)

“Pezzi da otto! Pezzi da otto!” Se ci sono, in alcuni romanzi, frasi che ti rimangono appiccicate addosso – anche senza un senso particolare ma solo per la sonorità di esse – quella di questo romanzo è sicuramente il “pezzi da otto” gracchiato dal pappagallo di Long John Silver, frase che ancora sveglia di soprassalto Jim quando invade i suoi incubi. Cosa è l’isola del tesoro? Il romanzo (ho letto l’introduzione, stavolta) è nato come storia da raccontare ai ragazzi prima di dormire: Stevenson la buttò lì una sera e piacque tanto che tutta la famiglia, nei giorni seguenti, collaborò per portare avanti le avventure di Jim. Uscì, poi, come racconto per ragazzi ma non ebbe molto successo, al che l’autore – dopo averci lavorato un po’ – la pubblico come storia di avventura pensando ad un pubblico adulto che abbia ancora voglia di avventure, ed ebbe il successo che sappiamo (fino a diventare un classico della letteratura). La storia è semplice: Jim, adolescente, trova una mappa fra le cose di un vecchio pirata che alberga presso l’osteria del padre: insieme ad un conte e ad un dottore decidono di metter su una spedizione per raggiungere l’isola ed il tesoro. Ma i vecchi compagni del pirata che ha nascosto tutto quel ben di Dio si imbarcano sulla nave come marinai, con l’intenzione di appropriarsi dell’oro appena scoperto e uccidere conte, dottore e Jim. Fra peripezie, doppiogiochismo, avventure, colpi di scena e lieto fine i nostri eroi riescono a tornare a […]

Le sante dello scandalo (Erri De Luca)

“…queste donne furono riempite di grazia, forza sovrannaturale per sostenere da sole la rissa con il mondo e con le leggi degli uomini” (capitolo “tu donna”) Che Erri De Luca fosse un appassionato del mondo ebraico, e soprattutto delle sacre scritture, lo sapevamo. Che fosse anche un “amante” del mondo femminile, anche questo lo sapevamo. Non mi ha quindi sorpreso trovare questo libricino (nel suo stile: meno di 60 pagine) che fa una fotografia di 4+1 donne che – stranamente – rientrano nella lista degli antenati di Gesù raccontata dal Vangelo di Matteo. Perché strano? Iniziamo a dire che l’elenco delle generazioni che fa Matteo è volutamente particolare: nomina infatti 42 generazioni fra Gesù e Abramo (senza discendere fino ad Adamo): in altre fonti (Vangelo di Luca) però ne contiamo di più. Ma strano soprattutto perché ci sono quelle 4 donne (dell’antico testamento) più Maria che, in una cosa prettamente da uomini (come le genealogie), sembrano incastrarci poco. Senza contare che alcune sono anche straniere… Ecco quindi che De Luca vuol fare una riflessione su queste donne. Non gli interessa tanto il contrapporsi fra maschilismo e femminismo (all’epoca dei fatti entrambi i sessi avevano ruoli precisi: la donna gestiva la vita, l’uomo la tradizione – adesso sono cose che si sono perse e si è caduti in meschini pregiudizi). Sono donne, esclusa Maria, che si innestano nel ceppo ebraico: sono straniere che abitano la terra promessa o conoscono uomini ebrei e si innamorano della loro fede, di quel Dio unico […]

Lezioni americane : sei proposte per il prossimo millennio (Italo Calvino)

“è possibile raccontare una storia al cospetto dell’universo?” Mi piace Italo Calvino. Mi piace la sua freschezza nel raccontare le storie, la “leggerezza”, la “rapidità”: storie che scorrono veloci agli occhi del lettore, ma che non sono mai banali. Fui catturato da questo autore qualche anno fa, quando lessi (dopo anni che rimandavo) “Marcovaldo”, seguito a  ruota dal “Barone rampante” e dalle altre due opere della trilogia degli antenati. E da allora non ho smesso di mettere le opere di Calvino fra i libri da acquistare. Fino a poche settimane fa in cui ho iniziato le “Lezioni americane”. Non si tratta di un romanzo: Calvino fu invitato a tenere un ciclo di sei conferenze presso l’università di Harvard, le “Charles Eliot Norton Poetry Lectures”. Conferenze che non sono mai state tenute (causa la sua morte) ma che sono state raccolte in questo libro. Quello che Calvino voleva proporre ai giovani uditori di Harvard era composto da una serie di valori (uno per conferenza) che dovevano proiettare la letteratura nel prossimo (questo) millennio: la leggerezza, la rapidità, l’esattezza, la visibilità, la molteplicità (il sesto valore non era ancora stato definito quando la morte colpì l’autore, ma sembra si dovesse trattare della “consistenza”). Sei valori che erano anche sei modi di proporre tecniche di scrittura (nel senso più ampio del termine). Cioè: come dovrebbe essere un nuovo racconto, di cosa non potrebbe fare a meno? Sei valori che diventano sei qualità, sei modi di proporsi ai propri lettori. Sei qualità che hanno […]

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