E disse (Erri De Luca)

I “dieci comandamenti”, le “dieci Parole”, accolte da uno straniero che segue il popolo ebraico Nella sua passione per l’ebraismo (e per la lingua ebraica) Erri De Luca ci porta in un altro dei suoi viaggi nella storia del popolo ebraico, ed in particolare in quel momento dell’esodo che vide la consegna dei 10 comandamenti (come li chiamiamo noi), o meglio delle “dieci parole” (come indicato da una più precisa traduzione). Tutti li abbiamo presenti, dato che veniamo da una cultura cattolica. Magari non ricordiamo la formulazione precisa o l’ordine insegnato a catechismo, ma tutti sappiamo che esiste un “non rubare”, un “non desiderare”, un “non uccidere”… Ma De Luca ci riporta all’origine di essi. Certo, un origine un po’ romanzata, con un Mosè che scende dal Sinai (o Hòrev, come è chiamato in ebraico) disidratato, quasi rotolando, mezzo morto… E’ suo fratello che si prende cura di lui, e lui, talmente inebriato dalla divinità, non riesce più a capire o a riconoscere niente (la bibbia stessa dice che il suo volto riluceva quando discese dal monte, e Michelangelo mise in testa al suo Mosè dei coni che dovevano rappresentare questa luce, ma che qualcuno ha scambiato per “corna”). Ma alla fine Mosè ricorda cosa la divinità ha detto, e pronuncia quelle frasi a voce alta, in fronte a una parete rocciosa. E le parole, così forti e così inossidabili, si scolpiscono nella roccia al suono della sua voce (qualcuno dice addirittura di aver visto il dito di Dio inciderle), […]

Kafka sulla spiaggia (Murakami Haruki)

“Ti stai avvicinando a una verità metaforica attraverso la realtà? O a una verità reale attraverso una metafora?” (capitolo 31) Vi è mai capitato che un libro si insinui nel vostro sonno? Questo romanzo mi si è intrufolato nei sogni e si materializzava nel mio mondo onirico anche scombussolandomi un po’. Devo ammettere che la lettura di una parte di romanzo avveniva quasi sempre prima di addormentarmi, e forse è per questo che ha avuto facile accesso al mio subconscio, ma non mi era mai capitato con altri romanzi… D’altro canto la storia stessa è un ondeggiare fra realtà fisica, mondo metafisico e sogni; fra metafore del mondo reale e verità metaforiche. Ed ognuno dei mondi che tocca è spiegazione o continuazione dell’altro mondo. Cioè: il mondo dei sogni realizza ciò che il subconscio vorrebbe fare ma nel mondo reale non è fatto, ed il mondo reale è stimolo e creazione al mondo onirico. Ma andiamo alla storia, che – seppur complessa ed intricata – cerco di riassumere brevemente. Nakata e Kafka (non lo scrittore) sono i personaggi principali di questo romanzo, legati da qualcosa di invisibile ma inesorabile. Attorno a loro altri personaggi, anche se possono essere considerati di “supporto”, aggiungono tasselli alla storia. Entrambi sono in fuga da qualcosa, entrambi in ricerca di qualcosa. Kafka ha 15 anni, e quello non è neppure il suo vero nome, ma si fa chiamare così nella terra dove viene ospitato dopo la fuga. Nakata, invece, da bambino ha subito uno strano […]

La briscola in cinque (Marco Malvaldi)

Lo sapevo. L’avevo detto io… Dopo aver letto “Odore di chiuso” dello stesso autore la voglia di continuare il filone era tanta. Trovato il libro d’esordio dell’autore (appunto: “La briscola in cinque”) il lunedì mattina alle 8, il venerdì sera alle 22 il libro era finito (e non ho potuto dedicargli tutto il tempo che avrei voluto). Ora, a parte gli scherzi, sono “appena” 160 pagine che scorrono veloci, in un formato tascabile (tipico dell’editore Sellerio, e con la stessa qualità di altri libri Sellerio). La storia è semplice e ricalca i grandi giallisti del passato. Ma il personaggio principale, in questo caso, è un semplice barista di una località balneare toscana: persona arguta, dalla battuta pronta, buon osservatore e cervello fino, è spalleggiato da un gruppetto di vecchietti amici di suo nonno Ampelio, vecchietti che lo iniziano al gioco della briscola in cinque (da qui il titolo del romanzo). Massimo (il barista) si trova coinvolto in un omicidio: un giovanotto ubriaco si ferma al suo bar per telefonare alla polizia ma – dato lo stato alticcio del ragazzo – la polizia crede ad uno scherzo. Massimo va allora insieme al ragazzo per scoprire se c’era qualcosa di vero in quello che raccontava e purtroppo scopre che il corpo di una giovane e bella ragazza abitudinaria del mare di quella zona è stato gettato in un cassonetto vicino. Ovviamente Massimo non vorrebbe intrometterai nelle indagini, ma il suo spirito di osservazione fornisce una serie di dettagli che erano scappati agli […]

Odore di chiuso (Marco Malvaldi)

Un Artusi-Poirot che legge di Sherlock Holmes in un castello della maremma Simpatico. Anzi: ganzo. Si, definirei così questo romanzo che – se da una parte è un giallo abbastanza avvincente – dall’altro ha in sé tutta l’ironia toscana, con i suoi pregi (la sua schiettezza, i suoi modi di dire e le inflessioni esilaranti) ed i suoi difetti (la sua schiettezza, i suoi modi di dire e le inflessioni un po’ pesanti). Ambientato a fine 1800, in un castello della maremma, vicino a Bolgheri, il Barone di Roccapendente ha invitato due ospiti per la battuta di caccia del fine settimana. Il primo è un fotografo chiamato ad immortalare alcune scene familiari nello splendido paesaggio (almeno così dice la versione ufficiale – ma la versione “ufficiosa” la lascio scoprire a chi leggerà il libro). Il secondo è il “famoso”, almeno per noi, Pellegrino Artusi, che oggi chiameremmo “gastrosofo” (sapiente di gastronomia). A turbare la quiete del fine settimana ci si mette di mezzo, però, un morto – e per di più un morto ammazzato: un servo del barone che viene trovato in cantina, con la porta serrata dall’interno, raggomitolato su una sedia privo di vita. Mistero fittissimo (come può essere stato ucciso se la cantina era chiusa dall’interno e nessuno ne è uscito quando hanno scardinato la porta?), degno della Christie di “Dieci piccoli indiani”, con una soluzione scientificamente perfetta e non troppo scontata. Oddio, già da metà romanzo si inizia ad intuire qualcosa, quindi il finale non è proprio […]

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