La pelle di zigrino (Honoré de Balzac)

“Tutt’a un tratto Raphaël pensò che il possesso del potere, per quanto immenso fosse, non poteva dare la scienza di servirsene” (capitolo: L’agonia) Immaginate un uomo disperato perché povero nonostante la sua origine aristocratica. Immaginate una voglia di rivincita verso l’umanità, la borghesia, l’aristocrazia; desiderio di vendetta represso, perché senza mezzi per poterlo esprimere, ma che esplode di botto quando questi mezzi si presentano. Immaginate l’umiliazione di un amore non corrisposto e l’impotenza di un amore scoperto quando ormai è troppo tardi. Collocate tutto questo nella Parigi post rivoluzionaria ed avrete la storia di Raphaël, marchese, ultimo rampollo della famiglia “de Valentin”. Il romanzo inizia presentando il marchese che si gioca i suoi ultimi spiccioli alla roulette prima di gettarsi (o di volersi gettare) nella Senna. E’ l’ultimo grido con cui Raphaël chiede un po’ di “giustizia” alla vita, convinto di meritarsi almeno un’altra occasione ma ormai rassegnato a lasciarsi affogare, silenzioso e dimenticato, dalle acque del fiume. La storia di Raphaël è lunga e merita leggerla nel romanzo: Balzac, col suo stile di scrittura, non può essere raccontato in poche righe. Provo a fare un riassunto minimalista, consapevole che riuscirò a passare solo il 10% di quello che troverete nelle pagine del libro. La famiglia di Raphaël era già in decadenza quando lui era piccolo, ma era riuscita a mantenere un certo livello di agiatezza. Raphaël studia e inizia ad occuparsi degli affari di famiglia (anzi: il padre aveva consigliato gli studi al figlio proprio nell’ottica che questi potesse […]

Il profumo (Patrick Süskind)

A te, zio, che amavi l’odore della terra e adesso ti inebri del profumo del cielo. “… se non riusciva a sentire il proprio odore e se quindi era condannato a non sapere mai chi egli fosse, se ne infischiava, se ne infischiava del mondo, di sé stesso, del suo profumo.” (Cap. 51) Mi sono permesso di dedicare questo post a mio zio, che oggi ha lasciato questa terra. Gli sarebbe piaciuto Süskind, così come gli piacevano molti autori. No, non era un grande lettore, ma gli bastava poco per capire il senso di un libro, per afferrare lo spirito di un autore. Ma veniamo al romanzo. Che ognuno di noi si porti dietro un odore suo proprio è risaputo. Che ci siano animali (e a volte persone) che abbiano un fiuto particolarmente sviluppato è altrettanto risaputo. Ma il Jean Baptiste Grenouille raccontato da Süskind è assolutamente straordinario (sì, è vero, ricordiamoci che si tratta di un romanzo, e le cose straordinarie possono accadere…) Nasce, il prodigio, in una Parigi puzzolente, ammorbata dai più disparati odori: buoni o cattivi che siano sono mescolati in quantità tali che l’aria, per noi oggi, sarebbe irrespirabile. Viene alla luce sotto il bancone del pesce, dal ventre di una infanticida che vorrebbe scaricarlo insieme ai rifiuti del giorno, fra teste ed interiora di pesce. Forse perché la madre lavorava al mercato del pesce (non riesco ad immaginare luogo più puzzolente), forse perché dal momento del concepimento pensava di “scaricarlo”, o forse per un semplice […]

Italians : il giro del mondo in 80 pizze (Beppe Severgnini)

Storie di italiani a giro per il mondo e di pizze che li fanno incontrare… Strano personaggio Beppe Severgnini. Strane le sue iniziative, ma se lo conoscete, poi, ve ne “innamorate”… Insieme alla redazione del giornale presso cui lavora (il Corriere) decide di metter su un forum (anzi, lo eredita da quel Riotta che, ora, è direttore del TG1). Cambia al forum lo scopo e lo trasforma in un punto di incontro fra italiani, soprattutto fra nazionali residenti in Italia e connazionali residenti all’estero. E così nasce “Italians” (www.corriere.it/italians). Il forum compie, il 3 dicembre 2008, 10 anni. In internet sono una vita. Segno che l’idea è interessante, piace, è sempre viva. Ogni giorno 11 “lettere” (moderate) + una foto raccontano uno o più temi di attualità. E a raccontare sono gli italiani (a volte amorevolmente corretti, grammaticalmente parlando, dal moderatore), quelli di casa nostra e quelli che hanno casa all’estero. E a volte risponde Beppe (o pubblica lui stesso una lettera). E succede che, nel suo “vagabondare” per il mondo, Beppe incontri gli italians che, dall’estero, scrivono sul forum, Anzi: parte l’idea di trovarsi per una pizza: tutti gli italians in “zona” (per esempio a Londra), insieme a Beppe (che, magari, si trova in zona per il suo lavoro di giornalista), si trovano in un luogo determinato per mangiare una pizza insieme, ma soprattutto per conoscersi. La prima pizza è stata sgranocchiata a Londra da circa 90 persone, tutti di nazionalità italiana, che si trovavano nel Regno Unito per […]

Dieci piccoli indiani (Agatha Christie)

“Solo, il povero negretto / in un bosco se ne andò: / ad un pino si impiccò, / e nesuno ne restò.” (dal II capitolo) Specifichiamo subito che i “piccoli indiani” del titolo sono i “piccoli negretti” della filastrocca che accompagnia il romanzo (ho riportato sopra l’ultima strofa). Nell’introduzione è scritto infatti che fu scelto, dopo alcune discussioni, di usare il termine “indiani” al posto di “niggers”, che in alcuni contesti è usato in modo dispregiativo. Fatta la dovuta precisazione devo confessare che è la prima volta che leggo un romazo di Agatha Christie. Da tempo avevo in mente di leggere qualche sua opera, ma avevo sempre rimandato. Bè, credo che – da ora in poi – non mi lascerò sfuggire le future occasioni: il romanzo mi ha talmente avvinto che l’ho dovuto finire nell’arco di 24 ore. Fortunatamente avevo un po’ di tempo libero… Se vi aspettate la trama completa, vi avverto subito, non la troverete in questo post. Qui posso solo anticiparvi che è un giallo maestrale, degno della fama della scrittrice. 10 persone, tutte invitate su un’isola da una persona “sconosciuta” (ma che si fa passare per una persona a loro nota)rimangono isolate dal resto del mondo e piano piano, una alla volta, vengono assassinate secondo i modi suggeriti dai versi della filastrocca dei dieci negretti. Ognuna di queste persone era accusata di uno specifico delitto: il loro esecutore si è arrogato il diritto di giudicarli (colpevoli) e li ha attirati in quella trappola per ucciderli tutti. […]

Perché no? : L’ebreo corrosivo (Moni Ovadia)

“Impossibile imporre agli ebrei l’unanimismo. Se ci sono 4 ebrei, ci sono sette partiti politici, perché c’è quello cretino che ha un’idea sola” (capitolo Unanimismo / Utopia) Sì, il succo del libricino di Moni Ovadia è proprio quello ripreso nella citazione. Il popolo ebraico è molto particolare: come dice l’autore, l’ebreo ha sempre più di una idea, più di un punto di vista. E Moni descrive in modo ironico (e con toni anche un po’ dissacranti) la personalità dell’ebreo. Il librettino (meno di 100 pagine) è la trascrizione, corretta e integrata dall’autore stesso, di uno spettacolo teatrale. Comincia con lo spiegare il titolo “Perché no?”: è una delle caratteristiche degli ebrei quella di rispondere ad una domanda, quasi sempre, con un’altra domanda, lasciando, in questo modo, la questione sempre aperta a nuove interpretazioni e conclusioni. Nel descrivere le caratteristiche dell’ebreo (corrosivo in quanto stressante, pedante, e altri aggettivi simili) Ovadia parte da “la faccia come il deretano”: la khutzpe, e la spiega (oltre che con riferimenti al patriarca Abramo) con una storiella semplice (che riassumo): un ragazzo uccide i propri genitori. Il giudice infligge il massimo della pena e chiede, al giovane (prima di farlo portar via) se ha qualcosa da dire. Il giovane, prontamente, risponde: “non potete darmi il massimo della pena: sono orfano!!!”. E’ grazie ad una serie di queste storielle che Moni riassume le caratteristiche fondamentali del carattere ebraico. Presenta anche alcuni “personaggi” che da soli rappresentano una caratteristica: lo Shnorrer (mendicante del ghetto), che è maestro […]

E 100…

Scusate se mi permetto una piccola autocelebrazione, ma: siamo a 100!!! Sì, questo è il centesimo post. Lo so, non è un post sui libri e quindi – probabilmente – non sarebbe giusto metterlo in conteggio. Ma, se si guardano bene i post, ce ne sono alcuni sullo stesso libro (tipo quelli della Montagna incantata di Mann), ed alcuni generici, ma anche uno che riguarda 5 libri (quelli della guida galattica). Però, se devo confessare la verità, quando ho iniziato a scrivere i post su questo blog, non mi immaginavo che le cose avessero potuto andare avanti così tanto. No, comunque, non mi immagino chissà cosa: mi piace leggere i libri e continuerò a farlo. E continuerò a scrivere post, perché mi aiuta a ricordare meglio il libro e a gustarlo meglio. Senza aspettative, senza chiedere nulla. Certo, mi fa piacere sapere che qualcuno legge questi post e lascia commenti. Anzi: grazie a chi, finora, ha commentato i miei post ed ha “perso” (in senso scherzoso, spero) il suo tempo a leggere quello che avevo scritto.  Ciao a tutti e, se vi piacerà continuare a leggermi, ve ne sarò grato. Se avete consigli mi farà piacere leggerli. E, come sempre, buona lettura!

Le avventure di Pinocchio (C. Collodi)

“… quando i ragazzi, di cattivi diventano buoni, hanno la virtù di far prendere un aspetto nuovo e sorridente anche all’interno delle loro famiglie” (cap. 36) In questi giorni sono stato piacevolmente “costretto” a riprendere in mano uno dei più bei classici della letteratura italiana. Sì, il Pinocchio di Carlo Lorenzini detto “Collodi”. In casa ho una edizione Giunti del 1973, con 127 disegni “ad un colore” e 8 tavole a 4 colori. Insomma, anche il libro di per sé ha qualcosa di antico che lo rende speciale. Mi sembra inutile raccontare la storia del burattino più famoso del mondo, anche se scommetto che molti la conoscono nella versione disneyana piuttosto che nell’originale. A proposito dell’originale: quella versione del ‘73 che ho letto è in un toscano piacevolmente arcaico; credo che, se non è l’originale di Collodi, poco ci manchi. Eppure ogni volta che si rilegge questa storia c’è qualcosa di nuovo che ti prende, che ti appassiona, che ti stupisce. In questa occasione, poi, in cui la “rilettura” è stata fatta in una chiave specifica, si scoprono molte cose che ci erano sfuggite in passato. La chiave di lettura con cui, questa volta, ho ripreso in mano il libro è “imposta” (in senso scherzoso) dalla preparazione di alcune attività estive per i campi scuola dell’Azione Cattolica fiorentina. Useremo Pinocchio per l’ambientazione dei campi dei bambini e dei ragazzi: e la storia di Collodi sarà una parafrasi della parabola del Padre misericordioso. Senza andare troppo a fondo pensate solo alla […]

La solitudine dei numeri primi (Paolo Giordano)

Gli sarebbe bastata una qualunque di quelle lettere, anche solo l’asimmetria tra le due asole panciute della B di Balossino, per riconoscere immediatamente la calligrafia di Alice. (dal capitolo 39) Perché ho scelto questa frase per introdurre il post al libro? Perché secondo me c’è tutto il senso del libro: la tensione fra Mattia (Balossino) ed Alice, la lontananza fra loro due, i paragoni matematico/fisici che Mattia usa per valutare il mondo. Diciamo subito che da qualche mese questo libro mi perseguita: mi aveva incuriosito (forse per la faccenda dei numeri primi, che già in precedenza mi aveva appassionato) ma poi avevo rinunciato ad acquistarlo (dicendo: è solo una storia di amore fra adolescenti). Poi ha ricevuto rconoscimenti letterari come il premio Strega ed il premio Campiello, e mi è tornata voglia di leggerlo. Poi ancora mi era di nuovo passata al voglia. Infine l’ho regalato – per Natale – ad una “cugina” (in realtà la figlia di un cugino) e mi è tornato la voglia di leggerlo. E questa volta l’ho comprato e l’ho letto. E’ volato via in 3 giorni, facendomi provare sensazioni contrastanti. All’inizio, nei primi 2 capitoli, sono rimasto un po’ perplesso. Ho scoperto dopo, nel seguito della storia, l’importanza di quei due capitoli: spiegano i “traumi” che trasformano i due protagonisti nelle anime solitarie di cui il romanzo racconta. I capitoli finali, invece, mi hanno lasciato con un groppo in gola… Non ho versato lacrime, ma speravo in un finale un po’ diverso. Non sto […]

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