Cane e padrone (Thomas Mann)

Storia di un cane e dell’amore per il suo padrone

Uff, finalmente ce l’ho fatta a finire anche questo racconto. Vi confesso che è stato un po’ faticoso: sia perché avevo meno tempo a disposizione, sia perché lo stile narrativo (mai leggero con Mann) è ancora più ampolloso rispetto al solito.

Il racconto fa parte di una raccolta di 4 storie. Le altre tre le avevo già “recensite” in questi post: Tristano e Tonio Kroger; La Morte a Venezia.

Fra i 4 racconti questo mi sembra il più “noioso”. In pratica parla del rapporto fra un cane ed il suo padrone (che è uno scrittore: mi viene il sospetto che il romanzo sia molto autobiografico).

Con “noioso” non voglio dire che non è bello: Mann ha una certa maestria a descrivere le situazioni, a far giungere al lettore le sensazioni che i suoi personaggi provano.

Però si tratta di una storia semplice: una famiglia che adotta un cane “speciale” (come speciali sono tutti i cani amati dai padroni) e le scorribande di questo animale con il suo padrone.

Lo scrittore vive in una zona periferica della città ed è solito andare a fare passeggiate tutti i giorni, escluso quando deve recarsi in città per lavoro. Baushan, il cane, appena vede uscire il padrone di casa gli corre incontro facendo feste e sperando che lo porti a fare una passeggiata.

Durante la passeggiata il cane si sbizzarrisce in varie azioni di caccia: alla lepre, ai topi di campagna, alle anatre e ai fagiani, senza però mai giungere ad un risultato. Il padrone ci racconta le varie esperienze del cane e ci dice che è convinto che Baushan è forse contento di non catturare nessuna preda, e si accontenta solo dell’esercizio fisico.

Viene insomma raccontato il rapporto fra cane e padrone, partendo dagli occhi del padrone, ma cercando di “umanizzare” anche i pensieri del cane.

Sarebbe anche un storia abbastanza allegra e spensierata (rispetto agli altri racconti del libro e alla “Montagna incantata”), se non fosse per la prolissità dell’autore: le circa 70 pagine potrebbero essere ridotte a 20, forse 30. Certo: si sarebbe persa la ricchezza di linguaggio di Mann, ma la leggibilità ci avrebbe guadagnato di parecchio.

Se vi capita di averlo sotto mano leggetelo: è comunque piacevole. Per me è stato faticoso: avevo tempo per leggere qualcosa solo prima di andare a letto. Sarà stata la stanchezza del periodo, ma dopo 5 righe mi addormentavo.

Uno dei problemi, inoltre, con Mann, è che scrive paragrafi molto lunghi: io – quando sono stanco – cerco comunque di arrivare in fondo al paragrafo e chiudere la lettura lì. Con i racconti di Mann è difficile farlo: alcuni paragrafi iniziano in una pagina e finiscono in quella successiva.

Comunque sia: buona lettura.

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