Marcovaldo (Italo Calvino)

Un “Paperino” nostrano nell’italia del boom economico Non è mia intenzione essere irriverente verso l’arte letteraria di Italo Calvino, ma la prima impressione che ho avuto leggendo Marcovaldo è che il personaggio sia una specie di “Paperino” tutto italiano: sfigato quanto basta perché ogni sua iniziativa vada in malora, armeggione quanto basta per cacciarsi sempre nei guai, povero in canna e con moglie e figli (vivaci e pieni d’inventiva) a carico. Certo, mi riferisco al Paperino degli ultimi tempi, sfortunello ma sereno, non più attaccabrighe come una volta, sempre in ricerca di qualche sistema per sbarcare il lunario ma non troppo schiavo della povertà… Prima di andare al libro vi voglio raccontare come mi è venuto voglia di leggerlo… o meglio: come mi è tornata (perché l’intenzione c’era già da prima). Dalle parti in cui vivo è stata aperta la pizzeria “Marcovaldo 129” (129 è il numero civico dove si trova). Sulle tovagliette di carta sono riportati alcuni paragrafi del primo racconto del libro. E li, fra una pizza e un boccale di birra, mi è tornata la voglia di leggerlo… Lasciamo da parte le vicissitudini alimentari che mi hanno riavvicinato a Calvino, e parliamo delle vicissitudini alimentari proprio di Marcovaldo e famiglia. Sì, perché il primo racconto parla proprio di funghi che nascono in città, funghi che Marcovaldo scopre vicino alla fermata del tram per andare al lavoro. Pensa il buon Marcovaldo di portarli tutti in casa per mangiarli con la famiglia, ma anche altri li vedono e va […]

Pochi inutili nascondigli (Giorgio Faletti)

Sette racconti, sette tentativi di fuga, sette incursioni nel paranormale Sì, Faletti è uno degli autori che amo leggere, uno di quelli per cui sono (quasi) pronto a comprare (quasi) ad occhi chiusi un nuovo libro. Ed infatti appena uscito “Pochi inutli nascondigli” l’ho acquistato. Purtroppo mi ci è voluto un po’ prima di iniziare la lettura e altrettanto per scrivere questo post. Il “quasi” è dovuto ad una mia – chiamiamola così – avversione al “paranormale” che ormai “popola” tutti i racconti di Giorgio. Però mi piace moltissimo lo stile di scrittura di Faletti: per me compensa ben oltre la mia allergia alle cose inspiegabili. Se devo dirla tutta, comunque, il primo racconto (Io uccido) è stato un bellissimo thriller in cui non c’è traccia di eventi che vanno oltre la comprensione logica (anche la follia dell’omicida aveva una sua logica). Ma ogni autore ha diritto a scrivere quello che preferisce, e se quello che scrive lo scrive bene mi fa piacere leggerlo. Ma iniziamo a parlare del libro… L’opera è una raccolta di sette racconti (alcuni “lunghi”, altri di poche pagine) che Faletti propone al suo pubblico. Non so se sono testi nel cassetto ritirati fuori per cavalcare il successo dei precedenti libri oppure se è materiale fresco. Fatto sta che lo stile è sempre quello solito dell’autore (anche se in un racconto ho notato un certo cambiamento, ma più di tono che di stile). Non sto a dilungarmi su ogni singolo racconto, dico solo che ognuno merita […]

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