Ultime notizie dalla famiglia (Daniel Pennac)

Ultimi flash dalla tribù Malaussène. Avevo letto qualche commento poco generoso verso questo libro, ma ho voluto provare a leggerlo lo stesso. E devo ammettere che lo sento un po’ come un corpo estraneo rispetto al ciclo di Malaussène. Non un qualcosa completamente diverso, ma piuttosto qualcosa di intimo, di particolare, di personale. Il libro si compone semplicemente di due racconti. Il primo è un monologo di Benjamin sulla paternità; il secondo riguarda il piccolo e la sua voglia di conoscere il padre. Ma c’è qualcosa di più, sotto questi racconti. Il primo “Signor Malaussène a teatro” assomiglia tanto al monologo del dottor Galvan nell’omonimo libro (e omonima opera teatrale). Sembra, appunto, un’opera pensata per il teatro. E’ Benjamin Malaussène che parla della vita e dei suoi dubbi. Parla a suo figlio e a tutti noi. Parla cercando di convincere più sé stesso che suo figlio, che noi, che questa pazza vita, piena di brutte sorprese, è comunque degna di essere provata. Ripercorre, il nostro “capro espiatorio” per eccellenza, in questo monologo, la vicenda della nascita di Signo Malaussène, dal suo concepimento alla nascita fino all’inevitabile battesimo (a livello di nome) del fratellastro Jerémy. Particolare la scena della scelta del nome, prima della nascita, in cui (come racconta Benjamin) lui e Julie facevano ipotesi che sapevano che sarebbero state spiazzate all’atto della nascita. E quando Julie propone “Daniel”, Benjamin sbianca a causa di una di quelle sue sensazioni che gli fanno temere il peggio. Come se Benjamin avesse paura del suo […]

Il giro del mondo in ottanta giorni (Jules Verne)

La storia di un uomo che parte per una scommessa e torna con una moglie. Ho deciso di prendermi una pausa da due libri belli, ma pesanti, che sto leggendo: Il “Manoscritto trovato a Saragozza” di Potocky e una raccolta di storie di Poe. Libri bellissimi, come detto, ma che richiedono il loro tempo per essere letti. E allora, carente di quei classici che formano la cultura giovanile, mi sono buttato sul libro che fa da titolo al presente post. E l’ho divorato in due giorni (bhe, considerando che uno era un giorno lavorativo, penso di aver tenuto una discreta media). Sì, rispetto agli altri due libri che ho messo in Stand By sul comodino, ricchi di esoterismo, di intrecci, di scatole cinesi ognuna contenente una nuova storia (esercizio in cui si è divertito molto Potocky), Verne è lineare e preciso quasi come il suo personaggio Phileas Fogg, eroe di questo classico. Semplice, lineare, diretto, il romanzo ti scorre sotto gli occhi alla stessa velocità in cui si muove il personaggio. Si salta di capitolo in capitolo con la stessa agilità con cui Fogg, il domestico Passepartout, la futura moglie Adua ed il detective Fix passano da un mezzo di trasporto all’altro. Certo, non è il mio ideale di viaggio: scendi da un battello a vapore e sali su un treno, scendi dal treno e sali su un elefante, poi di nuovo il treno, il vapore e via così, senza fermarti qualche giorno in nessuno dei luoghi da cui passi. […]

Il paradiso degli orchi (Daniel Pennac)

La storia di alcune persone esplosive. 1942. Un Grande Magazzino (GM) di Parigi. I pogrom (le sommosse antisemiti). I proprietari del GM ebrei. La milizia che circonda il tutto. E 6 tizi che vogliono profanarlo perché lo ritengono il simbolo dell’opulenza… 1985. Benjamin Malausséne. Di professione capro espiatorio al Grande Magazzino. Cosa c’entra con i 6 tizi di sopra? Forse perché lavora allo stesso GM, anche se molti anni dopo? E che qualifica è “capro espiatorio”? Da contratto, Benjamin è un addetto al controllo tecnico. Sotto sotto, però, recita un’altra parte. Quando una persona reclama perché un bene acquistato al GM risulta difettoso ed ha danneggiato altri beni, un impiegato dell’ufficio reclami presenta Malausséne come il responsabile. E Benjamin fa tanto e poi tanto per impietosire la persona che questa desiste (quasi sempre) da chiedere ulteriori rimborsi oltre alla semplice garanzia. Risultato: forti risparmi sul controllo tecnico e sui rimborsi ai clienti. Ma un giorno, la vigilia di Natale, nel grande magazzino accade qualcosa: una bomba dilania una persona nel reparto giocattoli. Nessun altro morto o ferito. Terrore generale dei clienti, indagini della polizia… ma il 26 il GM riapre e tutto sembra andare bene finché, vari giorni dopo, una seconda bomba uccide una coppia di anziani quasi di fronte a Benjamin (che intanto stava rimorchiando quella che poi sarà la “sua” Julie Corrençon). Ancora brancolamenti nel buio da parte della polizia. La vita di Benjamin va avanti… il lavoro inizia, però, ad essere stancante. Cerca di licenziarsi ma viene fregato dal suo […]

La fata carabina (Daniel Pennac)

Storia di tizi trasformati in fiori. Tutto comincia proprio con una vecchietta che “trasforma un tizio in fiore” (come dirà Il Piccolo) mentre riesce a stare a malapena in equilibrio su una lastra di ghiaccio a forma d’Africa che invade un incrocio del quartiere Belleville di Parigi. Peccato che il tizio fosse uno sbirro che cerca di difendere le “vecchiette” del quartiere da uno “sgozzatore” che le uccide dopo aversi fatto dare il PIN del bancomat così da poterle derubare dei risparmi. Peccato, anche, che quello che Il Piccolo considera un fiore è la testa spappolata dell’agente e la “bacchetta magica” è una pistola. Insomma: sembra che questa vecchietta abbia solo voluto difendersi dall’assassino delle sue compagne, ed invece ha fatto un madornale errore. Ma non se ne accorge né se ne cura. Ma l’intrigo non si ferma qui – anzi: devo dire che Pennac in questo racconto (almeno secondo i miei gusti) ha dato forse il meglio di sé. Un agente di origine asiatica prossimo alla pensione che si traveste da vedova thailandese per scoprire lo sgozzatore. Un giovane agente ucciso da una vecchietta, e la conseguente caccia dell’omicida da parte della polizia. Una banda di vecchiette che cerca di autodifendersi con pistole della seconda guerra mondiale. Una giornalista (Julie, l’amore di Benjamin Malausséne) ridotta in fin di vita perché sta indagando su un giro di droga che coinvolge altri vecchietti. Un ispettore i cui genitori sono stati uccisi violentemente, che sembra essere l’eroe buono (ma l’apparenza inganna). Un altro […]

Il ciclo Malaussene (Daniel Pennac)

Vista la mia insistenza a leggere le vicende della famiglia Malaussene e a propinarvele in questo blog, ho deciso di fare un po’ di ordine (non solo cronologico) prima di pubblicare i prossimi due post (“La fata carabina” e “Il paradiso degli orchi”). Per fortuna mi viene incontro Wikipedia su cui c’è un articolo completo sul “Ciclo di Malaussène” dove è indicata non solo la sequenza temporale dei racconti, ma vi si trova anche un breve profilo dei personaggi e – seguendo i link – un breve riassunto dei racconti. Purtroppo, mi rendo conto ora, ho letto i libri in base a come li trovavo sugli scaffali dei supermercati (quello che compravo prima, leggevo prima) e non ho potuto fare, quindi, una conoscenza graduale della famiglia. Niente di male: il singolo romanzo si fa leggere ugualmente con facilità, ma consiglio, a chi ancora non ha cominciato la lettura di queste opere, di iniziare “dall’inizio” – e cioè da “Il paradiso degli orchi”, pubblicato (edizione originale francese) nel 1985. Seguono, nell’ordine: “La fata carabina”, “La prosivendola”, “Signor Malaussène” e “ultime notizie dalla famiglia” (ancora non letti) e conclude il ciclo “La passione secondo Thérèse”. I prossimi due post saranno dedicati proprio a “La fata carabina” e  “Il Paradiso degli orchi”. “La prosivendola” e “La passione secondo Thérèse” li ho già recensiti, rispettivamente, in questo e questo post.

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