I figli dell’invasione (John Wyndham)

Prendete un paesino della campagna inglese, un paese noioso, dove non succede mai nulla, dove ciò che alcuni chiamano calma per la maggior parte degli altri è noia. Fate succedere qualcosa di particolare in questo paesino e otterrete un romanzo come quello di Wyndham.

Ma non banalizziamo: questo romanzo non è assolutamente una banale storia di fantascienza, ma quasi un trattato sull’umanità e su come affrontare la diversità, tutto mascherato da avventura fantastica.

Durante quello che sarà poi chiamato “il giorno saltato” a Midwich accadono cose strane: quella che sembra una astronave aliena (nessuno riuscirà ad identificarla bene, ma questo non importa) è posizionata proprio nel centro di una “bolla” che tiene addormentati tutti gli abitanti del paese. Chi passa il confine della bolla si addormenta immediatamente, mentre chi viene tratto fuori dal l’influenza dell’oggetto non identificato si sveglia senza ricordare niente e senza avere effetti collaterali.

Ma gli abitanti del paese scopriranno ben presto che un particolare effetto collaterale la visita aliena l’ha avuto. Circa un mese dopo che la navicella se n’è andata tutte le donne in età fertile presenti al momento della “visita” si accorgono di essere incinte. Ecco il punto cruciale: una nuova specie innestata in ospiti umani. Come comportarsi? Nel paese decidono di portare avanti le maternità (cosa che sembra irreale pensando a racconti odierni dello stesso genere): verranno dati alla luce quasi 60 bambini, tutti uguali (tanto che solo alcuni abitanti riescono a riconoscere i bambini l’uno dall’altro) e tutti con la sinistra capacità di influenzare la volontà delle persone nei dintorni.

Una specie, quindi, adattissima a soggiogare il genere umano. Ma perché? All’autore non interessa tanto definire un perché (non sapremo mai se si tratta dell’avanguardia di una invasione aliena o di un esperimento o di qualsiasi altra cosa) quanto approfondire le relazioni interpersonali fra le due specie diverse. Come ci comporteremmo noi di fronte a dei ragazzi che difficilmente riescono a socializzare ma che possono tenerti in scacco (e costringerti ad azioni deleterie) in qualsiasi momento?

Dallo sgomento iniziale si passa alla paura, in un crescendo costante e ben architettato dall’autore. Fino al momento in cui verrà presa una decisione definitiva, quella che risulta essere l’unica soluzione plausibile. Che, ovviamente, non vi racconterò.

Non conoscevo l’autore: ho deciso di comprare il libro dopo una recensione letta su Internet (se ricordo bene era un articolo su Query, la rivista del Cicap). E mi ha sorpreso trovare solo la versione Kindle (e-book reader di Amazon). Io amo più i libri cartacei, ma visto che costava poco ho deciso di provare l’acquisto (per la lettura non è necessario avere l’apparecchio Kindle: basta il programma, disponibile gratuitamente sul sito di Amazon, ed installabile su PC, tablet e prodotti Apple).

Il protagonista principale, nonostante entri in scena in tono sommesso e sembri, nelle prime pagine, uno stravagante gregario, è Gordon Zellaby, scrittore residente a Midwich e arguto osservatore: è lui ad accorgersi per primo delle capacità dei ragazzi, e sempre lui a dedurre la natura della loro personalità. Lui riesce a instaurare un rapporto che non possiamo definire di amicizia ma almeno di pacato rispetto fra lui stesso e i ragazzi. Ed è sempre lui, infine, a capire le implicazioni delle capacità dei ragazzi e ciò che potrebbe succedere alla razza umana.

Proprio attraverso di lui arriviamo a porci domande fondamentali: come dobbiamo comportarci davanti a caratteristiche tanto singolari? Sono una minaccia per noi, oppure una opportunità? Quali azioni diventano lecite se ci sentiamo minacciati. Ma, soprattutto, davanti ad una entità che ha sembianze umane, intelligenza umana (o maggiore), ma va al di là di quelle che sono le caratteristiche umane, possiamo ritenere tali esseri della nostra stessa specie?

Una è la domanda fondamentale che Gordon si pone parlando con altri personaggi principali: se l’omicidio, per definizione, è l’uccisione di un essere della propria specie, possiamo definire omicidio l’uccisione di uno dei ragazzi, esseri morfologicamente umani ma con caratteristiche diverse dalla nostra specie? Sembra una questione di filosofia teorica, ma nella realtà romanzata diventa di una importanza fondamentale e tremendamente attuale. Ne va, in poche parole, della propria vita.

Non ho cercato se esiste una versione cartacea del romanzo, ma sicuramente qualcosa si dovrebbe trovare. E poi, nel caso, va bene anche la versione elettronica… Però consiglio di leggere questo romanzo, soprattutto a chi ama la fantascienza (in particolare quella un po’ retrò).

Buona lettura.