Il passato è una bestia feroce (Massimo Polidoro)

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Notate con che sguardo truce la “bestia” di casa sembra dirmi “qui di feroce ci son solo io!“? E come custodisce, sotto i suoi artigli, quel “passato” che ha scatenato tutta la sua ferocia contro il protagonista del romanzo, Bruno Jordan? Sembra quasi dirmi (la mia “bestia”): “Prima il dovere (due grattini),  e poi il piacere (ti concederò di leggermi qualche pagina)“.

Ma ricominciamo da dove eravamo rimasti, cioè da quello che avevo accennato nel precedente post.

Estate 1982. Subito verrà alla mente (almeno a chi ha quaranta e più anni) quel triplice “Campioni del mondo” urlato da Nando Martellini durante la finale dei Mondiali. Era l’11 luglio e l’Italia vinceva contro la Germania (allora Germania Ovest). L’allora presidente Sandro Pertini che esulta, in tribuna… Quante feste in tutta Italia… Ma non nel paese di Verazzano, dove una ragazza, Monica, proprio quella notte, a pochi minuti dal fischio di inizio della partita più attesa dagli Italiani, sparisce nel nulla. 

Il dolore accompagna tutta la famiglia e gli amici per molto tempo, e nonostante gli sforzi delle forze dell’ordine, la ragazza non si trova più. Piano piano il caso viene dimenticato, finché una delle più fredde mattine dell’inverno 2015, mentre il cielo minaccia neve, una lettera riaccende il dolore e riapre vecchie ferite ad un vecchio amico di Monica: Bruno Jordan, adesso cronista di nera per la rivista Krimen.

Una lettera spedita trent’anni prima, da Monica stessa, e datata il giorno precedente la scomparsa. Che possa contenere la soluzione ad un mistero durato oltre trent’anni?Bruno si precipiterà a cercare di capirci qualcosa, finendo “nella rete del più insospettabile e spietato degli assassini“.

So che la storia vi intriga già: vi accennerò qualcosa in più, ma senza svelare le misteriose trame che coinvolgono Monica, Bruno, altri loro amici ed un “piccolo” paese della bassa Lombardia.

Iniziamo col dire che per Bruno è un periodo di crisi: alcune noie sul lavoro (con la nuova direttrice che vuol dare una impronta editoriale completamente diversa alle idee del giornalista) si mescolano a minacce più o meno velate da parte di alcuni malavitosi che il giornalista, grazie alle sue inchieste giornalistiche, ha contribuito a smascherare. Per questo decide di prendersi qualche giorno di pausa e di ritirarsi nel paesino dove è nato.

Una busta misteriosa, arrivata la mattina, lo incuriosisce: durante il viaggio per tornare alla vecchia casa la aprirà e scoprirà al suo interno una lettera di Monica, in cui lei gli rivela di doversi togliere un peso. La lettera è datata il giorno prima della scomparsa. Perché questa lettera arriva proprio adesso? Forse qualcuno sta giocando con vecchi dolori?

Si innesca un meccanismo di ricordi in Bruno: la voglia di scoprire cosa è successo all’amica, e perché questa sua lettera gli sia arrivata dopo oltre trent’anni, lo porterà ad indagare sul caso. Nel paese ritrova vecchi amici e vecchi incubi, e dovrà affrontare alcuni di questi per arrivare alla soluzione. Ma la sua cocciutaggine, insieme ad alcuni indizi che riaffiorano dal passato, lo porterà a scoprire tutto. Cosa successe a Monica? Chi la rapì? Che fine ha fatto? E chi è che minaccia Bruno e che semina altri morti intorno a lui? Lo scopriremo solo leggendo 🙂

Detto e ridetto in precedenti post, conosco l’autore per altri generi di libri (romanzi per ragazzi e indagini su ignoto e fatti misteriosi). Questo è il suo primo thriller, secondo me molto ben costruito. Ha alcune caratteristiche del giallo puro (pochi personaggi, una logica ferrea) accompagnate da alcuni elementi noir (alcune ambientazioni, alcuni modi di raccontare la storia). Nella mia classifica personale per questo genere di letture credo che – con questo esordio – Massimo si sia meritato il terzo posto dopo la serie di romanzi di Malvaldi (primo in assoluto) e il romanzo “Io uccido” di Faletti (secondo posto).

Parlando propriamente del romanzo, quali sono le caratteristiche che me lo hanno fatto apprezzare? Prima di tutto la logicità degli elementi e la concatenazione degli eventi. Il ritmo da thriller è incalzante ma non ossessivo: ti tiene attaccato alle pagine ma ti permette, ogni tanto, di prendere una boccata d’aria. I fatti, che si svolgono in 3 giorni (escluso il capitolo finale, che abbraccia tempi più lunghi) sono ben scanditi e presentati.

Come accennavo, la logicità degli elementi ti porta ad una soluzione lineare. Quando si arriva alla fine tutti i pezzi combaciano. In qualche caso questo sacrifica un po’ la lettura (il lettore riesce a scoprire l’assassino qualche pagina prima del protagonista): in questo libro alcune anticipazioni ci sono, ma non disturbano perché quello che ti intriga è la vicenda e vuoi sapere come ha fatto, tizio, a fare quello, e cosa è successo in quell’altro caso e perché… eccetera eccetera. Forse Polidoro non raggiunge (ancora) la maestria della Christie, ma ci è molto vicino.

E poi Massimo ha, dalla sua, anni di esperienze nel raccontare misteri, nell’indagare in quel mondo dell’impossibile che, in realtà, porta sempre al possibile. C’è sempre una spiegazione logica (come spiega spesso Doyle col suo Sherlock), e l’autore riesce a costruire un mistero, e a farlo rimaner sospeso per 30 anni, e a spiegare tutto, usando solo fatti realistici.

I personaggi, come dicevo prima, sono pochi. I due con maggior spessore sono, ovviamente, i protagonisti, gli altri più o meno abbozzati in base all’importanza del ruolo. In un thriller si può fare la scelta o di costruire bene i personaggi, presentando le loro storie, i loro pensieri, le loro riflessioni durante l’azione che compiono, oppure di lasciare leggeri i personaggi (definiti ma non troppo). Nel primo caso si rischia di far raddoppiare le pagine e far diventare pesante il racconto, nel secondo si privilegia lo scorrere della storia. Massimo ha optato per questa seconda opzione. Per il mio gusto personale, secondo me qualche personaggio poteva essere “scavato” più a fondo, ma capisco benissimo che così facendo si sarebbe allungata troppo la storia e si sarebbero dilatati, forse, anche i tempi di creazione (dice l’autore che ci ha lavorato per 10 anni).

Punti particolarmente negativi non ne trovo: è una storia che può piacere o meno, a seconda dei gusti. Probabilmente chi ama i grandi giallisti classici la troverà comunque gradevole (anche se non come vorrebbe). Nella squadra di lancio, molti amanti di Stephen King hanno ritrovato tracce del “maestro” in Polidoro (anche lui appassionato di quello scrittore): chi ama King probabilmente la troverà più soddisfacente. Insomma, sulla “gustabilità” della storia si va, alla fine, in base alle preferenze personali. Oggettivamente si può dire solo che è una bella storia, costruita bene e che si legge veramente bene.

Concludiamo parlando della “socialità” del romanzo. Come sa chi legge questo blog, Massimo ha reclutato 100 persone formando una “squadra di lancio” (ne ho già parlato e vi rimando ai precedenti post: 12). Non solo facebook e twitter, ma anche siti web organizzati appositamente, book trailers… Sembra che la cosa abbia funzionato alla grande tanto che, due giorni dopo l’uscita, è stata lanciata la ristampa.

Adesso Massimo ha messo in piedi anche un concorso: chiunque dimostrerà (foto col libro in mano) di aver acquistato il libro, riceverà un link per scaricare altre opere di Polidoro (e-book, video esclusivi e altro). E un fortunato, selezionato dal “popolo” di facebook, riceverà una scatola delle sorprese…

Una operazione, questa del coinvolgimento dei lettori, non provata prima: non ripeto quanto detto in altri post, ma accenno volentieri al fatto che in una squadra di 100 persone tutti si son dati da fare, con i mezzi che potevano, e molti hanno creato contenuti interessanti che sicuramente hanno contribuito a lanciare il libro. Sfruttamento da parte dell’editore (promozione a costo zero)? No, prima di tutto perché l’editore ha fatto anche promozione standard (sito, interviste, pubblicità). Poi perché ognuno faceva quello che si sentiva (anche semplicemente leggere il libro e commentarlo). E poi tutti hanno avuto la possibilità di leggere in anteprima il libro e di commentarlo insieme all’autore (sempre molto aperto e disponibile). Una bella esperienza, quindi.

Il prezzo: 17 Eur non son pochi, avrei preferito 15. Però altre opere (più o meno stesso numero di pagine, stesso genere, stessa qualità di impaginazione) hanno prezzi fra 17 e 20 Eur, quindi è un prezzo nella norma. Certo, sarebbe bello ci fosse un abbassamento generale di questi prezzi. Fortunatamente, però, per ilprimo mese di lancio, quindi ancora per 2 settimane) il libro è a sconto (15%) in tutte le librerie, e lo sarà fino alla fine del mese. Dimenticavo: ovviamente in formato elettronico (e-book) il prezzo è ancora minore: 9.99 su Amazon (Kindle).

Buona lettura a tutti quanti. E segnatevi sul gruppo facebook dei lettori del libro, così ne potrete parlare con altri, confrontare le vostre esperienze, e… chissà, magari l’autore è in ascolto e “sfrutterà” qualche suggerimento per le prossime opere.

[Anteprima] Il passato è una bestia feroce (Massimo Polidoro)

BannerPassatoBestiaFeroceChi segue questo blog lo sa già: faccio parte di una squadra di 100 persone che Massimo Polidoro ha coinvolto nel lancio del suo thriller “Il passato è una bestia feroce”. E posso darvi, quindi, già qualche anticipazione. Ma non sulla trama 🙂 Partiamo da come ho conosciuto Massimo: è un divulgatore (esploratore dell’insolito, si definisce) ed ho letto molti dei suoi articoli e libri che raccontano l’insolito e di come questo, spesso, sia una costruzione umana. Non nega, Polidoro, l’esistenza di qualcosa di inspiegabile, ma vorrebbe che la non “spiegabilità” fosse dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio. Appassionato, forse per lavoro (o forse il lavoro è nato da questa passione), di illusionismo e magia (dovrebbe curare la prossima biografia di Houdini), si diletta anche in romanzi. Ho letto, fra gli altri, 1 | 2 | 3 | 4 sue storie per ragazzi, trovandole belle e avvincenti (il quarto, “Il tesoro di Leonardo“, l’ho anche regalato ad un adolescente questo Natale) e quindi mi ha entusiasmato molto provare a far parte di questa squadra. Le 100 persone che ne fanno parte, me incluso, sono state sorteggiate fra oltre 300: a tutti è stata fornita una copia del romanzo in anteprima (Uaz Uaz Uaz – risata alla Cattivik -, noi Sappiamo!!!), e ci siamo scambiati opinioni durante e a fine lettura. Probabilmente quasi tutti avremmo comprato il libro, e altrettanto probabilmente tutti ne saremmo rimasti entusiasti, perché (credo) tutti seguiamo in un modo o nell’altro Massimo. Ma, forse perché investiti di un compito “importante”, ci troviamo ad essere anche precisi e forse un filino puntigliosi, discutendo con l’autore dei minimi dettagli della trama e di mille piccole cose (povero Massimo, bombardato da 100 voci – ma, per quello che conosco, è un tipo paziente e che ascolta volentieri tutti). Veniamo ora ad alcune “sensazioni” di lettura. Ricordo che sono personali e soggettive, ma alcune sono condivise con i “colleghi” della squadra. Vi piacciono i thriller? Bene: questo è un buon thriller. Molti dei compagni di squadra ci trovano un buon pizzico di Stephen King. Io (purtroppo) ho letto poco di lui, e quindi mi limito a fare paragoni con altri scrittori che ho adorato: il Giorgio Faletti di “Io Uccido” e il Tom Clancy dei primi romanzi con Jack Ryan protagonista. Del primo ci vedo le atmosfere, quell’aurea leggermente noir, alcune tecniche narrative (anche se l’eroe di Polidoro è più solare dei protagonisti di Faletti). Di Clancy vedo la tensione narrativa, la scansione dei tempi, che ti fa quasi sentire il ticchettare dell’orologio al polso dei personaggi. Di entrambi ho ritrovato il coinvolgimento emotivo (empatia verso i protagonisti), la capacità di tessere trame non scontate e ricche di colpi di scena. Ma ho trovato anche una caratteristica maturata da Polidoro nel suo lavoro di divulgatore: la puntigliosa documentazione e la ricostruzione realistica della storia. Il susseguirsi dei fatti è una catena di eventi realistici: le cose potrebbero davvero andare così (e purtroppo alcuni casi di cronaca lo confermano). E sulle cose tecniche Massimo è pignolo e si è informato fra colleghi, amici, chimici, dottori, infermieri, agenti di pubblica sicurezza (ma sto rivelando già troppo). Certo, far incastrare alla perfezione tutti i pezzi di una storia come questa è difficile (un autore che – a mio parere – ci riesce benissimo è Marco Malvaldi, e chi mi segue sa che lo adoro) e qualche sbavatura è possibile, ma Massimo se la cava veramente bene. L’aspetto di “giallo” (l’intrigo, capire chi è il colpevole e come si sono svolti i fatti) è ben curato (fra gli autori che conosco solo Malvaldi batte Polidoro, per ora, in questo campo) e la trama fila liscia dall’inizio alla fine, tenendo il lettore attaccato al libro come pochi (bravi) autori sanno fare. Nelle prossime settimane vi racconterò qualcos’altro. Ma per la trama dovrete aspettare il primo di Marzo (o forse addirittura il due). Intanto un paio di buone notizie:

  1. L’editore ha fissato un prezzo di 17,00 Eur che, in alcune librerie (ad esempio Feltrinelli), nel mese di lancio, è scontato del 15%. Insomma, 15,22 Eur. Inizialmente si sperava in un prezzo ancora più basso (sotto i 15 Eur), ma non è stato possibile. Considerando che libri simili, con circa lo stesso numero di pagine – oltre 400 -, vanno solitamente dai 15 ai 20 Eur, il prezzo è comunque buono.
  2. Se vi iscrivete alla newsletter di Massimo, nel prossimo numero della stessa vi verrà fornito un link per scaricare una anteprima elettronica (le prime 40 pagine) del libro. Ma attenti: è talmente coinvolgente che se iniziate a leggerlo vorrete arrivare alla fine!

infine: se ancora non siete convinti, la “squadra di lancio” vi proporrà, prossimamente, nuovi convincenti argomenti per stimolare l’acquisto! Tranquilli, è solo una promessa, non una minaccia 🙂

L’uomo di Marte (Andy Weir)

Come successo altre volte, girovagando per siti che conosci, gestiti da gente di cui ti fidi, ti imbatti in una recensione di un libro… e la salivazione aumenta. No, non si tratta di un libro di cucina (di quello ne parlerò prossimamente), piuttosto certi generi letterari (fantascienza, thriller, giallo), così come certi autori (Calvino, Clancy, Dick, Malvaldi, Polidoro, solo per citarne alcuni in ordine puramente alfabetico), hanno lo stesso effetto dei campanelli che Pavlov suonava ai suoi cani per dimostrare i riflessi condizionati

Insomma, mi prendo l’ebook di cui sopra (per cercare di risparmiare un po’, sennò tutta questa “salivazione” rischia di disidratare il mio portafoglio) e me lo leggo in una settimana (ebbene sì, devo anche lavorare ed ho pure qualche accenno di vita sociale, cose che purtroppo mi distraggono dalla lettura 😉 ).

La cosa che mi ha colpito, quando ho letto la recensione, è che il romanzo tratta di una “avventura” fantascientifica ma tutta basata su condizioni realistiche. Per farla breve: quello che succede al protagonista del libro (Mark Watney), astronauta in missione su Marte, potrebbe accadere davvero. Sì, insomma, un astronauta preparato (come sono tutti) per una missione del genere potrebbe veramente sopravvivere, naufrago su un pianeta ostile, così come il protagonista racconta. Certo, essendo un romanzo, le situazioni sono tirate un po’ verso l’estremo e l’autore inanella, a seconda del caso, una serie di eventi fortuiti (o una serie di sfighe) per far proseguire la storia con più o meno tensione.

Ma andiamo per gradi: Mark fa parte di un equipaggio di sei astronauti che – dopo un viaggio interplanetario di svariati giorni – si stabiliscono su Marte per eseguire una serie di esperimenti volti alla colonizzazione del pianeta. Vari materiali spediti in precedenza con varie sonde garantiscono la loro sopravvivenza, così come un modulo di rientro è pronto (già da prima che loro arrivassero) per riportare la truppa sull’astronave e tornare verso Terra.

Succede un incidente a Mark: durante una tempesta (di sabbia, non le piogge torrenziali terresti, ovviamente) la cui forza va oltre i limiti di sicurezza previsti, lui e i suoi compagni si precipitano verso il modulo di rientro procedendo un po’ a tentoni. Mark viene colpito da una delle antenne radio, ferito e trascinato via. I compagni, credendolo morto (sensori biomedici della tua azzerati, corpo che non si trova, tuta sicuramente rotta, condizioni estreme… ) e obbligati a seguire le procedure di sicurezza (altrimenti sarebbero morti anche loro su quel pianeta) filano via.

Grazie ad un assurdo caso della fortuna, Mark rimane in vita ed inizia ad affidare la sua sopravvivenza al suo addestramento e i suoi esperimenti al “diario-libro” che noi leggiamo. Tutti gli astronauti selezionati per Marte hanno due lauree: la principale, relativa al loro ambito di studi, e la secondaria, di backup, per sostituire le competenze di un eventuale membro che non ce la facesse (backup). Per sua fortuna, quindi, il superstite ha competenze di botanica e di ingegneria. Sul pianeta rosso doveva proprio studiare la possibilità di coltivare piante, grazie ad un po’ di terreno portato direttamente dalla terra e una piccola riserva di acqua, introvabile in loco. Ha le competenze per “creare” del cibo (perché le scorte, prima o poi finiranno) e per riparare gli oggetti che potrebbero guastarsi. Ma ci sono due problemi di base: il primo è che la tempesta ha distrutto tutte le antenne radio, col risultato che Mark non può dialogare con Terra. Il secondo è che il viaggio per arrivare su Marte dura mesi (e l’unica astronave che potrebbe arrivarci è al momento usata dai compagni di Mark per tornare sulla Terra): prima della prossima missione marziana Mark (fra qualche anno) non ha nessuna possibilità di tornare indietro. A meno che… (e qui, se siete incuriositi, dovrete leggere il libro).

Vi risparmio tutte le parti tecniche, le varie spiegazioni che Mark affida al diario dove racconta come ha modificato i mezzi e gli strumenti per recuperare maggiore acqua o per creare del terreno coltivabile. Vi avviso anche che c’è un bel po’ di aritmetica: calcolo delle calorie, razionamenti del cibo, calcolo delle riserve di acqua necessarie per i mesi di permanenza… Tutto scientificamente coerente. O meglio: così mi dicono i vari recensori che mi hanno invogliato a comprare il libro (uno su tutti, Keplero).

Come lettura, forse, non è molto rilassante: parti tecniche (chimica di base e – come dicevo prima – matematica) e digressioni meccaniche lo rendono una lettura in certi momenti difficile a chi non è appassionato di questioni tecniche. Ma, dal lato suo, è anche un ottimo strumento per spiegare,a  chi è curioso, come vive un astronauta, come funzionano le missioni spaziali, e tutta la tecnica che ci sta dietro. Le spiegazioni, seppur dettagliate, alla fine non sono troppo complesse: Mark semplifica molto, pur mantenendo una coerenza scientifica, quando affida al diario i suoi racconti.

L’autore poteva dare al libro due tagli: il tecnico (come sopravvivere) o l’intimistico (la riflessione sulla vita, perché sopravvivere e perché continuare a sperare oltre ogni singolo evento contrario). Ha scelto il primo, lasciando al libro una certa leggerezza (se non si pensa ai dettagli tecnici). Va bene così, non poteva trattarli tutti e due allo stesso livello. Mark manca di un po’ di spessore psicologico, ma in un romanzo del genere è forse meglio così.

Pregi e difetti? Il pregio maggiore è che ti avvince: il lettore si trova a lottare con Mark e con la squadra terrestre che cercherà di salvarlo. E’ il messaggio che si trova nell’ultima pagina del libro: una specie di morale che Mark declama a sé stesso e a noi lettori. Un difetto? Ecco: la chiusura è un po’ banale. E in alcuni punti ho trovato un po’ di pesantezza (quando Mark parte per il viaggio “finale” è costretto a fare per giorni le stesse operazioni e questo spezza un po’ la tensione creata; si poteva forse trovare un espediente narrativo diverso…). Per il resto è molto avvincente, si fa leggere bene e ti coinvolge.

Un difetto “fisico” l’ho trovato nell’edizione elettronica (l’ho letto col software kindle di Amazon su un tablet Windows 8.1 RT): se in un capitolo ci sono passaggi diversi (si parla di Mark e poi si inizia a parlare della squadra di Terra) di solito si lascia un piccolo spazio fra i paragrafi per evidenziare lo stacco fra due episodi che, pur parte dello stesso racconto, riportano fatti diversi. Ecco, questo nel formato elettronico non succede, col risultato che il lettore pensa si stia parlando di una cosa ma il racconto si concentra su un’altra. In 5 o 6 punti mi sono accorto di questo cambiamento dopo 2 o 3 righe, costringendomi a ripetere la lettura (c’era qualcosa che non quadrava, ma prima di 2-3 righe non riuscivo ad identificare cosa).

Libro adatto, secondo me, a partire dai 16 anni (sono i troppi dettagli tecnici a farmi sconsigliare la lettura ai più piccoli) e che incoraggia l’esplorazione spaziale. Sono convinto che gli appassionati se lo leggono in una nottata… Il prezzo su Amazon: 4,99 eur in formato kindle; 8,49 eur cartaceo.

Buona lettura! E buon viaggio su Marte.

Ops, quasi dimenticavo: sembra che Ridley Scott stia lavorando ad un film basato su questo romanzo 🙂

La squadra di lancio de “Il passato è una bestia feroce”

BadgeOrgogliosissimo di esserci anche io!

Come avevo accennato in un precedente post in questo blog Massimo Polidoro stava cercando 100 persone per promuovere il libro con varie iniziative. Sono entrato a far parte della squadra e nei prossimi 26 giorni (da oggi all’uscita del libro) potrò fornirvi anticipazioni e notizie che via via mi verranno passate.

Se vi piacciono i thriller o se siete curiosi di conoscere quali trame abbia creato un divulgatore del calibro di Massimo, bé, restate connessi che vi aggiornerò quanto più spesso possibile. Ed eventualmente potete visitare la pagina ufficiale del thriller o, se volete saperne di più sull’autore, potete curiosare nel suo sito (c’è anche una newsletter a cui potete iscrivervi, oltre ad un elenco dei libri già pubblicati, tutti interessanti e alcuni commentati in questo blog).

A presto!

[Anteprima] Il passato è una bestia feroce

La copertina scelta per “Il passato è una bestia feroce” (Piemme), il primo thriller di Massimo Polidoro in libreria dal 3 marzo (clicca per ingrandire) – fonte: sito di Massimo Polidoro

C’è fermento in “casa” di Massimo Polidoro per il suo primo thriller che si intitolerà “Il passato è una bestia feroce”.

Grazie ad una consultazione on line, Polidoro, insieme all’editore, ha scelto la copertina. Direte: ma se il pubblico ancora non sa la trama del racconto, come hanno fanno i votanti a scegliere la copertina più adatta a rappresentarlo? Lo spiega Massimo: è stato scelto di proporre tre copertine e di far scegliere “a pelle” quella che i lettori gradivano di più. Fondamentalmente la più intrigante o misteriosa o affascinante (confesso che anche io, come molti a quanto sembra, ho scelto proprio questa copertina, che poi ha vinto),

E adesso Massimo sta cercando una squadra di 100 persone per aiutarlo in varie attività legate alla promozione del libro: vuoi farne parte? Iscriviti subito (vai alla notizia e troverai tutte le istruzioni) perché le adesioni chiudono stasera. Anzi: non andare (così ho io qualche infinitesima probabilità in più di farne parte). Sto scherzando 🙂 più saranno le persone che partecipano e meglio è.