Non guardare nell’abisso (Massimo Polidoro)

(dal sito dell’editore)

Finalmente! Arrivato, letto, recensito… Eh sì, nonostante sia in ritardo con altri libri letti di recente (ne ho 3 da recensire, finiti prima di questo) non ho saputo resistere alla tentazione di iniziare questo secondo thriller di Polidoro appena mi è arrivato. E non ho saputo staccarmi da esso finché, purtroppo, non l’ho finito (chi si preoccupa per me stia tranquillo: qualche minuto per dormire me lo son riservato).

Davvero, vi chiederete, riesce un romanzo ad attanagliarti così intensamente, tanto che provi ansia, ti tremano le mani, senti freddo o ti senti soffocare se non leggi subito un’altra pagina? Bè, no, non è una droga. Ma alcuni autori ed alcuni romanzi davvero ti mettono la “sete” di sapere come va a finire. Sì, lo so, ci sono dei “trucchi” per garantire ciò (lasciare a fondo capitolo un evento in sospeso, il protagonista in una situazione in bilico…), ma i trucchi funzionano solo se la storia è valida e l’autore sa raccontarla bene. Questa ansia da finale mi è capitata – oltre che con le avventure di Bruno Jordan – altre volte e con altri autori: con i (primi) thriller di Tom Clancy (soprattutto quelli pubblicati, in Italia, prima del 2000), con “Io Uccido” di Faletti, e anche con Dan Brown (non amo le sue storie ma riconosco che è bravo nel tenere alta la tensione). E spero mi capiterà di nuovo in futuro.

Ma andiamo alla storia: Bruno Jordan, giornalista della rivista di cronaca nera “Krimen”, è chiamato a ritrovare la nipote di un senatore della Repubblica in odore di Presidenza. L’anziano politico ha avuto una figlia che – per vari motivi – ha aderito alle Brigate Rosse ed è morta. Ma in pochissimi sanno che pochi mesi prima di morire aveva dato al mondo una figlia, Lara, che ora – appunto – il senatore vuol ritrovare.

Storia semplice fin qui (e infatti in meno di mezzo romanzo Bruno riesce nell’intento). Ma qualcosa non quadra e il giornalista se ne accorge presto: suo padre viene rapito, lui e la sua capa ricevono continue minacce, viene incolpato di un delitto che non ha commesso… Cosa si nasconde dietro alla ricerca di Lara? E chi sta minacciando Jordan per farlo desistere dal trovare la ragazza? Che fine ha fatto il padre di Bruno? Perché Lara è così fuggevole e enigmatica? E quali fini reali si nascondono dietro le richieste del senatore? Ma soprattutto, cosa c’entrano con la storia i quattro loschi figuri che si stanno armando? A tutte queste domande c’è un’unica risposta, ed è contenuta nel libro! Mi dispiace, niente spoiler (uhm… forse forse qualcosina mi sfuggirà) nel seguito di questo post.

Il personaggio di Bruno, con alcuni dei co-protagonisti, è nato nel precedente thriller di Polidoro (“Il passato è una bestia feroce“), ma vi rassicuro subito: questo romanzo si legge bene senza saper niente delle vicende precedenti. Ci sono, certo, riferimenti al primo “capitolo”, dove i lettori hanno conosciuto il giornalista, la redazione di Krimen e la vicenda di cui è stato protagonista. Ma le cose principali vengono spiegate anche in questo libro senza lasciare nulla di “scontato”.

Rispetto al precedente, questo romanzo ha sicuramente una struttura più complessa, con diverse vicende che si intrecciano e sembrano combinarsi. Di conseguenza il numero dei personaggi è aumentato ma senza creare confusione. Anche se sembra tutto collegato, alla fine le varie matasse si dipaneranno. D’altronde Polidoro, da divulgatore scientifico e indagatore del mistero, sa bene come fare chiarezza nelle cose, e questa qualità la mette anche nel romanzo. Tutto fila: alla fine ogni cosa viene incasellata e i vari pezzi compongono un puzzle preciso e chiaro. E, come i bravi maestri, Massimo include, nel finale, un elemento che promette una nuova avventura di Bruno Jordan (a proposito di trucchi che attanagliano).

Un altra nota che lo distingue dal precedente romanzo è la “storicità” in cui è calato. Il precedente romanzo aveva, sì, un contesto storico (si parte dai mondiali dell’82) a cui si appoggiava la vicenda. Questo romanzo, invece, fa nascere negli anni della strategia dei terrore gli elementi che poi daranno vita alle vicende attuali. Non posso definirlo un romanzo storico (dove si racconta un fatto storico reale, con personaggi realmente esistiti, inserendo alcuni elementi inventati) ma in parte ci si avvicina: l’autore ha incasellato in un contesto ben preciso (e documentato – a  fine libro c’è la bibliografica completa usata per ricostruire quegli anni) l’inizio della storia che si conclude ai giorni nostri. Nessuno dei personaggi principali, però, è reale.

Concludo con una mia personalissima considerazione su Bruno Jordan, il protagonista. Sicuramente intelligente, onesto, più attaccato alla verità che al denaro (e lo capiamo bene in questo romanzo). Ma – devo capire ancora quanto – ingenuo. Che le cose non quadravano si capisce dall’inizio, eppure il giornalista si lascia trascinare avanti dall’avventura confidando di riuscire a sistemare le cose al momento giusto. Non è uno stupido, capisce quando le cose si stanno mettendo male, ma non si preoccupa di prepararsi vie di fuga. Per inciso: che il senatore avesse un comportamento ambiguo lo si vede da subito. Che anche la nipote avesse qualche lato oscuro lo si capisce altrettanto velocemente. Eppure Bruno si lascia irretire nei loro discorsi (o dai loro occhi meravigliosi) nonostante senta la puzza di bruciato. Insomma, è come se si ritrovasse più volte a dire “lo sapevo che non dovevo fare così”, ma senza imparare mai la lezione. Certo, il comportamento di Jordan permette al romanzo di scorrere veloce, ma a volte il lettore – che empatizza decisamente con Bruno – vorrebbe urlargli: “attento, non vedi che è una trappola”?

In conclusione: è decisamente un libro da portarsi sotto l’ombrellone. Dispiace solo per il prezzo, che mi aspettavo leggermente più basso (15 Eur invece dei 18,50 di copertina). So che per il lancio c’è stato uno sconto promozionale. E so che nelle varie catene (Amazon in primis) si può contare su uno sconto medio del 15%. Purtroppo anche 3 Eur – per uno come me accanito lettore – pesano. Certo, potrei prendere l’ebook, che costa meno. Ma non potrei prestarlo agli amici 🙂

Finisco dicendo che nei ringraziamenti finali Massimo cita i 100 volontari che lo hanno aiutato nel lancio del primo libro (la “squadra di lancio” di cui ho parlato anche io). Sì, ci sono anche io: come vi raccontavo ho partecipato a tale squadra ed è stata una bella esperienza (io personalmente ho fatto ben poco, ma ho conosciuto persone veramente in gamba). Non ho potuto partecipare alla squadra di lancio per questo secondo libro, ma – chissà – forse per il terzo riuscirò ad esser più libero e a collaborare nuovamente…

Buona lettura 🙂

[Anteprima] Non guardare nell’abisso

(dal sito dell’autore)

Comprato! Uscito oggi in tutte le librerie, il nuovo thriller di Massimo Polidoro (ecco le prime 30 pagine) è già in cammino verso la mia libreria (dove finirà, ovviamente, dopo approfondita lettura).

Per lanciare il libro Massimo si è impegnato su due fronti: il primo è la creazione della “squadra di lancio”, che ha già letto il libro ed ha facoltà (e libertà) di commentarlo sui social (su twitter ho visto passare molte rielaborazioni di immagini / scende di film / vignette che fanno pubblicità al libro). Il secondo fronte è un “kit” di regali formato da alcuni suoi scritti e, soprattutto, dalla possibilità (per un numero ristretto di persone) di incontrarlo e partecipare a due suoi workshop all’inizio di settembre.

Per partecipare a questo “concorso” è necessario comprare il libro entro il 26 giugno ed indicare i dati di acquisto sul suo sito (a questa pagina). I materiali sono disponibili per tutti (libri e dispense, immagino in forma elettronica), mentre la partecipazione ai suoi workshop è riservata ad un numero ristretto di persone (ah, dimenticavo, c’è anche la possibilità di cenare con Massimo). Non ho capito, però, quanto è ristretto il numero di persone. Comunque, io c’ho provato: il libro, tanto, lo avrei comprato, quindi tanto vale riceve qualche extra e la possibilità di incontrare uno dei miei autori (e divulgatori) preferiti.

Insomma, trovate tutte le info in questa pagina. Visto il precedente capitolo della saga di Bruno Jordan (Il passato è una bestia feroce), penso che il libro meriti la lettura. Sentendo qualche commento sembra che questo secondo romanzo sia ancora meglio del primo: vi racconterò le mie impressioni fra qualche settimana…

Buona lettura!

P.s. io ora mi immergo nella lettura delle prime trenta pagine. Perché non lo fate anche voi?

[Anteprima] Non guardare nell’abisso (Massimo Polidoro)

Ci siamo quasi: fra un mesetto circa uscirà il nuovo thriller di Massimo Polidoro, secondo capitolo delle avventure di Bruno Jordan, giornalista di cronaca nera che, nel precedente libro (“Il passato è una bestia feroce“), riuscì a salvare una sua vecchia amica da un pazzo (ehm, ok, ho semplificato troppo: vi assicuro che la storia è veramente avvincente).

(dal sito di Massimo Polidoro)

Anche in questa occasione Massimo sta reclutando una squadra (come quella per il precedente romanzo) che possa aiutarlo nel lancio del libro. Il più grosso regalo che viene fatto alla squadra è quello di ottenere in anticipo il testo (la volta scorsa in forma digitale, quest’anno non so come verrà consegnato) e poterlo leggere prima di tutti per poterne poi parlare quando sarà in libreria. E poi ci sono stati un po’ di “regali” da parte di Massimo 🙂

Nella precedente occasione anche io facevo parte della squadra, ed è stato davvero emozionante trovarsi in mezzo a gente creativa e attiva, con tante idee e proposte. Se volete provare questa esperienza andare su questa pagina e cliccate su “Voglio entrare nella squadra!“. Ma attenzione: i posti sono limitati! Le iscrizioni si chiuderanno alla mezzanotte del 24 maggio.

Buona lettura!

Alicia Giménez Bartlett vs Camilla Läckberg

Agosto, si sa, è mese di letture da “ombrellone”. In questa generica definizione rientra, per convenzione, il genere giallo che pure può avere una sua altissima dignità. Avendo a disposizione più tempo del solito, mi sono data alla lettura di questo intrigante genere letterario, ma dei 5 titoli letti, voglio prendere in considerazione quelli che per me sono stati i due estremi: la Giménez Bartlett (voto 8) e la Läckberg (un 4 scarso, ma proprio scarso). Questa non vuole essere soltanto una recensione comparativa tra i due libri letti (Giorno da cani per la prima e La sirena per la seconda), ma anche una considerazione su quanto potente sia il business che sta dietro a certi scrittori, e quanto questo influenzi i gusti dei lettori. Niente di nuovo sotto il sole del resto, per restare in tema di ombrelloni.

Chiaramente si tratta di due libri, due autrici, due nazionalità e due età completamente diverse, quindi una comparazione pura e semplice fra le due potrebbe apparire un po’ forzata. Ma la professione è la stessa per entrambe (scrittrici di gialli appunto), e la differenza del risultato finale è considerevole.

Inizio dalla più giovane, la svedese campionessa di incassi, autrice di best seller tradotti in tutte le lingue che garantiscano altre mietiture di consensi e quindi di soldini. E’ una delle star della “scuola scandinava” dei romanzi polizieschi. Leggo che è stata tradotta in 55 paesi e che ha venduto più di 15 milioni di copie (quindici milioni!!); ha poco più di quarant’anni, scrive (e pubblica) da che ne aveva meno di trenta, partecipa a talk show,  rilascia interviste, appare nelle fotografie di quarta di copertina, molto truccata, molto in posa con tanto di capelli mossi dal ventilatore all’uopo sistemato.

La scrittrice spagnola (definita “la Camilleri spagnola”) ha 64 anni, un passato di docente di letteratura spagnola all’università di Barcellona, è autrice di saggi, di romanzi storici e della saga dell’ispettrice Petra Delicado, la cui prima apparizione sulle scene è di quasi venti anni fa. In ogni foto su internet compare con un assurdo caschetto di capelli e tutte le sue rughe in bella mostra, parla con scioltezza di letteratura, politica e femminismo, ha vinto numerosissimi e prestigiosi premi nazionali e internazionali ed è stata tradotta in 15 lingue (ignoro con quante copie vendute).

Si vede che parteggio per la seconda? Be’ sì, immagino, ma penso che nessun lettore che abbia affrontato entrambe le scrittrici possa non riconoscere (al di là del gusto personale che può portarlo a preferire l’una all’altra),  il diverso peso del percorso professionale intrapreso, della carriera fatta, degli studi acquisiti. E il tutto si riflette inevitabilmente sul risultato finale.

(dal sito dell’editore)

La sirena è il penultimo titolo della saga (e unica vena d’ispirazione) della Läckberg (esce in lingua originale nel 2008, nel 2014 in Italia), e ha come protagonisti un poliziotto e una scrittrice, che poi diventano marito e moglie (in questo romanzo lei affronta già una seconda gravidanza). Ma tutti i personaggi sono comparse da Mulino Bianco: bellissimi, innamoratissimi, stucchevolissimi (si chiamano “amore” e “tesoro” con una frequenza imbarazzante), circondati da bambini, giocattoli, biberon, pannolini, tanto che a tratti sembra un trattato di puericultura e ostetricia e la trama noir diventa lo sfondo di quadretti di vita familiare. D’altronde i libri si vendono anche a peso e tutta questa ridondanza di smancerie fra coniugi e bizze di pargoli fa lievitare le pagine. Lo stile è standardizzato, nessun volo poetico, nessuna personalizzazione. A metà libro si è già capito come va a finire. Ma lo scadimento definitivo si ha nell’ultima pagina del romanzo: come nei vecchi telefilm appariva sul più bello la scritta “to be continued”, così il finale resta letteralmente in sospeso sul più bello, con l’intenzione smaccatamente venale di obbligarti a comprare il romanzo successivo (cosa che di certo io non farò). Va bene la saga, ma questa non è più letteratura, è un business spudorato, una nuova versione del romanzo d’appendice.

(dal sito dell’editore)

Giorno da cani invece è il secondo titolo della saga di Petra Delicado (esce in Spagna nel 1997, nel 2000 in Italia), ma anche 20 anni fa il personaggio della poliziotta era già perfettamente delineato, senza cedimenti romantici, senza sbavature: una donna determinata, volitiva, a tratti mascolina nella professione e nella vita privata. Il racconto è ironico, spigliato, la sceneggiatura tiene dall’inizio alla fine, perché l’importante non è la destinazione del viaggio (la chiusura del caso), ma il viaggio stesso (la narrazione). Non dico che Petra Delicado sia più “probabile” come personaggio della figura femminile (Erica Falck) della saga della Läckberg, ma sicuramente è più credibile, più reale. Certamente più simpatico: più sesso e meno sdolcinatezze.

Insomma a mio avviso la Läckberg, cavalca l’onda del “giallo nordico” iniziato da altri più quotati (meglio, e di parecchio, ad esempio Jo Nesbø e anche il tanto ultimamente citato Stieg Larsson), e proprio per questo riesce ad avere un successo di vendite altrimenti poco giustificabile (a meno di non volerci lanciare in dietrologie sociologiche per cui si legge quel che è facile e leggero da leggere). Certo ha dietro di sé un apparato di merchandising di tutto rispetto, che è proprio quello che (a me) fa storcere ancora di più il naso. Siamo tutti inevitabilmente influenzati da quello che il mero business suggerisce a case editrici, compagnie di cineproduzione, televisioni e riviste (e difatti anche io ho comprato La sirena), ma voglio comunque arrogarmi il diritto di poter confrontare, scegliere ed eventualmente cestinare sulla base della mia personalissima sensibilità, tanto più urtata quanto più il fenomeno risulta artificialmente convertito in “caso letterario” (e di esempi ce n’è a bizzeffe, tutti pubblicati da prestigiose editrici, ma anche qui in questo caso specifico gli editori fanno la differenza). Quanto alla Giménez Bartlett, credo che ormai, almeno qui in Italia (come in Spagna) il nome parli da solo. Può non piacere, o lasciare indifferenti, ma non le si può negare la maestria, la fantasia, lo stile, la tecnica.

Lunga vita al thriller, ma che sia d’autore di qualità.

C. Läckberg, La sirena, Venezia, Marsilio, 2014, ISBN 9788831717953
brossura, € 18,50

A. Giménez Bartlett, Giorno da cani, Palermo, Sellerio, 2000, ISBN 9788838916120
brossura, € 9,75

 

Mr. Mercedes (Stephen King)

(dal sito dell’editore)

Anche se riconosco il suo talento, non sono un grande appassionato di Stephen King: ho letto – tanti anni fa – “La metà oscura” e, nonostante sia rimasto attanagliato alle pagine fino alla fine, non sono diventato un divoratore accanito dei suoi romanzi. Immagino sia perché preferisco i gialli puri, dove non c’è qualcosa che, subdolamente, si muove sotto la vita dei protagonisti (“La metà oscura” è più un horror che un thriller).

Però, quando un’amica mi ha parlato di questo romanzo, mi son detto che avrei potuto provare a leggerlo. Si tratta di un thriller, puro, adrenalinico, di quelli che, inizialmente, sembrano partire piano (ma non stanno che scaldando il motore) e poi ti trascinano nella lettura fino a notte fonda, fino a che non lo hai finito o, alla peggio, non ne esci stremato con le borse sotto gli occhi.

La trama è semplice: un pazzoide, che poco tempo prima aveva ucciso un piccolo gruppo di disoccupati, in coda per cercare lavoro, investendoli con una Mercedes (da qui il nome) vuol giocare al gatto e al topo col detective che ha seguito il caso e, purtroppo, è andato in pensione senza beccarlo. Il poliziotto, in depressione dal momento di inizio della pensione, trova un motivo di vita e riprendere ad indagare avvalendosi di un paio di amici esterni e di qualche ex collega in dipartimento.

Una delle caratteristiche di King (mi hanno sempre detto) è la psicologia nel racconto: c’è una lotta psicologica, a suon di messaggi, fra il poliziotto e il pazzoide: il primo cerca di far venire allo scoperto il secondo, il quale, invece, cercava di spingere il primo al suicidio (come aveva già fatto con la persona a cui aveva rubato la Mercedes). Il pazzoide si arrabbia (come voleva il poliziotto, per costringerlo a venire allo scoperto) e le cose prendono una piega… distruttiva.

Uno dei motivi dominanti in questo romanzo è la causalità legata al senso di colpa: è successo questo perché hai fatto quello; non sarebbe mai successo quest’altro se tu non avessi fatto in quel modo… Il pazzoide accusa il mondo (e poi più specificatamente il poliziotto) delle sue sfighe, della vita mediocre che si ritrova a fare nonostante una mente brillante, di tutto ciò che gli succede, anche quando sono le sue stesse azioni che, prendendo pieghe impreviste, si ritorcono contro di lui. Ma anche il poliziotto ci mette del suo convincendosi che ha anche lui una parte di colpa nella morte di alcune persone legate all’indagine. E tutto si ripercuote in un “se faccio così allora succederà cosà ma ci saranno queste conseguenze…”. una scelta continua, sembra,fra cosa è giusto, cosa è sbagliato, cosa è meglio fare e cosa non fare, con errori da entrambe le parti.

Altra caratteristica – mi raccontano – di King è la profondità dei personaggi. In realtà in questo caso sappiamo tutto del pazzoide, del perché è arrivato a pensare in un certo modo, della sua infanzia e adolescenza, delle sue turbe. Piano piano tutto si svela agli occhi del lettore. In parte molto minore succede con il poliziotto, del quale sappiamo i pensieri attuali, sappiamo le sue passioni e le sue paranoie, conosciamo la persona come è adesso ma non sappiamo niente del suo passato. Mi sembra di capire che a King piaccia indagare in questi aspetti dell’animo umano, nelle pieghe di quella che potrebbe esser follia, scavare fino in fondo e, anche stavolta, evidenziare le cause scatenanti della pazzia. Una lucida pazzia, nel caso del protagonista.

Librone da quasi 500 pagine, io sono arrivato a metà un po’ barcollando: mi piaceva, sì, ma non mi attirava fino in fondo. Ma solo perché le prime 200 pagine sono “quasi” preparatorie di cosa avverrà dopo. L’azione si intensifica, la tensione sale, e le ultime 300 pagine le ho lette sempre più tutte d’un fiato (o quasi: non ce la faccio più a vegliare fino alle 4 di notte per finire di leggere una storia). Però, veramente, mi ha preso. E finalmente son contento del finale: un botto degno della tensione creata, per aggiungere – dopo – solo poche pagine dove si spiega quello che ancora manca (ma è veramente poco) e – bravo anche in questo, King – lasciare una porta aperta… forse per un seguito? Chissà…

Escluso poche eccezioni, negli ultimi anni ho letto thriller che, al momento clou, si rivelavano petardi invece che fuochi d’artificio. Insomma, dicevi “tutto qui?” Questa (sempre per quanto mi dicono altri – io non ho esperienza in merito) è la vera maestria di King: arrivare ad un finale che, nella sua semplicità, ti lascia col fiato sospeso per qualche pagina, per farti poi tirare un sospiro di sollievo poco dopo. Chissà che non torni a spulciare il catalogo delle opere di King…

Intanto posso dirvi che è un libro che merita la lettura, un po’ truce in alcuni punti (ma serve per inquadrare la psicologia del personaggio in quel momento). Sul prezzo (19.90 Eur di copertina) sapete come la penso: avrei preferito 15-16 Eur. Se non avessi usato un buono sconto che avevo, non so se l’avrei comprato. Ma, purtroppo, si sa: i prezzi son quelli…

Buona lettura!