Se una notte d’inverno un viaggiatore (Italo Calvino)

Un romanzo fatto di romanzi in cui la protagonista principale è la “lettura”

Via via che scopro Calvino rimango stupito: riesce ad avere una genialità creativa non indifferente. Questo romanzo, ad esempio, è un “esperimento” (mi viene da chiamarlo così anche se la parola non rende completamente l’idea): 10 incipit di romanzo, ognuno diverso dall’altro come tipo di romanzo, legati fra loro dalle vicende di un lettore e di una lettrice.

La struttura è semplice: un lettore vuol leggere l’ultimo romanzo di Calvino, ma – poco dopo comprato – si accorge che c’è stato un errore di impaginazione e che il romanzo appena iniziato si interrompe dopo poche pagine. Torna alla libreria, chiede la sostituzione, ma si ritrova con in mano un nuovo romanzo che, malauguratamente, anche quello si interrompe. Ma, alla libreria, ha fatto conoscenza con una lettrice (Ludmilla) con cui spera di allacciare un qualche rapporto. E l’interruzione del secondo libro gli da occasione di chiamarla ed incontrarsi con lei per decidere cosa fare…

Si scatena, in pratica, una caccia al tesoro dove, ogni volta che il lettore crede di aver trovato il seguito di uno dei romanzi precedentemente interrotti, comincia invece un nuovo romanzo che si interrompe, per varie vicissitudini, poco dopo l’inizio. Ma iniziano, per il lettore, anche una serie di avventure e di intrecci con Ludmilla, sua sorella, un ex amico di Ludmilla a capo di una organizzazione che vorrebbe falsificare tutti i romanzi, fino ad includere servizi segreti di Paesi in via di sviluppo.

Del “lettore” non è dato sapere il nome: siamo ognuno di noi che ci accingiamo a leggere “uno dei possibili romanzi” (per dirla alla Calvino). Lettori nella media, ci facciamo delle idee, ragioniamo con la nostra testa, ma non siamo la “sublimazione” della lettura come è Ludmilla, esaltata appunto come la perfezione dell’atto di leggere: il lettore che ogni scrittore desidera, la persona che riesce a trovare un mondo nel romanzo che legge.

I 10 incipit, tutti scritti nello stile di Calvino, pieni ma leggeri, completi ma non traboccanti, riguardano 10 tematiche diverse: dalla ricerca della pienezza nelle sensazioni, al romanzo politico-storico, a quello logico-geometrico, a quello apocalittico. Insomma, una escursione in 10 mondi, collegati l’uno all’altro da una escalation di ricerca personale: nell’introduzione a questa edizione Calvino fa uno schema in cui spiega benissimo questa cosa (pag XV – edizioni oscar Mondadori – ISBN 978-88-04-48200-0). Mi riesce difficile, però, riportarla qui…

Che dire del libro? Che mi ha lasciato piacevolmente spiazzato. Mi sono perso, in alcuni momenti, nei racconti, nella storia del lettore, nei complotti dei Paesi visitati dal lettore e dell’antico spasimante di Ludmilla. Può un uomo (appunto l’ex spasimante della lettrice) arrivare a congegnare complotti internazionali per rendere “falsa”, apocrifa, tutta la letteratura solo perché la sua donna trova nei libri una parte del vero del mondo?

Ovviamente è un romanzo e tutti questi complotti sono fantasia, ma sono anche metafora di ciò che i lettori ricercano nel libro o di ciò che non vorrebbero. Il rapporto lettore-lettrice è una metafora del rapporto lettore-libro. E nel rapporto fra il mistificatore e la lettrice penso Calvino voglia indicare la strumentalizzazione della letteratura, lo spremere fino all’osso l’autore di successo per fargli stillare ogni singola goccia di inchiostro e farci soldi, col risultato che l’autore perde la sua creatività e si limita a riciclare personaggi già visti o scritti, situazioni già incontrate. Ci vedo – fra i miei autori preferiti – il Tom Clancy che è diventato solo un richiamo quando i suoi romanzi sono scritti non da lui ma da altri.

Non mi ritengo né un esperto di Calvino né un fine conoscitore della sua letteratura (né della letteratura in genere), ma mi sembra che in questo romanzo metta – molto più che in altri – qualcosa di personale. Le riflessioni fra lettore e lettrice, fra altri personaggi ed il lettore, il diario di Silas Flannery (uno degli autori di uno dei libri degli incipit – autori tutti inventati da Calvino) sono, secondo me, riflessioni dell’autore sul mondo della letteratura, sul come diventa difficile scrivere, sul significato della creazione di un romanzo, di un mondo nuovo che è frammento dell’esistente ma non ne fa parte, che è fuori dal tempo anche se può usare lo stesso tempo di questo mondo. E del lettore che in quel mondo vive una esperienza tutta sua, che può essere estraneazione dal mondo vero ma anche esaltazione, che può esser portato fuori di sé durante la lettura, ma può anche giungere ad una introspezione.

E’ particolare questo “romanzo di romanzi spezzati”. Non è “le mille e una notte” (dove comunque le storie hanno un termine), né il “manoscritto ritrovato a Saragozza” di Potocki, dove in ogni storia se ne comincia un altra, e poi un’altra ancora, ma alla fine tutte si concludono, né altri romanzi fatti di storie. Questa è una storia in cui i 10 racconti sono mezzi per raccontare una storia, non storie a sé stanti. La storia vera è quella fra lettore e lettrice e i 10 incipit sono l’intermezzo e la scusa per portare avanti la loro storia e la storia fra lettore/lettrice e libro.

Il mio consiglio è di non portarsi il libro sotto l’ombrellone: in certi momenti è un po’ pesuccio. Scorre sempre bene ma non è “leggero” come uno dei romanzi della trilogia degli antenati. Ma non è pesante neppure come la giornata di uno scrutatore. Anzi, ci sono alcuni passaggi abbastanza ilari…

Sinceramente è un libro che richiede un minimo di impegno, leggerlo alla leggera rischia di annoiare il lettore o di perdere buona parte delle riflessioni. Però – per chi ama i libri – è un bel romanzo che, come detto sopra, parla della lettura e della passione per i romanzi e della passione dell’autore per la scrittura.

Vi auguro buona lettura e buon ferragosto.