7-7-2007 (Antonio Manzini)

(dal sito Sellerio)

(dal sito Sellerio)

Una data quasi magica, con questo rincorrersi di “7”, è quella che ha cambiato drasticamente la vita a Rocco Schiavone: finalmente viene concesso a tutti i lettori di sapere cosa è accaduto.

Per quei pochi che non sanno chi è Schiavone: vice questore di Polizia nella Capitale, non molto amante delle regole, combina qualche casotto (ne “La pista nera” accenna ad aver picchiato a sangue un pedofilo) e viene trasferito ad Aosta. Ma prima di andare ad Aosta lo si conosce all’opera a Roma: in una estate calda e afosa risolve alcuni delitti col suo innato fiuto. Con un aria sempre triste, da cane bastonato, mal supporta le autorità e le regole imposte, ha un senso di giustizia tutto suo (nei fondamenti molto vicino alla “Giustizia”, ma con interpretazioni personali sugli aspetti “secondari”), è irriverente, ed ha tre amici delinquenti con cui è cresciuto e che a volte lo aiutano a risolvere i casi ancor meglio dei suoi agenti (sia perché alcuni agenti non sono propriamente svegli, sia perché i 4 amici, insieme, scavalcano qualche “regola” che Rocco – col suo lavoro – dovrebbe rispettare). Se volete saperne di più c’è sempre Wikipedia 🙂

Ma concentriamoci su un aspetto di Rocco: l’aria sempre triste, da cane bastonato, anche quando è in compagnia degli amici. Una volta era felice, prima di quella fatidica data: era riuscito a far pace con sua moglie Marina, donna bellissima e intelligente, restauratrice di opere d’arte (Rocco è appassionato di arte, ma non so se lo è diventato dopo aver conosciuto Marina o lo era già prima). Ma è successo qualcosa che gliel’ha portata via.

Ora, chi legge i romanzi di Manzini sa che Marina – da allora in poi – è un fantasma che accompagna Rocco nei momenti in cui si trova a casa da solo: è la sua coscienza, è lo stimolo che lo punzecchia ad andare avanti, è la compagnia nel momento di solitudine. Nel proseguo di questo post vedremo come e perché Marina è morta, e cosa è successo dopo. Se non volete saperlo, se volete gustavi il libro, chiudete qui!

 

(righe vuote per chi è indeciso se proseguire o fermarsi…)

 

Ok, volete continuare… ricordate cosa è successo ad Aosta un paio di romanzi fa (in “Non è stagione“)?  Rocco ospita una amica, la moglie di uno dei suoi tre compagni di una vita. C’è stata una piccola crisi fra loro e Rocco decide di aiutarla ospitandola per qualche giorno. Ma un bastardo delinquente, che ha un conto in sospeso (non si sa per cosa) con Rocco, entra in casa sua e spara alla figura stesa a letto, inconsapevole fosse l’amica e non il vice questore stesso.

Questo assassinio pesa sulle spalle di Rocco-persona, perché era veramente affezionato all’amica, ma pesa anche sulle spalle di Rocco-vice questore, perché gli scatena contro la stampa e, in parte, l’opinione pubblica. I suoi superiori, allora, lo costringono a raccontare la verità. Chiuso in una stanza con loro, Rocco sputa fuori quasi tutto ciò che successe nella fatidica estate romana del 2007. E il suo racconto è racchiuso in questo libro.

Come dicevamo prima, in quell’estate Marina aveva scoperto un lato poco nobile di Rocco. Non tornavano i conti (nel senso letterario della parola, dato che erano conti bancari): c’erano troppi soldi per lo stipendio da vice questore. E anche la scusa della vecchia tipografia del padre (che Rocco tirava in ballo – si intuisce – ogni volta che doveva giustificare qualche soldo in più in tasca) non reggeva più. Rocco alla fine concede la verità a Marina: è il suo senso di giustizia che lo porta a considerare rubare a casa dei ladri come una punizione per loro: in fondo quello che hanno non lo hanno meritato e lo hanno guadagnato con la disonestà. E allora toglierlo a loro è ri-bilanciare, almeno in parte, la giustizia. Non si tratta di grosse cose: appropriazione di alcuni beni che dovevano esser confiscati, furti “mirati” verso delinquenti che non poteva perseguire legalmente… E ogni tanto qualche busta di marijuana che spariva (perché si sa che a Rocco uno spinello, la mattina, aiuta meglio a sopportare il mondo e le sue rotture di coglioni). Giustamente Marina non sopportava queste cose, per due motivi fondamentali: perché credeva nella Giustizia a soprattutto perché voleva un uomo trasparente, che non le mentisse.

Insomma, fatto sta che Rocco viene abbandonato dalla moglie, e ci sta da cani. Nel frattempo – in due momenti diversi – vengono trovati i corpi di due ragazzi, compagni di classe, uccisi in modo abbastanza barbaro. Non vi racconto i vari piccoli dettagli che permettono a Rocco di individuare una pista. Uno dei ragazzi voleva fare il giornalista: forse per “catturare” il suo primo scoop si impelaga in un giro di spaccio di droga, insieme all’amico, riuscendo a raccogliere alcune informazioni ma “fregando” uno dei boss, il quale decreta la loro morte.

Il vaso di Pandora che Rocco va a scoperchiare, per cercare di risolvere il duplice omicidio, vede coinvolta una parte della mala laziale, in combutta con criminali africani. Le informazioni raccolte dal primo ragazzo, un semplice codice di tracciamento di una spedizione marittima, permettono al vice questore di  intercettare un grosso carico di droga in arrivo al porto di Ostia, con conseguente cattura di parte della banda. Ma qualcuno riesce a scappare e decide di farla pagare a Schiavone.

Il quale, intanto, era andato a trovare Marina ed aveva provato a chiarire le cose. No, nessun finale del tipo “e vissero felici e contenti”: Marina ha ancora qualche dubbio e chiede a Rocco un grande sforzo per cambiare. Niente è dimenticato, ma c’è una nuova possibilità e Schiavone, che ama immensamente Marina, è pronto a fare di tutto perché questa si trasformi in realtà.

Ma purtroppo, in quel giorno d’estate, un sicario che vuol uccidere Rocco colpisce Marina, togliendole la vita. Erano andati insieme a prendere un gelato e mentre salivano in auto Schiavone si è accorto della macchina che stava arrivando, e si è abbassato, d’istinto, nel momento stesso in cui una raffica di proiettili stava partendo dall’arma dell’omicida. Ed i proiettili, mancando Rocco, hanno raggiunto Marina.

Chi sia stato Rocco lo sa benissimo, ma più che affidarsi ai suoi colleghi della questura preferisce chiedere l’aiuto degli amici di sempre (che, fra l’altro, l’avevano aiutato a risolvere il caso e quindi conoscevano già i personaggi coinvolti). La versione ufficiale che Schiavone racconta ai superiori di Aosta è che l’omicida è fuggito lontano, forse da dove importava la droga, e probabilmente lì è morto. Ma i suoi amici sanno, ed  anche noi lettori sappiamo, ormai, che la realtà è un’altra. Ed è legata al bastardo delinquente che, cercando di uccidere Rocco ad Aosta, ammazza la sua amica. E’ proprio il caso di parafrasare un vecchio detto e dire “vendetta chiama vendetta”. Proprio per questo Rocco, il giorno dopo la lunga seduta coi superiori, si reca a Roma: qualcuno ha intravisto il bastardo delinquente da qualche parte, e i 4 amici sono intenzionati a catturarlo. Ma non si trova, qualcuno lo ha avvisato e lui è scappato. E’ finito il romanzo, ma i giochi sono ancora completamente aperti. Vedo già l’autore scrivere un altro romanzo dove la vicenda torna nuovamente fuori.

Al di là della qualità di scrittura di Manzini, che ho apprezzato sia nei racconti “in giallo” di Sellerio, sia nei romanzi, ci sono due motivi fondamentali perché mi è piaciuto questo romanzo. Ed anche una cosa che mi ha lasciato più perplesso…

Mi è piaciuto perché finalmente si conosce per bene la storia di Rocco e Marina. Lei, da quando ho iniziato a leggere i romanzi ed i racconti, è sempre stata un fantasma che Rocco tiene stretta a sé. Lei sembrerebbe anche disponibile ad andarsene, a lasciarlo ad una nuova vita. E’ lui che non vuole ancora farla andare. Probabilmente si sente ancora un po’ in colpa (il proiettile era destinato a lui), e sicuramente la amava veramente tanto (ora che il loro rapporto era ricucito, anche più di prima): non vuole perderla, neppure adesso che manca la sua fisicità. E Rocco è uno che alla fisicità in un rapporto ci tiene.

Mi è piaciuto anche per la parte prettamente poliziesca. Ma in generale questo è successo con tutti i romanzi di Manzini: ha costruito (a mio parere sempre) un caso in modo realistico, dando anche un po’ di spessore ai personaggi (siamo a metà strada fra i gialli svedesi della Larrsen, dove pagine e pagine sono dedicate al personaggio, e i thriller alla Polidoro, dove si predilige più l’azione della psicologia del personaggio). Si legge bene, conquista il lettore perché non è troppo leggero (tutto muscoli/azione) ma neppure troppo pesante (tutto testa/riflessione). Questo secondo me penalizza un po’ la serie TV, rendendola forse un gocciolino lenta, ma nel romanzo letto va benissimo.

Sono rimasto, invece, un po’ perplesso dalla reazione di Rocco all’uccisione della moglie. E’ anche vero che Schiavone è un tipo che non fa filtrare molto i suoi sentimenti, ma a noi lettori, ai quali è concesso di entrare molto in intimità coi personaggi, pensavo venisse raccontato di più. Dal momento della morte al momento della vendetta ci sono poche pagine. Eppure Rocco avrà dovuto subire dolorosi interrogatori, strette di mano ed abbracci di colleghi ed amici, un funerale. Mi è sembrato tutto raccontato molto velocemente, per arrivare solo al momento della vendetta. ora, ricordiamoci che è Rocco che nel 2015 (anno più anno meno) racconta la vicenda, e quindi può esser normale che queste parti molto intime non finiscano nel racconto, ma mi è suonato strano. Non incoerente, semplicemente strano, troppo veloce.

Che Rocco sia disperato e pensi, anche, a farla finita lo si vede nella parte finale del racconto, quando insieme agli amici rivive gli eventi reali (e non più la versione ufficiale) della conclusione della vicenda del 2007. Che ci sia in lui un senso di vuoto lo si capisce dal fatto che in ogni momento di solitudine, ogni qual volta rientra a casa, cerca Marina, spera sia ad attenderlo. Rocco è affranto, distrutto, bastonato, abbacchiato da quella vicenda. Ma è come un buco nero: cosa accade in lui lo si cede dagli effetti su quello che sta intorno, ma oltre un certo limite è impossibile entrare, vedere, capire. Per fortuna per ora sembra abbastanza stabile, ma chissà…

Insomma, quando leggevo i racconti di Sellerio consideravo Manzini interessante. Ora alzo la mia valutazione a “molto interessante” e mi sa che inizierò a comprare anche i romanzi ancora non letti. Ah, che dura vita quella del lettore: più uno legge più si accorge di quanto ancora dovrà leggere. Peccato solo che manchi il tempo per farlo.

Quasi dimenticavo: prezzo di 14 Eur allineato come sempre ai titoli di Sellerio, col solito sconto 15% sulle grandi catene di distribuzione (Amazon, supermercati). Come dico da sempre Sellerio non ha i titoli più cari nel settore (ho visto titoli di gialli, di altri editori, a 17 eur). Però, come sempre, risparmiare qualche euro non fa male. Il mio sogno sarebbe avere un libro Sellerio a 10 Eur, ma 11.90 come indicato su Amazon va ancora bene.

Buona lettura!

Il calcio in giallo (AA. VV.)

(dal sito dell’editore)

Come annunciato a marzo, ecco la nuova raccolta Sellerio ispirata al mondo del calcio: quasi un omaggio agli ultimi europei, in cui l’Italia ha dimostrato una grandissima preparazione (bé, un calciatore, soprattutto, ha dimostrato di esser pronto per “Ballando con le stelle” 😛 ).

Ma torniamo a parlare di calcio scritto più che giocato. Prima novità di questa raccolta: i racconti sono 7 (solitamente erano 6), mentre gli autori sono pressoché i soliti. Molti raccontano la storia di un calciatore (o, nel caso di Malvaldi, di una calciatrice) di squadre di serie provinciali. Solo due affrontano l’argomento da un punto di vista diverso: Giménez-Bartlett raccontando le vicende di un arbitro, Aykol quelle di un innamorato tradito (da un calciatore). Ma andiamo con ordine: come sempre scriverò due-tre righe per ogni racconto, ma questa volta vi anticipo che tutti mi sono piaciuti, con qualche preferenza, certo, ma contrariamente ad altre volte non ho trovato nessun racconto da “evitare” né altri da “osannare”. Tutti racconti godibili (chi più chi meno leggero, chi più chi meno scherzoso, ma tutti da sorseggiare come un fresco cocktail estivo). Ah, e vi ricordo che si parla di “giallo”, quindi tutti con un mistero da svelare.

Per rimanere in tema calcistico, la prima a scendere in campo è Alicia Giménez-Bartlett, che ci racconta, in “Una sinistra speranza” di un arbitro assassinato. Che siano stati i tifosi per una sua discutibile decisione in campo? Anche se qualcuno pensa sia così, Pedra Delicado cerca di indagare a fondo, scavando in ogni singolo dettaglio della storia, e portando alla luce una vicenda completamente diversa da quanto ci si aspetterebbe, dai risvolti anche tristi. Cari lettori, alla fine della storia non potrete non essere solidali con l’arbitro assassinato.

Gian Mauro Costa ci porta nei campetti impolverati della sua Sicilia, dove il nostro eroe Enzo Baiamonte – ex elettricista trasformatosi in investigatore privato – collega “Il passo dell’anatra“, con cui un giovanissimo giocatore immigrato festeggia il gol segnato, con le stesse movenze viste in un video di sorveglianza di qualche settimana prima. Sembra strano: che ci fa un ragazzo, promettente giocatore, insieme a delinquenti che cercano di entrare in un magazzino, di notte, per rubare? Eppure cadenza, passo, mosse son propri gli stessi. Partendo da questo dettaglio, Baiamonte porta alla luce qualcosa di molto più grosso…

Francesco Recami apre, invece, col risultato della partita: “Progresso-Audace 3-2“. Gianmarco, figlio di Donatella, inquilina della casa di ringhiera famosa per i romanzi dell’autore, gioca nella Audace. Ma l’attenzione, stavolta, non va al gesto sportivo dei ragazzi, quanto ad alcuni genitori scalmanati che incitano i figli alle peggio azioni. E’ il caso del padre di un giocatore del Progresso, che prende in giro pesantemente tutti gli avversari tanto da dover fuggire e nascondersi in un bugigattolo. Peccato che lì trovi un evaso dal carcere, grande, grosso e cattivo, che “gentilmente” chiede al genitore una mano, esattamente la sinistra, a cui rompe il mignolo… Senza farla lunga: il genitore tanto borioso si trova a passare veramente una brutta giornata. Ma immagino che molti di voi gli diranno “ti  sta bene!”

E’ solo un gioco“, o almeno dovrebbe esserlo… E’ quello che pensano alcuni protagonisti del racconto di Gaetano Savatteri. Ma non la pensa così Saverio Lamanna: suo cugino Franco, calciatore dilettante, è morto in un incidente d’auto e la squadra – conosciuta durante il funerale – chiama Saverio a giocare indossando la maglia di Franco alla partita in sua memoria. Non tutto quadra, e mettendo insieme tanti piccoli dettagli Saverio, da arguto osservatore, dipana una matassa molto più complessa di quello che ci si aspetta.

Storia in parte simile per Marco Malvaldi. Ma declinata al femminile. Lo dice anche il titolo: “Donne con le palle“. Che altro non sono che una squadra di beach soccer dove gioca Alice, la fidanzata di Massimo il barrista e commissario di Pineta. Anche in questa storia una calciatrice è morta, anche in questo caso sembra che il motivo sia un banale incidente. E sotto sotto, come nel racconto di Savatteri, ci sono i soldi. Ed è, anche in questo caso, un dettaglio che fa sorgere i sospetti. Ma, attenzione, le storie di Malvaldi e Savatteri non sono uguali: ognuno ci mette quel suo tocco particolare che le rende uniche. Semplicemente ci sono dei punti in comune: uno stesso spunto per raccontare due storie simili ma diverse.

Antonio Manzini organizza, invece, in quel di Aosta, una partita di beneficenza fra questura e magistratura. Tocca a Schiavone allenare i suoi colleghi, anzi, più che allenare si deve inventare – con le poche risorse che ha – qualche stratagemma per riuscire a cavarsela. “… e palla al centro” ci racconta un altra po’ di ingegnosità di Schiavone, della sua capacità di trarre frutti dalle vicende in cui è coinvolto. Frutti a volte leciti, a volte meno, ma tutti guidati da un senso di giustizia particolare. Il lettore tifa per Schiavone, e anche stavolta, nonostante il vice questore sia stato un po’ troppo furbo, sorride insieme a lui.

Chiude la raccolta Esmahan Aykol, che racconta una Istanbul odierna (non proprio: mi riferisco alla Istanbul di qualche mese prima del fallito golpe). Più che di un calciatore, si parla di un “Rifugiato“. Katy, libraia in Istanbul, deve aiutare Fofo (il suo assistente) a ritrovare una persona, un ragazzo nigeriano arrivato in Turchia con la speranza di diventare un grande calciatore per il Galatasaray. Ma anche ne traffico dei rifugiati si nascondono le insidie della truffa. E a Fofo rimane solo un cuore infranto che Katy cercherà di consolare. Ehm, detta così sembra un romanzo rosa, invece no: anche in questo caso c’è il mistero, la persona scomparsa… Rimaniamo sul giallo, non viriamo al rosa 🙂 Una nota particolare su questo romanzo: mentre i protagonisti vagano alla ricerca del ragazzo, ci mostrano una Istanbul molto realistica e attuale (come dicevo sopra, è una fotografia di pochi mesi fa) e descrive bene la situazione che prelude agli ultimi fatti, ma senza scendere mai in politica o in opinioni sul governo.

Eccoci qua… Sette brevi racconti da portarsi sotto l’ombrellone al modico prezzo di 14 Eur (solito sconto grandi catene del 15% = 11,90 Eur di spesa – 9,99 Eur, invece, per l’E-book). Il prezzo è valido:  come detto spesso, Sellerio riesce a garantire un prezzo leggermente più basso dei concorrenti nonostante una buona qualità del prodotto (anche fisica). Le pagine sono ben 337, ed il formato (il solito della casa editrice) è compatto tanto da permettersi di portare, eventualmente, il libro anche nella tasca posteriore dei jeans (sì, avete ragione, dipende dal modello… nei miei ci sta, e non so se ciò depone a mio favore 😛 ).

Che dire ancora, se non: Buona lettura? Ah sì, anche: Buona estate!

Altre novità in uscita :-)

Si prospetta una primavera da leggere, questa che si sta avvicinando. Dopo aver saputo del Malvaldi primaverile, dopo aver scoperto che tornerà anche Bruno Jordan, ecco che mi viene detto di altri due libri che mi attirano molto.

Il primo riguarda le raccolte di racconti gialli di Sellerio: questa volta l’editore ha chiesto alla sua squadra di giallisti di ambientare le vicende in un contesto calcistico. Non ho trovato notizie sul sito di Sellerio (solitamente le da pochi giorni prima dell’uscita), per ora ho trovato solo queste info sul sito IBS, dove si dice che l’ebook (e, presumo, anche il libro cartaceo) sarà disponibile dal 12 maggio:

Lo chiamano il gioco più bello del mondo: una miscela esplosiva di emozione, spettacolo, entusiasmo, orgoglio; capace di precipitarti dall’esaltazione più sfrenata all’inferno della delusione. E ora che sta per arrivare l’appuntamento con gli Europei i tifosi si preparano.
Dal 10 giugno e per un mese 24 squadre di calcio si contenderanno il titolo. Cosa non succederà in quel fatidico mese? Gli investigatori della scuderia Sellerio, i personaggi letterari che hanno conquistato i lettori, questa volta si sono dati appuntamento allo stadio, o negli spogliatoi, o addirittura sui campi di gioco. Sono tifosi di calcio, sostenitori magari di squadre di infima serie, e si ritrovano in questa antologia accomunati da un’unica passione.

Purtroppo non si capisce quali autori sono stati coinvolti, ma confido ci siano i miei personaggi preferiti (Pedra Delicado, i vecchietti del Bar Lume, Schiavone, Lamanna, ed altri…)

 

Il prolifico Malvaldi – oltre a riesumare, ad Aprile, i mitici vecchietti – ci propone anche un saggio a metà fra scienza e poesia, nel senso proprio che mette in comunicazione (e in comunione) questi due argomenti in apparenza disgiunti. Il suo nuovo libro “L’infinito tra parentesi – storia sentimentale della scienza da Omero a Borges” prende spunto da alcuni scritti di noti autori (Omero, Gozzano, Borges, …) per raccontare fatti scientifici. Si legge sul sito Rizzoli, alla pagina del libro:

Ben prima dell’invenzione del microreticolo metallico, Efesto nell’Odissea forgiava “catene impossibili da infrangere, sottili come fili di ragnatela”, catene che “nessuno avrebbe potuto notare, neppure un dio, tanto erano ingannevoli”. Ben prima degli studi di Maxwell sul tempo di rilassamento dei liquidi, Lucrezio intuì che molecole di lunghezza differente scorrono con tempi differenti. Anche Gozzano, in una delle sue poesie più belle, descrive con precisione l’imprevedibilità di una crepa, oltre che la viltà di un giovane pattinatore di fronte a una donna innamorata. E questo molto prima che i matematici dimostrassero – anche attraverso il Gioco della vita – l’assoluta impossibilità di predire l’evoluzione di alcuni sistemi. “Ahimè, non mai due volte configura il tempo in egual modo i grani!” scrive Montale: non è forse questa l’entropia? E Borges sa – forse meglio dei neuroscienziati – che “aver saputo e aver dimenticato il latino è un possesso, perché l’oblio è una delle forme della memoria.” La poesia arriva prima? Forse. D’altra parte, però, il linguaggio degli scienziati è fatto spesso di analogie, esattamente come quello dei poeti. Cos’è, per esempio, la “trama algebrica” che ricercava Ada Lovelace nella Macchina analitica di Sir Charles Babbage? C’è addirittura chi sostiene che Paul Dirac, il padre della meccanica quantistica relativistica, sia il più grande poeta inglese di tutti i tempi. La poesia e la scienza, ci spiega l’autore vagabondando tra un secolo e l’altro, non sono opposte, non lo erano alle origini e non lo sono oggi, che si concepiscono entrambe come tensione alla conoscenza del mistero del reale.

Su Wired è possibile leggere un estratto del libro, in cui da Gozzano si passa agli automi cellulari per descrivere l’indefinitezza di una crepa. Devo dire che l’articolo mi ha incuriosito molto, ma vorrei attendere un po’ a comprare questo libro: mi sa che me lo metto in lista dei desideri su Amazon per pensarci un po’. Il libro esce domani, 17 marzo, per i tipi di Rizzoli: 252 pagine a 18 Eur. Se qualcuno lo prende e vuol raccontarmi cosa ne pensa, sarò ben lieto di ospitarlo fra i commenti.

Buona lettura.

Turisti in giallo (AA.VV.)

(dal sito dell’editore)

Ulteriore raccolta Sellerio in cui i nostri amici, in questo caso, sono alle prese coi turisti o sono essi stessi turisti.

Riepilogo per chi non avesse letto gli altri post di queste raccolte “in giallo”: Sellerio chiede alla sua squadra di scrittori di mettere i propri personaggi (che alcuni di noi già conoscono per averne lette le avventure in alcuni romanzi) alle prese con un tema specifico: il viaggio, l’estate, il Natale. In questo caso i turisti. Qualsiasi raccolta “in giallo” comprende 6 racconti di autori diversi: così io che compro la raccolta perché vi compare – per esempio (ma non troppo) – Malvaldi, finisco per apprezzare anche Manzini o Savatteri o altri della squadra… e magari compro anche un loro libro, in futuro.

Come sempre, i sei racconti sono mediamente di 50 pagine, piacevoli, da leggere (chi più chi meno) tutti d’un fiato. I nostir eroi sono, come sempre, personaggi dall’acume investigativo, che operano come poliziotti o investigatori o che semplicemente si trovano in mezzo a qualche guaio da districare con ingegno scoprendo magari chi lo ha causato.

Manzini ci porta di nuovo ad Aosta, dove un sempre più annoiato Schiavone si trova, questa volta, ad affrontare “Castore e Polluce“, due vette di alta montagna, dove sospetta che un incidente con morto non sia da classificare propriamente come incidente. Lui che odia il freddo e la neve dovrà passare la notte in un rifugio ad attendere che l’esca lanciata faccia abboccare i suoi pesci. Valido, come sempre.

Pedra Delicado, personaggio di Alicia Gimenez-Bartlett, si trova ad indagare su quella che sembra “Una poco di buono“, uccisa in malo modo e lasciata in un fosso. Ma una tessera da turista la condurrà ad una realtà ben diversa. Con tenacia, “spremendo gli indizi come limoni”, Pedra riuscirà a far emergere quanto successo. Unica nota: questa volta il lettore intuisce subito che ciò che vede Pedra non è la realtà, mentre lei e il suo assistente sembrano un po’ troppo fissati sulla prima impressione; ma anche se si intuisce qualcosa, questo non toglie la tensione di attendere al spiegazione finale. Anche lei molto apprezzabile.

Lamanna, personaggio di Savatteri, scopre “La regola dello svantaggio” a sue spese, anche se alla fine ci guadagnerà. Racconto molto ricco di episodi, con due misteri incrociati da risolvere, è uno dei più lunghi, ma da cui difficilmente ti stacchi. Molto autoreferenziale (sembra raccontare storie vere, autobiografiche, incastonate fra episodi di fantasia), ma fa parte del gioco scrittore-lettore che permette al secondo di empatizzare col primo (e con il suo personaggio). Mi piace… ora deve scrivere un “libro buono” 🙂

Recami ha sempre avuto un andamento altalenante nei miei gusti: alcuni suoi racconti li ho trovati molto interessanti (o per l’insieme ironico/ilare che contengono, o per alcuni colpi di genio nella trama). Altri invece li ho trovati più piatti. Questo rientra nei secondi: Amedeo Consonni e la signorina Angela vengono a fare i “Turisti innamorati a Firenze“, ma le cose non vanno molto bene, e il Consonni si ritrova, suo malgrado, invischiato in vicende di cui non capisce nulla, salvo uscirne magicamente. Forse è anche perché Recami prende un po’ in giro il carattere dei fiorentini (e quindi un po’ anche me) che il racconto mi è piaciuto meno, ma sicuramente continuerò ad attendere qualcosa di nuovo da parte sua…

Santo Piazzese ci porta nuovamente in Sicilia con il suo “I turisti, i turisti“: amo il personaggio anche perché beve spesso whisky da me molto apprezzati 🙂 Ma questa volta (rispetto a Un Natale in giallo, dove ho scoperto il personaggio) scopriamo qualcosa in più del lavoro e della vita privata del professore universitario protagonista dei racconti. E i turisti sono due professori americani, uno – sembra – con origini siciliane, che lui deve trastullare per qualche giorno. Ma cosa si cela dietro la loro quasi insignificante figura e, soprattutto, dietro le loro ricerche biologiche? Nota tecnica: nel racconto si fanno riferimenti a questioni tecniche che sono conosciute solo da chi è un po’ dentro alla biologia e alla chimica. Ma ciò non guasta la comprensione: semplicemente alcuni passaggi (5-10 righi) possono risultare un po’ pesantucci. Ma si capisce tutto lo stesso. Mi piace, sì, anche lui.

La “Fase di transizione” è forse quella che Malvaldi vuol far passare al suo barrista Massimo? No, perché è finalmente in vacanza: è lui il turista, con la sua adorata Alice. Ed è talmente felice da essersi fatto portare a sciare (cosa che lui odia). Ma durante la vacanza irrompe il solito omicidio e la questura chiede ad Alice di partecipare ad una parte delle indagini (come esperta di aggeggi tecnologici). Fatto sta che si fa coinvolgere e che, insieme a Massimo, svelano l’arcano dietro uno strano delitto. Due note anche per Malvaldi: sono già due romanzi che iniziano in modo malizioso per arrivare all’atteso colpo di scena. Mi intriga la cosa 🙂 E (seconda nota) l’autore chiama in causa, nel suo romanzo, anche un personaggio estremamente simile allo Schiavone di Manzini, confinato ad Aosta. Che ci sia da aspettarsi un bel romanzo in cui i protagonisti collaborano? Speriamo 🙂 La mia valutazione su Malvaldi la sapete già: ottimo. Anche se in questo racconto è stato appena appena più piatto del solito (ma qualche risata me l’ha tirata fuori lo stesso).

Buona lettura!

Collana “i Corti” di Sellerio: per leggere a soli 2,99 Eur

Che forse Sellerio abbia letto alcuni miei commenti sui prezzi dei suoi libri e si stia attrezzando? Perché propone:

“Una collana di opere agili, pubblicate esclusivamente in formato digitale con prezzo contenuto, come del resto tutta la produzione della casa editrice. Il prezzo dei «Corti» infatti non supera i 2,99 euro” (notizia completa sul sito dell’editore)

 

Si tratta di storie e romanzi brevi, di agile lettura, esclusivamente in formato e-book. Ottimo, soprattutto per il prezzo. Si inizia con due racconti di Malvaldi (ormai uno degli autori di maggior richiamo della squadra): “Aria di Montagna” e “La tombola dei troiai”, entrambi già pubblicati nelle raccolte “gialle” della stessa Sellerio.

Ora, essendo un informatico, io so bene che l’operazione tecnica consiste nel prendere materiale già esistente in forma digitale, in questo caso già pronto alla pubblicazione (trattandosi di racconti già pubblicati), e adattarlo come singolo e-book. I costi di produzione, insomma, sono bassi. Un prezzo di 2,99 Eur permette all’editore di guadagnare ma, al tempo stesso, al lettore di spendere poco. Soprattutto a quel lettore che vuol seguire Malvaldi (o un altro autore) ma non vuol spendere oltre 10 Eur per comprarsi la raccolta dove il proprio eroe condivide le pagine con altri 5 autori.

Unico difetto: il formato elettronico toglie il piacere di sfogliare le pagine. Ma questo dipende solo dai gusti personali.

Bella iniziativa. Vedremo in futuro quali titoli saranno presenti in questa collana e quanto mi stuzzicheranno.

Buona (economica) lettura