OGM tra leggende e realtà (Dario Bressanini)

“Chi ha paura degli organismi geneticamente modificati?”

No, non mi sono dato né alla bio genetica né all’alimentazione salutista (oddio, a questa seconda un pochino ci tengo). Semplicemente ero curioso di saperne un po’ di più sull’argomento “OGM” (Organismi Geneticamente Modificati). E non mi sono accontentato (come mi succede spesso) di sbocconcellare informazioni a destra e manca, ma sono andato a cercare una fonte sufficientemente esperta.

Dario Bressanini cura, per “Le Scienze”, la sezione “Scienza in cucina” dove, è il caso di dirlo: con gusto, ci fa “digerire” tante cose simpatiche pur parlando di processi chimici, coagulazione di proteine, acidi e basi. Il tutto condito da varie ricette ed esperimenti (quanto zucchero e quanti grassi per avere un gelato cremosissimo? come si fa a giocare coi colori con gli alimenti?).

Come scienziato, si è occupato spesso, nei suoi articoli, anche di OGM e cose simili, e con la competenza acquisita ha prodotto il libro indicato sopra.

Non mi metto a fare riassunti o spiegazioni: l’argomento richiederebbe tempo e tante parole, ma siccome l’ha già scritte Dario, vi rimando alla sua lettura. Brevemente vi accenno che Bressanini parte dal concetto di OGM: cosa si può definire un OGM, come lo si produce, cosa dice la legge a proposito, quali sono le applicazioni pratiche ed anche se queste hanno apportato benefici ai consumatori, ai coltivatori o solo alle multinazionali che li brevettano. Ah, a tal proposito: c’è un intero capitolo sulla questione dei brevetti. E, per finire, anche un capitolo su quelle che sono le principali obiezioni agli OGM.

Come viene trattato l’argomento? Dario è uno scienziato, come detto sopra, e quindi tratta tutto con due strumenti da scienziato: la Ricerca ed il “Rasoio di Occam“. Le argomentazioni vengono sviscerate prendendo dati disponibili in rete o nei centri di ricerca, e Dario cerca di affrontare l’argomento da molte angolazioni. Smontando, però tutto ciò che di non scientifico viene spesso usato per tenere una posizione (spesso e volentieri “contro”). Da una lettura leggera può sembrare che Dario sia a favore degli OGM: questa posizione è confermata, ma non per partito preso, ma piuttosto dalla riflessione nata dalla conoscenza dell’argomento.

Quindi: buona lettura e buona scoperta. Con 12,20 euro vi portate a casa un manualetto leggero ma consistente nei contenuti.
 

Guida alla teoria della relatività (Vittorio Silvestrini)

“Dalle previsioni di Einstein alle conferme sperimentali”

Ebbene sì, mi sto impuntando sulla comprensione della teoria della relatività. Ma prometto di fermarmi, ora, per qualche settimana su questo fronte (tornerò a romanzi e fumetti, per rilassarmi un po’, dopo questo tour de force fatto fare al mio povero neurone).

Solo 2 mesi fa avevo finito un altro libro sulla relatività, comprendendo la teoria di base ma rimanendo con la voglia di scoprire qualcosa in più, così ho provato questo secondo libro.

Non sto a ripetere una spiegazione della relatività come feci nel precedente post: chi vuole può leggere la recensione di “Capire davvero la relatività…” di Stayer, oppure informarsi attraverso Wikipedia. Mi limiterò a indicare le differenze nello stile di scrittura e quei dettagli in più che ho scoperto in questo caso.

Iniziamo col dire che l’autore sembra avere un backgroubd da ricercatore, anche se nella biografia nel retro di copertina si parla di divulgatore. Il linguaggio è forse un po’ più chiaro, e più ricchi di esempi pratici, ma in alcuni casi ci sono alcune imprecisioni lessicali (nell’ultimo capitolo mi ha fatto sorridere un “l’universo era pieno di luce che lo riempiva”). Sembra quasi che negli ultimi capitoli un po’ di stanchezza nella stesura del testo abbia lasciato residui in forma di errori. Ma niente di grave.

A parte questo, l’esposizione della teoria e gli esempi esplicativi (molti ripresi dagli esperimenti mentali di Einstein) sono raccontati bene. La grafica dei disegni esplicativi è un po’ retrò (mi ricorda alcuni testi scolastici degli anni ’80), ma l’importante è che si capisca bene, non che il disegno sia curato. Devo dire però che tutta la grafica (comprendendo anche impaginazione, testi e spazi) è meno curata di tanti libri che di solito leggo, tanto che assomigliano più a dispense universitarie senza un progetto grafico specifico. Ripeto: l’importante è il contenuto, ma ho trovato questo libro più stancante rispetto ad altri.

Ho apprezzato, invece, le “divagazioni” su alcuni strumenti moderni usati – fra le altre cose – per verificare la teoria della relatività: sincrotroni e acceleratori di particelle vari (con foto degli strumenti installati a Frascati). Una delle immagini che più mi ha appassionato, leggendo a volte blog scientifici, è quella della camera a bolle (vedi immagine qui sotto): l’autore non spiega nel libro come la si legge ma ha spiegato come è fatta e come funziona.

Una valutazione in breve? Questo libro non è sicuramente quello da cui cominciare per scoprire la teoria della relatività, ma per approfondirla ad un secondo livello (quando si sa già qualcosa e siamo presi dalla curiosità di saperne di più). Il tema viene affrontato a passi, con linguaggio semplice, e ci sono ancora meno formule del precedente libro (ok semplificare, ma in questo caso forse si è esagerato troppo). A sfavore dell’opera, anche, la poca cura grafica che rende leggermente stancante la lettura. A favore, oltre alla semplicità, l’esposizione accurata di alcuni temi (soprattutto nella parte che parla della relatività ristretta).

Buona lettura. E buono studio a chi vuol approfondire.

Cosmicomic : Gli uomini che scoprirono il Big Bang (Amedeo Balbi, Rossano Piccioni)

Fino all’inizio dei tempi, ma a fumetti…

Bè, lo sapete (almeno chi mi segue): sono un curioso scientifico e mi piace saperne di più soprattutto se si parla di fisica (e, in questo caso, di astrofisica). Ma sono anche appassionato di fumetti e quando quest’arte si unisce ad argomenti scientifici mi riesce difficile trattenermi dall’acquistare il libro.
Ok, di cosa si parla? Avete presente la teoria del Big Bang, quella attualmente più accreditata per descrivere la nascita del nostro universo? Secondo questa teoria tutta la materia si è generata da una gigantesca esplosione (chiamata appunto Big Bang). Da essa si sono formate le nebulose, le stelle, le galassie… e noi!
Per dimostrare se questa teoria è corretta servono evidenze scientifiche, come in tutte le teorie: dei fatti che si accordino alla teoria e che ne confermino l’efficacia. Questo libro ripercorre la scoperta di una delle evidenze più importanti, un residuo di quella esplosione, in forma microonde, e quindi di “calore”, residuo, di circa 3 gradi sopra lo zero assoluto.
Il libro racconta, in forma di fumetto, la storia di Arno Penzias e Bob Wilson, e della loro antenna con cui volevano ascoltare il “rumore” della via lattea. Si imbatterono in un rumore di fondo (che non riuscivano ad eliminare, nonostante avessero smontato e rimontato l’antenna controllandone ogni singolo pezzo). Finché non vennero a conoscenza di studi che parlavano proprio di un “rumore” simile a quello da loro rilevato. Vuoi vedere che, allora, quel rumore non era causato da un difetto dell’antenna? Eh no: è proprio il caso di ribaltare un famoso titolo di Shakespire ed esclamare “poco rumore per un Universo intero“, visto che la misurazione di questo rumore di fondo è valsa agli autori un Nobel. Fra le altre cose, soprattutto nelle radio più vecchie, se sentite un lieve fruscio molto probabilmente è dovuto proprio a questa radiazione di fondo. 
Amedeo Balbi è un astrofisico e divulgatore scientifico: seguo il suo blog (Keplero) da un po’ di tempo perché mi appassionano gli argomenti e mi piace lo stile dell’autore, semplice ma preciso. Così come è riportato in questo libro. 
Certo, il fumetto non è il mezzo migliore per approfondire un argomento, ma rimane uno strumento di eccellenza per avvicinare ed incuriosire qualcuno in modo semplice, conciso e abbastanza preciso. In questa storia, come confessa l’autore stesso, si sono dovuti semplificare alcuni passaggi, soprattutto nel descrivere colloqui e incontri fra le persone, ma tutto quello che viene raccontato è stato estrapolato da documenti storici.
Ad essere sincero speravo in qualche curiosità in più, e qualche elemento scientifico in più (i dati scientifici sono quasi completamente assenti). Certo, la lettura è facilitata: il libro è ottimo per adolescenti che sono curiosi, e anche per adulti che vogliono scoprire qualche dettaglio in più sull’universo. Ma per chi vuole entrare più nel cuore della questione sono necessari approfondimenti.
Una parola sullo stile dei disegni: sinceramente io apprezzo disegni più morbidi (amo il tratto di Bill Watterson, disegnatore di Calvin & Hobbes, quello di Schulz per i Peanuts e anche lo stile dei fumetti Disney). Rossano Piccioni ha uno stile diverso, per certi aspetti più essenziale, dalle linee semplici. Questione di gusto personale: non mi fa impazzire. Devo però ammettere che è stato bravo nel tratteggiare i personaggi (e anche alcune espressioni facciali sono molto ben riuscite). 
Buona lettura, e – nel caso la curiosità vi colga – buona osservazione (o buon ascolto) del cielo stellato.  
La pagina dedicata al libro, nel sito di Amedeo.

Capire davvero la relatività : alla scoperta della teoria di Einstein (Daniel F. Styer)

Un viaggetto veloce (ma non troppo) fra le teorie della relatività di Einstein

Siccome nutro una certa passione per gli argomenti scientifici ogni tanto mi prende la fissa di studiarmi qualcosina, specialmente nel campo della fisica. Oddio, lo ammetto, la parola “studiare” è un po’ grossa per me. Diciamo che provo a leggere qualcosa, come la teoria quantistica (Quantum, letto 4 libri fa) e la teoria della relatività (di cui parlo adesso).

Ma in questo post, dopo una breve introduzione alla relatività, parlerò solo dell’esperienza di lettura.

La teoria della relatività (non distinguo qui fra relatività ristretta e generale) indaga cosa succede alle cose quando queste si muovono a velocità prossime a quelle della luce. E’ stato dimostrato che la velocità della luce è sempre la stessa (è, appunto costante quando si propaga nello spazio), mentre qualsiasi oggetto (pensate ad una pallina da tennis) ha una velocità relativa al sistema in cui si muove (per essere precisi, in un sistema inerziale, ma lasciamo perdere i dettagli in questo articolo).

Facciamo un esempio: prendiamo il tennista australiano Groth e mettiamolo in un campo da tennis. Magari riesce a replicare il suo tiro a 263 Km/h (vedi notizia).  Ma se mettete questo tennista su un treno in corsa a 200 Km/h e lui batte una palla alla stessa velocità, cosa succederà? Ai suoi occhi, in qualsiasi direzione batta la palla, la velocità sarà ancora 263 Km/h. Ma cosa vedrà un osservatore esterno? Se il tennista batte nel senso di marcia, la palla apparirà, all’osservatore esterno, come se corresse a 463 km orari (velocità della palla + velocità del treno). E addirittura, se il tennista batte nel senso contrario di marcia, l’osservatore esterno vedrà la palla lentissima, a 63 km/h (velocità della palla – velocità del treno).

E se al posto della palla ci fosse un fotone, un raggio di luce? Questa si muoverebbe sempre alla sua velocità, in qualsiasi riferimento: non subirebbe, agli occhi di un osservatore esterno, una variazione come la pallina da tennis. E questo provoca – al primo approccio – un forte mal di testa…

Ecco, la teoria della relatività parla proprio di questo: cosa succede agli oggetti se osservati da punti di vista diversi. Appunto: in relazione al sistema di riferimento da cui si osservano. Nella vita comune queste cose non servono, direte voi. Bè, non è proprio vero. E’ vero che mentre mi reco in ufficio non riesco a raggiungere le velocità necessarie ad accorgermi degli effetti della relatività, ma è altrettanto vero – per esempio – che i satelliti che permettono al mio navigatore di indicarmi la strada devono compensare gli effetti della relatività a cui sono sottoposti lassù in cielo.

E così si scopre che più veloce si viaggia, più il tempo rallenta, più le distanze si accorciano. Ma non ne parlerò qui: se siete interessati potete dare un’occhiata a Wikipedia.

Mi è servito questo libro? Sì e no: io cercavo qualcosa di più discorsivo, più generico, e in questo libro ci sono formule e ragionamenti per me troppo specifici. Sembra un opera destinata più a giovani liceali che a me. Ho imparato qualcosa? Sì, comunque sia ho imparato qualcosa: o meglio, ho messo un po’ a posto le cose che avevo sentito in qua e là, ed ho aggiunto qualche nozione. Ma non ho imparato le formule. Lo consiglio? Sì, ai giovani che vogliono scoprire la teoria della relatività lo consiglio vivamente. Ma non a chi vuole qualcosa di introduttivo.

L’autore non usa termini troppo tecnici, racconta gli esempi in uno stile semplice, ma ci sono due punti che on mi sono piaciuti. Il primo riguarda (come accennavo sopra) l’uso di formule. Sono d’accordo che non sia possibile evitare le formule in libri come questo, ma a volte il capitolo assumeva la forma di una spiegazione in classe, con i passaggi della formula spiegati ala lavagna.

Il secondo punto riguarda le domande e risposte. L’autore, in base all’esperienza avuta nell’insegnamento di questo argomento, cercava di anticipare le mie domande ponendole lui stesso, proprio nella forma domanda-risposta. Un sistema per approfondire alcuni passaggi, ma che secondo me distrae.

E, ormai aggiungo un’ultima cosa, non mi piacevano gli esercizi a fine capitolo. Non esercizi per approfondire la comprensione, ma semplici esercizi per applicare le formule. Insomma, in molti esercizi si duplicava l’esempio proposto nella spiegazione, cambiando soltanto alcuni dettagli, e chiedendo di riapplicare la formula. Dopo il terzo capitolo ho iniziato a saltare gli esercizi.

Un capitolo, invece, mi ha sorpreso: l’ultimo, che parlava dei buchi neri. Oggetti che mi hanno sempre affascinato e su cui molti hanno ragionato. Cosa succede se si cade in un buco nero? Daniel ce lo racconta con semplicità e – fra tutti – è stato il capitolo al tempo stesso più leggero e più interessante.

A voi curiosi e a chi piacciono questi argomenti: buono studio e buona lettura. E a tutti gli altri buonanotte (sono appena passate le 23 ed io me ne andrò a letto)

Quantum (Manjit Kumar)

Da Einstein a Bohr, la teoria dei quanti, una nuova idea della realtà

Mi sembra di averlo già detto altre volte: mi piace la scienza e sono affascinato dalla fisica, quando riesce a descrivere i meccanismi fondamentali delle cose di ogni giorno. E molto incuriosito dalla fisica quantistica, della quale capisco poco ma vorrei sapere sempre di più.

Non sono uno scienziato e quello che mi metto a leggere in questo campo lo faccio, appunto, per curiosità. A volte comprendendo qualcosa, a volte rimanendo lo stesso ignorante (anzi, forse un po’ più confuso) di prima. Questo dipende da me, certo, ma in parte anche dal libro che leggo.

Manjit Kumar, laureato in fisica e filosofia (e già questo la dice lunga) ha fondato e dirige la rivista “Prometeus”, che si occupa – in modo interdisciplinare – sia di arti che di scienze. Leggendo la minuscola biografia sul retro di copertina si intuisce che è un comunicatore, un Piero Angela del libro.

Nella mia ricerca di qualcuno che potesse spiegarmi in modo semplice (ma senza sconti) la fisica quantistica sono incappato in questo libro. Ed è stato un felice incontro. Perché quest’opera mi ha aiutato a rimettere ordine nelle cose che già avevo letto o sbirciato in qua e là, e a chiarire alcuni punti oscuri che avevo immaginato ma ai compreso bene. Per fare un esempio: conosco il principio di indeterminazione di Heisemberg, e mi ero anche fatto una idea personale sul perché, ma non avevo mai trovato una spiegazione ufficiale con cui confrontarmi. Quando l’autore di questo libro mi ha portato per mano a comprendere come questo principio sia stato scoperto, e cosa rappresenta, mi sono illuminato. Sia perché la mia intuizione era corretta (seppur molto semplificata), sia perché adesso ho capito molto di cosa questo principio comporta.

Manjit non tratta la fisica quantistica come una lezione universitaria ma piuttosto come un racconto biografico dei personaggi che l’hanno definita, indagata, approfondita. La teoria, le verifiche sperimentali e tutto quello che riguarda la materia del libro scaturiscono dai frammenti di vita raccontati, dalle lettere che i protagonisti si scambiavano, dagli incontri, dalle dispute (come quella fra Bohr ed Einstein). Formule, in questo libro, ne troverete pochissime, solo le essenziali, ma teoria scientifica molta, condita con molta matematica.

E ti accorgi prima di tutto che i personaggi sono umani: uno pensa ad Einstein come un genio assoluto (bè, in effetti lo è stato), ma è anche un uomo che ha avuto l’intuizione gusta nel momento giusto, ha usato la testa bene e – soprattutto – ha sempre tenuto viva una forte curiosità verso i meccanismi più profondi di tutte le cose.

Ovviamente un libro come questo non ha una trama (non è un romanzo), ma Kumar mette in fila le varie scoperte in campo quantistico raccontano, come dicevo prima, i personaggi e le loro vite. Partendo proprio da Planck, che è stato colui che ha dato il via a tutto (la costante di Planck è un elemento fondamentale della fisica quantistica), ma che non voleva credere a quello che aveva scoperto.

Lo scienziato tedesco era coinvolto in una ricerca per ottenere lampadine elettriche migliori (erano i primissimi anni del 1900) e si accorse che qualcosa non quadrava nei vari calcoli. Sembrava che la fisica classica non riuscisse a descrivere alla perfezione la radiazione da corpo nero (l’esperimento che stava seguendo). E fu costretto, per far tornare i conti, ad introdurre la “sua” costante, certo che entro qualche anno la si sarebbe potuta spiegare con la fisica classica grazie a conoscenze ancora non ben definite. E invece Einstein intuì che quello era solo l’inizio di qualcosa di diverso rispetto alla fisica classica e che quello che aveva scoperto Planck (cioè che l’energia si muove in pacchetti: i “quanti”) dava il via a tutta una serie di scoperte su cui ancora oggi c’è molto da ragionare.

Mi fermo qui, altrimenti entro nel troppo tecnico e chi non è appassionato di questi temi si annoierebbe da morire. Chiunque abbia una conoscenza base della fisica e voglia approfondire la quantistica (ma non a livello universitario) può leggersi questo libro e troverà risposta a molte delle sue domande. Non è necessario essere un fisico per capire il libro, ma una base iniziale serve: sapere cosa è una particella e cosa è un onda, cosa sono gli atomi e gli elettroni. A me è bastata la fisica delle superiori (istituto tecnico, ed avevo votazioni appena sopra la sufficienza) e la curiosità di leggersi qualche articolo (o vedere “quark” e trasmissioni simili) ogni tanto.

Quasi dimenticavo: una piccolissima critica al libro. Manjit usa molto documenti ufficiali (lettere, scritti, diari, articoli, verbali) e usa i rimandi alle note per indicare la fonte. Le note, però, sono tutte in fondo al libro, insieme a tanta altra roba (che descrivo nel prossimo paragrafo). Ci ho messo 3 giorni per trovarle: forse era meglio metterle alla fine di ogni capitolo?

Ma, a parte questo piccolissimo appunto, devo dire che l’edizione è particolarmente curata: al centro ci sono una serie di foto su carta patinata che ritraggono molti dei protagonisti delle varie vicende. In coda al libro troviamo, insieme alle note: una cronologia, un glossario dei termini quantistici, una ricchissima bibliografia (ben 18 pagine), i ringraziamenti ed anche un indice dei nomi. Veramente un bel lavoro, ricco e fatto bene, tanto che mi ha sorpreso il costo (solo 11,50 euro nell’edizione Oscar Mondadori): secondo me ne vale molti di più.

Ed ora, mentre vi auguro (a chi è interessato) buona lettura e buona giornata, mi accingo ad aprire gli “Esercizi di stile” di Quenau, nella traduzione (con testo originale a fronte) di Umberto Eco.