Sette brevi lezioni di fisica (Carlo Rovelli)

(da Amazon)

Piccolo post per piccolo libro: 85 pagine in un formato ben più che tascabile (si trasporta veramente bene) ma dal contenuto molto intenso (purtroppo anche il prezzo, 10 Eur, si avvicina più al contenuto che alle dimensioni 🙁 )

Chi mi segue sa che sono “curioso” in generale di tutte le scienze ed in particolare di fisica, e quindi mi son voluto leggere questo libricino edito da Adelphi. L’autore l’ho sentito nominare in qualche blog e – sentilo oggi, sentilo domani – mi è presa la curiosità di scoprire anche lui.

Sapevo che il libro era piccolo e che sarebbe stato un “bignami” di cose già sentite, ma ogni tanto un riassunto fa bene. Il libro è diviso in 7 “lezioni” seguite da un brevissimo indice analitico e precedute da una premessa. Le lezioni sono come “inanellate” in un filo logico che (ovviamente in modo indicativo) rappresenta l’evoluzione della fisica in questo ultimo secolo.

Da “La più bella delle teorie” (la relatività di Einstein) si passa a “I quanti” e quindi a “L’architettura del cosmo” (non tanto le galassie ma come è nato e come è costituito). L’autore spiega quindi quali sono gli elementi fondanti del cosmo nella lezione sulle “Particelle” per arrivare a “Grani di spazio” (come conciliare relatività e teorie quantistiche) e procede con “La probabilità, il tempo, e il calore dei buchi neri”. In chiusura parla di “Noi”, cioè gli uomini di oggi e quello che ci aspetta in un domani forse non troppo lontano.

La trattazione dei vari argomenti è molto leggera (per chi già li bazzica anche amatorialmente) ma – almeno per quanto mi riguarda – si scoprono quelle piccole cose che in altri libri non avevi intravisto. Per esempio la lezione di “Grani di spazio” mi ha aiutato a “intrecciare” quella che è la relatività con i quanti. Le due teorie, anche se ormai entrambe accettate, si intersecano male, perché alcune cose dell’una contrastano con altre cose dell’altra (non per niente Einstein ha sempre cercato di trovare – senza riuscirci – qualche elemento fallace nella teoria dei quanti): in “Grani di spazio” Rovelli illustra quelle che sono le teorie più promettenti (in corso di verifica sperimentale) che potrebbero unire i due mondi.

Non è sicuramente una lettura da ombrellone, ma posso consigliarlo a chi è curioso di fisica e non ha ancora approfondito molto (serve una piccola base per poterlo affrontare: può bastare un po’ di preparazione da scuole superiori). Mi vengono in mente gli estimatori del film Interstellar: può essere un buon libro per loro perché fornisce una base scientifica alle avventure vissute nel film.

il prezzo, come dicevo, non è basso. Se si dovesse guardare solo al numero di pagine, 10 Eur è un prezzo alto. Certo, i contenuti sono di alto spessore, ma è pur sempre una trattazione generica (e chi è veramente interessato trova metà di queste informazioni gratuitamente su internet). Va detto che la qualità è ottima (carta, copertina, stampa) ma io avrei preferito un prezzo di 7-8 eur… Per completezza: su Amazon è venduto (ad oggi) a 8,50 Eur in versione cartacea e 4,99 Eur in formato Kindle.

Bè, per ora buona lettura. Che sia con questo libro o con qualsiasi altro testo. E vediamo se nella prossima settimana riesco a smaltire la “coda” dei libri letti (in altre parole, è un invito a tornare a trovarmi su questo blog che nei prossimi giorni scriverò di altre letture).

Guida alla teoria della relatività (Vittorio Silvestrini)

“Dalle previsioni di Einstein alle conferme sperimentali”

Ebbene sì, mi sto impuntando sulla comprensione della teoria della relatività. Ma prometto di fermarmi, ora, per qualche settimana su questo fronte (tornerò a romanzi e fumetti, per rilassarmi un po’, dopo questo tour de force fatto fare al mio povero neurone).

Solo 2 mesi fa avevo finito un altro libro sulla relatività, comprendendo la teoria di base ma rimanendo con la voglia di scoprire qualcosa in più, così ho provato questo secondo libro.

Non sto a ripetere una spiegazione della relatività come feci nel precedente post: chi vuole può leggere la recensione di “Capire davvero la relatività…” di Stayer, oppure informarsi attraverso Wikipedia. Mi limiterò a indicare le differenze nello stile di scrittura e quei dettagli in più che ho scoperto in questo caso.

Iniziamo col dire che l’autore sembra avere un backgroubd da ricercatore, anche se nella biografia nel retro di copertina si parla di divulgatore. Il linguaggio è forse un po’ più chiaro, e più ricchi di esempi pratici, ma in alcuni casi ci sono alcune imprecisioni lessicali (nell’ultimo capitolo mi ha fatto sorridere un “l’universo era pieno di luce che lo riempiva”). Sembra quasi che negli ultimi capitoli un po’ di stanchezza nella stesura del testo abbia lasciato residui in forma di errori. Ma niente di grave.

A parte questo, l’esposizione della teoria e gli esempi esplicativi (molti ripresi dagli esperimenti mentali di Einstein) sono raccontati bene. La grafica dei disegni esplicativi è un po’ retrò (mi ricorda alcuni testi scolastici degli anni ’80), ma l’importante è che si capisca bene, non che il disegno sia curato. Devo dire però che tutta la grafica (comprendendo anche impaginazione, testi e spazi) è meno curata di tanti libri che di solito leggo, tanto che assomigliano più a dispense universitarie senza un progetto grafico specifico. Ripeto: l’importante è il contenuto, ma ho trovato questo libro più stancante rispetto ad altri.

Ho apprezzato, invece, le “divagazioni” su alcuni strumenti moderni usati – fra le altre cose – per verificare la teoria della relatività: sincrotroni e acceleratori di particelle vari (con foto degli strumenti installati a Frascati). Una delle immagini che più mi ha appassionato, leggendo a volte blog scientifici, è quella della camera a bolle (vedi immagine qui sotto): l’autore non spiega nel libro come la si legge ma ha spiegato come è fatta e come funziona.

Una valutazione in breve? Questo libro non è sicuramente quello da cui cominciare per scoprire la teoria della relatività, ma per approfondirla ad un secondo livello (quando si sa già qualcosa e siamo presi dalla curiosità di saperne di più). Il tema viene affrontato a passi, con linguaggio semplice, e ci sono ancora meno formule del precedente libro (ok semplificare, ma in questo caso forse si è esagerato troppo). A sfavore dell’opera, anche, la poca cura grafica che rende leggermente stancante la lettura. A favore, oltre alla semplicità, l’esposizione accurata di alcuni temi (soprattutto nella parte che parla della relatività ristretta).

Buona lettura. E buono studio a chi vuol approfondire.

Capire davvero la relatività : alla scoperta della teoria di Einstein (Daniel F. Styer)

Un viaggetto veloce (ma non troppo) fra le teorie della relatività di Einstein

Siccome nutro una certa passione per gli argomenti scientifici ogni tanto mi prende la fissa di studiarmi qualcosina, specialmente nel campo della fisica. Oddio, lo ammetto, la parola “studiare” è un po’ grossa per me. Diciamo che provo a leggere qualcosa, come la teoria quantistica (Quantum, letto 4 libri fa) e la teoria della relatività (di cui parlo adesso).

Ma in questo post, dopo una breve introduzione alla relatività, parlerò solo dell’esperienza di lettura.

La teoria della relatività (non distinguo qui fra relatività ristretta e generale) indaga cosa succede alle cose quando queste si muovono a velocità prossime a quelle della luce. E’ stato dimostrato che la velocità della luce è sempre la stessa (è, appunto costante quando si propaga nello spazio), mentre qualsiasi oggetto (pensate ad una pallina da tennis) ha una velocità relativa al sistema in cui si muove (per essere precisi, in un sistema inerziale, ma lasciamo perdere i dettagli in questo articolo).

Facciamo un esempio: prendiamo il tennista australiano Groth e mettiamolo in un campo da tennis. Magari riesce a replicare il suo tiro a 263 Km/h (vedi notizia).  Ma se mettete questo tennista su un treno in corsa a 200 Km/h e lui batte una palla alla stessa velocità, cosa succederà? Ai suoi occhi, in qualsiasi direzione batta la palla, la velocità sarà ancora 263 Km/h. Ma cosa vedrà un osservatore esterno? Se il tennista batte nel senso di marcia, la palla apparirà, all’osservatore esterno, come se corresse a 463 km orari (velocità della palla + velocità del treno). E addirittura, se il tennista batte nel senso contrario di marcia, l’osservatore esterno vedrà la palla lentissima, a 63 km/h (velocità della palla – velocità del treno).

E se al posto della palla ci fosse un fotone, un raggio di luce? Questa si muoverebbe sempre alla sua velocità, in qualsiasi riferimento: non subirebbe, agli occhi di un osservatore esterno, una variazione come la pallina da tennis. E questo provoca – al primo approccio – un forte mal di testa…

Ecco, la teoria della relatività parla proprio di questo: cosa succede agli oggetti se osservati da punti di vista diversi. Appunto: in relazione al sistema di riferimento da cui si osservano. Nella vita comune queste cose non servono, direte voi. Bè, non è proprio vero. E’ vero che mentre mi reco in ufficio non riesco a raggiungere le velocità necessarie ad accorgermi degli effetti della relatività, ma è altrettanto vero – per esempio – che i satelliti che permettono al mio navigatore di indicarmi la strada devono compensare gli effetti della relatività a cui sono sottoposti lassù in cielo.

E così si scopre che più veloce si viaggia, più il tempo rallenta, più le distanze si accorciano. Ma non ne parlerò qui: se siete interessati potete dare un’occhiata a Wikipedia.

Mi è servito questo libro? Sì e no: io cercavo qualcosa di più discorsivo, più generico, e in questo libro ci sono formule e ragionamenti per me troppo specifici. Sembra un opera destinata più a giovani liceali che a me. Ho imparato qualcosa? Sì, comunque sia ho imparato qualcosa: o meglio, ho messo un po’ a posto le cose che avevo sentito in qua e là, ed ho aggiunto qualche nozione. Ma non ho imparato le formule. Lo consiglio? Sì, ai giovani che vogliono scoprire la teoria della relatività lo consiglio vivamente. Ma non a chi vuole qualcosa di introduttivo.

L’autore non usa termini troppo tecnici, racconta gli esempi in uno stile semplice, ma ci sono due punti che on mi sono piaciuti. Il primo riguarda (come accennavo sopra) l’uso di formule. Sono d’accordo che non sia possibile evitare le formule in libri come questo, ma a volte il capitolo assumeva la forma di una spiegazione in classe, con i passaggi della formula spiegati ala lavagna.

Il secondo punto riguarda le domande e risposte. L’autore, in base all’esperienza avuta nell’insegnamento di questo argomento, cercava di anticipare le mie domande ponendole lui stesso, proprio nella forma domanda-risposta. Un sistema per approfondire alcuni passaggi, ma che secondo me distrae.

E, ormai aggiungo un’ultima cosa, non mi piacevano gli esercizi a fine capitolo. Non esercizi per approfondire la comprensione, ma semplici esercizi per applicare le formule. Insomma, in molti esercizi si duplicava l’esempio proposto nella spiegazione, cambiando soltanto alcuni dettagli, e chiedendo di riapplicare la formula. Dopo il terzo capitolo ho iniziato a saltare gli esercizi.

Un capitolo, invece, mi ha sorpreso: l’ultimo, che parlava dei buchi neri. Oggetti che mi hanno sempre affascinato e su cui molti hanno ragionato. Cosa succede se si cade in un buco nero? Daniel ce lo racconta con semplicità e – fra tutti – è stato il capitolo al tempo stesso più leggero e più interessante.

A voi curiosi e a chi piacciono questi argomenti: buono studio e buona lettura. E a tutti gli altri buonanotte (sono appena passate le 23 ed io me ne andrò a letto)