Sherlock Holmes : la criniera del leone (Arthur Conan Doyle)

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(foto dell’edizione in mano mia)

Ti capita di passare in biblioteca e – vicino all’uscita – trovare una cassetta per lo scambio libri, e fra i titoli presenti il libricino in questione. Bé, da amante di gialli lo prendi (in realtà lo ha visto e preso B. – onore al merito – ma io gliel’ho “preso in prestito” quasi subito, e ieri gliel’ho reso).

Una bella iniziativa quella dello scambio libri, che ti permette di trovare cose carine che altri hanno già letto e che condividono. Ed ha per me un notevole aspetto pratico: liberare gli scaffali da quei titoli che non intendo tenere (non tutti i libri che ho comprato avranno l’onore di rimanere in “eterno” nella mia biblioteca personale: molti li presto o li regalo o li inserisco in qualche forma di scambio librario).

Ma torniamo al libro in sé: formato tascabile (circa 19 x 12 cm) raccoglie, in poco meno di 200 pagine, 5 racconti del famoso investigatore. Si tratta infatti di una raccolta di racconti pubblicati su rivista negli anni 20 del 1900. Due racconti (il primo ed il secondo) sono narrati direttamente da Sherlock, gli altri tre – come nei romanzi classici – dal suo compagno Dr. Watson.

Nel primo racconto, “La criniera del leone”, che da anche il titolo alla raccolta, il detective, ormai ritiratosi nel Sussex, si trova un particolarissimo caso alla porta di casa. Un professore di un vicino collegio muore, praticamente, fra le sue braccia, coperto di strane ferite e sussurrando – appunto – “criniera del leone”. Gli indizi portano ad un altro professore ma Sherlock non è convinto. Una improvvisa illuminazione gli suggerisce di ricontrollare in un vecchio libro. E la soluzione arriva. Chi è l’assassino? [Attenzione spoiler! — Io avevo intuito che si trattava di qualcosa  del genere, ma non conoscevo tutti i dettagli 🙂 ]

Nel secondo racconto, “L’avventura del soldato dal volto terreo“, Holmes è chiamato ad indagare sulla scomparsa di una persona. Due amici, che hanno fatto il militare insieme, si separano quando il primo viene ferito. Tornati in patria, il secondo cerca di ritrovare il primo, ma la famiglia di questo insiste a dire che è partito per un giro del mondo. L’amico non si perde d’animo e scopre alcuni indizi contrari a quanto dice la famiglia, così chiama ad indagare Sherlock. Una terribile verità verrà a galla, ma il detective saprà da chi farsi aiutare per risolvere la situazione.

Il mistero del ponte sulla Thor” vede Sherlock impegnato nel capire chi può aver ucciso una donna, moglie di un notissimo (e ricchissimo) uomo d’affari. Tutto sembra puntare il dito accusatore verso una giovane istitutrice che lavorava in casa della famiglia, ma sarà vero? Scopritelo seguendo i ragionamenti di Holmes! Una nota: credo che Camilla Läckberg si sia ispirata a questo racconto per il suo “Tempesta di neve e profumo di mandorle” (racconto lungo nella raccolta omonima), quando l’agente Martin si ricorda di aver letto, in un romanzo di Sherlock Holmes, come viene fatta sparire una pistola per confondere le acque.

Un prestigioso professore è il protagonista de “L’avventura dell’uomo carponi“: i familiari vedono che quest’uomo si comporta in modo sempre più strano e decidono di chiedere aiuto a Sherlock. Un misterioso viaggio a Praga ed una scatola contenente un delicato segreto sembrano essere al centro degli strani atteggiamenti del professore. Ma perché? E cosa conterrà la scatola? Bé, la storia mi ricorda quella di Gustav Aschenbach de “La morte a Venezia” (Mann). Sì, concordo con voi, sono due storie su due livelli completamente diversi (qui c’è il mistero fine a sé stesso, in Mann si indaga lo spirito umano), ma c’è un punto in comune fra i due protagonisti: entrambi sono spinti a comportarsi in un certo modo (ve lo posso anche dire: a sembrare più giovani) per un determinato motivo.

Ultima storia è “L’avventura del fabbricante di colori a riposo“, dove un uomo chiede l’aiuto di Sherlock per ritrovare sua moglie, fuggita con un amante e con buona parte dei suoi beni. Ma, in questo caso, le cose non sono proprio come si presentano. Sherlock sceglie di vederci chiaro e – facendosi aiutare da Watson – allontana l’uomo da casa sua per poter indagare più liberamente. E scopre una verità completamente differente a quella che era stata raccontata.

Cinque racconti godibilissimi, che si leggono volentieri, al ritmo di uno al giorno (o anche più di uno: complice il periodo di ferie ho finito il libro in tre giorni). L’edizione che mi è capitata in mano è un po’ vecchiotta, e si nota, oltre che dalla copertina, anche dalla traduzione. Viene usato un linguaggio che sembra derivare dagli anni ’50… Tutto molto comprensibile e leggero: lo si legge bene anche oggi. Il volume ha – come prezzo di copertina – 11.000 Lire e, leggendo il colophon si scopre che si tratta di una prima edizione datata luglio 1996, per la collana “Oscar Narrativa” della Mondadori.

La traduzione è a cura di Maria Gallone, che sembra esser stata la traduttrice di punta (mi sono avvalso, per questa informazione, di questo articolo, particolarmente incentrato sul racconto “Il mastino dei Baskerville”) per i romanzi di Conan Doyle, ma nel primo dopoguerra (quindi dopo il 1945). Questo spiega il perché del linguaggio “vecchiotto”.

Cercando un po’ su Amazon e Wikipedia sembra che questa edizione non venga più pubblicata e che sia stata sostituita da “Il taccuino di Sherlock Holmes”, con i 5 racconti citati e alti sette racconti “nuovi”. E’ quindi una raccolta più completa rispetto a quella in mano mia, sempre di racconti pubblicati su riviste, e tradotta da Silvia Cecchini (con un linguaggio – se ho capito bene – più vicino a quello dei giorni nostri). Il costo su Amazon di questa raccolta (edizione luglio 2014) è 7,18 Eur (2,99 in formato Kindle), quindi abbastanza economica.

Che vi capiti in mano la raccolta che ho io, con 5 racconti, o quella più “moderna” con 12 racconti, sappiate che passerete delle ore di piacevole lettura. Le dimensioni del libro (quello che ho io), poi, in particolare, sono perfette per esser portate sotto l’ombrellone.

Buona lettura!

Tempesta di neve e profumo di mandorle (Camilla Läckberg)

(dal sito Marsilio Editori)

La giallistica svedese sta avendo un buon successo. Immagino molto sia dovuto alla trilogia Millenium che è riuscita ad arrivare al grande pubblico trascinando dietro di sé molti altri autori. Alcuni buoni, altri meno; almeno da quello che mi dicono.

Ovviamente, come una rondine non fa primavera, neppure un libro fa un buono o pessimo autore. Non posso valutare la Läckberg solo dopo aver letto questo: dovrei leggere altro (anche se una idea me la sto facendo, grazie ad un’altra recensione dell’amica Silvia). Posso solo affermare che il libro non mi è piaciuto molto, e provo a spiegarvi perché.

Il libro è una raccolta di quattro racconti brevi ed uno lungo. Quasi tutti hanno a comune rapporti bacati in famiglia, con sorelle che si litigano, donne picchiate dai propri uomini, ragazzi vittime di bullismo, fratelli e sorelle che si litigano l’eredità. L’unico racconto assimilabile al giallo è quello che da anche il titolo alla raccolta: “Tempesta di neve e profumo di mandorle”. Facciamo un breve riassunto dei racconti, senza svelare i loro finali (quasi).

In “Sognando Elisabeth” Malin è in crociera con suo compagno Lars, sulla sua barca, fra le coste della Svezia. La precedente moglie dell’uomo è morta proprio durante la navigazione e lui ci ha messo un po’ per riprendere il mare, ma alla fine, con la sua nuova compagnia, ritrova questo gusto. Solo che da qualche tempo è più silenzioso e misterioso di sempre, da un po’ la loro intesa è diminuita, scemata, quasi scomparsa: la stanchezza nel rapporto ha preso il sopravvento. Strani sogni agitano il riposo di Malin, immagini dove è presente la ex di Lars. E Malin inizia a sospettare che Lars abbia in mente qualcosa: che voglia liberarsi di lei? Presa da questi pensieri Malin agisce, ma quale sarà la verità nascosta dietro i segreti di Lars? Sinceramente un po’ scontato: si capisce quasi da subito quello che vuole essere il colpo di scena finale. Voto: 5 e 1/2

Il caffè delle vedove“, invece, mi è piaciuto di più. Una infermiera ormai in pensione ha aperto, da un po’ di tempo, un bar: semplice, curato, ma abbastanza anonimo. Fra le specialità della casa c’è n’è una che attira quelle donne che subiscono violenze dai propri mariti. Un giorno compare un’agente di polizia a indagare su una strana coincidenza: negli ultimi mesi più di un marito violento ha trovato la morte dopo poche ore essersi recato proprio a quel caffè. Dove porteranno le indagini? Cosa scoprirà la poliziotta? Questo è un tipo di racconto in cui non ci si aspetta un colpo di scena: le cose vanno lineari come si sospetta, ed è corretto così (anche se il finale può sembrare scontato). Leggermente “leggero” come racconto, ma essendo breve non si potevano aggiungere quegli approfondimenti che avrebbe meritato. Voto: 7

In “Una morte elegante” due sorelle si trovano insieme dopo la morte della madre. La maggiore è semplicemente attaccata ai soldi e contesta come veniva trattata, la minore invece nutriva ancora un certo affetto e cerca di difendere le scelte della madre. Tutto si gioca su un capo di abbigliamento, tanto che questo fa parte del colpo di scena finale e, involontariamente, diventa quasi una vendetta della madre verso la figlia maggiore. Ma non posso dirvi oltre perché rivelerei troppo del finale. Non mi è piaciuto l’aggiunta della polizia: si accenna al sospetto di omicidio, si guarda anche verso la sorella maggiore, ma poi le cose sono lasciate lì, come se niente fosse. Insomma, mi è sembrato un racconto incompleto. Volto: 5-

Una giornata infernale” è quella che subisce un bambino, vittima di bullismo a scuola perché grasso. Dopo gli ennesimi pesanti scherzi decide di farla finita, sfruttando il fucile di suo padre: solo che vuole usarlo contro i suoi compagni di scuola. Ma incrocia un poliziotto che ha avuto, anche lui, una giornata infernale. Nel breve scambio fra loro il ragazzo ripensa ai suoi problemi e cambia idea… Bello l’argomento, poteva essere una bozza per un romanzo coraggioso e di denuncia. Ma è stato trattato con stereotipi. Il tentativo di indagine umana, di scavo nella psicologia dei personaggi mi è sembrato superficiale. Volto: 4 e 1/2

Ed eccoci al racconto lungo (o al romanzo breve, come preferite): “Tempesta di neve e profumo di mandorle“. Già il titolo anticipa la trama del racconto: una serie di persone bloccate in un luogo chiuso da una tempesta di neve, ed un omicidio con cianuro (che effonde, come Agatha Cristie ci insegna, un inconfondibile profumo di mandorle amare). Si tratta di una riunione di famiglia, a cui è invitato il poliziotto Martin Molin (da quel che ho capito, collega del più famoso Patrick, personaggio di molti gialli della Läckberg), in quanto fidanzato di una delle giovani nipoti del capostipite. Nonno Ruben ha costruito un impero e adesso la famiglia brama (e si sbrana) per esso: tutti tentano di strappare qualcosa al nonno. Ma nessuno si sarebbe aspettato che Ruben morisse avvelenato da cianuro proprio in quella cena. Bloccati in quell’isola da una tempesta di neve, tocca a Martin indagare per capire chi è l’assassino, ed evitare altre morti.

ATTENZIONE SPOILER: di seguito è raccontato (parzialmente) il finale di questo racconto.

Non so se è un omaggio a due grandi giallisti, o se il tutto si è mischiato senza volerlo, ma praticamente questo racconto prende spunti sia da Agatha Christie sia da Arthur Conan Doyle.

Partiamo dall’ambiente: l’isola in cui i protagonisti sono bloccati ricorda molto il rifugio dove si trovano i personaggi di “Dieci piccoli indiani” della Christie (ma l’autrice ha scritto anche altri gialli con ambiente chiuso, dove i protagonisti erano isolati). Anche in quel caso c’è un assassinio e il colpevole è sicuramente fra i presenti. Ma come nei romanzi di Sherlock Holmes il colpevole ha usato dei trucchi per sviare le indagini o per far ricadere la colpa su altri. In questo caso sono il nonno Ruben e il nipote Matte ad essere al tempo stesso vittime e assassini. Nonno Ruben, scoperto di avere ancora poco tempo per vivere, decide di dare l’ultima lezione ai suoi eredi simulando il suo assassinio col cianuro subito dopo una sfuriata sull’eredità (l’unica cosa, come dicevamo, a cui tutti tenevano). E’ il nipote Matte a dare una mano al nonno, ma a causa del rimorso decide di togliersi la vita. Ma lo fa mettendo un carico alle carte già in tavola: fa in modo che il suicidio sembri un omicidio. L’agente Martin  brancola nel buio, poi si ricorda dei romanzi di Sherlock Holmes e intuisce quale potrebbe essere la verità (evito, almeno, di dirvi dove è la pistola che ha ucciso Matte).

Coraggio o incoscienza? Non saprei dirlo. Penso si tratti di un omaggio ai propri autori preferiti, ma operazioni simili richiedono, secondo me, entrambe le cose. Peccato perché il risultato mi è sembrato nella media del libro, cioè la sufficienza scarsa (voto: 6 – -). Anche in questo caso, come nei precedenti racconti, si capisce quasi subito come andrà la storia. Sinceramente l’unico colpo di scena ritengo sia stata la confessione di una madre alla propria figlia su chi veramente fosse il padre (tentativo mal riuscito di aggiungere complessità alla storia, in quanto questa confessione non sposta i sospetti né fa prendere svolte alla trama). Insomma, come giallo è un po’ tirato via: il poliziotto non sa che pesci prendere e sembra anche un po’ impacciato, non ci sono svolte particolari né indizi che facciano propendere per una ipotesi piuttosto che per un altra; in certi momenti sembra più un dramma familiare dove la morte del vecchio viene usata come fattore scatenante fra i familiari per riversarsi addosso accuse, rimorsi, rancori, gelosie… Ma neppure questo filone è approfondito come dovrebbe, risultando in un insieme abborracciato di beghe fra ragazzini.

Ora, io lo ammetto: se io mi cimentassi con la scrittura forse farei anche peggio, quindi mi tolgo il cappello di fronte a tutti gli autori, comunque essi scrivano. Però come lettore ho la facoltà di dichiarare se una cosa mi è piaciuta o meno, ed eventualmente decidere se comprare o meno altri libri dello stesso autore. Son stato contento di leggerlo, perché il fenomeno Läckberg mi incuriosiva da tempo. Son stato ancora più felice perché mi è stato regalato. Ma metto Camilla fra gli autori da leggere quando non c’è proprio niente di più interessante…  Leggerò altro di lei? Può darsi, non voglio limitarmi ad un libro. Ma con molta calma.

Chiudo con un sospetto: probabilmente questi sono “vecchi” racconti che Camilla ha redatto in vari tempi, e fanno parte di quel “lavoro di cucina” che ogni autore fa durante la sua gavetta (espressione presa dal Martin Eden di London). Cioè – come è successo e succederà ancora per tanti autori che arrivano al successo – si cavalca la loro onda pubblicando qualsiasi cosa abbiano scritto in passato, certi che il loro nome richiamerà comunque migliaia di lettori, indipendentemente dalla bontà del materiale. Spero, insomma, che le “qualità” di scrittrice della Läckberg possano essere migliori da quelle espresse in questi racconti. Per questo non escludo di leggere altri suoi libri. Ma concentrandomi, prima, su altri autori che mi danno più soddisfazioni.

Buona lettura.

I quadrivi del tempo e dello spazio (Lanfranco Fabriani)

Divagazioni fantascientifiche italiane…

Ho “conosciuto” Lanfranco Fabriani grazie al suo romanzo “Lungo i vicoli del tempo” e, come mi capita spesso, la curiosità verso altre sue storie si è accesa. Sto infatti attendendo (in forma elettronica) il secondo capitolo del ciclo della macchina del tempo, con gli agenti dell’UCCI impegnati in chissà cosa… 

Ma prima ancora di scrivere i due romanzi vincitori del premio Urania, Lanfranco aveva prodotto altri racconti e li aveva affidati ad alcune fanzine di settore, con risultati altalenanti. Fabriani non è un autore da Best Sellers, e neppure una “macchina da scrivere” (autori che sfornano opere ogni 3 mesi): questi racconti spaziano in vari anni di produzione, e si nota l’approccio a metà fra il “timido” e l’umile – nei primi racconti – dello scrittore. 

Diciannove racconti, tutti introdotti dall’autore stesso, che ci racconta come e quando sono nati. Molti prendono spunto da un episodio letto da altri racconti. Alcuni fanno riferimento, per stile, a Le Carrè (lo dice esplicitamente Lanfranco), altri sono considerati brutti (uno di essi – lo confessa Fabriani – è arrivato terzo al concorso per il racconto di fantascienza più brutto, ma la cosa era voluta, ci assicura).

Non mi metto certo a farvi il riassunto dei 19 racconti, ma mi piace dare un paio di indicazioni.

La prima riguarda lo stile, marcatamente ironico in quasi tutti i racconti, che mi era piaciuto nel primo romanzo. Alcuni racconti sono più oscuri, altri più allegri. Poco meno della metà fanno richiami a quello che – per brevità – chiamerò ambientalismo (l’autore presenta un mondo distrutto dagli uomini). Buona parte di questi, insieme ad altri, presentano scenari post guerra o post catastrofe ambientale / nucleare: sono temi cari a molti autori degli anni della guerra fredda, in cui si indagava la capacità tutta umana di autodistruggersi. Altri invece sono leggeri (ma mai stupidi – l’unico forse un po’ stupido è proprio il vincitore del racconto più brutto che dichiaravo prima), qualcuno altamente ironico. 

La seconda è prettamente pratica: nella versione Kindle impaginazione e grafica sono stati curati zero. Non c’è, per esempio, nessuno stacco fra l’introduzione del racconto ed il racconto stesso, tanto che per ben tre volte ho confuso il primo paragrafo del racconto con l’ultimo dell’introduzione. Insomma, va bene che l’edizione elettronica costa meno, ma questo non dovrebbe interferire con la qualità.

Se avete voglia di passare qualche ora spensierata sotto l’ombrellone (ammesso che le piogge di questi giorni vi permettano di farlo), allora è un libro che fa per voi, specialmente nella seconda parte. Se invece amate la fantascienza (anche un po’ cupa) degli anni 50-70, allora apprezzerete i primi racconti. 

Buona lettura!

 

Carnevale in giallo (AA. VV.)

Altre avventure gialle per la squadra Sellerio

Ormai lo sappiamo: il signor Sellerio ha trovato una buona formula editoriale per far conoscere al grande pubblico i personaggi della propria scuderia. Sia i personaggi reali (gli autori) sia – soprattutto – i personaggi immaginari (i protagonisti dei racconti). Calandoli (come ci racconta l’editore nell’introduzione di tutti i libri) in situazioni pseudo reali e cercando di toglierli dall’artificio del racconto. “Cercando”, perché comunque di romanzo si tratta, ed ogni romanzo ha i suoi ritmi ed i suoi artifici.

La situazione in cui si ritrovano tutti i personaggi è la festa carnevalesca (o, per Malvaldi, un ricordo di un carnevale passato). Diamo una velocissima occhiata alle trame…

Alicia Gimenez-Bartlet ci porta ad indagare, insieme a Pedra Delicado, nei sobborghi di Barcellona, dove un “povero diavolo vestito da diavolo” viene ritrovato morto in un vicolo alla fine del carnevale gay. Chi sia questo personaggio e perché sia morto è un lavoro pesante: Pedra e i suoi assistenti dovranno girare fra palestre e bar per scoprire cosa veramente sia successo. Il finale è abbastanza scontato ma Alicia riesce sempre a mantenere una certa tensione nel suo racconto.

Francesco Recami ci porta ancora una volta nella sua casa di ringhiera, dove sta impazzando il carnevale peruviano, mentre il Consonni, Angelica e il Luis sono ad una festa di carnevale ad un centro anziani. Una delle caratteristiche di Recami è la capacità di intessere piccole storie intersecandole l’una con l’altra, e portandole piano piano ad una esplosione di allegria infiocchettando tutto con una serie di equivoci degni di una commedia degli errori. Oddio, i primi racconti della casa di ringhiera mi sembravano più loffi, gli ultimi due, invece, hanno preso una piega più scoppiettante.

Gian Mauro Costa racconta ancora una volta la sua meravigliosa Sicilia, con il carnevale di Mezzojuso. Nel pieno stile di “Signora in Giallo” durante la festa si consuma un omicidio in modo molto creativo. Ma Enzo Baiamonte si trova in zona e nota quei dettagli che mettono sulla buona strada le forze dell’ordine. Una nota: evitate di leggere questo racconto lontano dai pasti perché le descrizioni delle varie pietanze (seppur non molto ricche – le descrizioni, intendo) vi faranno venir l’acquolina in bocca.

Antonio Manzini ci porta ancora in Roma, ma il carnevale è solo un riferimento temporale (se si esclude la festa finale). Un efferato delitto si svolge una notte poco prima di Carnevale: quel che sembra un omicidio per motivi di denaro si scopre essere, invece, tutt’altra cosa. Più noir che giallo, le vicende del Vicequestore Schiavone intrigano, sempre, per quel suo misto di “legale” con un tocco di “proibito”.

E veniamo al mio “amore”: Malvaldi, con la combriccola dei vecchietti, Massimo il barrista e la nuova commissaria. Il periodo è lo stesso (carnevale), ma quello che gli anziani raccontano alla commissario è un carnevale di tanto tempo fa, in cui Massimo era ancora un bambino. Una ingiustizia, un atto di corruzione, ed i vecchietti che fanno giustizia a modo loro. Attenzione: ci sono rivelazioni sulla vita di Massimo.

Un’ultima nota generale, che vale per tutti: i protagonisti principali sembrano odiare, tutti quanti, il carnevale. Mentre sono circondati da amici che lo amano. Una caratteristica in comune fra i personaggi dei vari autori.

Quasi dimenticavo: 13 euro per avere il libro, nella consueta forma Sellerio (buona carta, formato piccolo). Col solito sconto al supermercato sotto casa. Preferirei il costo fosse di 10 euro, ma mi accontento…

Buonanotte e buona lettura.    

Regalo di Natale (AA.VV.)

Nuova serie di racconti gialli proposti da Sellerio

Complimenti signor Sellerio: anche quest’anno è riuscito a proporci (con successo, direi) la raccolta festiva di racconti gialli con i nostri protagonisti preferiti. Dopo “Un Natale in giallo” e “Capodanno in giallo“, con una capatina anche sul “Ferragosto in giallo“, l’editore palermitano mette i personaggi dei suoi autori, ancora una volta, in una situazione “più umana”, li porta a confrontarsi coi regali di Natale, croce e delizia di tutti noi.

In questo volume troviamo personaggi conosciuti insieme a personaggi nuovi (non presenti nelle precedenti raccolte, ma già conosciuti agli appassionati): facciamo un breve riepilogo delle avventure che aspettano chi vorrà leggere il libro.

Alicia Giménez-Bartlett ci riporta, come sempre, a Barcellona dalla sua Petra Delicado. Il caso comincia in modo strano: al suo assistente viene regalato un cellulare nuovo di zecca, e appena lo accende ci trova un messaggio strano, che allude ad affari loschi a carico de “La principessa Umberta” (che dà il titolo al  racconto). Petra pensa ad uno scherzo, ma quando, due giorni dopo, la principessa muore assassinata si iniziano indagini serie. Per capire l’assassinio, però, va trovato chi ha lasciato il messaggio nel cellulare dell’assistente di Petra. Con qualche colpo di scena l’ispettore riesce a risolvere il caso, portando alla luce loschi traffici mischiati ad opere di bene. Quasi come se il personaggio “incriminato” fosse convinto che il fine giustifichi i mezzi. Peccato che i “mezzi”, se traditi, rispondano in modo violento…

Il personaggio di Petra sta iniziando a piacermi sempre più. Una donna forte come una roccia ma al tempo stesso delicata (tutta la sua essenza è descritta nel nome e cognome): sa prendere con le corde giuste i sospettati, agendo con crudezza (che sembra quasi cattiveria) quando necessario, ma compatendo quando è il momento. Ho comprato “Gli onori di casa”, un romanzo che la vede fare una capatina anche a Roma. Vediamo se scopro qualcosa in più di lei.

Maurizio de Giovanni è la prima novità di questa raccolta e ci fa conoscere Gelsomina – detta Mina – Settembre (da cui il gioco di parole nel titolo “Un giorno di Settembre a Natale”). L’ambiente in cui si muove la protagonista è la città di Napoli, e Mina – piacente quarantaduenne – è assistente sociale nei Quartieri Spagnoli della colorita e calorosa città. E quel giorno della vigilia di Natale – che si rivela una “GdM” (leggere il racconto per capire cosa significa) mai si sarebbe aspettata che un pezzettino della sua storia tornasse a chiederle aiuto. Una storia di malavitosi, di sgarri subiti e di persone innocenti coinvolte, col ricatto, a collaborare alla vendetta. Una pazza storia, che potrà risolversi solo se affrontata con un po’ di pazzia…

Da sempre sono convinto che le donne, nel momento del bisogno, sanno essere molto forti e determinate. Il personaggio di Gelsomina me lo conferma: quella che potrebbe essere definita una anti-eroina ma che sa trovare coraggio e forza per portare a termine le cose a cui tiene. Mi sa che dovrò tenere d’occhio le prossime uscite letterarie di Maurizio de Giovanni.

Lo “scambio di regali nella casa di ringhiera” di Recami diventa occasione di risate (per noi lettori) e di grossi problemi (per i protagonisti). Questa volta la principale protagonista è Angela Mattioli, professoressa in pensione che cerca di portare un po’ di cultura presso i suoi condomini. Preferisce fare, come dono natalizio, libri che possano aiutare le varie persone a crescere o a svagarsi e cerca di abbinare ad ognuno dei vicini un’opera letteraria che sia consona alla sua figura. Peccato che a causa della movimentata vigilia (una rapina in banca in cui lei rimane coinvolta) faccia un po’ di confusione nell’abbinare il bigliettino al pacchetto, col risultato di “gelare” il – comunque tiepido – clima di festa.

In passato i racconti della casa di ringhiera mi sembravano sempre un po’ giù di tono, un po’ nebbiosi come la Milano di periferia in cui sono ambientati. Ma inizio ad apprezzarli: mi sembra per esempio che in questo Recami abbia usato più ironia del solito e ne sia venuto fuori, alla fine, un racconto godibilissimo.

“Buon Natale, Rocco” è l’augurio che amici e colleghi fanno, nel racconto di Antonio Manzini, al vicequestore Rocco Schiavone, della polizia di Roma. Con una leggera influenza si trova a dover gestire il caso di omicidio di una coppia di anziani trucidati davanti alla televisione: sembra un tentativo di furto andato male, ma Rocco intuisce che qualcosa non va e, scavando, riesce a scoprire la verità. Vicequestore dai modi un po’ anomali, che si fa aiutare da amici non proprio in simpatia con la polizia (i racconti di Manzini si avvicinano più al noir che al giallo), ma da una spiccata intelligenza che gli permette di arrivare in fondo al mistero collegando dettagli che sembrano insignificanti.

Di Manzini mi sono piaciuti anche i racconti precedenti: è bravo nel raccontare la storia e nel calarla in una realtà romana molto schietta. Chissà, forse in futuro non mi accontenterò più di un racconto breve ma vorrò leggere una storia intera del vicequestore.

“Arriva Natale eccetera eccetera”, di Bill James (altra new entry in queste raccolte), è quello che mi è piaciuto meno. Una storia di malavitosi spacciatori di droga e di poliziotti che, nel rispetto dei loro compiti di garantire sicurezza, si trovano invischiati nelle loro faccende. Personaggi strani, come l’Assistente Capo della Polizia Desmond Iles, o “Panico Ralph”. Personaggi che sembrano muoversi in un poliziesco anni ’70, violenti, dal pungo facile.

Una seconda possibilità la diamo, certo, a James, ma questo racconto è il meno amato, da me, fra tutti quelli letti nelle varie raccolte gialle di Sellerio.

Tutto all’opposto con Malvaldi e la sua “Tombola dei troiai”, in cui i quattro vecchietti si trovano ad aiutare, ancora una volta, la polizia in un caso di omicidio, nonostante lo scetticismo di Massimo. Come sempre nei romanzi di Malvaldi (almeno in quelli con protagonisti i quattro vecchietti ed il “barrista”) tutto ruota attorno ad un dettaglio: in questo caso un tagliacarte d’argento finito come premio proprio alla tombola parrocchiale dei troiai. Massimo stavolta partecipa poco alle indagini (ma solo perché aveva notato il comportamento strano di un personaggio e lo aveva collegato all’omicidio, ma trattandosi di prova indiziaria si è riservato di dire la sua solo a fine indagini).

La solita causticità dei personaggi, coi loro commenti graffianti: c’è poco da fare, il Malvaldi mi rimette di buon umore anche nelle giornate in cui sono più stanco. Quasi una garanzia. Spero solo sappia controllare le sue forze, perché col successo ottenuto gli viene richiesto sempre più lavoro tanto che alla fine potrebbe rischiare di inaridirsi sia nei personaggi sia nelle vicende (come è successo ad uno dei suoi personaggi in “Argento vivo“). Ma confido nell’intelligenza di Marco.

Ora, caro signor Sellerio, veniamo a noi: mi congratulo per la perseveranza nell’offrirci queste raccolte. Rimango però dell’idea che il filone si esaurirà presto se non trovate idee diverse. Quello che intendo è che va benissimo mettere i personaggi in una situazione comune e vedere come si muovono, ma alla fine si rischia di snaturarli, di far perdere loro alcune caratteristiche. In questa raccolta, per esempio, mi sembra si sia puntato più sull’ambientazione natalizia che sul regalo in sé, che era il tema proposto. Su sei racconti solo quello di Recami centra in pieno il tema, gli altri ci girano attorno, più o meno vicini. Questo non vuol dire che dovete smetterla: amo queste raccolte e vi prego di continuare a pubblicarle, solo vi chiedo di lasciare i personaggi un attimo più liberi, senza dare un tema specifico. E comunque, grazie per le ore di sonno che mi fate perdere.

Buon Natale a tutti quanti. E speriamo in un 2014 pieno di occasioni di gioia e di serenità. E di libri, tanti libri. E di ore, tante ore, per leggerli.

Buona lettura.