Il calcio in giallo (AA. VV.)

(dal sito dell’editore)

Come annunciato a marzo, ecco la nuova raccolta Sellerio ispirata al mondo del calcio: quasi un omaggio agli ultimi europei, in cui l’Italia ha dimostrato una grandissima preparazione (bé, un calciatore, soprattutto, ha dimostrato di esser pronto per “Ballando con le stelle” 😛 ).

Ma torniamo a parlare di calcio scritto più che giocato. Prima novità di questa raccolta: i racconti sono 7 (solitamente erano 6), mentre gli autori sono pressoché i soliti. Molti raccontano la storia di un calciatore (o, nel caso di Malvaldi, di una calciatrice) di squadre di serie provinciali. Solo due affrontano l’argomento da un punto di vista diverso: Giménez-Bartlett raccontando le vicende di un arbitro, Aykol quelle di un innamorato tradito (da un calciatore). Ma andiamo con ordine: come sempre scriverò due-tre righe per ogni racconto, ma questa volta vi anticipo che tutti mi sono piaciuti, con qualche preferenza, certo, ma contrariamente ad altre volte non ho trovato nessun racconto da “evitare” né altri da “osannare”. Tutti racconti godibili (chi più chi meno leggero, chi più chi meno scherzoso, ma tutti da sorseggiare come un fresco cocktail estivo). Ah, e vi ricordo che si parla di “giallo”, quindi tutti con un mistero da svelare.

Per rimanere in tema calcistico, la prima a scendere in campo è Alicia Giménez-Bartlett, che ci racconta, in “Una sinistra speranza” di un arbitro assassinato. Che siano stati i tifosi per una sua discutibile decisione in campo? Anche se qualcuno pensa sia così, Pedra Delicado cerca di indagare a fondo, scavando in ogni singolo dettaglio della storia, e portando alla luce una vicenda completamente diversa da quanto ci si aspetterebbe, dai risvolti anche tristi. Cari lettori, alla fine della storia non potrete non essere solidali con l’arbitro assassinato.

Gian Mauro Costa ci porta nei campetti impolverati della sua Sicilia, dove il nostro eroe Enzo Baiamonte – ex elettricista trasformatosi in investigatore privato – collega “Il passo dell’anatra“, con cui un giovanissimo giocatore immigrato festeggia il gol segnato, con le stesse movenze viste in un video di sorveglianza di qualche settimana prima. Sembra strano: che ci fa un ragazzo, promettente giocatore, insieme a delinquenti che cercano di entrare in un magazzino, di notte, per rubare? Eppure cadenza, passo, mosse son propri gli stessi. Partendo da questo dettaglio, Baiamonte porta alla luce qualcosa di molto più grosso…

Francesco Recami apre, invece, col risultato della partita: “Progresso-Audace 3-2“. Gianmarco, figlio di Donatella, inquilina della casa di ringhiera famosa per i romanzi dell’autore, gioca nella Audace. Ma l’attenzione, stavolta, non va al gesto sportivo dei ragazzi, quanto ad alcuni genitori scalmanati che incitano i figli alle peggio azioni. E’ il caso del padre di un giocatore del Progresso, che prende in giro pesantemente tutti gli avversari tanto da dover fuggire e nascondersi in un bugigattolo. Peccato che lì trovi un evaso dal carcere, grande, grosso e cattivo, che “gentilmente” chiede al genitore una mano, esattamente la sinistra, a cui rompe il mignolo… Senza farla lunga: il genitore tanto borioso si trova a passare veramente una brutta giornata. Ma immagino che molti di voi gli diranno “ti  sta bene!”

E’ solo un gioco“, o almeno dovrebbe esserlo… E’ quello che pensano alcuni protagonisti del racconto di Gaetano Savatteri. Ma non la pensa così Saverio Lamanna: suo cugino Franco, calciatore dilettante, è morto in un incidente d’auto e la squadra – conosciuta durante il funerale – chiama Saverio a giocare indossando la maglia di Franco alla partita in sua memoria. Non tutto quadra, e mettendo insieme tanti piccoli dettagli Saverio, da arguto osservatore, dipana una matassa molto più complessa di quello che ci si aspetta.

Storia in parte simile per Marco Malvaldi. Ma declinata al femminile. Lo dice anche il titolo: “Donne con le palle“. Che altro non sono che una squadra di beach soccer dove gioca Alice, la fidanzata di Massimo il barrista e commissario di Pineta. Anche in questa storia una calciatrice è morta, anche in questo caso sembra che il motivo sia un banale incidente. E sotto sotto, come nel racconto di Savatteri, ci sono i soldi. Ed è, anche in questo caso, un dettaglio che fa sorgere i sospetti. Ma, attenzione, le storie di Malvaldi e Savatteri non sono uguali: ognuno ci mette quel suo tocco particolare che le rende uniche. Semplicemente ci sono dei punti in comune: uno stesso spunto per raccontare due storie simili ma diverse.

Antonio Manzini organizza, invece, in quel di Aosta, una partita di beneficenza fra questura e magistratura. Tocca a Schiavone allenare i suoi colleghi, anzi, più che allenare si deve inventare – con le poche risorse che ha – qualche stratagemma per riuscire a cavarsela. “… e palla al centro” ci racconta un altra po’ di ingegnosità di Schiavone, della sua capacità di trarre frutti dalle vicende in cui è coinvolto. Frutti a volte leciti, a volte meno, ma tutti guidati da un senso di giustizia particolare. Il lettore tifa per Schiavone, e anche stavolta, nonostante il vice questore sia stato un po’ troppo furbo, sorride insieme a lui.

Chiude la raccolta Esmahan Aykol, che racconta una Istanbul odierna (non proprio: mi riferisco alla Istanbul di qualche mese prima del fallito golpe). Più che di un calciatore, si parla di un “Rifugiato“. Katy, libraia in Istanbul, deve aiutare Fofo (il suo assistente) a ritrovare una persona, un ragazzo nigeriano arrivato in Turchia con la speranza di diventare un grande calciatore per il Galatasaray. Ma anche ne traffico dei rifugiati si nascondono le insidie della truffa. E a Fofo rimane solo un cuore infranto che Katy cercherà di consolare. Ehm, detta così sembra un romanzo rosa, invece no: anche in questo caso c’è il mistero, la persona scomparsa… Rimaniamo sul giallo, non viriamo al rosa 🙂 Una nota particolare su questo romanzo: mentre i protagonisti vagano alla ricerca del ragazzo, ci mostrano una Istanbul molto realistica e attuale (come dicevo sopra, è una fotografia di pochi mesi fa) e descrive bene la situazione che prelude agli ultimi fatti, ma senza scendere mai in politica o in opinioni sul governo.

Eccoci qua… Sette brevi racconti da portarsi sotto l’ombrellone al modico prezzo di 14 Eur (solito sconto grandi catene del 15% = 11,90 Eur di spesa – 9,99 Eur, invece, per l’E-book). Il prezzo è valido:  come detto spesso, Sellerio riesce a garantire un prezzo leggermente più basso dei concorrenti nonostante una buona qualità del prodotto (anche fisica). Le pagine sono ben 337, ed il formato (il solito della casa editrice) è compatto tanto da permettersi di portare, eventualmente, il libro anche nella tasca posteriore dei jeans (sì, avete ragione, dipende dal modello… nei miei ci sta, e non so se ciò depone a mio favore 😛 ).

Che dire ancora, se non: Buona lettura? Ah sì, anche: Buona estate!

La battaglia navale (Marco Malvaldi)

(Dal sito dell’editore)

Ed ecco l’altro Malvaldi (2/2), stavolta romanziere (e non saggista, come nel precedente post) e da solo. Con una nuova avventura dei vecchietti, di Massimo il barrista (sì, con 2 “r”), di Alice, vice questore di Polizia e degna fidanzata del suddetto proprietario del BarLume.

Sì, perché lo ammetto, una donna come Alice è davvero perfetta per Massimo. Lo sta domando, e lo sta cambiando: più dolce, più aperto, più… Anzi, “meno”: meno quel Massimo sarcastico (e a volte un po’ cinico) che apprezzavo nei primi romanzi. Ormai la squadra investigativa, guidata da Alice, è composta dai soli vecchietti, che pendono dalle sue labbra (e lei li sa “manovrare” – seppur in senso buono – come vuole). Massimo è il jolly che ogni tanto entra nella discussione e da quel guizzo in più. Non che Alice non sia geniale (che è uno dei motivi per cui Massimo si è innamorato di lei), ma semplicemente i due si completano su questo aspetto.

Vabbè, parliamo del romanzo. Ormai Malvaldi è una garanzia: trama perfetta, che fila liscia. Mistero, qualche punto intricato per distogliere l’attenzione dall’assassino, e finale completo e esplicativo. Questa volta la vittima è una bella ragazza di origini ucraine, ritrovata lungo il litorale di Pineta, a due passi dalla casa di nonno Ampelio. Tutto fa pensare all’ex compagno, violento, che in passato l’aveva minacciata, ma la cosa non quadra ad Alice. D’altro canto, il caso è gestito da un altro vice questore e quindi Alice e Massimo partono beati per una vacanza. Finché un nuovo evento fa tornare a casa i due fidanzati: Alice è chiamata ad indagare su una serie di scritte su alcune villette della zona. Il testo, parzialmente in italiano e parzialmente in arabo, fa pensare subito a terroristi di matrice islamica, e la paura inizia a serpeggiare fra gli abitanti di Pineta.

Ma quale realtà si nasconde dietro a quelle scritte? E perché proprio una villetta è stata risparmiata? C’è forse un messaggio, sotto, per i suoi proprietari? E come mai le indagini per le scritte si intrecciano sempre più con quelle sulla ragazza assassinata? Sfruttando i vecchietti come squadra di investigazione speciale, e con l’aiuto del nuovo “compagno” (nel senso più “rosso” del termine) Mastrapasqua, che mastica un po’ di russo, Alice riesce a recuperare alcune informazioni dalla comunità ucraina, fino a scoprire che sotto tutto ciò si nasconde una verità ben diversa.

Per esser sinceri, questa nuova storia non mi ha entusiasmato più di tanto. Confesso di averla ugualmente letta a regime forzato (anche rimandando qualche piccolo impegno per guadagnare minuti di lettura), ma in generale mi ha preso meno di altri romanzi dello stesso autore. Non parlo della storia e del mistero da svelare, sempre efficaci ed intriganti, ma del contorno.

E’ un po’ quello detto all’inizio: uno dei “dettagli” che mi ha fatto entusiasmare per i romanzi di Malvaldi, è proprio il personaggio di Massimo. Sagace e anche (leggermente) cinico, irriverente, ironico e sarcastico, protagonista principale (anche se a pari livello coi vecchietti). Sono tutte qualità che si sono smussate con l’arrivo di Alice (che sta prendendo il posto di Massimo anche come protagonista).

Nei primi romanzi la competizione con il precedente vice questore dava un tono diverso al romanzo. Adesso la storia di amore con Alice rende tutto più ovattato. Ma attenzione, non è che mi dispiaccia che Massimo si sia trovato una donna che (come dicevo sopra) è degna di lui. Solo che Malvaldi ci ha messo troppo realismo: quello che succede nella realtà (tutte le donne riescono ad addolcire il loro uomo, non negatelo) poteva essere mitigato nel romanzo. Massimo poteva rimanere un pizzichino più cinico e sarcastico e mantenere un po’ più di protagonismo. Lo so, forse Alice non sarebbe rimasta con lui per tutto questo tempo, ma a me Massimo piaceva di più in quel modo…

Se prendiamo in esame tutto il resto, invece, le cose mi piacciono come sempre: i nonnetti sono vivaci e arzilli come sempre (nonostante i “problemini” del Rimediotti), è sempre Tiziana, in pratica, che tira avanti il bar, e Aldo gestisce il ristorante come sempre… O quasi. In realtà piccoli cambiamenti avvengono proprio nel romanzo. Ci saranno alcuni ribaltamenti di fronte, fra cui (quello che mi ha fatto più piacere) veder riconoscere a Tiziana un certo merito, con conseguente – chiamiamolo così – “avanzamento di carriera”. Su questo Malvaldi (anche in questo caso per bocca di Alice) è discretamente giusto.

Tiriamo le conclusioni. Anche se – ultimamente – di Malvaldi gradisco maggiormente i racconti (le raccolte “in giallo” di Sellerio) ai romanzi, continuo a pensare che Marco sia un ottimo scrittore e meriti successive letture. Anche se gli ultimi romanzi mi hanno “acchiappato” meno dei primi, continuerò ad attendere le nuove avventure dei vecchietti, o di nuovi personaggi.

L’unica cosa che potrei chiedere a Malvaldi è quella di rallentare un po’. Ho visto altri autori di successo sfornare un romanzo (o anche più di uno) all’anno, romanzi che via via perdevano la qualità e la freschezza iniziale. La stessa cosa che succede ad un personaggio di Malvaldi (Giacomo, in “Argento vivo”, romanziere in crisi creativa). Ora, io considero Marco un bravissimo scrittore, ma credo che anche lui abbia bisogno di staccare un po’ per ritrovare qualche idea dirompente. Perché son convinto che lui sappia catturarle al volo, e riproporle nei suoi libri, le belle idee. Solo che a volte si ha bisogno di un attimo di pausa per tornare a guardare il mondo e afferrare qualcosa di veramente nuovo per trasformarlo in una bella storia.

Sintetizzando: il romanzo mi è piaciuto, anche se non come i primi, e attenderò il prossimo.

Solita indicazione del prezzo: 13 Eur per 178 pagine. Con lo sconto classico di Amazon si va a 11,05 Eur (stesso sconto della grande distribuzione). Sellerio ha mantenuto abbastanza stabile il prezzo dei romanzi, che risulta addirittura appena più basso dello stesso genere pubblicato da qualche concorrente (e ricordo che i prodotti Sellerio sono sempre di buona qualità “fisica”). Certo, uno o due euro meno non mi sarebbero dispiaciuti, ma ritengo accettabile questo prezzo per questo prodotto.

Visto che vi state preparando per le vacanze: è un romanzo assolutamente da portare sotto l’ombrellone!

Buona lettura.

Capra e calcoli : l’eterna lotta tra gli algoritmi e il caos (Marco Malvaldi, Dino Leporini)

(dal sito dell’editore)

Ebbene sì, di nuovo Malvaldi (1 di 2). Ma questa volta niente vecchietti (sono nel prossimo post): ci dedichiamo ad un saggio su algoritmi, modellazione della realtà e studio della stessa. E questa volta Malvaldi è in coppia con Dino Leporini (di cui non conosco nulla ma che – leggo – è insegnante e ricercatore di Fisica all’Università di Pisa). Immagino siano collaboratori in varie ricerche sui liquidi (argomento in cui entrambi sono esperti). E in questo libro ci vogliono parlare di come la realtà (spesso caotica)  viene descritta (più o meno bene) con modelli e algoritmi, a volte in modo discretamente corretto, a volte in modo disastroso. Per inciso, con questo libro hanno vinto, nel 2014, il “Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica

Ma cosa è un algoritmo? Semplificando al massimo, potrei dirvi che è un insieme finito di istruzioni per portare a termine un compito. Per esempio le indicazioni per raggiungere un certo posto, o la ricetta per preparare un determinato piatto. Ma ricordandoci che – se date in pasto ad un computer – queste istruzioni devono essere estremamente dettagliate e non devono dare niente per scontato.

Ecco quindi che gli autori descrivono come nascono gli algoritmi, come sia necessario creare modelli di realtà (una versione semplificata della situazione reale, per permettere uno studio approfondito di cosa accade), e di come a volte l’errata modellazione porti a tragici errori (ad esempio viene analizzato e spiegato il crollo azionario del 6 maggio 2010 a Wall Street noto come flash crash: tutto merito di computer estremamente veloci, ma istruiti in modo da non gestire quella particolare situazione). E si finisce con la realtà virtuale e con l’intelligenza artificiale, chiedendo (provocatoriamente) se un computer è in grado di intuire e di essere cosciente.

Insomma, da informatico era da mesi che tenevo quel libro nella “lista dei desideri” di Amazon. Al di là delle implicazioni lavorative (capire meglio gli oggetti con cui lavoro) mi interessava avere una prospettiva particolare sulla programmazione, e sapevo che Malvaldi poteva darmela. Ed ho scoperto tante cose, alcune più legate alla matematica pura (come riuscire a calcolare l’area di un oggetto dalla forma strana usando solo un righello, un foglio, un punteruolo ed una scimmia), altre alle scienze informatiche, altre ancora a come queste scienze sono applicate nella vita di tutti i giorni (sapevate che i siti di vendita on line ricalcolano costantemente i prezzi di vendita basandosi sul prezzo dello stesso oggetto applicato dai concorrenti, così da cercare di ottenere sempre qualche vantaggio?).

Esposizione chiara? Direi di sì, Malvaldi è un brillante scrittore (non so quanto abbia contribuito, a livello di testo, Leporini) ed ho ritrovato in questo libro lo stile di “Le regole del gioco” (ma, un po’, anche di “Scacco alla torre“). Però – forse per l’argomento – appena più confusionaria dei romanzi dello stesso autore. Provo a spiegarmi con un esempio: in questo genere di libri Malvaldi parla come un (competentissimo) professore ad una platea di studenti, nei romanzi è come se raccontasse una storia della buona notte ai figli. Due stili diversi, con qualche nota in comune (ironia, battuta pronta, la meravigliosa capacità di rendere semplici cose complesse) ma, comunque, con accenti e ritmi diversi. Ecco, questione di gusto personale: preferisco LEGGERE il Malvaldi romanziere, e preferirei ASCOLTARE il Malvaldi divulgatore (credo sappia decisamente come tenere sveglia e attenta la platea). Leggere il Malvaldi divulgatore è, secondo me, il 5% più difficile del Malvaldi romanziere.

Lascio da ultimo, come sempre, la questione prezzo. Questa volta sono soddisfatto: 15 Euro prezzo di copertina (per la mia edizione). Ma ancora meglio per l’edizione del maggio 2016 con copertina flessibile, venduta a 11 Eur. E su Amazon, come sempre, si scende ancora.

Nella mia scala di valutazione credo che i saggi valgano qualcosa di più dei romanzi. Pur riconoscendo che in entrambi i casi ci sono squadre che lavorano molto e bene per trasformare una idea in pagine stampate, il prezzo di 15 Eur mi sembra più adeguato per un saggio (come questo) che per un romanzo. Poi, logicamente, più il prezzo è basso (entro certi limiti) più son contento. Però, insomma, il libro li vale tutti i 15 Euro.

E per finire, un consiglio. Questo libro è leggibile da tutti? Non proprio. Chiunque sia curioso di questi argomenti troverà pane per i suoi denti. Ma chi non è proprio interessato a computer, algoritmi, modellazione della realtà, è meglio se lo sfoglia un po’ prima di comprarlo, oppure se lo fa prestare. La lettura è semplice nonostante un pizzico di teorie “matematiche” (ma senza formule), ma se l’argomento non vi incuriosisce neppure un po’ lasciatelo perdere. Per chi vuole, posso prestare (o forse è meglio dire “noleggiare”?) la mia copia per una fetta di torta al cioccolato 🙂 ).

Buona lettura.

Altre novità in uscita :-)

Si prospetta una primavera da leggere, questa che si sta avvicinando. Dopo aver saputo del Malvaldi primaverile, dopo aver scoperto che tornerà anche Bruno Jordan, ecco che mi viene detto di altri due libri che mi attirano molto.

Il primo riguarda le raccolte di racconti gialli di Sellerio: questa volta l’editore ha chiesto alla sua squadra di giallisti di ambientare le vicende in un contesto calcistico. Non ho trovato notizie sul sito di Sellerio (solitamente le da pochi giorni prima dell’uscita), per ora ho trovato solo queste info sul sito IBS, dove si dice che l’ebook (e, presumo, anche il libro cartaceo) sarà disponibile dal 12 maggio:

Lo chiamano il gioco più bello del mondo: una miscela esplosiva di emozione, spettacolo, entusiasmo, orgoglio; capace di precipitarti dall’esaltazione più sfrenata all’inferno della delusione. E ora che sta per arrivare l’appuntamento con gli Europei i tifosi si preparano.
Dal 10 giugno e per un mese 24 squadre di calcio si contenderanno il titolo. Cosa non succederà in quel fatidico mese? Gli investigatori della scuderia Sellerio, i personaggi letterari che hanno conquistato i lettori, questa volta si sono dati appuntamento allo stadio, o negli spogliatoi, o addirittura sui campi di gioco. Sono tifosi di calcio, sostenitori magari di squadre di infima serie, e si ritrovano in questa antologia accomunati da un’unica passione.

Purtroppo non si capisce quali autori sono stati coinvolti, ma confido ci siano i miei personaggi preferiti (Pedra Delicado, i vecchietti del Bar Lume, Schiavone, Lamanna, ed altri…)

 

Il prolifico Malvaldi – oltre a riesumare, ad Aprile, i mitici vecchietti – ci propone anche un saggio a metà fra scienza e poesia, nel senso proprio che mette in comunicazione (e in comunione) questi due argomenti in apparenza disgiunti. Il suo nuovo libro “L’infinito tra parentesi – storia sentimentale della scienza da Omero a Borges” prende spunto da alcuni scritti di noti autori (Omero, Gozzano, Borges, …) per raccontare fatti scientifici. Si legge sul sito Rizzoli, alla pagina del libro:

Ben prima dell’invenzione del microreticolo metallico, Efesto nell’Odissea forgiava “catene impossibili da infrangere, sottili come fili di ragnatela”, catene che “nessuno avrebbe potuto notare, neppure un dio, tanto erano ingannevoli”. Ben prima degli studi di Maxwell sul tempo di rilassamento dei liquidi, Lucrezio intuì che molecole di lunghezza differente scorrono con tempi differenti. Anche Gozzano, in una delle sue poesie più belle, descrive con precisione l’imprevedibilità di una crepa, oltre che la viltà di un giovane pattinatore di fronte a una donna innamorata. E questo molto prima che i matematici dimostrassero – anche attraverso il Gioco della vita – l’assoluta impossibilità di predire l’evoluzione di alcuni sistemi. “Ahimè, non mai due volte configura il tempo in egual modo i grani!” scrive Montale: non è forse questa l’entropia? E Borges sa – forse meglio dei neuroscienziati – che “aver saputo e aver dimenticato il latino è un possesso, perché l’oblio è una delle forme della memoria.” La poesia arriva prima? Forse. D’altra parte, però, il linguaggio degli scienziati è fatto spesso di analogie, esattamente come quello dei poeti. Cos’è, per esempio, la “trama algebrica” che ricercava Ada Lovelace nella Macchina analitica di Sir Charles Babbage? C’è addirittura chi sostiene che Paul Dirac, il padre della meccanica quantistica relativistica, sia il più grande poeta inglese di tutti i tempi. La poesia e la scienza, ci spiega l’autore vagabondando tra un secolo e l’altro, non sono opposte, non lo erano alle origini e non lo sono oggi, che si concepiscono entrambe come tensione alla conoscenza del mistero del reale.

Su Wired è possibile leggere un estratto del libro, in cui da Gozzano si passa agli automi cellulari per descrivere l’indefinitezza di una crepa. Devo dire che l’articolo mi ha incuriosito molto, ma vorrei attendere un po’ a comprare questo libro: mi sa che me lo metto in lista dei desideri su Amazon per pensarci un po’. Il libro esce domani, 17 marzo, per i tipi di Rizzoli: 252 pagine a 18 Eur. Se qualcuno lo prende e vuol raccontarmi cosa ne pensa, sarò ben lieto di ospitarlo fra i commenti.

Buona lettura.

Buchi nella sabbia (Marco Malvaldi)

(dal sito Sellerio)

Anche in questo caso ci ho messo un po’ a scrivere la recensione, come per la precedente… Ma in questo caso non perché sia rimasto insoddisfatto, ma piuttosto per questioni pratiche (avevo, appunto, l’altra sulle spalle, oltre una serie di cose da fare) e tecniche (volevo verificare qualcosa).

Sapete che Malvaldi mi piace “un casino” (tanto tanto tanto) e che mi compro (quasi) tutti i suoi libri. Ha un modo di scrivere che adoro, mette ironia nei personaggi, ti fa ridere. Il suo successo è certificato dal gran numero di copie vendute, sempre, e dalla serie TV dedicata ai “Delitti del BarLume” (che ancora non ho visto sia per motivi tecnici – non ho sky – sia per motivi ideologici – salvo rare occasioni preferisco non vedere film di libri letti; ma in questo caso potrei fare una eccezione 🙂 ).

Però stavolta non son rimasto contento al 100%. Prima di tutto perché il libro aveva un difetto (una pagina piegata e “cucita”, che mi ha costretto ad uno strappo della stessa, per poter leggere ciò che era nascosto nelle pieghe): cose che capitano, certo, ma non me l’aspettavo da Sellerio, che è solito produrre materiale di ottima qualità. Ovviamente potevo riportare il libro dove l’avevo preso, ma mi ha fatto fatica e, in fondo, il testo si leggeva tutto (son rimasti nello strappo solo 5 caratteri a fondo pagina, rimane una scocciatura ma il testo è perfettamente comprensibile).

Il secondo motivo è che la costruzione della trama è, per certi versi, simile ad altri, senza particolari colpi di genio come (purtroppo) Malvaldi ci ha abituati. Serve spiegarsi meglio: un giallo è sempre un giallo, dove succede qualcosa (solitamente qualcuno viene ucciso) e l’investigatore di turno scopre, grazie ad una serie di indizi analizzati e concatenati con una logica schiacciante, colpevole e motivo. Un giallo pseudo-storico, come questo, lascia ancora meno spazio alla fantasia, alla possibilità di creare trame particolari (e, ripeto, Malvaldi è molto bravo in questo: ogni storia del BarLume è praticamente diversa dalle altre). Quindi, mi direte, Marco si è comportato anche troppo bene: ha preso personaggi storici reali, con le loro caratteristiche, e vi ha cucito addosso un bel romanzo giallo. E vi do ragione: ha fatto questo. Ma (e qui si entra, forse, anche nei gusti personali) questa volta mi è piaciuto meno. Malvaldi rimane in testa alla mia classifica di autori preferiti, ma questo libro non è in testa nella mia classifica personale dei libri dell’autore.

Ma parliamo del libro: come accennavo l’autore si diverte a prendere personaggi reali, soggetti molto particolari, e vi costruisce un romanzo pseudo storico, ma decisamente realistico, attorno. Personaggio principale, anche se sembra muoversi ai lati della storia, è Ernesto Ragazzoni, poeta e giornalista de La Stampa (proprio questo lavoro di giornalista gli farà dire di sé “io fo buchi nella sabbia“, cose effimere che durano appena un giorno, e il giorno dopo sono dimenticate).

Ragazzoni viene mandato a Pisa dove è prevista la visita del Re Vittorio Emanuele III, nel 1901. Va ricordato che il precedente Re era stato ucciso appena un anno prima, e che la zona (da Pisa a Carrara) è sempre stata covo di anarchici. A complicare la cosa ci si mette Puccini; o meglio, una compagnia teatrale che vuole, in onore del Re, rappresentare proprio la Tosca, ultima opera del famoso compositore (nato, propri, da quelle parti). Opera che, a dirla tutta, non esalta molto le autorità… C’è quindi grande agitazione fra le Guardie Reali (reparto dei Carabinieri col compito di proteggere il Re): si teme un attentato al Re, si controllano anarchici conosciuti e presunti, si devono avere occhi dappertutto…

La scombinata compagnia teatrale riesce comunque a mettere in scena la Tosca, ma avviene un dramma nel dramma: il tenore Ruggero Balestrieri, che interpreta il Cavaradossi, viene realmente ucciso nella scena della fucilazione. Nel teatro, in presenza al Re, potrebbe succedere il finimondo, ma le Guardie riescono a mantenere un certo livello di sicurezza e niente accade di quello che potrebbe accadere. C’è però da scoprire chi e per quale motivo abbia compiuto l’efferato omicidio. E fra Carabinieri degni delle migliori barzellette, artisti eccentrici e pieni di sé, anarchici convinti e giornalista (il Ragazzoni, appunto) impiccione e spesso alticcio, la cosa potrebbe diventare molto complessa (e molto divertente per il lettore).

Facciamo una precisazione: i fatti NON si sono realmente svolti, pur essendo realistici. Non vi è traccia di una Tosca rappresentata a Pisa, nel 1900, con ospite il Re. Anche i personaggi della compagnia teatrale non esistono. Come dicevo sopra il romanzo è un’opera sartoriale cucita intorno a Ragazzoni che, insieme al Re, al suo capo Alfredo Frassati e ai personaggi “pubblici” citati (ma non direttamente presenti)  come Puccini, sono gli unici “elementi” reali. Non si può parlare di un romanzo storico, ma rimane un’opera realistica che racconta un pezzo di storia (reale) del 1900: il contesto sociale della zona era proprio quello descritto. A pagina 233 Malvaldi stesso ci indica dove Storia (reale) e storia inventata si intrecciano, raccontandoci (fra l’altro) una serie di chicche su Puccini, sull’opera in generale, sul protagonista principale.

Ma parliamo delle cose che mi son piaciute. Marco ha un’arte tutta sua nelle aperture: il primo capitolo, (anzi, il capitolo zero) con quel ripetersi di “Tosca? Tosca” che presenta il contesto, è decisamente adorabile. Così come ho apprezzato il personaggio Ulrico Dalmasso, capitano delle Guardie Reali e il suo far da cretino (ma parecchio) senza esserlo veramente (forse). Mi sono piaciute le tante incursioni nella storia dell’Opera, le molte chicche che Malvaldi dissemina qua e là. Anche gli artisti della compagnia sono delineati in modo coerente, con le loro manie e la loro voglia di protagonismo.

Ma diciamo anche cosa mi è piaciuto meno (visto che all’inizio vi ho assillato sul fatto che non sono rimasto soddisfatto al 100%). Non è facile e riconosco che per alcune cose si va nel gusto personale. Per esempio l’intreccio giallo: a livello logico perfetto, come sempre. Ma in questa opera sembrava avere un ruolo secondario, al servizio dei personaggi. Sì, il misfatto sempre serve per presentare i personaggi, per farli interagire fra loro e scoprire le loro personalità, quindi possiamo dire che l’intreccio giallo è sempre al servizio dei personaggi, ma in questo caso mi è sembrato più in secondo piano rispetto ai personaggi. Purtroppo non so spiegarmi meglio, non so indicare quali minuti dettagli mi danno questa sensazione, ma a me sembra così.

Altra sensazione (ma questa, lo riconosco, dipende anche dal periodo per me non particolarmente felice per la lettura) è dato dall’alto numero dei personaggi: 19 (contando quelli elencati dall’autore stesso), 20 se ci aggiungiamo Puccini stesso che, anche se non “fisicamente” presente ai fatti, è spesso citato lungo tutto il romanzo. Tanti personaggi aumentano la confusione. Marco è bravo a tenere le fila di tutti, ma forse avrebbe giovato di più, alla linearità di lettura, un minor numero di soggetti.

Insomma, non sempre può piacere tutto di un autore. Ma questo può essere un buon segno: magari l’autore sta sperimentando nuove tecniche, nuove possibilità, e ci sta che qualcosa non venga bene subito e possa non piacere a qualche lettore. Sicuramente non è per questo libro che smetterò di attendere con ansia le prossime opere di Marco (a proposito: a primavera esce un nuovo capitolo del BarLume). Ecco: Marco è molto prolifico, ed una mia paura è che ad un certo punto sopraggiunga lo stress o la fretta di finire un’opera. Ma siccome ho capito che è una persona molto intelligente, so anche che saprà fermarsi quando è il momento, per riprendere un po’ il fiato e tornare, dopo un po’ di riposo, a presentarci i suoi personaggi.

Buona lettura.