Giochi di potere : B-Virus (Tom Clancy con Martin Greenberg e Jerome Preisler)

Il solito cattivone che crede di poter coinvolgere tutto il mondo nella sua vendetta contro un uomo…

Non male, via… diciamo che Tom Clancy sta risalendo la china verso quello stile che credo gli sia più congeniale: tensione in ascesa costante fino all’esplosione finale. Ancora non è così (manca ancora un po’ a tornare a personaggi del calibro di Jack Ryan) ma rispetto ad alcuni degli ultimi suoi libri la cosa è migliorata.

Questo libro è – in qualche modo – il sequel di “Progetto Orion”: Gordian, il capo della UpLink, una multinazionale che si occupa di comunicazioni satellitari, viene quasi assassinato usando un tremendo virus attivabile a comando. Come sempre il bene trionfa: la squadra di sicurezza della UpLink riesce a trovare la base dove è stato prodotto il virus, e grazie a tutti i dati contenuti nella base è possibile curare Gordian.

La trama di per sé non è molto più lunga: ci sono intermezzi col narcotraffico, con personaggi che tradiscono la fiducia, complotti vari a vari livelli, uccisioni, eccetera. La maestria di Clancy è sempre stata quella di gestire la tensione per incollare il lettore al libro, con una giusta dose di tecnologia ma senza esagerazioni (sennò il lettore si troverebbe disorientato). Come dicevo in passati post una parte di questa maestria si era persa, secondo me, quando si è iniziato a sfruttare il nome “Tom Clancy” come un marchio di fabbrica. Adesso, però, sembra che qualcosa stia tornando a galla.

Veniamo subito alla nota dolente: il libro costa 20 euro (19,90 per l’esattezza). Se ripenso ai libri di Sellerio letti ultimamente, in cui il prezzo mi sembrava esagerato, devo dire che questo mi sembra mostruosamente esagerato. Consiglio quindi di attendere l’edizione economica (oppure ve lo presto io).

La storia – come accennato sopra – è banale nella sua semplicità: si tratta di scoprire, infatti, chi ha avvelenato il capo della UpLink. Clancy cavalca uno dei temi più sfruttati recentemente (ed un delle paure più comuni): un agente biologico in grado di distruggere l’umanità, o anche un solo individuo, a comando.

Praticamente i cattivoni, con ingenti spese, hanno messo a punto un virus che, di per sé, non è assolutamente letale: lo diventa quando viene attivato attraverso uno specifico “trigger” (potremmo tradurlo con “grilletto”). Milioni di trigger sono disponibili e sono legati al DNA degli uomini, per cui è possibile attivare il virus perché colpisca un determinato e specifico uomo, oppure un gruppo di persone con una stessa caratteristica (una malattia ereditaria, una caratteristica della pelle, un certo colore degli occhi o di capelli).

Ovviamente il virus è sul mercato: 50 milioni di dollari per attivare un trigger. E ovviamente sui cattivoni piovono richieste su richieste: qualcuno vuole uccidere tutti i portatori sani di una certa malattia, qualcun’altro punta ad un certo gruppo etnico, qualcun’altro ancora ai negri in generale e qualcuno, infine, ai bianchi. Ma lo scopo principale del cattivone, che vuol vendicarsi perché la UpLink ha distrutto il suo piano nel precedente libro, è uccidere Gordian. Ed è proprio questo che lo frega, perché la Sword, l’agenzia di sicurezza della UpLink, indagando su come Gordian si è ammalato, scopre tutto e vanifica tutti i trigger che erano stati richiesti. Come dire che la Sword non solo salva il suo capo ma anche tutto il mondo.

Quasi dimenticavo: il cattivone, ed il suo “braccio armato” (un terrorista che fa i lavori sporchi per lui) ce la fanno a scappare. Aspettiamoci, quindi, un altro episodio della serie a breve…

I colpi di scena non sono molti, e nel finale il ritmo aumenta togliendo un po’ di tensione (ciò che avviene nelle ultime ore è raccontato in poche pagine, quando Clancy – quando era nella forma migliore – centellinava anche i minuti). Ma va bene anche così.

Certo, ci sono alcune cose che non quadrano: le squadre Sword si trovano in mezzo a sparatorie, morti ammazzati e vari altri reati. Eppure non c’è mai l’ombra della polizia (che farebbe un capo tanto, e soprattutto farebbe perdere molto tempo, ai membri della squadra). Insomma, sembra che la forza paramilitare Sword agisca tranquillamente senza preoccuparsi delle forze dell’ordine locali. Poi non mi torna una cosa sul virus (ma non sono un biologo e non so dire se il mio dubbio è corretto o è una stupidaggine). Il virus deve riprodursi per poter vivere, o meglio, per poter infettare il mondo. Se non si riproduce rimane solo nelle persone infettate e non si diffonde. Ma se si riproduce significa che è stato attivato (per riprodursi deve attaccare una cellula umana e duplicarsi usando il suo DNA). Forse sto sbagliando, ma ho l’impressione che il meccanismo studiato dai cattivoni non avesse molta probabilità di successo. E poi un ultimo dubbio: fra tutti gli scienziati che, immagino, lavorano al progetto, nessuna si fa un qualche dubbio etico / morale? Cioè: immagino che in una situazione reale le informazioni sarebbero trapelate all’esterno della struttura che produce virus e trigger attivatori, soprattutto verso la comunità scientifica.

Vabbè, via, come giudizio finale posso dire che il libro (quasi 500 pagine) ti permette di passare un po’ di tempo in relax, con una giusta tensione e, specialmente per gli amanti di thriller fantapolitici, di godere di una trama abbastanza realistica seppur di fantasia, piena di azione e di tensione.

Ripeto: in questo momento di crisi secondo me non vale i 20 euro pagati, anche se garantisce una buona dose di divertimento.

Buona lettura.

L’avversario (Tom Clancy con Martin Greenberg)

Storia di spionaggio industriale, arricchita con tentativo di colpo di stato, per la serie “Giochi di potere”.

Ebbene sì, mi sono lasciato ancora una volta attrarre da Tom Clancy, anche se il libro non è scritto, come altri, direttamente da lui ma solo in collaborazione con lui. Detto fra noi: mi sa che questo tizio si stia trasformando in un “marchio”, al di là della persona reale che è.

Ricordo a chi non consoce l’autore che la serie di libri che lo ha portato al successo è quella dei romanzi incentrati sulla figura di Jack Ryan, agente CIA che organizza la defezione dell’ “ottobre rosso” (da cui il film con Sean Connery nei panni del comandante del sommergibile russo) e che diventa, alla fine, presidente degli Stati Uniti (da questi libri sono stati tratti altri due film, ma ricordo il titolo solo dell’ultimo: al vertice della tensione).

La trama è pressoché uguale ad altri suoi libri: c’è qualcuno che tenta di fare qualcosa di cattivo (a volte ci riesce, in questo libro, invece, fallisce) e qualcun’altro che lo scopre e blocca l’azione cattiva, oppure ne limita le conseguenze.

Quello che mi è sempre piaciuto dei libri di Clancy è il ritmo narrativo: molto incalzante tanto che mi costringe a concludere la lettura nell’arco di pochi giorni (nonostante la storia sia sempre simile).

Non sto a farla lunga: vi racconto in breve l’ambientazione e, se vi piace la fantapolitica e le storie alla James Bond allora questo libro fa per voi…

La storia è ambientata in estremo oriente (Singapore, Malesia e mar della Cina) nell’anno 2010: l’agente Max Blackburn, responsabile della sicurezza per la stazione operativa della UpLink di quella zona, scopre i dettagli di una operazione illegale di grossa portata, finanziata dall’eterno rivale del suo capo. Per questa scoperta muore, ma riesce a salvare la ragazza che lo ha aiutato. La UpLink è in un momento di crisi: c’è qualcuno che tenta di scalarla e Gordian, il proprietario e fondatore, deve prendere decisioni forti per salvarla. E’ sempre il suo avversario, Cane, che cerca di scalzarlo e lo fa per prendere possesso di informazioni molto particolari: le chiavi di cifratura di alcuni sistemi di sicurezza militari, che permetterebbeo ad una associazione di malavitosi di attuare un piano rivoluzionario che prevede la cattura dei maggiori esponenti politici americani ed asiatici. Come sempre, fra colpi di scena e azioni mozzafiato, il bene trionfa, gli eroi salvano il mondo (e vengono vendicati) e tutto torna alla normalità.

Un ultima nota: Tom Clancy produce molte serie di libri, sempre incentrate su fantapolitica e spionaggio. Oltre a questa (“Giochi di potere”) è abbastanza famosa la serie “Splinter Cell”, da cui vengono ricavati gli omonimi videogiochi. Volevo solo far notare una differenza: la serie Splinter Cell è praticamente la sceneggiatura del videogioco, mentre la serie “Giochi di Potere” è scritta più in forma di romanzo. In Splinter Cell, praticamente, ci si immedesima con l’agente segreto e quasi tutte le azioni vengono descritte in prima persona. In Giochi di Potere la struttura è diversa: la storia viene narrata da entrambi le parti in gioco, ci sono più personaggi e più punti di vista.

Ribadisco: a chi piace il genere consiglio il libro – anche se non lo candiderei per un premio letterario. Quello che voglio dire è che il libro è scritto bene, in buon italiano, chiaro; ma non potrà mai essere confrontato con opere di Mann, Tolkien, Dick, Joyce o qualsiasi altro grande autore.