Alicia Giménez Bartlett vs Camilla Läckberg

Agosto, si sa, è mese di letture da “ombrellone”. In questa generica definizione rientra, per convenzione, il genere giallo che pure può avere una sua altissima dignità. Avendo a disposizione più tempo del solito, mi sono data alla lettura di questo intrigante genere letterario, ma dei 5 titoli letti, voglio prendere in considerazione quelli che per me sono stati i due estremi: la Giménez Bartlett (voto 8) e la Läckberg (un 4 scarso, ma proprio scarso). Questa non vuole essere soltanto una recensione comparativa tra i due libri letti (Giorno da cani per la prima e La sirena per la seconda), ma anche una considerazione su quanto potente sia il business che sta dietro a certi scrittori, e quanto questo influenzi i gusti dei lettori. Niente di nuovo sotto il sole del resto, per restare in tema di ombrelloni.

Chiaramente si tratta di due libri, due autrici, due nazionalità e due età completamente diverse, quindi una comparazione pura e semplice fra le due potrebbe apparire un po’ forzata. Ma la professione è la stessa per entrambe (scrittrici di gialli appunto), e la differenza del risultato finale è considerevole.

Inizio dalla più giovane, la svedese campionessa di incassi, autrice di best seller tradotti in tutte le lingue che garantiscano altre mietiture di consensi e quindi di soldini. E’ una delle star della “scuola scandinava” dei romanzi polizieschi. Leggo che è stata tradotta in 55 paesi e che ha venduto più di 15 milioni di copie (quindici milioni!!); ha poco più di quarant’anni, scrive (e pubblica) da che ne aveva meno di trenta, partecipa a talk show,  rilascia interviste, appare nelle fotografie di quarta di copertina, molto truccata, molto in posa con tanto di capelli mossi dal ventilatore all’uopo sistemato.

La scrittrice spagnola (definita “la Camilleri spagnola”) ha 64 anni, un passato di docente di letteratura spagnola all’università di Barcellona, è autrice di saggi, di romanzi storici e della saga dell’ispettrice Petra Delicado, la cui prima apparizione sulle scene è di quasi venti anni fa. In ogni foto su internet compare con un assurdo caschetto di capelli e tutte le sue rughe in bella mostra, parla con scioltezza di letteratura, politica e femminismo, ha vinto numerosissimi e prestigiosi premi nazionali e internazionali ed è stata tradotta in 15 lingue (ignoro con quante copie vendute).

Si vede che parteggio per la seconda? Be’ sì, immagino, ma penso che nessun lettore che abbia affrontato entrambe le scrittrici possa non riconoscere (al di là del gusto personale che può portarlo a preferire l’una all’altra),  il diverso peso del percorso professionale intrapreso, della carriera fatta, degli studi acquisiti. E il tutto si riflette inevitabilmente sul risultato finale.

(dal sito dell’editore)

La sirena è il penultimo titolo della saga (e unica vena d’ispirazione) della Läckberg (esce in lingua originale nel 2008, nel 2014 in Italia), e ha come protagonisti un poliziotto e una scrittrice, che poi diventano marito e moglie (in questo romanzo lei affronta già una seconda gravidanza). Ma tutti i personaggi sono comparse da Mulino Bianco: bellissimi, innamoratissimi, stucchevolissimi (si chiamano “amore” e “tesoro” con una frequenza imbarazzante), circondati da bambini, giocattoli, biberon, pannolini, tanto che a tratti sembra un trattato di puericultura e ostetricia e la trama noir diventa lo sfondo di quadretti di vita familiare. D’altronde i libri si vendono anche a peso e tutta questa ridondanza di smancerie fra coniugi e bizze di pargoli fa lievitare le pagine. Lo stile è standardizzato, nessun volo poetico, nessuna personalizzazione. A metà libro si è già capito come va a finire. Ma lo scadimento definitivo si ha nell’ultima pagina del romanzo: come nei vecchi telefilm appariva sul più bello la scritta “to be continued”, così il finale resta letteralmente in sospeso sul più bello, con l’intenzione smaccatamente venale di obbligarti a comprare il romanzo successivo (cosa che di certo io non farò). Va bene la saga, ma questa non è più letteratura, è un business spudorato, una nuova versione del romanzo d’appendice.

(dal sito dell’editore)

Giorno da cani invece è il secondo titolo della saga di Petra Delicado (esce in Spagna nel 1997, nel 2000 in Italia), ma anche 20 anni fa il personaggio della poliziotta era già perfettamente delineato, senza cedimenti romantici, senza sbavature: una donna determinata, volitiva, a tratti mascolina nella professione e nella vita privata. Il racconto è ironico, spigliato, la sceneggiatura tiene dall’inizio alla fine, perché l’importante non è la destinazione del viaggio (la chiusura del caso), ma il viaggio stesso (la narrazione). Non dico che Petra Delicado sia più “probabile” come personaggio della figura femminile (Erica Falck) della saga della Läckberg, ma sicuramente è più credibile, più reale. Certamente più simpatico: più sesso e meno sdolcinatezze.

Insomma a mio avviso la Läckberg, cavalca l’onda del “giallo nordico” iniziato da altri più quotati (meglio, e di parecchio, ad esempio Jo Nesbø e anche il tanto ultimamente citato Stieg Larsson), e proprio per questo riesce ad avere un successo di vendite altrimenti poco giustificabile (a meno di non volerci lanciare in dietrologie sociologiche per cui si legge quel che è facile e leggero da leggere). Certo ha dietro di sé un apparato di merchandising di tutto rispetto, che è proprio quello che (a me) fa storcere ancora di più il naso. Siamo tutti inevitabilmente influenzati da quello che il mero business suggerisce a case editrici, compagnie di cineproduzione, televisioni e riviste (e difatti anche io ho comprato La sirena), ma voglio comunque arrogarmi il diritto di poter confrontare, scegliere ed eventualmente cestinare sulla base della mia personalissima sensibilità, tanto più urtata quanto più il fenomeno risulta artificialmente convertito in “caso letterario” (e di esempi ce n’è a bizzeffe, tutti pubblicati da prestigiose editrici, ma anche qui in questo caso specifico gli editori fanno la differenza). Quanto alla Giménez Bartlett, credo che ormai, almeno qui in Italia (come in Spagna) il nome parli da solo. Può non piacere, o lasciare indifferenti, ma non le si può negare la maestria, la fantasia, lo stile, la tecnica.

Lunga vita al thriller, ma che sia d’autore di qualità.

C. Läckberg, La sirena, Venezia, Marsilio, 2014, ISBN 9788831717953
brossura, € 18,50

A. Giménez Bartlett, Giorno da cani, Palermo, Sellerio, 2000, ISBN 9788838916120
brossura, € 9,75

 

Turisti in giallo (AA.VV.)

(dal sito dell’editore)

Ulteriore raccolta Sellerio in cui i nostri amici, in questo caso, sono alle prese coi turisti o sono essi stessi turisti.

Riepilogo per chi non avesse letto gli altri post di queste raccolte “in giallo”: Sellerio chiede alla sua squadra di scrittori di mettere i propri personaggi (che alcuni di noi già conoscono per averne lette le avventure in alcuni romanzi) alle prese con un tema specifico: il viaggio, l’estate, il Natale. In questo caso i turisti. Qualsiasi raccolta “in giallo” comprende 6 racconti di autori diversi: così io che compro la raccolta perché vi compare – per esempio (ma non troppo) – Malvaldi, finisco per apprezzare anche Manzini o Savatteri o altri della squadra… e magari compro anche un loro libro, in futuro.

Come sempre, i sei racconti sono mediamente di 50 pagine, piacevoli, da leggere (chi più chi meno) tutti d’un fiato. I nostir eroi sono, come sempre, personaggi dall’acume investigativo, che operano come poliziotti o investigatori o che semplicemente si trovano in mezzo a qualche guaio da districare con ingegno scoprendo magari chi lo ha causato.

Manzini ci porta di nuovo ad Aosta, dove un sempre più annoiato Schiavone si trova, questa volta, ad affrontare “Castore e Polluce“, due vette di alta montagna, dove sospetta che un incidente con morto non sia da classificare propriamente come incidente. Lui che odia il freddo e la neve dovrà passare la notte in un rifugio ad attendere che l’esca lanciata faccia abboccare i suoi pesci. Valido, come sempre.

Pedra Delicado, personaggio di Alicia Gimenez-Bartlett, si trova ad indagare su quella che sembra “Una poco di buono“, uccisa in malo modo e lasciata in un fosso. Ma una tessera da turista la condurrà ad una realtà ben diversa. Con tenacia, “spremendo gli indizi come limoni”, Pedra riuscirà a far emergere quanto successo. Unica nota: questa volta il lettore intuisce subito che ciò che vede Pedra non è la realtà, mentre lei e il suo assistente sembrano un po’ troppo fissati sulla prima impressione; ma anche se si intuisce qualcosa, questo non toglie la tensione di attendere al spiegazione finale. Anche lei molto apprezzabile.

Lamanna, personaggio di Savatteri, scopre “La regola dello svantaggio” a sue spese, anche se alla fine ci guadagnerà. Racconto molto ricco di episodi, con due misteri incrociati da risolvere, è uno dei più lunghi, ma da cui difficilmente ti stacchi. Molto autoreferenziale (sembra raccontare storie vere, autobiografiche, incastonate fra episodi di fantasia), ma fa parte del gioco scrittore-lettore che permette al secondo di empatizzare col primo (e con il suo personaggio). Mi piace… ora deve scrivere un “libro buono” 🙂

Recami ha sempre avuto un andamento altalenante nei miei gusti: alcuni suoi racconti li ho trovati molto interessanti (o per l’insieme ironico/ilare che contengono, o per alcuni colpi di genio nella trama). Altri invece li ho trovati più piatti. Questo rientra nei secondi: Amedeo Consonni e la signorina Angela vengono a fare i “Turisti innamorati a Firenze“, ma le cose non vanno molto bene, e il Consonni si ritrova, suo malgrado, invischiato in vicende di cui non capisce nulla, salvo uscirne magicamente. Forse è anche perché Recami prende un po’ in giro il carattere dei fiorentini (e quindi un po’ anche me) che il racconto mi è piaciuto meno, ma sicuramente continuerò ad attendere qualcosa di nuovo da parte sua…

Santo Piazzese ci porta nuovamente in Sicilia con il suo “I turisti, i turisti“: amo il personaggio anche perché beve spesso whisky da me molto apprezzati 🙂 Ma questa volta (rispetto a Un Natale in giallo, dove ho scoperto il personaggio) scopriamo qualcosa in più del lavoro e della vita privata del professore universitario protagonista dei racconti. E i turisti sono due professori americani, uno – sembra – con origini siciliane, che lui deve trastullare per qualche giorno. Ma cosa si cela dietro la loro quasi insignificante figura e, soprattutto, dietro le loro ricerche biologiche? Nota tecnica: nel racconto si fanno riferimenti a questioni tecniche che sono conosciute solo da chi è un po’ dentro alla biologia e alla chimica. Ma ciò non guasta la comprensione: semplicemente alcuni passaggi (5-10 righi) possono risultare un po’ pesantucci. Ma si capisce tutto lo stesso. Mi piace, sì, anche lui.

La “Fase di transizione” è forse quella che Malvaldi vuol far passare al suo barrista Massimo? No, perché è finalmente in vacanza: è lui il turista, con la sua adorata Alice. Ed è talmente felice da essersi fatto portare a sciare (cosa che lui odia). Ma durante la vacanza irrompe il solito omicidio e la questura chiede ad Alice di partecipare ad una parte delle indagini (come esperta di aggeggi tecnologici). Fatto sta che si fa coinvolgere e che, insieme a Massimo, svelano l’arcano dietro uno strano delitto. Due note anche per Malvaldi: sono già due romanzi che iniziano in modo malizioso per arrivare all’atteso colpo di scena. Mi intriga la cosa 🙂 E (seconda nota) l’autore chiama in causa, nel suo romanzo, anche un personaggio estremamente simile allo Schiavone di Manzini, confinato ad Aosta. Che ci sia da aspettarsi un bel romanzo in cui i protagonisti collaborano? Speriamo 🙂 La mia valutazione su Malvaldi la sapete già: ottimo. Anche se in questo racconto è stato appena appena più piatto del solito (ma qualche risata me l’ha tirata fuori lo stesso).

Buona lettura!