Indagine sulla vita eterna (Massimo Polidoro, Marco Vannini)

C’è vita oltre la vita?

Messa in modo forse un po’ scherzoso, è questa scritta sopra la domanda a cui gli autori cercano di dare una risposta. Senza, però, accontentarmi pienamente. Sicuramente io sono partito da aspettative diverse dai risultati proposti: la parola “indagine” nel titolo, collegata ad uno degli autori (Polidoro) mi ha fatto subito pensare a qualcosa che va a scavare in quel territorio estremamente particolare che abbraccia dalle credenze religiose riguardo la vita eterna (o i cicli di rinascite, o il paradiso e l’inferno) alle cosiddette esperienze di premorte, ai fenomeni spiritici e simili.  Anzi, per esser più precisi (perché, in fondo, questi sono stati i temi trattati) mi aspettavo che tutti questi argomenti fossero trattati da una angolatura diversa.

Massimo Polidoro, membro del Cicap, fecondo autore di indagini su tanti argomenti disparati ma tutti aventi come sottofondo il paranormale (o l’incredibile) è uno degli autori del settore che preferisco, perché argomenta in modo scientifico (ripetibilità, controllabilità, misurabilità di un fenomeno) le sue spiegazioni. Non è un negazionista a priori di fenomeni particolari, ma richiede – soprattutto a chi si fa ande con essi – delle prove tangibili. Marco Vannini, invece, non lo conoscevo ma ho capito che è un filosofo ed esperto di religioni e di mistica. Affrontare l’argomento di cosa c’è dopo la morte da questi due aspetti – scienza e filosofia, che possono sembrare in contraddizione, ma entrambi puntano alla ricerca della verità – mi incuriosiva e quindi mi son dato alla lettura di queste pagine (233, per l’esattezza).

Visto che ho accennato che mi aspettavo qualcosa di diverso, vediamo di spiegarci meglio… Come anticipato, ho abbinato Polidoro all’idea dell’indagine. Pensavo che il libro proponesse, quindi, una analisi sia scientifica che filosofica su quei fenomeni che avvicinano (presumibilmente) il mondo dell’ “al di là” col mondo “al di qua” (definizione assolutamente sbagliata secondo i vari concetti di vita oltre la morte – come spiega Vannini nel libro; spiegazone che io sono assolutamente incapace di riassumere qui). Insomma, mi aspettavo che Polidoro smontasse con argomenti scientifici – per esempio – le esperienze di quasi morte e Vannini spiegasse il background umano che si cela dietro a visioni e atteggiamenti che si ritrovano simili in quasi tutte quelle esperienze.

Invece il libro non si concentra su questo (anche se tratta, almeno in parte, l’argomento). Polidoro e Vannini instaurano un dialogo sul concetto di “vita oltre la morte” partendo da definire proprio cosa si intende con “vita” e con “eterna” e illustrando, poi, come questi concetti sono visti nelle maggiori religioni (sia antiche che attuali). Solo dopo trattano temi legati al presunto “dialogo” fra il mondo dei vivi e quello dei morti (spiritismo in particolare) oltre alle esperienze di quasi morte accennate prima.

Il fatto che non mi sia “piaciuto” non significa che non sia stato interessante, ma semplicemente che io avevo un’aspettativa diversa per questo libro. La prima parte, dove si parla delle credenze religiose e del rapporto che queste hanno con la morte, è stata molto istruttiva. Con la guida soprattutto di Vannini si è portati a riflettere sul vero e profondo significato di “eternità”, cosa non facile per noi uomini legati ad un incessante scorrere del tempo, al continuo guardare al passato e al futuro. Ed anche il “volo d’uccello” (perché è impossibile approfondire alcuni argomenti nello spazio di un libro) sulle varie religioni e su come loro vedono la morte e il mondo dopo di essa è stato istruttivo. A volte ci son stati passaggi un po’ lunghi e difficili – per me – da capire. Ed alcuni concetti li sto “ruminando” tutt’ora, e chissà se mi basterà una vita per digerirli. Detta in modo spicciolo: non mi avrà dato le risposte che cercavo, ma è stata comunque una bella lettura.

Particolare, inoltre, il confronto fra Vannini e Polidoro. Il primo, legato alla sapienza, all’astrazione dei concetti dalla vita spicciola, è entrato più volte in (pacifico) contrasto con il secondo, più legato – se così possiamo dire – agli aspetti pratici, ed agli effetti misurabili e ripetibili della faccenda. Il tutto nel rispetto reciproco. Ma a volte con un po’ troppo “fair play”: in alcuni punti si nota che quello che vuol esser mostrato come un dialogo è in realtà un testo scritto a più mani dove (per evitare, immagino, di disperdersi in mille approfondimenti) la discussione è guidata in modo un po’ forzato sui binari previsti in partenza.

Per concludere: una riflessione (o se preferite possiamo chiamarlo “saggio”) sulla vita oltre la vita che consiglio a tutti di leggere, ma che non è leggibile da tutti. Alcuni passaggi richiedono una certa cultura di base. E’ vero che se l’ho letto io lo può leggere l’italiano medio, ma è altrettanto vero che anche io ho avuto qualche piccola difficoltà (come dicevo prima). Un difetto è il costo: ben 18 euro nell’edizione da me acquistata (rilegato con copertina rigida). Esiste anche una versione e-book che, spero, sia più accessibile. Così come spero che uscirà, se non è già uscita, una versione economica.

Buona lettura e buona riflessione.

La filosofia in quarantadue favole (Ermanno Bencivenga)

42 “favole” per accedere in modo semplice alla filosofia

I temi della filosofia hanno sempre stuzzicato la mia curiosità ma, da buon “pragmatico” (e un po’ pigro) non ho mai preso il coraggio di addentrarmi in questa materia. Una prima occasione me l’ha offerta questo libricino (dato che il formato delle pagine è minore di un A5) di Ermanno Bencivenga, professore di filosofia all’università di California (Irvine) e – a quanto leggo nel retro di copertina – esperto e comunicatore di filosofia.

A parte le doti del professore… cosa mi aspettavo da questo libro? Non certo di capire secoli di cammino e riflessioni fatte dagli uomini… diciamo che mi sarebbe piaciuto approfondire qualche domanda di quelle più antiche e vederla sviluppata (nella sua essenza, ovviamente) attraverso un semplice racconto. Insomma: ad ogni “domanda” un breve racconto dalla cui “morale” potevo intuire le risposte che avevano dato gli uomini…

Invece, la prima mancanza che ho sentito, è stata proprio l’assenza di quelle domande di cui la “storiella” cercava di proporre una risposta (seppur minimale, ma sempre frutto delle riflessioni di molti uomini del passato). Insomma: il libretto mi sembra un insieme di favole, storielle, con una qualche morale, che mi ha comunque arricchito, ma non mi ha introdotto a quel mondo che io mi aspettavo di incontrare.

Non posso certo dire che mi dispiace di aver acquistato il libro (anche se preferirei un prezzo intorno ai 5 euro invece degli 8,40 di copertina). Come dice il titolo il libro è composto da 42 storie, mediamente di due pagine (ogni storia si legge in 5 minuti). Ogni storia affronta un tema, per alcune storie abbastanza esplicito (il tempo, la vita, la percezione soggettiva e oggettiva delle cose, …), per altre un po’ più oscuro (forse per mia ignoranza della materia).

Credo che dovrò rimandare il mio ingresso nel mondo della filosofia, ma ammetto che il libro ha accresciuto il mio interesse e mi sento ancora più stimolato a intraprendere il cammino… se avete qualche consiglio da darmi lo accolgo volentieri…

Buona lettura.

L’alfabeto della saggezza (Coles-Ross)

21 racconti da tutto il mondo

Diciamolo subito: è uno di quei libri che ti fanno l’occhiolino da uno scaffale di un supermercato… non so: magari in libreria faticheresti a vederlo. Titolo e copertina ti attirano, vedi che è dedicato ai ragazzi (e avendo a che fare coi ragazzi, per catechismo, animazione e altro, pensi che possa darti qualche spunto) e alla fine lo metti nel carrello.

Le autrici sono due sorelle ispano-americane (padre spagnolo e madre statunitense, nate a Città del Messico) lavorano insieme nonostante la grande distanza: una vive in Francia e l’altra negli States. Sono accomunate dalla passione per racconti popolari e tradizionali di tutto il mondo, che raccolgono e riscrivono in una forma semplice…

Proprio di questo tratta il libro: 21 racconti, ognuno introdotto da una lettera dell’alfabeto italiano (credo che l’uso dell’alfabeto italiano sia stato un adattamento per la nostra nazione del testo originale).

O come onestà, D come desiderio, N come non violenza, S come silenzio, P come perdono… tante piccole “favole”, di due tre pagine l’una, con una morale positiva o che elogiano una certa qualità (l’astuzia, la capacità di concentrarsi su un bersaglio…).

Lo ritengo un qualcosa di piacevole da leggere coi propri figli prima di andare a letto. Senza escludere, ovviamente, le favole della tradizione: magari usando questi racconti come “intervallo” fra una favola e l’altra, come un “tramezzino” per stuzzicare l’appetito dei ragazzi verso la lettura.

Nonostante il libro sia di piccolo formato, ci sono anche delle belle illustrazioni ed il testo è facilmente leggibile, così che anche un ragazzo, da solo, può leggerlo (ma consiglio sempre di leggere insieme ai propri figli: quando saranno grandi – intorno ai 10-12 anni – allora inizierà per loro il tempo di leggere da soli).

Una cosa che – secondo me – manca è il riferimento alla storia originale o alla tradizione popolare da cui è stato tratto il racconto. Certo: la mancanza non rovina il racconto, ma il sapere la zona geografica dove questo racconto si è originato potrebbe aiutare a capire meglio le tradizioni di alcuni popoli. In fondo “favole” e leggende tradizionali aiutano a ricordare la storia e a formare la morale di un popolo.

Altra “pecca” – sempre secondo me – è il prezzo: il supermercato lo faceva pagare 7,23 Euro. Ok, non è esagerato, ma per un libro del genere mi aspetterei di pagare qualcosa meno.