La statua dagli occhi di smeraldo [La squadra dell’impossibile – Max Keller] (Massimo Polidoro)

Terzo appuntamento con la banda di ragazzi indagatori

 
Dopo aver risolto già due casi che sembravano impossibili, Omero, Amelia, Rusty e Blacky sono sempre più affiatati e risolvere questo nuovo caso diventa per loro quasi un gioco. Vi chiederete: chi sono questi personaggi? E chi è il Max Keller che li guida? Se non avete letto i precedenti due romanzi potete rimediare con i miei post (primo libro; secondo libro) ma siccome sono buono (o così dicono) vi riassumerò brevemente i loro profili.
Omero è figlio di un poliziotto statunitense. Dopo la morte della madre, suo padre è stato inviato in Gran Bretagna per prestare servizio presso Scotland Yard. Omero conosce Amelia durante la prima indagine del padre: i due diventano subito amici e si “divertono” a lasciarsi coinvolgere nelle indagini poliziesche. Loro mentore è Max Keller, che ospita Omero e suo padre. Ex illusionista, uomo dalla spiccata intelligenza e dai sensi molto accentuati (escluso la vista: è cieco), ha “adottato” una banda di ragazzi di strada chiamandoli ad essere i suoi occhi e le sue orecchie sulla Londra dell’800. Questa squadra è capitanata da Blacky e Rusty e proprio i due ragazzi, insieme ad Omero e Amelia, formano la “squadra dell’impossibile”, mirabile solutrice dei casi più incredibili.
Tutti e quattro i ragazzi sono molto svegli, curiosi, intelligenti: anche se per loro è comunque un divertimento indagare agli ordini di Max Keller, sanno che questo loro gioco è pericoloso, ma forse riescono a rendersene pienamente conto solo in questa avventura, in cui passano un momento veramente brutto.
Il demone dagli occhi di smeraldo è una leggenda, ma sembra che qualcuno voglia sfruttarla per attuare un suo piano di vendetta… Alt, fermi, non vi ho detto nulla, niente vendetta, anche perché si scopre solo alla fine che qualcuno si vuol vendicare… E va bene, vi ho già detto troppo. Ma forse posso mantenere un po’ di tensione: chi è il personaggio che cerca vendetta? E perché? E cosa c’entra il demone dagli occhi di smeraldo con questa persona? E che legame c’è fra le persone che scompaiono, rapite dal demone? Uhm… proprio su questo aspetto la cosa si fa intrigante: se i ragazzi (Amelia in particolare) intuiscono una “pista” che può mettere le indagini sulla pista giusta, si scoprirà alla fine che tale pista era una pura coincidenza. E anche se – lo ammetto – anche io avevo pensato a quello che pensava inizialmente Amelia, sono rimasto abbastanza sorpreso dal colpo di scena.
Ora, ricordiamoci che è un libro per ragazzi (serie Battello a Vapore, Editore Piemme – indicato dai 9 anni in su). Per un “grande” è facile fare congetture riuscendo ad anticipare la maggior parte dei passaggi salienti. Però vi confesso che questa terza avventura mi ha entusiasmato più delle precedenti. Probabilmente è il fattore “mistero” aggiunto dalla strana “storia” di Max Keller (chi è veramente quest’uomo? E chi sono gli strani personaggi che lo cercano?): si iniziano a scoprire alcuni dettagli della sua vita e sugli uomini che lo stanno cercando. Ma da qui a risolvere il mistero mancano ancora 4 storie, quindi dovremo attendere ancora molto.
L’autore, Massimo Polidoro, membro del Cicap, ama indagare sul mistero, in modo “costruttivamente scettico”: applica cioè il metodo scientifico. Non nega l’esistenza di misteri, ma si deve dimostrare che realmente lo siano. Se non c’è nessuna spiegazione logica, se non è possibile – nonostante ripetizioni in condizioni controllabili – spiegare un certo fenomeno, allora sì, è qualcosa di misterioso. Altrimenti no. Altrimenti è un trucco o, nel peggiore dei casi, una truffa che sfrutta la credulità popolare.
L’intento di Polidoro, quindi, è quello di avvicinare i ragazzi, con storie avvincenti, ad un approccio scientifico ai misteri. Sia in questa che nelle precedenti storie, infatti, proprio i ragazzi, indagando in modo intelligente, riescono a smontare quelle che a molti adulti sembrano cose terrorizzanti, sulle quali non si dovrebbero fare domande né indagare.
L’unica cosa che mi piace poco, in questi romanzi, è la “ri-umanizzazione” del cattivo. Anche in questo caso, infatti, il cattivo è diventato cattivo per cattiverie subite. E poi non vuole fare veramente male, ma si limita a terrorizzare, a fare paura, a far soffrire le sue vittime senza cercarne la morte. Se posso esser d’accordo, a livello umano, con questa intenzione, a livello letterario il “cattivo” viene indebolito. Sì, ok, può essere istruttivo provare compassione per l’anti-eroe, e soprattutto può far capire ai giovani lettori che non si deve giudicare con superficialità; ma la storia rischia di perdere di forza, rischia di diventare tutta un “volemoce bene”.
Non so voi, ma io aspetto con ansia i prossimi capitoli. Se avete figli (o nipoti, o amici, o cugini) di 9, 10 o più anni, questa è una lettura che potete consigliare (o regalare) loro. Ma la lettura può esser divertente anche per un adulto (si legge molto bene e molto velocemente). Il prezzo non è basso (17,50 euro) ma può valere la pena avere una copia (magari condividendola con amici).
Buona lettura.

Inheritance (Christoper Paolini)

E la nave avanzò, veleggiando serena sul fiume illuminato dalla luna, verso le ignote pianure oltreconfine” (capitolo finale)

Finalmente siamo arrivati alla fine: dopo una lunga attesa siamo riusciti a sapere cosa succede ad Eragon, Arya ed il loro nemico Galbatorix. La saga dell’eredità si è conclusa: doveva essere una trilogia ma si è trasformata in una tetralogia in corso d’opera, quando hanno spezzato l’ultimo capitolo in due volumi.

Così, per ricordarvi le varie tappe, ecco i post relativi ai tre libri che hanno preceduto quest’ultimo: Eragon ed Eldest (un unico post per i primi due capitoli della saga) e Brising (terzo capitolo)

Veniamo al libro in questione: devo dire che si continua a percepire la crescita dello scrittore Paolini. Il primo capitolo (Eragon), autoprodotto, era bello ma strutturato in modo molto semplice, con personaggi sgrossati ma non raffinati, dal secondo capitolo si inizia a vedere la mano di una redazione, i personaggi prendono più corpo e la storia diventa più complessa; il terzo capitolo, come ho raccontato nel post, è più una preparazione a questo quarto (a proposito: avevo previsto in quel post che il libro si avvicinasse alle 1000 pagine: ci sono andato abbastanza vicino perché sono più di 800): si scoprono molte cose ma si rimanda tutto al finale.

Eccoci, quindi, al quarto libro. Non vi racconterò quasi niente, perché vi rovinerei la lettura. Però posso dirvi che Galbatorix viene sconfitto (non fate storie: lo sapevate già, sennò che storia sarebbe stata? Ma non vi ho detto come viene sconfitto… E: sarà imprigionato? Oppure ucciso? Riuscirà a fuggire? Oppure si pentirà dei suoi mali e si convertirà?). Posso anche dirvi che Eragon dovrà affrontare un viaggio fino alla vecchia capitale del Cavalieri, Dorú Areaba sull’isola di Vroengard. Lì dovrà aprire la “volta delle anime”, dove troverà un aiuto inaspettato… cosa sarà mai? E quali poteri darà ad Eragon? Posso infine dirvi che ci saranno tante novità sul mondo dei draghi tanto che… bè, lo scoprirete nel finale 🙂

Ora, se devo essere sincero, anche a rischio di anticipare qualcosa, mi aspettavo che lo scontro con Galbatorix fosse più epico: non che il combattimento non sia affascinante, con molte forze che si contrappongono (non dico di che tipo sennò vi rovino davvero il finale), ma… è come se uno aspettasse i fuochi d’artificio per tutto l’anno e, quando esplodono rimane deluso sia per la poca originalità sia per la scarsa durata. Se si pensa che  questo libro lo attendevamo da 3 anni (Brising, il precedente, è uscito in Italia nel novembre 2008, se ricordo bene) si capisce che l’aspettativa si era gonfiata a dismisura.

In realtà tutta la figura di Galbatorix è un po’ contorta: se da certi lati rappresenta il male in persona (anche quando è convinto ed argomenta in modo ineccepibile le sue motivazioni) da altri sembra un ragazzetto dispettoso. Quando cattura… no, non posso dirvi chi… comunque quando cattura questa persona e la sottopone a tortura per farla giurare fedeltà a lui, sembra che si diverta a fare giochini da luna park, come darle la sensazione di cadere nel vuoto (conosco ragazzi che si sarebbero divertiti da morire con torture come questa). Insomma, mi sembra che l’autore, in alcuni passaggi, abbia dato la precedenza alla fretta piuttosto che alla creatività e alla consistenza del personaggio. Mi aspettavo, in altre parole, che Galbatorix (vista tutta l’intelligenza, l’arte di manipolare la magia e la potenza per farlo) architettasse sistemi più profondi, basati sulla psicologia del personaggio, per torturarlo, e non trucchetti da baraccone.

Ma questo non significa che la storia sia brutta o perda consistenza, anzi: fra i 4 è forse il capitolo più strutturato e completo (anche se lascia in sospeso alcune questioni, tipo il debito verso l’albero di Menoa e la figura di Angela l’erborista). La storia in alcuni punti procede in parallelo, segno che i personaggi hanno davvero acquisito quella indipendenza che si era intravista nei precedenti libri. Alcuni personaggi sono tratteggiati addirittura molto meglio. Si vede che c’è stato un gran lavoro dietro (soprattutto su alcuni personaggi e le loro relazioni) e capisco i tre anni di lavoro.

Però, se permettete, il finale era un po’ scontato, nel filone dei finali epici americani (penso soprattutto alla trilogia di Matrix o a V per Vendetta – ma… chissà, forse vi sto un po’ sviando…), dove l’eroe… ehm, meglio non dirlo, senno rovino tutto. Ed è un finale che richiama (se non addirittura omaggia) “Il signore degli anelli” di Tolkien: la situazione è praticamente la stessa, cioè una barca guidata da Elfi, e da altri personaggi della storia, che naviga verso una terra lontana, da dove non tornerà indietro. Solo lo scopo del viaggio sarà leggermente diverso.

Un ultima nota: all’inizio del libro, in appena 7 pagine, c’è il “riassunto delle puntate precedenti”, fatto in modo molto sintetico (ricapitolare circa 1500 pagine in 7 non è male, vero?) ma sufficientemente preciso per riprendere la storia da questo libro. O meglio: per iniziare a leggerlo da qui… No, non sto consigliando di saltare gli altri tre libri, ma sto solo dicendo che, se proprio non li avete, riuscite a capire la trama base da quel riassunto, ma non capirete tutti i personaggi. A me quel riassunto è servito per riprendere il filo, perché dopo 3 anni non ricordavo quasi nulla.

Bè, mi rimane solo da augurare buona lettura a tutti.

Ops, quasi dimenticavo che si avvicina Natale. Se volete la tetralogia è un bel regalo per un ragazzo che ama leggere e a cui piacciono i fantasy a base di cavalieri e draghi (no, nessun vampiro in questo romanzo, al massimo qualche gatto mannaro o elfo-lupo).

La notte di Dracula [La squadra dell’impossibile-Max Keller] (Massimo Polidoro)

Ritornano i ragazzi della squadra dell’impossibile, capitanati ancora una volta dal misterioso Max Keller

Chi ha letto “Il complotto di Frankenstein” sa già chi è Max Keller e come Massimo Polidoro sia stato “contattato” da questo enigmatico personaggio e per quale scopo: ritrovare e decifrare una serie di indizi che qualcuno ha lasciato a Londra, indizi che portano a storie diverse e bizzarre, dove l’impossibile sembra farla da padrone, ma una spiegazione logica viene fuori appena si gratta la superficie.

Siamo alla fine del 1800, un agente di polizia Newyorkese va a Londra, insieme al figlio (la madre non c’è più) e collabora con Scotland Yard. Non si sa come ma i casi più bizzarri capitano a lui (prima un ipotetico avvistamento del mostro di Frankenstein con una minaccia di turbare l’ordine della città, adesso un presunto dracula che dissangua animali nella campagna londinese).

Vive, il poliziotto, insieme al figlio, presso Max Keller, un illusionista “che sa”… una persona misteriosa e piena di risorse, seppur cieca, un tizio che riesce a sapere tutto di tutti (se vi capita di vedere il telefilm della serie “the mentalist” sarete d’accordo con me che Max Keller e Patrick Jane hanno molti punti in comune sui metodi per scoprire la verità). Non vedendo, non si muove da casa, ma riesce a sguinzagliare sul campo il suo “servizio segreto”: ragazzi di strada a cui affida compiti di interrogatorio e spionaggio (Rusty e Blacky). Insieme a loro indagano anche il figlio del poliziotto (Omero) e una sua amica (Amelia).

Non sto a raccontarvi la trama, che in questo romanzo è più complessa del precedente, anche se rimane semplice per un ragazzo di 9-10 anni comprenderla e seguirla (per un adulto è abbastanza semplice arrivare ad alcune conclusioni a metà libro, anche se qualche sorpresa sul finale la si trova). Ricordo che la serie di libri della squadra dell’impossibile è ideata proprio per un pubblico giovane e lo scopo (neanche tanto celato) di Polidoro & co. è quello di instillare un po’ di sana curiosità (ed un pizzico di scetticismo) nei ragazzi, così che da grandi non si bevano tutto quello che altri raccontano loro.

Anche se più complessa (c’è di mezzo un complotto, dei depistaggi, un pizzico di follia), la trama è meno articolata: se nel primo libro gli indizi assomigliavano in parte ad una caccia al tesoro, in questo si va diritti (quasi) al punto. Ad arricchire la vicenda ci sono poi i trucchi da illusionista di Max, spiegati alla fine del libro (anche se è poco verosimile che Omero impari così velocemente i trucchi del vecchio da poterli usare nel corso del romanzo: senza fare nessuna pratica il trucco gli riesce subito).

Narrazione abbastanza leggera ma avvincente, personaggi tratteggiati sufficientemente bene (ricordiamo che il libro è pensato per ragazzi dai 9 anni), misteri e magia, ma con spiegazione scientifica: mi sembra un buon mix per l’estate ed una buona idea per far passare del tempo ai propri figli sotto l’ombrellone. Attenzione: io l’ho letto in poche ore (spalmate su due giorni), e penso che anche un ragazzo possa leggerlo molto velocemente. Insomma, non pensate che il libro possa durare una settimana nelle mani di un buon lettore…

Che dire? Come sempre: “buona lettura”.

I pirati dell’oceano rosso (Scott Lynch)

Continuano le avventure dell’astuto Locke Lamora e del fidato amico Jean Tannen

Il fatto che io aspetti con ansia il prossimo capitolo della saga penso renda abbastanza l’idea di quanto mi è piaciuta la seconda puntata delle avventure dei bastardi galantuomini (leggi il post sul “precedente” libro).

Purtroppo mi toccherà aspettare molto: secondo Amazon.com dovranno uscire 2 libri di Scott Lynch fra maggio e luglio 2010. Ovviamente in inglese. Si tratta di un prequel (“The Bastards and the Knives: The Gentleman Bastard”), previsto per il primo maggio 2010, e del presunto terzo capitolo (“The Republic of Thieves”), in arrivo il 6 luglio 2010.

Oltre al gusto di leggere una nuova avventura dei Bastardi Galantuomini la mia attesa è dovuta alle vicende del libro appena concluso: i nostri due amici (Locke e Jean), avvelenati dall’Arconte di Tal Verrar, riescono a ottenere solo una dose di antidoto. Chi la berrà? Jean è pronto a sacrificarsi per Locke, ma anche Locke ama l’amico ed è pronto a perdere la propria vita per Jean. Nell’ultimo capitolo si sa chi beve l’antidoto (no: non ve lo dico, dovete leggere il libro) ma mi aspetto (all’inizio del nuovo libro) una qualche soluzione che salvi la vita anche a chi si è sacrificato.

Riassunto (molto stringato) della puntata precedente: Locke e Jean sono due amici per la pelle. Nella città di Camorr (dove sono nati) avevano formato il gruppo dei Bastardi Galantomini, ladri e truffatori (ma mai violenti), insieme agli amici Cimice, Calo e Galdo, tutti sotto il comando di Padre Catena. Purtroppo qualcuno cerca di incastrare Locke in un gioco molto pericoloso: Catena era morto da tempo, e ora l’astuto Lamora è costretto a dire addio anche a Cimice, Calo e Galdo. Lui e Jean si salvano, seppur per un pelo, e riescono a ribaltare la situazione fino ad offrire al Disonesto Tutore (divinità protettrice dei ladri e di cui Locke è sacerdote) una offerta di morte molto sostanziosa per gli amici (per maggiori dettagli vedi il post su “Gli inganni di Locke Lamora”).

Sono passati oltre 2 anni dalle vicende narrate nel precedente libro. Locke e Jean si sono spostati a Tal Verrar, grandissima città costruita anch’essa sull’acqua e centro culturale e finanziario del mondo fantastico dove si muovono i protagonisti. L’idea è quella di colpire il più ricco (e più potente) signore di tale città, padrone della casa da gioco di Peccapicco, e per fare ciò hanno studiato e realizzato un piano molto particolare.

Dopo quasi 2 anni di lavoro i tempi sono maturi per mettere in pratica la parte finale del piano e cogliere i frutti della fatica. Ma, come nel precedente libro, si verifica un imprevisto – scatenato, se dobbiamo dirla tutta, dalla vendetta dei Maghi umiliati dai nostri eroi nel precedente libro – che scombina tutti i piani.

L’Arconte di Tal Verrar, capo militare della città, ingaggia Locke e Jean per i suoi scopi. Per essere sicuro che loro gli siano sottomessi li avvelena con un veleno latente costringendo i due amici a presentarsi a lui ogni 2 mesi. Fornirà loro, a tale scadenza, un antidoto che ritarderà di altrettanto tempo l’entrata in funzione del veleno.

L’arconte vuol far imbarcare (nel senso fisico del termine) Locke e Jean in una impresa assurda. Chiede loro di diventare pirati (nonostante loro dichiarino la più completa ignoranza delle cose di mare). All’Arconte servono razzie e furfanterie piratesche nei pressi della città, così da spingere la popolazione (e soprattutto i priori: la potenza economica della città) a chiedere il suo intervento. L’Arconte potrà così rinforzare le sue legioni e rinsaldare il potere che piano piano – grazie ad un periodo di relativa pace – stava perdendo.

Non sto a raccontare tutta la parte centrale del libro, in cui i due si istruiscono, prendono il mare, conoscono i pirati veri e ne diventano amici (fino a condividere con loro le motivazioni di quella loro impresa). Dirò solo che Jean vive una intensa storia di amore con una “piratessa” che, durante una battaglia, decide di sacrificarsi per salvare la nave e tutti gli altri. Questo scatena una rabbia ed una sete di vendetta, in Jean, che si sfogherà in una nuova offerta di morte per il Disonesto Tutore, solo che stavolta non sarà un’offerta in oro ma in carne viva.

Insomma, avete capito che alla fine i nostri eroi riescono a sfangarla alla meglio. Locke riesce a rigirare gli inghippi dell’Arconte contro di lui fino a destituirlo (aiutato dai Priori). Anche il colpo a Peccapicco riesce, o almeno Locke crede finché… no, anche questo non posso dirvelo, vi rovinerei la sorpresa. Ma non si può dire “e vissero felici e contenti” a causa del veleno ancora latente in Locke e Jean e dell’unica dose di antidoto disponibile. Chi si sarà sacrificato facendo bere l’antidoto all’altro?

Veniamo alle valutazioni. Avete notato un certo entusiasmo verso il libro: è vero, è un bel libro, ma secondo me uno scalino sotto al precedente.

La storia è bella, ma forse ci sono 2 o 3 punti in cui la logica è leggermente forzata. Per esempio: perché l’Arconte aspetta proprio l’ultimo momento per rimproverare a Locke assassinii compiuti in segreto da Merrain, quando era logico rimproverarli alla prima occasione? E perché Locke, tanto furbo e attento, che calcola fino agli ultimi dettagli un colpo prima di metterlo in pratica, non si accorge che una certa cosa (non posso dirvi cosa) è falsa? E infine: chi è veramente Merrain, il braccio destro dell’Arconte che, abbiamo capito, fa il doppio gioco servendo anche altri padroni (e chi sono questi padroni)?

Ripeto: la storia regge bene, ma ci sono alcuni punti che rimangono in sospeso, o alcuni comportamenti che, basandosi sulla personalità del personaggio, ci si aspetterebbe diversi da quanto scritto.

Ci sono anche un paio di errori. Uno riguarda Jean: a Peccapicco lo conoscono come “Jerome de Ferra”, eppure in un punto (penultimo incontro col padrone di quel luogo) viene chiamato “Valora”, cioè con il cognome assunto da pirata. E questo non significa che è stato scoperto: sembra essere semplicemente un errore di scambio di nome.

C’è, addirittura, un intero episodio (un capitolo) che poteva essere omesso: quando Locke e Jean si esercitano con le funi (mentre stanno preparando il colpo a Peccapicco). Incontrano una persona ma questa non la si sente più nominare. O tornerà nel prossimo libro, oppure non si capisce perché raccontare questa vicenda che non aggiunge niente alla storia. Scott Lynch avrebbe potuto accorciare (togliendo questo episodio e facendo altri piccoli tagli in qua e là) il romanzo di circa 60 pagine. Essendo oltre 700 poteva non dispiacere un piccolo alleggerimento.

E poi secondo me, forse per la foga di completare l’opera, nei capitoli oltre la metà del libro c’è qualche pasticcetto temporale o logico – niente che rovini il racconto, ma si nota come una leggera forzatura.

Avete capito, comunque, che nonostante questi piccoli inconvenienti ritengo che valga la pena leggere il libro. Se volete provarci, però, vi consiglio di iniziare con “Gli inganni di Locke Lamora”, il primo libro della serie. Potete partire anche dal secondo (ogni riferimento alla precedente puntata è comunque comprensibile) ma già che ci siamo meglio partire dal primo capitolo…

Trattandosi di fantasy verrebbe da pensare che sia adatto anche ai bambini. Sinceramente non lo consiglio a ragazzi di meno di 14-15 anni. Non lo dico solo per la violenza (c’è un bel numero di morti, anche se le uccisioni non vengono descritte in modo trucido) o per il buon vocabolario di parolacce, quanto per la struttura del racconto che è più adatta ad adolescenti, giovani o adulti piuttosto che a ragazzi e bambini.

Buona lettura a tutti.

Gli inganni di Locke Lamora (Scott Lynch)

Vendetta tremenda vendetta

Prendete uno stile di vita fra il medievale ed il rinascimentale, aggiungete un pizzico di magia e collocatelo in una città costruita sulle rovine di una civiltà aliena. E’ questo il mondo in cui si muovono i personaggi di Scott Lynch, ed in particolare l’astuto ladro Locke Lamora e la sua banda di Bastardi Galantuomini.

Chi è Locke? Il romanzo ce lo presenta come uno dei tanti orfani della gigantesca città ci Camorr. Il Forgialadri (un nome, un programma) estende la sua protezione su di lui, come su tanti altri ragazzi senza casa né affetti. Ed il ricovero del Forgialadri sarà la scuola di questi scugnizzi: dovranno imparare a destreggiarsi negli inganni, nelle rapine, ed in tutte quelle cose più o meno losche che permetteranno a loro (ed al loro tutore) di vivere. Quando sarà il momento, poi, verranno ceduti alle varie bande che controllano i vari quartieri della città.

Ma per Locke le cose vanno in modo diverso: la sua astuzia è talmente raffinata che… combina un casino tale che il Forgialadri è costretto a condannarlo a morte. Ma, si sa, anche i farabutti hanno un “cuore” ed il Forgialadri decide di cedere il ragazzo a Catena, il sacerdote del Disonesto Tutore (il tredicesimo Dio adorato da quella popolazione, colui che protegge rapine e truffe…). In questo modo spera di tenere in vita il ragazzo, ma soprattutto spera di ricavarne ancora qualche spicciolo (sì, il cuore del Forgialadri è molto simile ad un porta monete, e come tale si apre prontamente quando c’è da far entrare qualcosa).

Grazie a Catena Locke riceve una istruzione tutta diversa, che lo trasforma in un Bastardo Galantuomo, uno della banda personale del sacerdote. Lo scopo di tutta l’istruzione è di formare dei bravi truffatori, capaci di spillare soldi ai ricchi (che – grazie alla Pace Segreta – erano immuni dalle scorrerie delle bande).

Tralasciando tutta la crescita di Locke e l’incontro con gli altri componenti della banda, troviamo Locke alle prese con una truffa ben congegnata. Da bravo “capo” della banda (la mente più strategica rispetto a tutti i compari) riesce ad organizzare le varie truffe in modo molto dettagliato. Ogni componente della banda ha, poi, caratteristiche particolari (Jean è un ottimo lottatore e con una spiccata intelligenza matematica, i fratelli Sanza riescono ad intrufolarsi dappertutto e a saper tutto, Cimice ha entusiasmo da vendere e molta inventiva) complementari a tutti gli altri. I Bastardi Galantuomini riescono sempre nelle loro imprese perché – come loro stessi si ripetono – sono i migliori.

Ma questa volta se la passano veramente male, incastrati in un gioco di vendetta ed avidità che li ridurrà in condizioni davvero drammatiche. Il Re Grigio ha dichiarato battaglia al capo di tutte le bande: Capa Barsavi. Grazie ad un Mago dell’Alleanza al suo soldo, il bigio imperatore riesce a prevedere le mosse dell’avversario e a controllare le menti e le azioni di animali e persone.

La lotta per il dominio della città travolge anche Locke: il patrimonio accumulato dai Bastardi Galantuomini attira l’avidità del Re Grigio (purtroppo il tariffario dei Maghi dell’Alleanza è molto alto, e Locke ed i suoi amici avevano accumulato molte corone). Ecco allora che il Re Grigio incastra Locke in un tranello che dovrebbe portarlo alla morte. Ma gli amici ce la fanno a salvare il ragazzo: e da quel momento parte una caccia per capire chi c’è dietro il sinistro personaggio e quali sono le sue vere intenzioni e motivazioni.

E qui mi tocca fermarmi perché rischierei di raccontare troppo e rovinarvi il finale (che è pur sempre un lieto fine, ma non come avevo sperato).

Intrighi, vendette, lotta per il potere, astuzia, forza fisica e sangue a fiumi sono gli ingredienti di questo romanzo. L’Ambientazione fantasy (la città costruita da alieni ed ora abitata da umani) gli da un po’ di spessore in più, ma resta in secondo piano. Tutto si gioca sulle personalità dei protagonisti, sui loro desideri, sulla loro astuzia.

Vi confesso che l’entusiasmo per il libro si è acceso come un motore diesel. All’inizio non mi sembrava un granché: carino, ma niente di speciale. Poi, nel proseguire dei capitoli (specie quando si iniziano a manifestare gli intrecci finali) mi sono attaccato sempre più alla storia ed in alcuni momenti sentivo l’esigenza di arrivare alla fine, tant’è che negli ultimi tempi ho rubato alcune ore al mio sonno.

Caratteristica, secondo me, la scelta di inframezzare i capitoli con una parte della storia attuale ed un interludio del tempo passato (un flash back sulla adolescenza di Locke, sugli insegnamenti di Catena e sulla formazione della banda dei Bastardi Galantuomini). Questa tecnica ha spezzato molto la lettura (ma senza togliere suspense) ed è servita per dare, nei momenti giusti, spiegazioni su come mai succedeva qualcosa, sul perché Jean – per esempio – era un ottimo guerriero o perché Locke si è ritrovato ad essere “capo” della banda.

Se si esclude il prologo iniziale, tutto il romanzo va avanti con questa tecnica e attraverso gli “interludi” si scoprono molte cose di Locke e della sua banda, si capiscono gli equilibri di potere in Camorr (e cos’è la Pace Segreta). Verso gli ultimi capitoli gli interludi diventano più piccoli – giustamente – per dare più spazio alla storia e spezzare meno la tensione.

Se devo trovare qualche difetto è nella descrizione delle battaglie fra le persone: tecniche, realistiche (almeno così mi sembrano, ma non sono molto esperto per essere attendibile), ma non appassionanti. Cioè: i momenti di battaglia si fanno leggere con avidità per sapere chi vince (anche se in alcuni casi è abbastanza ovvio il finale) ma non ti lasciano a bocca aperta. Certo, so che è difficile descrivere a parole un conflitto fra due persone, ma – per esempio – quelli raccontati nei romanzi di Stieg Larsson (vedi il mio post “Millenium Trilogy”) sono più coinvolgenti. A dirla tutta, non è certo una carenza che rovina il libro, ma forse l’autore dovrebbe lavorare un po’ su questo

Ma questo libro è veramente un fantasy? Se lo devo paragonare a libri che ho letto (Lo Hobbit e Il Signore degli anelli, Narnia, Eragon, Eldest e Brisingr) o di cui ho visto il film (Harry Potter) devo dire che il livello di fantasy si limita all’ambientazione (la città aliena) e all’apparizione del Mago dell’Alleanza (e a poche altre pratiche di stregoneria nera). E’ un qualcosa in più che aiuta la storia, ma non me la sentirei di definirlo un fantasy puro. Piuttosto lo definirei un thriller con alcuni elementi gialli ed una ambientazione fantasy.

Consiglio la lettura? Certamente! Ma attenzione: c’è molto sangue nelle pagine del libro. Ci si aspettano morti assassinati in libri del genere, ma Scott Lynch in alcuni momenti sembra esagerare tanto che mi sono domandato come fanno alcuni personaggi a sopravvivere. Ma anche questo non guasta la lettura del libro, che scorre veloce ed  appassiona (soprattutto da metà in poi).

Un ultima cosa: si viene a sapere di una storia di amore fra Locke e Sabetha (una ragazza anche lei istruita da Catena), ma la storia non viene mai ben definita. Sappiamo che Locke ci sta male, ma a parte qualche parola non si conosce niente. Siccome è un romanzo, e non la vita vera di una persona, non mi dispiacerebbe ficcare un po’ il naso in quella storia. Scott, ci puoi dire qualcosa di più nel prossimo romanzo, se ne scriverai un altro il cui protagonista è Locke? Grazie.

Buona lettura.