L’ordine del tempo (Carlo Rovelli)

(dal sito dell’editore)

Potrei iniziare con battute del tipo “non vi ruberò molto tempo”, ma sarebbe un gioco di parole un po’ pissero (traduciamolo in “sciocchino”). Perché proprio di cosa e come è fatto il tempo si parla in questo saggio di Rovelli, personaggio già conosciuto attraverso altri libri ed apprezzato per il suo metodo divulgativo. Non è chiaro come Piero Angela, ma lo si legge bene. Anche se, questa volta, mi sono un po’ perso nei meandri del tempo…

Perché, pensateci, cosa è il tempo? Ok, state guardando l’orologio, sono le ore 17.29 di un martedì pomeriggio invernale. Ma questo perché siete in Italia: se vi trovaste a Pechino sarebbero le 00.29 di domani. O se foste a Honolulu le 6.29 di mattina e avreste tutta la giornata davanti (dannati fusi orari 🙂 ). E non solo, se vi trovaste in Madagascar, sarebbero le 19.29 di un pomeriggio estivo, invece che invernale. La definizione di tempo che noi usiamo (e che ci va benissimo per le migliaia di cose che facciamo) è una cosa prettamente umana e anche abbastanza recente.

Ecco, Carlo ci porta in un viaggio nel tempo, fino a dimostrarci che non esiste il tempo assoluto. Non c’è, insomma, un tempo che scorre sempre uguale in tutto l’universo, indipendentemente dal fuso su cui ci troviamo… In realtà la cosa è ancora in discussione fra gli scienziati: alcuni – fra cui Rovelli – la pensano in questo modo. Altri ritengono che invece esista un tempo assoluto che, al momento, non riusciamo a percepire né misurare con nessuno strumento. Ma anche se non abbiamo ancora certezze noi sappiamo, per esempio, che il tempo come riusciamo a misurarlo noi, può rallentare o velocizzarsi in base a determinati fattori, fra cui la presenza di un campo gravitazionale. Cose teorizzate da Einstein nella sua relatività e che influiscono su di noi: sapete che i satelliti da cui ricaviamo i dati GPS hanno bisogno di una correzione costante relativamente al tempo da loro misurato, altrimenti diventerebbero sempre più imprecisi? Per maggiori informazioni vedetevi il capitolo 2.5 di questo articolo Wikipedia dove vi dicono anche esattamente quanto è questa correzione e che errore comporterebbe non applicarla.

Ma torniamo al libro, che non tratta di “relatività” (anche se un po’ c’entra). Come accennavo si tratta prima di tutto di un viaggio nel tempo, di come il concetto di tempo si sia sviluppato fino ad arrivare al concetto di tempo che abbiamo adesso. E, piano piano, ci si addentra in quello che il tempo significa per le leggi fisiche, e si scopre che non c’è tempo escluso in un caso: lo scambio di calore. E anche in questo caso non si parla prettamente di tempo ma più semplicemente di un prima e di un dopo… E qui entra in gioco l’entropia ed è da qui che mi sono perso. O meglio: vagavo un po’ a vista, avendo qualche punto di riferimento ben fermo intorno a me ma non riuscendo, a volte, a vederlo. Rovelli ci parla – con l’entropia – di stati, di possibili stati dell’universo e di come l’entropia sia legata al loro numero.

Il mio problema è proprio qui: conosco poco il concetto di entropia (ho una vaghissima idea) e il dettaglio a cui è arrivato Carlo mi ha fatto un po’ smarrire. Arrivavo a fine capitolo che pensavo di aver capito le basi ma non ero convinto di aver compreso tutti i dettagli (e le implicazioni). Un po’ come quando mi tolgo gli occhiali e guardo una rivista da lontano: vedo i titoli, intuisco qualche foto e grafico, ma non saprei dirvi niente sul testo dell’articolo.

Pensiamo un po’ a chi è dedicato questo libro. Come dicevo all’inizio Rovelli è un buon divulgatore (ho sentito delle interviste in TV, anche con Piero Angela, ho letto altri suoi libri: 1 e 2) ed è un ricercatore che sta studiando la (sua) teoria della gravità quantistica a loop. In concetti fisici come quelli trattati nel libro (e nei precedenti) ci sguazza e riesce a renderli semplici (i primi due libri li ho apprezzati molto, se leggete i post). Ma come è successo ne “La realtà non è come ci appare” c’è stato un crescendo di fatica nel comprendere le cose. Questo perché Carlo usa un approccio in crescendo: ti spiego le cose più semplici, poi si va a scavare più a fondo e diventano un pizzico più complesse, poi si scava ancora più a fondo fino ad arrivare alla base della teoria. Ed ogni scalino, ogni ulteriore scavo, si capiscono sempre più cose ma diventa anche più difficile ricollegarle alle esperienze quotidiane.

Anche in questo caso (come per gli altri due) non consiglio la lettura a chi non ha qualche nozione di fisica. Non si tratta neppure qui di avere una laurea, ma bisogna aver già letto qualcosa. La prima parte (i primi 3-4 capitoli) scorre veloce e vi si possono trovare molte curiosità su come si pensava il tempo nel passato, ma quando si entra nel dettaglio più intimo della ricerca del tempo la lettura si fa più difficile.

Insomma, se siete appassionati del tema (il tempo come elemento fisico – anche se poi il libro vi dirà che non esiste) leggetevi tranquillamente, con tutta la calma che potete, questo libro. Se siete solo curiosi che si chiedono cosa sia il tempo, invece, avete due scelte: osate questo libro consci di poter navigare in qualche nebbia, oppure vi trovate un libro più semplice 🙂

Prezzo: 14 Euro. Per essere un saggio è venduto al prezzo di un romanzo… E’ stampato su carta di ottima qualità e senza – da quel che vedo – refusi od errori, segno di buon lavoro di squadra. Certo, come sempre dico, se costasse un paio di euri in meno a fine anno potrei comprarmi 4-5 libri in più… Su Amazon lo trovate a prezzi più (per me) accessibili: 11,90 Eur in versione cartacea, 9,99 in formato Kindle.

Buona lettura a tutti coloro che vorranno affrontare questa opera. Io, per rilassarmi, ho già letto il nuovo Malvaldi e nei prossimi giorni pubblicherò la mia recensione 🙂