Gioco e teoria del duende (Federico Garcia Lorca)

Un libro che ha “duende”

In origine il “duende” era uno di quei “folletti” – diavoletti? – che abitavano – infestavano? – la casa. Era, in entrambi i casi, qualcosa che animava l’abitazione. Finché non è diventato quello spirito che anima i poeti, i cantanti, i ballerini e gli artisti in generale.

Garcia Lorca  ne fa addirittura argomento di conferenza, parlandone a il 20 ottobre 2003 a Buonos Aires, nel salone della Sociedad de los Amigos del Arte. Ed il ibro che da il titolo a questo post è proprio la trascrizione di quell’intervento. Più che un libro – lo confesso – si tratta di un libricino che si legge velocemente: sono poco più di 50 pagine, di cui 24 ospitano l’intervento di Lorca, e le altre sono occupate da postfazione (di Enrico di Pastena), titoli, indici, note al testo, …

Per spiegarvi il libro devo prenderla un po’ larga: il popolo spagnolo è uno di quei popoli che mi affascina e incuriosisce. Non conosco molti “spagnoli” – e per fortuna, perché mi avrebbero già linciato. Non si tratta di “spagnoli” (termine troppo generico) ma di andalusi, catalani, castigliani e tutti gli altri gruppi etnici che in questo momento non mi vengono in mente.

Non conosco – dicevo – molti abitanti della penisola iberica, ma mi hanno sempre affascinato: per il loro calore, il contrasto fra vitalità e forza delle loro passioni  e pigrizia e indolenza del loro carattere, l’orgoglio sempre forte ma raramente eccesivo.

Ho trovato, tempo fa, una recensione su questo libro che spiegava, appunto, come l’autore parlasse del “cuore” dell’essere spagnolo: il duende. Ed ho deciso di comprarlo per saperne qualcosa di più.

Cos’è, quindi, questo duende? Non c’è un termine specifico in italiano (e credo in nessun altra lingua). Potremo definirlo quello spirito artistico che rende più emozionanti ed autentiche le opere dell’artista. Per fare un esempio pratico, potremmo dire che l’enfasi artistica che Dorian Gray scatena in Basil Hallward (il quale crea un ritratto del ragazzo specialmente bello) rende idea degli effetti del duende – anche se non è proprio il “duende”.

A chi consiglio il libro? Un intervento di Garcia Lorca non si nega a nessuno, specialmente quando scrive con tanto duende proprio sul duende. Mentre si scorrono le righe, sembra quasi di entrare nella sala in cui si tiene l’intervento e catturare ogni inflessione dello spirito e della voce di Garcia Lorca.

Buona lettura, e che un duende animi la vita di ognuno.

Inglesi [Edizione aggiornata](Beppe Severgnini)

Ho iniziato ad aprrezzare Beppe Severgnini grazie ad un programma di dettatura per PC: una delle prime versioni di Dragon Naturally Speaking. Per “addestrare” il comuter a riconoscere le mie inflessioni il sistema di configurazione del programma ti chiedeva di leggere un particolare brano, permettendo la scelta fra “Pinocchio” e “Inglesi” (se ricordo bene) di Severgnini…

Questo accadeva qualche anno fa (era il 1995 o giù di lì). Da allora, quando trovavo un libro di Beppe (magari in edizione economica) lo facevo subito mio… E quando, un mesetto fa, fra gli scaffali di un supermercato, ho trovato “Inglesi” (“edizione aggiornata”, dice un bollino stampigliato sulla copertina) l’ho subito aggiunto al carrello.

Oggi ho completato la lettura. E sono d’accordo con Montanelli (che ha scritto la prefazione per l’edizione 1989) nel riconoscere che Severgnini

è riuscito a cogliere con assoluta genuinità e freschezza quel complesso Paese. Si sente che vi è sceso dentro, e il ritratto che ne offre probabilmente piacerà anche agli inglesi, che vi ritroveranno tutte quelle bizzarrie e contraddizioni di cui si fanno una civetteria per sottolineare la propria diversità

E che il libro sia piaciuto anche agli inglesi è un dato di fatto, dato che è diventato “quasi” un best seller anche in Inghilterra.

Ma iniziamo subito col dire che il libro è una ristampa della prima edizione a cui è stato aggiunto (ecco il perché del bollino “edizione aggiornata”) un prologo con alcuni articoli scritti da Beppe dopo l’uscita del libro – articoli su Diana (la sua morte è avvenuta dopo la prima edizione del libro), articoli sui cambiamenti in Gran Bretagna, sulla ripresa economica, sulla classe politica (dopo Margaret Tatcher), su Londra…

La prima parte rispecchia totalemente la prima edizione. Beppe racconta gli inglesi in base alle sue esperienze, alle sue conoscenze. Racconta dei vizi, dei piccoli rituali, del gioco delle classi, delle strane usanze casalinghe (niente bidet, due rubinetti: uno che ti scotta e l’altro gelido, …). L’autore racconta anche un viaggio fatto al nord, durante un periodo assolutamente non roseo per l’economia inglese (nel “prologo” finale, però, racconta come le cose siano migliorate). Racconta di Lady D (ancora viva), racconta delle scelte politiche della Tatcher, degli schieramenti politici, del sistema di classi (su cui l’Inghilterra si è retta fino a pochi anni fa).

Un’analisi approfondita, sagace e pungente – sia per gli inglesi che per gli italiani, usati spesso dall’autore come riferimento.

Un libro da consigliare a tutti coloro che vogliono recarsi in Inghilterra e vogliono lavar via alcuni pregiudizi prima di partire per il Paese. Con l’avvertenza di leggere anche il prologo, altrimenti si rimane all’Inghilterra del 1989.

Buona lettura!