Scontro Frontale (Tom Clancy con Mark Greaney)

Ancora una volta il presidente Ryan riesce a salvare il mondo…

Come sa chi segue questo blog nutro un certo “amore” (letterario) per Tom Clancy. Amore che si è affievolito quando il suo nome è diventato un marchio di fabbrica usato per produrre film e per promuovere collaborazioni con altri autori. Amore che ultimamente aveva ritrovato un po’ di slancio considerando le recenti opere più vicine allo stile originale.

Mark Greaney, già “visto” ne “il giorno del falco“, aiuta Tom anche in questo romanzo. Sarà lui a ereditare i fan di Tom ora che, purtroppo, ci ha lasciato il primo ottobre 2013? Lo stile è quello che si ritrova nel precedente romanzo che li ha visti collaborare, ed è abbastanza vicino allo stile delle prime opere.

Per chi si trova per la prima volta davanti al personaggio Jack Ryan faccio un brevissimo riassunto (chi già è di casa abbia pazienza e vada al prossimo paragrafo). Ex marine, congedato in seguito ad un incidente su un elicottero, dapprima collabora con la CIA nella crisi provocata da “La grande fuga dell’Ottobre Rosso” ed in seguito sventa un “Attentato alla Corte d’Inghilterra” e via via si guadagna sempre più fiducia fino a varcare abitualmente le soglie dei più importanti uffici della CIA. Nominato vice presidente in seguito alla soluzione della crisi Indo-Nipponica, si trova con il pieno “Potere Esecutivo” (sì, insomma, diventa presidente degli USA) e deve affrontare una crisi dopo l’altra. I figli intanto crescono e Jack Junior (suo figlio) segue le sue orme e diventa una spia come lui, ma in una organizzazione ultra segreta, autosufficiente, che non risponde né agli organi di controllo statunitensi né al Presidente stesso. Molti dei romanzi di Clancy sono stati riadattati per il cinema, con fortune alterne. Vi lascio alla pagina di Wikipedia sull’autore e sulla serie di romanzi per approfondire.

Una mia riflessione personale: il personaggio di Jack Ryan è, per i romanzi di Clancy, come la Fletcher de “La Signora in giallo”. In altre parole: quando c’è di mezzo lui ci sono potenze straniere che vogliono annientare l’America e c’è sempre una guerra pronta a scoppiare. Come, appunto, la Fletcher: dovunque si trovi nei pressi si sta consumando un delitto…

Ma veniamo alla trama. Semplificando al massimo possiamo dire che il solito pazzoide che comanda un esercito (questa volta quello cinese) vuole annientare gli americani per poter tornare a contare come potenza mondiale. Come vuole la tradizione il Presidente Jack Ryan risolve, con l’aiuto dei suoi consiglieri e del suo sangue freddo, la situazione. L’aiuto, inaspettato, arriva da suo figlio Junior che, seguendo una pista alternativa, si scontra con gli stessi cattivi.

Una delle novità rispetto ai precedenti romanzi è l’uso massiccio dell’informatica in questa guerra: alle dipendenze dell’esercito cinese c’è un mini esercito di Hacker comandati dal Dottor Tong. Il gruppo è conosciuto come “Center”. Oltre agli operatori informatici, ha alle sue dipendenze una cellula militare negli Stati Uniti ed una serie di agenti su campo assoldati o per soldi o col ricatto. Tutto con la copertura di una triade mafiosa.

Clancy aveva provato, in passato, a usare argomenti simili (la serie di romanzi Net Force) ma, secondo me, con scarso successo. In questo caso, invece, c’è un fondo di verità più solido, anche se il complesso non è credibile al 100%.

Mi torna poco, per esempio, che possa esistere un gruppo di hacker organizzato militarmente nel modo descritto nel romanzo. O meglio: funziona solo con l’imposizione di una forte disciplina e, più gente è coinvolta, meno stabile è la cosa. E poi la mafia che non si accorge che Center la sfrutta come copertura: dà loro le briciole (phishing e truffe varie) con gli stessi risultati che darebbe un gruppo di 3 ragazzetti, ma è 30 volte più grande e meglio organizzata.

L’architettura di hacking, raccontata nel romanzo in modo semplice e non intrusivo (chi non capisce niente di informatica può godersi tranquillamente la storia), è abbastanza realistica. Forse un po’ esagerata (quando, per esempio, per impedire che una falla di alcuni sistemi di sicurezza venga resa nota si uccide un intero gruppo di lavoratori e si da alle fiamme una azienda di sicurezza informatica) ma realistica. La bravura degli autori è stata nel rendere semplice il complesso: si intuisce quello che c’è sotto, ma le persone digiune di informatica non sono costrette a farsi venire mal di testa per capire i vari passaggi.

Solo un altro punto mi è rimasto un po’… strano. Parlando della rete informatica militare si capisce che questa è stata infettata dai virus di Center, ma in un paragrafo si dice che la rete è disconnessa fisicamente da internet. Se fosse vero, mi risulta comunque plausibile che venga infettata (il maggior veicolo di contagio di una rete di computer è l’uomo, quando connette al proprio PC di lavoro una chiavetta USB portata da casa, per esempio) ma Center non può prendere il controllo remoto (come invece fanno gli hacker poco dopo). Secondo me qui c’è stato un qualche errore di traduzione che ha reso il testo un po’ confuso: magari con calma ricontrollerò.

Però, appunto, a parte qualche “licenza” informatica, la situazione è abbastanza realistica e precisa (e in effetti c’è – nel mondo informatico – una seria discussione su come rendere più sicura internet e le reti collegate). Gli hacker riescono a danneggiare buona parte delle comunicazioni fra i vari sistemi americani, danneggiando varie strutture (riescono a controllare anche una centrale elettrica ad energia atomica spengendo il sistema di raffreddamento e rischiando di causare un’esplosione nucleare sul territorio statunitense); riescono anche a sviare, per un po’, le indagini facendo puntare il dito americano verso l’Iran, ma, come dicevo, non coprendo bene le tracce.

L’attacco combinato da due fronti (informatico e militare) mette gli USA in uno stato di stallo che viene risolto grazie ad alcuni uomini sul campo: il figlio del Presidente, Jack Junior, ed i suoi colleghi, insieme ad un bravo agente CIA dislocato ad Hong Kong. Senza farla troppo lunga diciamo che Jack Senior riesce a colpire il centro nevralgico da cui gli attacchi informatici partivano e, contemporaneamente, ordina l’assassinio del generale che aveva organizzato tutto, riportando la situazione sotto controllo. Scusate se ho raccontato un po’ di finale ma tanto si sa che i “buoni” vincono sempre. Che poi tanto buoni non sono: non faccio critiche all’America o alle sue azioni militari. Dico semplicemente che – come accennato in altri post – dopo l’11 settembre e gli attentati alle torri gemelle Clancy dipinge i propri eroi in modo più crudo, più vendicativo: non si fanno scrupolo di uccidere a sangue freddo gli esecutori di alcuni delitti. E non sto cercando né di giustificare né di accusare: semplicemente nei romanzi post 11 settembre si legge, fra le righe, una sete di giustizia diversa da quella che si leggeva prima. Qualcuno la riterrà più giusta, qualcuno più sbagliata, io faccio solo notare che c’è questo cambiamento.

E’ mezzanotte: finalmente sto chiudendo questo post. Le oltre 600 pagine del romanzo mi hanno tenuto sveglio (come succedeva in passato) nelle notti scorse e quindi è meglio se vado a dormire… Per chi ama il genere i quasi 20 euro sembreranno ben spesi. A chi vuole solo avvicinarsi all’autore consiglio, come fatto in passato, i romanzi più vecchi, quelli dove nasce il personaggio Jack Ryan (vedete il link a wikipedia messo sopra), oppure di aspettare la versione economica.

Buona lettura

 

 

Il giorno del falco (Tom Clancy con Mark Greaney)

Un nuovo Clancy tornato (quasi) al vecchio stile Clancy

Ovvia, devo ammetterlo, stavolta mi è piaciuto abbastanza il nuovo romanzo di Clancy. Chi segue questo blog sa che opere precedenti dell’autore mi avevano deluso o lasciato abbastanza indifferente, rispetto alle primissime opere che mi avevano esaltato. Adesso Tom sembra aver ripreso (in parte) il primo stile.

In questo romanzo si ritrovano i personaggi di sempre: Jack Ryan che si candida per essere rieletto presidente degli Stati Uniti (è stato buffo leggere il romanzo mentre negli States Obama e Romney si sfidavano veramente per la Casa Bianca); Jack Ryan junior, il figlio, che segue le orme del padre nei servizi segreti (forse un po’ troppo segreti); John Clark, fedele amico dei Ryan, che viene usato per screditare Jack alla corsa alla presidenza; e, ovviamente, il solito gruppo di terroristi che vogliono creare il caos nel mondo.

La trama non ve la riporto, anche perché, in realtà, ci sono due trame che si intrecciano: la corsa per la salvezza del mondo (l’agenzia parastatale di Intelligence creata da Ryan padre e presso cui lavora Ryan figlio scopre e debella l’attacco terroristico) e la corsa per la presidenza degli Stati Uniti, che darà la facoltà a Ryan padre, se rieletto, di bloccare alcuni “scempi” del suo concorrente mentre era in carica.

Uno dei difetti ancora non abbandonati da Clancy, secondo me, è la compartecipazione di troppi personaggi: il mondo di Ryan si è popolato, via via, di tanta gente e negli ultimi romanzi questi sono sempre presenti. Il che rende difficile seguire il filo logico della storia (anche se, rispetto ad altri romanzi, in questo è più lineare). Altro elemento è una certa “irrealtà” filmografica: tutto si svolge in modo veloce e immediato, mantenendo la suspense sempre attiva, certo, ma rendendo il racconto difforme da un ipotetico realismo. In un romanzo questo non è un difetto, ma quando è accentuato come in questo caso (i protagonisti saltano da un luogo all’altro del pianeta sventando vari attacchi nucleari in poche ore, e John Clark torturato, con alcune ossa rotte e tutto sanguinante comanda un commando che sventa uno di questi attacchi) a me dà quel senso di irrealtà che fa pensare alla “solita americanata” (film tutti azione ed effetti speciali esagerati). Che mi piace, ma – essendo leggermente esagerata – mi toglie un po’ di “gusto” della storia.

Però, come accennavo all’inizio, sta tornando il Clancy dei vecchi romanzi, che parte da una analisi del mondo attuale e sviluppa da essa un mondo ed una storia ipoteticamente realistica e discretamente avvincente. Nel suo narrare rimane ancora aperta la ferita dell’11 settembre (gli aerei che si abbatterono sulle torri gemelle): da allora per i personaggi di Clancy è leggermente cambiata l’idea di giustizia, col risultato che l’uccisione del nemico (il terrorista di turno) non pone grossi problemi di coscienza o morali. Il civile si rispetta (oddio, in questo romanzo c’è qualche eccezione), il nemico lo si uccide a meno che non sia più utile tenerlo in vita per farsi rivelare informazioni. Nei primi libri non c’era questo taglio netto: il nemico veniva sempre ucciso, ma per evitare un pericolo. Linea guida era quella di catturarlo, ma senza mettere a rischio le persone coinvolte nella cattura (una specie di “uccidere per difendersi”). In questi ultimi romanzi il concetto di “uccidere per difendersi” è stato ampliato a misure – a mio parere – esagerate (ti uccido perché stai progettando un attentato alla mia nazione…).

Tornando al succo, cioè al romanzo stesso: si legge bene nonostante i tanti personaggi e i vari spostamenti. E’ avvincente e ti tiene col fiato sospeso: anche se sai già come andrà a finire (i buoni vincono ed i cattivi vengono uccisi) non vedi l’ora di arrivare all’ultima pagina. E’ comunque ben strutturato (i passaggi sono tutti abbastanza lineari e logici). E’ corposo (sono 700 pagine). Però costa un po’ più delle mie aspettative: 19,50 eur prezzo di copertina. Consiglio di attendere una ristampa economica (o di farselo passare da qualche amico).

Gli amanti delle spy story e dei tecno-thriller non hanno bisogno del mio consiglio: molti lo avranno già comprato. A chi si avvicina a questo settore dico che potrà trovare un buon libro, un racconto che li terrà incollati alle pagine, ma che avranno bisogno, poi, di approfondire alcuni personaggi andandosi a leggere gli altri libri di Clancy. Leggere questo libro senza conoscere Jack Ryan non è impossibile, ma mancano alcuni piccoli dettagli che ci fanno conoscere meglio il personaggio e ci aiutano a comprendere meglio alcune vicende raccontate in questo romanzo.

Buona lettura!

Contro tutti (Tom Clancy con Peter Telep)

Riuscirà l’eroe a sventare un nuovo 11 settembre in USA?

Vi dirò: ero dubbioso se comprare o meno questo romanzo: mi aspettavo una delusione come altri (vedete un po’ i vari post su Clancy fatti un questo blog). Ebbene, proprio deluso non sono ma neppure contento come quando leggevo i primi romanzi dell’autore.

Prima un po’ di trama (anche se è molto semplice) poi vi dirò cosa mi è piaciuto e cosa no.

Agente CIA in Pakistan viene richiamato in patria per seguire una operazione di smantellamento di un cartello di droga. Viene creata una task force interforze (CIA, DEA e altre agenzie), alcuni agenti si infiltrano nella polizia messicana e nei cartelli rivali, e tutti insieme cercano di scoprire chi è a capo del più grosso cartello, fino a scoprire che la persona ricercata è uno dei personaggi più ricchi ed influenti del Messico, filantropo e grande affarista. Nel frattempo un gruppo di terroristi sfrutta un tunnel, scavato dai corrieri della droga fra Messico ed USA, per introdursi negli Stati Uniti e cercare di compiere un attentato simile, per numero di vittime e clamore mediatico, a quello dell’11 settembre. Come finirà? Non ve lo dico, ma chi legge Clancy (specie i suoi ultimi lavori) sa che l’autore preferisce un certo realismo al lieto fine.

Primo fattore che mi è piaciuto: la storia ha recuperato una parte della complessità e dell’intensità conosciute nei primi romanzi di Clancy. Ma la complessità – in questo romanzo – risulta anche un punto a sfavore. Come accennavo sopra, il realismo preferito da Clancy lo porta a costruire storie dove si intrecciano le vicende di più personaggi, le storie di vari gruppi. In altri thriller o gialli, solitamente, si predilige una struttura semplice (pochi personaggi importanti e ben descritti, personaggi di contorno appena accennati, storia che ha un filo ben preciso e logico): negli ultimi romanzi di Clancy, invece, è come se si fondessero più storie. Le tre principali, in questo libro, riguardano la vita dell’agente CIA (con alcuni flash back sul suo addestramento e sui compagni persi sul campo), l’ingresso negli USA del gruppo di terroristi, la lotta fra i cartelli della droga per il predominio sul mercato. E queste storie si intrecciano dando vita ad una ambientazione iperrealistica (non so se è il termine che descrive meglio quello che voglio dire: quello che accade nel romanzo potrebbe davvero accadere nella realtà, solo che nel romanzo accade tutto… troppo insieme e troppo intensamente).

Uno degli aspetti che ho apprezzato poco è stato, invece, il numero di morti. Sì, lo so, in una spy story con terroristi e signori della droga i morti ci stanno eccome… ma qui ce ne sono veramente troppi, ed alcuni gratuiti. Torna il dubbio espresso in precedenti post: Clancy sembra esser cambiato dopo l’11 settembre, nei suoi testi c’è maggior sete di vendetta, e la violenza verso i nemici (attentatori locali o stranieri che siano) non solo è giustificata ma quasi acclamata, fino a soluzioni estreme, dove l’eroe dispensa una giustizia personale.

Altro “difetto” di questo libro è proprio il personaggio dell’eroe, altalenante fra rimorsi del passato che non è riuscito a metabolizzare (rimorsi oltretutto ingiustificati) e violenza nel presente; è un personaggio (e non è il solo) per cui la vita ha valore solo se è quella degli “amici”. Attenzione, non voglio fare la morale, ma Moore (il personaggio principale) non si fa scrupoli ad uccidere chi ritiene un nemico (il capo del cartello della droga) perché, semplicemente, non sarebbe stato possibile processarlo – uccisione, oltretutto, avallata da colleghi e superiori senza battito di ciglia.

Non mi piace un eroe di questo tipo. Forse io sono di vecchio stampo, o un idealista, ma preferisco quando il farabutto viene catturato e processato. Ovviamente ognuno può vederla in modo diverso, quindi considerate queste mie riflessioni solo come un’aggiunta personale e non riguardanti trama e stile del libro.

Ecco, tornando alla trama devo dire che è intensa, anche se in alcuni punti un po’ dispersiva. La storia è “spalmata” su oltre 700 pagine ma si fa leggere abbastanza bene. Alcune volte io mi sono “inceppato” per le cause descritte sopra (le trame parallele che in alcuni punti si intrecciano). E lo stile è semplice e scorrevole, perfettamente adatto ad una storia come questa. Non è, secondo me, lo stile del “vecchio” Clancy ma un po’ ci si avvicina: una delle caratteristiche dei romanzi con protagonista Jack Ryan (il primo Clancy) era la scansione del tempo, e l’autore sapeva gestirlo bene, sincronizzando gli eventi alla perfezione. In questo romanzo sui tempi siamo un po’ più morbidi.

Un ultima cosa: come sta succedendo in molti romanzi il testo sembra essere abbastanza “gonfiato”. Un solo esempio: nei capitoli finali, quando gli attentatori stanno per agire, l’autore ci racconta una parte di vita dei personaggi coinvolti. Ora, qualche dettaglio va bene, ma in alcuni casi metà capitolo è usato per raccontare le vicende e la storia personale di un personaggio che interagisce con la trama solo per 5-10 secondi. Per dirla in breve: se si dovesse trasformare il romanzo in film (e il coautore Peter Telep è anche sceneggiatore e queste cose dovrebbe saperle) queste sarebbero parti tagliate perché non è possibile rappresentarle (a meno di non appesantire incredibilmente il film). Non voglio essere cattivo, ma probabilmente con 500 pagine (200 in meno) il libro sarebbe stato forse più apprezzabile. Credo (ma è una mia idea personale che non saprei come verificare) che uno spessore maggiore (più pagine) serva a giustificare un prezzo più alto. Il libro costa 19,90 euro (io l’ho trovato a quasi 17 euro – sconto 15% del supermercato). Sinceramente non sono pochi e consiglio di attendere una versione economica.

Certo, per un appassionato di questi romanzi, e per un fan di Clancy, il prezzo potrebbe andare bene. Chi, invece, vorrebbe avvicinarsi a questo autore forse preferirebbe spendere un po’ meno. Proprio a loro, comunque, consiglio di partire coi vecchi romanzi il cui personaggio è Jack Ryan. Consiglio a chi non ama la lettura, a tal proposito, di vedersi questi film, tutti tratti da romanzi di Clancy e secondo me molto vicini allo stile dello scrittore (nota: in due di essi Jack Ryan è interpretato da Harrison Ford): “Caccia a ottobre rosso”, “Giochi di potere”, “Sotto il segno del pericolo” e “Al vertice della tensione” (quest’ultimo, però, in alcuni pezzi si allontana molto dalla trama originale).

Non mi resta che augurarvi buona lettura e – visto che ormai mancano solo 4 giorni al Natale 2011 – Buone e, soprattutto, Serene Feste a tutti (e che l’augurio di serenità vi raggiunga anche se leggete il post nel bel mezzo del caldo estivo).

Tom Clancy’s H.A.W.X (David Michaels)

Aerei sperimentali e pazzoidi che li vogliono usare per comandare il mondo

Non compratelo.. O meglio: non spendeteci 15 euro (prezzo scontato) perché non li vale. Ormai il nome Tom Clancy è diventato un marchio per una serie di videogiochi e questo libro altro non è che la sceneggiatura di quello che ritengo il primo episodio di una serie (come splinter cell).

La storia riguarda un ragazzo che entra in aeronautica e dimostra di essere un bravo pilota. Ma i governi stanno esternalizzando sempre più i servizi militari e quindi si ritrova a lavorare (come pilota di caccia) per una multinazionale che fa la guerra al posto dei governi. Solo che il suo superiore (che diventa presidente della multinazionale) ha ambizioni più alte: vuole esautorare il debole presidente degli USA passando attraverso l’assegnazione delle competenze amministrative del governo in outsourcing alla sua ditta. Cioè vuole prendere il controllo del governo fornendo servizi di gestione amministrativa al governo USA.

Il pazzo cerca di uccidere l’eroe che ha scoperto il suo piano. L’eroe sopravvive e riesce a bloccare il pazzo che è disposto ad usare qualsiasi mezzo per prendere il potere… E tutti vissero felici e contenti? Manco per sogno… Il finale è apertissimo a nuovi episodi.

Narrazione leggera (e a volte anche un po’ annoiante), troppi stereotipi (l’eroe è bello e tutte le donne impazziscono per lui), realistico come ambientazione ma decisamente irreale su come si comportano i personaggi (i cittadini americani sembrano non accorgersi di un colpo di stato? Molto improbabile), potrebbe entusiasmare con la tecnologia promessa nel titolo (aerei da combattimento altamente tecnologici) ma – appunto – il massimo della tecnologia è espresso solo nel titolo.

Sinceramente stavolta penso di aver speso i 15 euro proprio male. Chi, magari, è appassionato di videogame e, in particolare, ama questo tipo di giochi (a metà fra uno spara tutto ed un gioco di ruolo in cui devi seguire una storia) magari potrà apprezzarlo, ma son convinto che anche loro preferirebbero non spenderci 15 euro.

Vabbè, ormai l’ho comprato, ed in due giorni me lo sono letto… Ma alla prossima starò attento a non ricascarci.

Buona lettura (di un libro più interessante, spero per voi)

Giochi di potere : B-Virus (Tom Clancy con Martin Greenberg e Jerome Preisler)

Il solito cattivone che crede di poter coinvolgere tutto il mondo nella sua vendetta contro un uomo…

Non male, via… diciamo che Tom Clancy sta risalendo la china verso quello stile che credo gli sia più congeniale: tensione in ascesa costante fino all’esplosione finale. Ancora non è così (manca ancora un po’ a tornare a personaggi del calibro di Jack Ryan) ma rispetto ad alcuni degli ultimi suoi libri la cosa è migliorata.

Questo libro è – in qualche modo – il sequel di “Progetto Orion”: Gordian, il capo della UpLink, una multinazionale che si occupa di comunicazioni satellitari, viene quasi assassinato usando un tremendo virus attivabile a comando. Come sempre il bene trionfa: la squadra di sicurezza della UpLink riesce a trovare la base dove è stato prodotto il virus, e grazie a tutti i dati contenuti nella base è possibile curare Gordian.

La trama di per sé non è molto più lunga: ci sono intermezzi col narcotraffico, con personaggi che tradiscono la fiducia, complotti vari a vari livelli, uccisioni, eccetera. La maestria di Clancy è sempre stata quella di gestire la tensione per incollare il lettore al libro, con una giusta dose di tecnologia ma senza esagerazioni (sennò il lettore si troverebbe disorientato). Come dicevo in passati post una parte di questa maestria si era persa, secondo me, quando si è iniziato a sfruttare il nome “Tom Clancy” come un marchio di fabbrica. Adesso, però, sembra che qualcosa stia tornando a galla.

Veniamo subito alla nota dolente: il libro costa 20 euro (19,90 per l’esattezza). Se ripenso ai libri di Sellerio letti ultimamente, in cui il prezzo mi sembrava esagerato, devo dire che questo mi sembra mostruosamente esagerato. Consiglio quindi di attendere l’edizione economica (oppure ve lo presto io).

La storia – come accennato sopra – è banale nella sua semplicità: si tratta di scoprire, infatti, chi ha avvelenato il capo della UpLink. Clancy cavalca uno dei temi più sfruttati recentemente (ed un delle paure più comuni): un agente biologico in grado di distruggere l’umanità, o anche un solo individuo, a comando.

Praticamente i cattivoni, con ingenti spese, hanno messo a punto un virus che, di per sé, non è assolutamente letale: lo diventa quando viene attivato attraverso uno specifico “trigger” (potremmo tradurlo con “grilletto”). Milioni di trigger sono disponibili e sono legati al DNA degli uomini, per cui è possibile attivare il virus perché colpisca un determinato e specifico uomo, oppure un gruppo di persone con una stessa caratteristica (una malattia ereditaria, una caratteristica della pelle, un certo colore degli occhi o di capelli).

Ovviamente il virus è sul mercato: 50 milioni di dollari per attivare un trigger. E ovviamente sui cattivoni piovono richieste su richieste: qualcuno vuole uccidere tutti i portatori sani di una certa malattia, qualcun’altro punta ad un certo gruppo etnico, qualcun’altro ancora ai negri in generale e qualcuno, infine, ai bianchi. Ma lo scopo principale del cattivone, che vuol vendicarsi perché la UpLink ha distrutto il suo piano nel precedente libro, è uccidere Gordian. Ed è proprio questo che lo frega, perché la Sword, l’agenzia di sicurezza della UpLink, indagando su come Gordian si è ammalato, scopre tutto e vanifica tutti i trigger che erano stati richiesti. Come dire che la Sword non solo salva il suo capo ma anche tutto il mondo.

Quasi dimenticavo: il cattivone, ed il suo “braccio armato” (un terrorista che fa i lavori sporchi per lui) ce la fanno a scappare. Aspettiamoci, quindi, un altro episodio della serie a breve…

I colpi di scena non sono molti, e nel finale il ritmo aumenta togliendo un po’ di tensione (ciò che avviene nelle ultime ore è raccontato in poche pagine, quando Clancy – quando era nella forma migliore – centellinava anche i minuti). Ma va bene anche così.

Certo, ci sono alcune cose che non quadrano: le squadre Sword si trovano in mezzo a sparatorie, morti ammazzati e vari altri reati. Eppure non c’è mai l’ombra della polizia (che farebbe un capo tanto, e soprattutto farebbe perdere molto tempo, ai membri della squadra). Insomma, sembra che la forza paramilitare Sword agisca tranquillamente senza preoccuparsi delle forze dell’ordine locali. Poi non mi torna una cosa sul virus (ma non sono un biologo e non so dire se il mio dubbio è corretto o è una stupidaggine). Il virus deve riprodursi per poter vivere, o meglio, per poter infettare il mondo. Se non si riproduce rimane solo nelle persone infettate e non si diffonde. Ma se si riproduce significa che è stato attivato (per riprodursi deve attaccare una cellula umana e duplicarsi usando il suo DNA). Forse sto sbagliando, ma ho l’impressione che il meccanismo studiato dai cattivoni non avesse molta probabilità di successo. E poi un ultimo dubbio: fra tutti gli scienziati che, immagino, lavorano al progetto, nessuna si fa un qualche dubbio etico / morale? Cioè: immagino che in una situazione reale le informazioni sarebbero trapelate all’esterno della struttura che produce virus e trigger attivatori, soprattutto verso la comunità scientifica.

Vabbè, via, come giudizio finale posso dire che il libro (quasi 500 pagine) ti permette di passare un po’ di tempo in relax, con una giusta tensione e, specialmente per gli amanti di thriller fantapolitici, di godere di una trama abbastanza realistica seppur di fantasia, piena di azione e di tensione.

Ripeto: in questo momento di crisi secondo me non vale i 20 euro pagati, anche se garantisce una buona dose di divertimento.

Buona lettura.