Hotel Bosforo (Esmahan Aykol)

(dal sito Thienet)

(dal sito Thienet)

Esmahan Aykol ha uno strano effetto su di me… Son stato in Turchia, anni fa, e mi son fermato ad Istanbul (purtroppo solo un paio di giorni in totale) ma, come credo accada a molti, son rimasto affascinato dalla città. E quindi, dopo l’ultimo racconto dell’autrice presente nella raccolta Sellerio “Il calcio in giallo” mi son ritrovato fra le mani – e l’ho tenuto ben stretto – il suo primo giallo tradotto in Italiano. Si tratta di una edizione della collana “Noir 2011” di Repubblica – l’Espresso (ecco il piano dell’opera): non è l’edizione classica dell’editore ufficiale (Sellerio), insomma.

(dal sito Sellerio)

(dal sito Sellerio)

La copertina che vedete qui a sinistra – edizione che ho letto – è presa dal sito Thienet, dove trovate una ulteriore recensione. La copertina Sellerio è invece questa di destra (sul sito dell’editore trovate una trama più dettagliata e qualche informazione in più).

Dicevo che Esmahan ha uno strano effetto su di me: mi fa viaggiare in una città che ho conosciuto (seppur poco) e mi fa apprezzare ogni suo angolo, ogni suo personaggio. E’ impareggiabile nel descrivere le dinamiche di questa città cosmopolita e vivissima, mezza Europea e mezza Asiatica, ponte fra due civiltà e culla dell’integrazione (almeno fino ad un po’ di tempo fa). Beh, urge un confronto: la Aykol non è Mann, che io trovo uno dei più particolareggiati cesellatori di paesaggi nei suoi libri, però riesce a farti respirare (con mezzi diversi ma con la stessa intensità) l’atmosfera tutta particolare della città, di ogni suo più piccolo dettaglio.

Veniamo al romanzo: Katy Hirschel è una donna che si è trasferita ad Istanbul dopo una parentesi di vita a Berlino. Nata in Turchia, trapiantata in Germania (la famiglia emigra quando era piccola) e tornata, per quello che lei considerava un breve viaggio, in Turchia per cercare un po’ di radici, ma si innamora della città e non riparte mai più. Decide di aprire una libreria dedicata solo a romanzi gialli e sembra che i turchi apprezzino sia la libreria sia la persona.

Una amica e compagna di scuola, attrice abbastanza famosa, è protagonista di un film che verrà girato ad Istanbul: quale migliore occasione per rivedersi? E’ proprio la star a cercare Katy, la quale rimane positivamente sorpresa da questa novità: erano compagne di scuola, c’era una buona amicizia fra loro (anche se non la si può definire “amicizia per la vita”) ma la libraia non si aspettava mai di esser ricontattata, soprattutto dopo che l’amica era diventata una diva. Però, c’è un assassino che rovina in parte i loro piani: il regista del film viene ucciso, nella sua suite d’hotel, praticamente appena arrivato. Un omicidio particolare, i cui dettagli fanno pensare a qualcosa di organizzato fin nei minimi particolari.

Katy, accanita lettrice di gialli da una vita, e libraria specializzata in gialli, vede l’opportunità di passare (come dice lei) “dalla teoria alla pratica” e si improvvisa detective. Chiedendo informazioni a giornalisti, intrufolandosi (grazie all’amica) agli incontri con la troupe del film, sfruttando l’amicizia con un poliziotto che indaga sull’omicidio e anche alcune vecchie conoscenze in Germania, porta a galla antiche vicende che possono esser validi moventi per l’omicidio. Ma che, ovviamente, non vi racconterò. Posso anticiparvi che fra incontri con malavitosi, corti sfrenate di poliziotti, chiacchierate con varie persone, Katy riesce a comprendere quali sono veramente i motivi che hanno condannato il regista alla morte. Ma riuscirà Katy ad affrontare occhi negli occhi il colpevole (o saranno più di uno?). E, visto il suo atavico ribrezzo per le forze dell’ordine, ne parlerà alla polizia, al suo amico, così che il colpevole possa essere arrestato? Vi toccherà leggere il libro per saperlo 🙂

Un racconto tipicamente giallo, ma narrato con sfumature noir e qualche tocco di ironia. Il lettore si muove insieme a Katy, narratrice e guida in tutte le pagine: la ascolta (e ne conosce anche i pensieri più reconditi), la segue in tutte le sue indagini e scopre, insieme a lei, i singoli dettali che la guidano alla comprensione di tutta la vicenda. E’ il battesimo (della protagonista e del lettore) da detective, e avviene con estrema naturalezza. Oddio, io – personalmente – non avrei mai la faccia tosta che ha Katy nel rivolgere domande a certe persone: anche Katy ha paura, ma riesce a vincerla e a buttarsi, e questo rincuora noi lettori. Testarda e caparbia, non si da vinta finché non capisce. Non le interessa la giustizia in senso lato (polizia, carcere, processi) quanto la comprensione dei soggetti coinvolti. “Perché” è la sua domanda fondamentale, e l’unica di cui cerca la risposta.

Una delle cose carine del romanzo è l’ironia. Non che se ne trovi in ogni pagina, anzi. Però l’autrice dissemina qua e là alcune perle di tipica ironia femminile. Una anche quando parla degli stereotipi che i turchi hanno sui tedeschi (per esempio: una donna che ride di gusto non può esse tedesca, secondo i turchi).  Ha un “tocco” tutto particolare, la Aykol, nel raccontare la città, le persone e le vicende. E – almeno secondo me – riporta bene lo spirito della città, o almeno quello che era all’epoca del romanzo (ora è un po’ cambiato, soprattutto dopo il fallito golpe di metà luglio 2016).

il libro è del 2006, quindi immagino che Esmahan racconti una Istanbul dei primi anni 2000, quando veramente era una città aperta, bella da vedere, accogliente, cosmopolita. Son tutte cose che si leggono nel romanzo e che mi hanno confermato persone che si sono recate lì (ed anche io, nel mio piccolo, posso confermare). Poi le cose sono cambiate: ho letto di recente l’ultimo racconto della Aykol per la serie dei gialli di Sellerio (“Rifugiato” nel libro “Il calcio in giallo“) ed il ritratto che fa di Istanbul è nettamente diverso, tanto che anche la protagonista, Katy, è un po’ in crisi con la sua libreria. Non si respira più l’aria di una volta. L’autrice, insomma, ci racconta – sia in questo sia negli altri racconti – una città “attuale”: si può scoprire come era Istanbul qualche anno fa e come è adesso. Certo, la si vedrà dagli occhi di Esmahan, quindi con un taglio legato alle sue esperienze, ma è già un buon punto di partenza. Insomma, l’autrice riesce a farci viaggiare sia nel mistero (il giallo in sé) sia nel luogo dove le vicende si svolgono: se in altri casi i luoghi sono di fantasia (o talmente generici da essere in qualsiasi luogo), in questi romanzi la particolarità è proprio la città dove tutto accade.

Una nota sul fattore “giallo”: non aspettatevi una trama alla Agatha Christie o alla Conan Doyle. Anzi: si intuisce già molto dall’inizio (vi accenno qualcosa: l’omicidio ha un tocco puramente femminile, lo si capisce subito). Quello che piace del libro è l’ambientazione e il fatto di essere sempre a fianco della protagonista. Il giallo di per sé è carino ma leggero, intriga ma non ti prende nelle viscere: è tutto l’insieme che rende piacevole il romanzo. La sequenza logica che porta alla soluzione c’è, ovviamente, ma non ha quel mordente che tiene i lettori incollati, come succede in altri romanzi. Diciamo che in questi casi si viene “abbracciati” da tutti gli aspetti del romanzo piuttosto che attratti dal filone principale (il mistero da risolvere).

Che dire ancora? Buona lettura e buon viaggio virtuale nella Istanbul di inizio millennio.

Il calcio in giallo (AA. VV.)

(dal sito dell’editore)

Come annunciato a marzo, ecco la nuova raccolta Sellerio ispirata al mondo del calcio: quasi un omaggio agli ultimi europei, in cui l’Italia ha dimostrato una grandissima preparazione (bé, un calciatore, soprattutto, ha dimostrato di esser pronto per “Ballando con le stelle” 😛 ).

Ma torniamo a parlare di calcio scritto più che giocato. Prima novità di questa raccolta: i racconti sono 7 (solitamente erano 6), mentre gli autori sono pressoché i soliti. Molti raccontano la storia di un calciatore (o, nel caso di Malvaldi, di una calciatrice) di squadre di serie provinciali. Solo due affrontano l’argomento da un punto di vista diverso: Giménez-Bartlett raccontando le vicende di un arbitro, Aykol quelle di un innamorato tradito (da un calciatore). Ma andiamo con ordine: come sempre scriverò due-tre righe per ogni racconto, ma questa volta vi anticipo che tutti mi sono piaciuti, con qualche preferenza, certo, ma contrariamente ad altre volte non ho trovato nessun racconto da “evitare” né altri da “osannare”. Tutti racconti godibili (chi più chi meno leggero, chi più chi meno scherzoso, ma tutti da sorseggiare come un fresco cocktail estivo). Ah, e vi ricordo che si parla di “giallo”, quindi tutti con un mistero da svelare.

Per rimanere in tema calcistico, la prima a scendere in campo è Alicia Giménez-Bartlett, che ci racconta, in “Una sinistra speranza” di un arbitro assassinato. Che siano stati i tifosi per una sua discutibile decisione in campo? Anche se qualcuno pensa sia così, Pedra Delicado cerca di indagare a fondo, scavando in ogni singolo dettaglio della storia, e portando alla luce una vicenda completamente diversa da quanto ci si aspetterebbe, dai risvolti anche tristi. Cari lettori, alla fine della storia non potrete non essere solidali con l’arbitro assassinato.

Gian Mauro Costa ci porta nei campetti impolverati della sua Sicilia, dove il nostro eroe Enzo Baiamonte – ex elettricista trasformatosi in investigatore privato – collega “Il passo dell’anatra“, con cui un giovanissimo giocatore immigrato festeggia il gol segnato, con le stesse movenze viste in un video di sorveglianza di qualche settimana prima. Sembra strano: che ci fa un ragazzo, promettente giocatore, insieme a delinquenti che cercano di entrare in un magazzino, di notte, per rubare? Eppure cadenza, passo, mosse son propri gli stessi. Partendo da questo dettaglio, Baiamonte porta alla luce qualcosa di molto più grosso…

Francesco Recami apre, invece, col risultato della partita: “Progresso-Audace 3-2“. Gianmarco, figlio di Donatella, inquilina della casa di ringhiera famosa per i romanzi dell’autore, gioca nella Audace. Ma l’attenzione, stavolta, non va al gesto sportivo dei ragazzi, quanto ad alcuni genitori scalmanati che incitano i figli alle peggio azioni. E’ il caso del padre di un giocatore del Progresso, che prende in giro pesantemente tutti gli avversari tanto da dover fuggire e nascondersi in un bugigattolo. Peccato che lì trovi un evaso dal carcere, grande, grosso e cattivo, che “gentilmente” chiede al genitore una mano, esattamente la sinistra, a cui rompe il mignolo… Senza farla lunga: il genitore tanto borioso si trova a passare veramente una brutta giornata. Ma immagino che molti di voi gli diranno “ti  sta bene!”

E’ solo un gioco“, o almeno dovrebbe esserlo… E’ quello che pensano alcuni protagonisti del racconto di Gaetano Savatteri. Ma non la pensa così Saverio Lamanna: suo cugino Franco, calciatore dilettante, è morto in un incidente d’auto e la squadra – conosciuta durante il funerale – chiama Saverio a giocare indossando la maglia di Franco alla partita in sua memoria. Non tutto quadra, e mettendo insieme tanti piccoli dettagli Saverio, da arguto osservatore, dipana una matassa molto più complessa di quello che ci si aspetta.

Storia in parte simile per Marco Malvaldi. Ma declinata al femminile. Lo dice anche il titolo: “Donne con le palle“. Che altro non sono che una squadra di beach soccer dove gioca Alice, la fidanzata di Massimo il barrista e commissario di Pineta. Anche in questa storia una calciatrice è morta, anche in questo caso sembra che il motivo sia un banale incidente. E sotto sotto, come nel racconto di Savatteri, ci sono i soldi. Ed è, anche in questo caso, un dettaglio che fa sorgere i sospetti. Ma, attenzione, le storie di Malvaldi e Savatteri non sono uguali: ognuno ci mette quel suo tocco particolare che le rende uniche. Semplicemente ci sono dei punti in comune: uno stesso spunto per raccontare due storie simili ma diverse.

Antonio Manzini organizza, invece, in quel di Aosta, una partita di beneficenza fra questura e magistratura. Tocca a Schiavone allenare i suoi colleghi, anzi, più che allenare si deve inventare – con le poche risorse che ha – qualche stratagemma per riuscire a cavarsela. “… e palla al centro” ci racconta un altra po’ di ingegnosità di Schiavone, della sua capacità di trarre frutti dalle vicende in cui è coinvolto. Frutti a volte leciti, a volte meno, ma tutti guidati da un senso di giustizia particolare. Il lettore tifa per Schiavone, e anche stavolta, nonostante il vice questore sia stato un po’ troppo furbo, sorride insieme a lui.

Chiude la raccolta Esmahan Aykol, che racconta una Istanbul odierna (non proprio: mi riferisco alla Istanbul di qualche mese prima del fallito golpe). Più che di un calciatore, si parla di un “Rifugiato“. Katy, libraia in Istanbul, deve aiutare Fofo (il suo assistente) a ritrovare una persona, un ragazzo nigeriano arrivato in Turchia con la speranza di diventare un grande calciatore per il Galatasaray. Ma anche ne traffico dei rifugiati si nascondono le insidie della truffa. E a Fofo rimane solo un cuore infranto che Katy cercherà di consolare. Ehm, detta così sembra un romanzo rosa, invece no: anche in questo caso c’è il mistero, la persona scomparsa… Rimaniamo sul giallo, non viriamo al rosa 🙂 Una nota particolare su questo romanzo: mentre i protagonisti vagano alla ricerca del ragazzo, ci mostrano una Istanbul molto realistica e attuale (come dicevo sopra, è una fotografia di pochi mesi fa) e descrive bene la situazione che prelude agli ultimi fatti, ma senza scendere mai in politica o in opinioni sul governo.

Eccoci qua… Sette brevi racconti da portarsi sotto l’ombrellone al modico prezzo di 14 Eur (solito sconto grandi catene del 15% = 11,90 Eur di spesa – 9,99 Eur, invece, per l’E-book). Il prezzo è valido:  come detto spesso, Sellerio riesce a garantire un prezzo leggermente più basso dei concorrenti nonostante una buona qualità del prodotto (anche fisica). Le pagine sono ben 337, ed il formato (il solito della casa editrice) è compatto tanto da permettersi di portare, eventualmente, il libro anche nella tasca posteriore dei jeans (sì, avete ragione, dipende dal modello… nei miei ci sta, e non so se ciò depone a mio favore 😛 ).

Che dire ancora, se non: Buona lettura? Ah sì, anche: Buona estate!