Un Natale in giallo (AA. VV.)

Quello che è palesemente una operazione commerciale, nel mondo dei libri diventa una buona occasione di scoperta di nuovi autori. Sellerio per le festività natalizie ci ha proposto questo libro che raccoglie 7 racconti, di 7 autori diversi, sul tema delle festività. Questo volume è nato nel 2011 ma la data conta poco, in quanto i racconti sono sempre attuali.

Proverò, più sotto, a scrivere due righe per ogni racconto, ma intanto faccio un paio di considerazioni generali. Come dicevo sopra, tecnicamente questa è una operazione commerciale: l’intento dell’editore è quello di far conoscere ai lettori – appassionati di almeno uno degli autori – altri autori “simili”, nello stile o nell’interno creativo, all’autore preferito. E, lo confesso, il nome che mi ha spinto a comprare il libro (a proposito: 11,90 Eur scontati al supermercato) è Marco Malvaldi: chi mi segue sa quanto apprezzo i suoi gialli. Ma sono contento di aver scoperto altri validi autori: alcuni mi sono piaciuti più di altri, ma in generale considero questo libro un buon acquisto.

Un ultima raccomandazione prima di scorrere i racconti: le impressioni che scrivo qui sotto sono personali e sono, appunto, impressioni. Ciò che io ho adorato ad altri può non piacere e viceversa. Quindi prendete le prossime righe con le dovute molle.

Francesco Recami ci narra del “Natale nella casa di ringhiera”. Si tratta di un curioso episodio che ha come protagonista il nipotino del signor Amedeo Consonni, un quadretto di vita familiare che coinvolge tutto il condominio permettendo al lettore di conoscere pensieri e magagne di ogni persona e delle famiglie. Nonostante la narrazione non pesante devo dire che l’episodio, a parte per alcune situazioni tragicomiche, non mi ha esaltato molto. Lo ritengo comunque un autore da approfondire.

Alicia Giménez-Bartlett, con “Un Natale di Petra”, ci porta all’ospedale di Barcellona proprio nel giorno di Natale. Non si tratta di un medical-thriller: Petra deve indagare su un omicidio avvenuto in quel giorno e che coinvolge finti Babbo Natale. Ma l’omicidio, in tutta la sua tragicità, rimane una scusa per staccarsi dalla famiglia e dalle feste “comandate”, insomma una distrazione nella noia della consuetudine. Bello per come vengono tratteggiati i personaggi, ma forse (proprio per questo) più pesante del precedente. Probabilmente un libro di questa autrice farà parte della mia biblioteca prima o poi.

Santo Piazzese, invece, ci porta nella Palermo natalizia e ci racconta come il suo protagonista cambia marca di whisky (“Come fu che cambiai marca di whisky”). Amo il protagonista già dal fatto che degusta (quasi tutte le sere) un sorso di Laphroaig, dal sapore torbato e fumoso: whisky che apprezzo molto anche io. Ma scopre, il protagonista, anche il Lagavulin (altro whisky da me apprezzato) grazie ad un amico che narra una storia dove proprio una bottiglia di quel whisky diventa una chiave per capire un mistero. Mi piace la figura del protagonista e come l’autore lo pone di fronte alla vita, con i suoi isterismi e la sua mania degli ossimori. Libro in arrivo? Molto probabile.

“A Natale con chi vuoi”, di Carlo Flamigni, è una storia emiliana con risvolti russi. Nonostante provi simpatia per Primo (detto Terzo perché non ama primeggiare), il protagonista principale, questo racconto è forse quello che mi è piaciuto meno. Storia semplice ma intensa, di sfruttamento e riscatto, raccontata con uno stile che – lo ammetto – è molto bello ma che io trovo un po’ faticoso. Probabilmente più una questione di gusti personali che di bravura dell’autore ma… ma terrò l’autore in panchina per riprenderlo, forse fra qualche anno.

Torniamo di nuovo a Palermo con “La mossa del geco” di Gian Mauro Costa. In questo caso il protagonista è uno “sfigato”, un Paperino in carne ed ossa, che ha un negozio di elettrotecnico ma segue piccole indagini per sbarcare il lunario. E si imbatte, appunto, in un mistero mentre ripara l’impianto elettrico di una vecchia casa, riuscendo a risolvere una situazione molto intricata. Anche in questo caso apprezzo trama e stile. Forse una cosa che manca rispetto ad altri autori (che preferisco maggiormente) è una punta di ironia che aiuterebbe la lettura. Ma quasi sicuramente ciò si sposerebbe male con il carattere crepuscolare del protagonista. Comunque metto questo autore fra quelli da tenere d’occhio e, nel caso, da leggere nuovamente.

Arriviamo a Marco Malvaldi con il suo “L’esperienza fa la differenza”: il solito gruppetto di vecchietti, che fa compagnia come sempre a Massimo al Bar Lume, si trova a discutere degli ultimi eventi locali, e cioè del vandalo che – nottetempo – rovescia i bidoncini della raccolta differenziata e sparge il contenuto (l’ “umido”, cioè avanzi di cibo e materiale biodegradabile) per la strada. Tutto nasce da una vendetta per la mala gestione della cosa da parte della ditta incaricata. Ma il vandalo è… Bè, aspettatevi un finale diverso dal solito.

E finiamo nella Russia della seconda guerra mondiale con Ben Pastor e il suo Il giaciglio d’acciaio. Protagonista insolito del racconto è un ufficiale tedesco (sì, un ufficiale delle SS), ma non stereotipato come possiamo immaginare. E’ un personaggio che ama, che soffre, che – possiamo arrivare a dire – si trova completamente fuori luogo nei panni del militare. Non si tratta neppure di un giallo vero e proprio: il protagonista penserà a salvare le sue truppe, ma non avrà casi da risolvere. Quasi un racconto intimista, dove il protagonista racconta sé stesso, dov’è e dove vorrebbe essere. Bello il racconto e lo stile narrativo, ma un po’ fuori dai miei gusti: autore da tenere a mente, ma con calma.

E abbiamo finito… Ma mi sono accorto di essermi dimenticato, prima, una cosa: all’inizio di ogni racconto una introduzione dell’editore ci descrive, sommariamente, personaggi e ambientazione, così da permettere al lettore di inquadrare tutto meglio. Cosa molto giusta e gradita: in un piccolo racconto l’autore non ha il tempo di raccontarvi i personaggi e il lettore rischia di perdersi qualcosa; con l’introduzione, invece, il lettore si trova proiettato nel racconto ancor prima di leggere la prima riga.

Buona lettura.

stRRRippit : comic strip italiane

Raccolta di strip (fumetti) italiane

Il mondo dei fumetti mi affascina – anche se non è quello che prediligo. Però ogni tanto mi piace far euna escursione nel mondo delle strip, cioè di quei fumetti nati e pensati, principalmente, per essere “strisce” da inserire nella pagina umoristica dei giornali.

Fatte spesso solamente con 4 vignette, dai tratti precisi ma non elaborati, in bianco e nero e chiuse da una battuta sagace: mi convinco sempre più che si tratta di una sofisticata forma di comunicazione.

La casa editrice GRRRzetic (ci vorrebbe un “hacek” – un accento circonflesso inverso – sulla zeta, ma mi faceva fatica cercarlo) per missione raccoglie le strip di autori italiani.

Lo potremo definire un mercato di nicchia, una cosa da pochi appassionati  – ma successi come quello di Lucca Comics ci smentirebbero – ma si tratta di un lavoro molto importante perché da la possibilità a molti autori di non rimanere nell’ignoto. Probabilmente pochi di loro si ritroveranno ad avere la stessa fama di autori famosi, però intanto tanti autori possono dedicare tempo e risorse alla loro passione.

Sono una dozzina gli autori delle strip. Per ogni autore sono state scelte una serie di strip abbastanza rappresentative: ogni mini-raccolta è introdotta da una breve spiegazione (come nasce la strip, piccola biografia dell’autore, e qualche volta anche dei personaggi).

Il mio parere? Sicuramente è soggettivo: alcune strip mi sono piaciute, altre meno. Ma questo dipende, appunto, dai gusti personali. Ma ritengo che il valore di questa raccolta di strip vada oltre il gusto personale: è un frammento della cultura odierna.

Se vi piacciono i fumetti – anzi: le strip, fumetti è un termine troppo generico -, ritengo sia un volume da tenere nella propria libreria.

Buona lettura.