Vacanze in giallo (AA. VV.)

Esistono le ferie per i nostri amati personaggi? Scopriamolo insieme…

Sellerio editore ci ha abituato a raccolte di racconti gialli (o quasi) con i nostri personaggi preferiti in occasioni particolari: il Natale, il carnevale, il capodanno… e ora anche le ferie agostane (o nel periodo che preferiscono i personaggi).

Dico subito che stavolta ho trovato un elemento discordante rispetto alle precedenti raccolte: di solito l’editore introduceva la raccolta con alcune pagine di spiegazione, mentre in questo non ci sono introduzioni (a parte qualche riga nel risvolto di copertina). A parte questo non ci sono grosse differenze con i precedenti libri.

Alcuni personaggi sono i soliti, altri sono (almeno per me) nuovi. E’ giusto così: l’operazione infatti tende a far conoscere qualche nuovo autore della scuderia Sellerio affiancandolo da autori conosciuti. E devo dire che già in passato ho imparato a conoscere personaggi nuovi: Recami (autore della serie della casa di ringhiera) mi stupisce sempre di più, Giménez-Bartlett è divenuta ormai un’autrice da acquistare anche extra-raccolte… E, naturalmente, il caro Malvaldi (per il quale ho iniziato a comprare queste raccolte).

Ma veniamo ai 6 racconti, ovviamente in ordine di “apparizione” nel libro.

In “Una vacanza di Petra” la Giménez-Bartlett ci racconta le vicende “vacanziere” dell’ispettrice Petra con i figli del compagno: un albergo di lusso sulla costa nei pressi di Barcellona, una coppia di russi molto appariscenti, e uno spirito investigativo (e tanta curiosità) dei pargoli. La miscela rischia di esplodere nelle mani di Petra, ma il suo vice Fermin riesce a districare la vicenda portando ad un finale curioso ed allegro.

Un nuovo autore, Alessandro Robecchi, ci presenta un nuovo personaggio: Carlo Monterossi, sceneggiatore TV, scrittore e robe simili. Pronto per partire per un viaggio, viene contattato da un amico: un investimento fatto insieme si è trasformato in una fregatura ed i soldi si sono volatilizzati. Ed ecco lo spettro della povertà aleggiare su di lui, e la vacanza allontanarsi. Ma un altro amico viene in soccorso e forse c’è una possibilità, attorno a “Il tavolo”,  di recuperare il malloppo con una operazione non proprio legale… Un paio di commenti. Lo stile dell’autore è molto fotografico, quasi da fotoromanzo. Descrive le scene, gli attimi del romanzo, come istantanee, abbastanza ricche di dettagli (ma non troppo), così che sembra di scorrere lo story board di una sceneggiatura di un film. Il personaggio di Carlo è particolare e dovrò studiarlo un po’ meglio: attendo il prossimo racconto…

La Provenza, invece, aspetta l’ispettore Rocco Schiavone (“Rocco va in vacanza”) di Antonio Manzini. La vicenda si svolge tutta sull’aereo pronto a partire per Marsiglia: alcuni ritardi, l’accesso alla pista per poi tornare indietro. Rocco si trova ad aver a che fare con un personaggio… che non vi svelo, sennò vi rovino il racconto. Tecnicamente non si tratta di un giallo, ma c’è un mistero iniziale da risolvere. Il racconto è abbastanza breve, ma corposo. E la figura di Rocco guadagna in spessore (e simpatia).

Altro autore nuovo (sempre riferendomi alle mie esperienze di lettura) è Gaetano Savattieri, che ci racconta “Il lato fragile” di un sacerdote. Il personaggio principale, però, è un ex-portavoce di un personaggio politico: Saverio Lamanna, che sta tornando nella sua Sicilia. L’incontro col sacerdote avviene in aereo, ma la vicenda si sviluppa in alcuni giorni successivi all’atterraggio. Saverio non è un investigatore (a tempo pieno o  a tempo perso) come gli altri personaggi finora conosciuti, ma si trova al centro di una vicenda di cui, alla fine, solo lui conosce la profonda verità. Se vogliamo essere critici, il racconto poteva essere un pochino più corto: alcune pagine servono più per inquadrare il personaggio che per descrivere la vicenda. Non è un male, ma forse in un racconto serve un pizzico di leggerezza in più.

Arriviamo a Francesco Recami e ai suoi personaggi della casa di Ringhiera: questa volta ci presenta un “Giallo a Milano (Marittima)”, in cui il Consonni si ritrova, per caso, fin troppo coinvolto in un presunto omicidio. Il Recami non ci presenta gialli veri e propri, e anche in questo caso i personaggi principali non sono propriamente investigatori (professionisti o occasionali). Il nostro arzillo vecchietto, infatti, in compagnia di suo nipote, trova nel bosco due corpi. E da questo ritrovamento si dipanano una serie di vicende a metà fra assurdo e esilarante. Il finale, dove si spiega tutto, è illuminante…

Ed infine Marco Malvaldi, che ci racconta che i vecchietti sono andati a prendere “Aria di montagna” con una gita organizzata. Massimo, il “barrista”, spera di stare tranquillo senza la banda di ottuagenari fra le scatole, ma loro trovano il modo di incappare in un omicidio anche in trasferta. Fra telefonate vecchietti-Bar Lume e deduzioni dietro il banco del bar, la coppia Massimo-Commissario, col supporto delle indagini dei vecchietti, riesce a risolvere il caso. Puro stile giallo, come sempre, Malvaldi riesce sempre a stupire con qualche elemento particolare e con tantissima ironia.

Insomma, pura lettura da ombrellone o da svago vacanziero. Nessuno dei racconti è particolarmente cupo, e Malvaldi e Recami aumentano la dose media di ironia. La qualità (carta, testo) Sellerio è sempre uguale (medio-alta) ed il prezzo di 14 euro (11,90 con sconto supermercato) è abbastanza adeguato (per quasi 300 pagine di avventure). Quindi buona lettura e buon divertimento.   

Carnevale in giallo (AA. VV.)

Altre avventure gialle per la squadra Sellerio

Ormai lo sappiamo: il signor Sellerio ha trovato una buona formula editoriale per far conoscere al grande pubblico i personaggi della propria scuderia. Sia i personaggi reali (gli autori) sia – soprattutto – i personaggi immaginari (i protagonisti dei racconti). Calandoli (come ci racconta l’editore nell’introduzione di tutti i libri) in situazioni pseudo reali e cercando di toglierli dall’artificio del racconto. “Cercando”, perché comunque di romanzo si tratta, ed ogni romanzo ha i suoi ritmi ed i suoi artifici.

La situazione in cui si ritrovano tutti i personaggi è la festa carnevalesca (o, per Malvaldi, un ricordo di un carnevale passato). Diamo una velocissima occhiata alle trame…

Alicia Gimenez-Bartlet ci porta ad indagare, insieme a Pedra Delicado, nei sobborghi di Barcellona, dove un “povero diavolo vestito da diavolo” viene ritrovato morto in un vicolo alla fine del carnevale gay. Chi sia questo personaggio e perché sia morto è un lavoro pesante: Pedra e i suoi assistenti dovranno girare fra palestre e bar per scoprire cosa veramente sia successo. Il finale è abbastanza scontato ma Alicia riesce sempre a mantenere una certa tensione nel suo racconto.

Francesco Recami ci porta ancora una volta nella sua casa di ringhiera, dove sta impazzando il carnevale peruviano, mentre il Consonni, Angelica e il Luis sono ad una festa di carnevale ad un centro anziani. Una delle caratteristiche di Recami è la capacità di intessere piccole storie intersecandole l’una con l’altra, e portandole piano piano ad una esplosione di allegria infiocchettando tutto con una serie di equivoci degni di una commedia degli errori. Oddio, i primi racconti della casa di ringhiera mi sembravano più loffi, gli ultimi due, invece, hanno preso una piega più scoppiettante.

Gian Mauro Costa racconta ancora una volta la sua meravigliosa Sicilia, con il carnevale di Mezzojuso. Nel pieno stile di “Signora in Giallo” durante la festa si consuma un omicidio in modo molto creativo. Ma Enzo Baiamonte si trova in zona e nota quei dettagli che mettono sulla buona strada le forze dell’ordine. Una nota: evitate di leggere questo racconto lontano dai pasti perché le descrizioni delle varie pietanze (seppur non molto ricche – le descrizioni, intendo) vi faranno venir l’acquolina in bocca.

Antonio Manzini ci porta ancora in Roma, ma il carnevale è solo un riferimento temporale (se si esclude la festa finale). Un efferato delitto si svolge una notte poco prima di Carnevale: quel che sembra un omicidio per motivi di denaro si scopre essere, invece, tutt’altra cosa. Più noir che giallo, le vicende del Vicequestore Schiavone intrigano, sempre, per quel suo misto di “legale” con un tocco di “proibito”.

E veniamo al mio “amore”: Malvaldi, con la combriccola dei vecchietti, Massimo il barrista e la nuova commissaria. Il periodo è lo stesso (carnevale), ma quello che gli anziani raccontano alla commissario è un carnevale di tanto tempo fa, in cui Massimo era ancora un bambino. Una ingiustizia, un atto di corruzione, ed i vecchietti che fanno giustizia a modo loro. Attenzione: ci sono rivelazioni sulla vita di Massimo.

Un’ultima nota generale, che vale per tutti: i protagonisti principali sembrano odiare, tutti quanti, il carnevale. Mentre sono circondati da amici che lo amano. Una caratteristica in comune fra i personaggi dei vari autori.

Quasi dimenticavo: 13 euro per avere il libro, nella consueta forma Sellerio (buona carta, formato piccolo). Col solito sconto al supermercato sotto casa. Preferirei il costo fosse di 10 euro, ma mi accontento…

Buonanotte e buona lettura.    

Regalo di Natale (AA.VV.)

Nuova serie di racconti gialli proposti da Sellerio

Complimenti signor Sellerio: anche quest’anno è riuscito a proporci (con successo, direi) la raccolta festiva di racconti gialli con i nostri protagonisti preferiti. Dopo “Un Natale in giallo” e “Capodanno in giallo“, con una capatina anche sul “Ferragosto in giallo“, l’editore palermitano mette i personaggi dei suoi autori, ancora una volta, in una situazione “più umana”, li porta a confrontarsi coi regali di Natale, croce e delizia di tutti noi.

In questo volume troviamo personaggi conosciuti insieme a personaggi nuovi (non presenti nelle precedenti raccolte, ma già conosciuti agli appassionati): facciamo un breve riepilogo delle avventure che aspettano chi vorrà leggere il libro.

Alicia Giménez-Bartlett ci riporta, come sempre, a Barcellona dalla sua Petra Delicado. Il caso comincia in modo strano: al suo assistente viene regalato un cellulare nuovo di zecca, e appena lo accende ci trova un messaggio strano, che allude ad affari loschi a carico de “La principessa Umberta” (che dà il titolo al  racconto). Petra pensa ad uno scherzo, ma quando, due giorni dopo, la principessa muore assassinata si iniziano indagini serie. Per capire l’assassinio, però, va trovato chi ha lasciato il messaggio nel cellulare dell’assistente di Petra. Con qualche colpo di scena l’ispettore riesce a risolvere il caso, portando alla luce loschi traffici mischiati ad opere di bene. Quasi come se il personaggio “incriminato” fosse convinto che il fine giustifichi i mezzi. Peccato che i “mezzi”, se traditi, rispondano in modo violento…

Il personaggio di Petra sta iniziando a piacermi sempre più. Una donna forte come una roccia ma al tempo stesso delicata (tutta la sua essenza è descritta nel nome e cognome): sa prendere con le corde giuste i sospettati, agendo con crudezza (che sembra quasi cattiveria) quando necessario, ma compatendo quando è il momento. Ho comprato “Gli onori di casa”, un romanzo che la vede fare una capatina anche a Roma. Vediamo se scopro qualcosa in più di lei.

Maurizio de Giovanni è la prima novità di questa raccolta e ci fa conoscere Gelsomina – detta Mina – Settembre (da cui il gioco di parole nel titolo “Un giorno di Settembre a Natale”). L’ambiente in cui si muove la protagonista è la città di Napoli, e Mina – piacente quarantaduenne – è assistente sociale nei Quartieri Spagnoli della colorita e calorosa città. E quel giorno della vigilia di Natale – che si rivela una “GdM” (leggere il racconto per capire cosa significa) mai si sarebbe aspettata che un pezzettino della sua storia tornasse a chiederle aiuto. Una storia di malavitosi, di sgarri subiti e di persone innocenti coinvolte, col ricatto, a collaborare alla vendetta. Una pazza storia, che potrà risolversi solo se affrontata con un po’ di pazzia…

Da sempre sono convinto che le donne, nel momento del bisogno, sanno essere molto forti e determinate. Il personaggio di Gelsomina me lo conferma: quella che potrebbe essere definita una anti-eroina ma che sa trovare coraggio e forza per portare a termine le cose a cui tiene. Mi sa che dovrò tenere d’occhio le prossime uscite letterarie di Maurizio de Giovanni.

Lo “scambio di regali nella casa di ringhiera” di Recami diventa occasione di risate (per noi lettori) e di grossi problemi (per i protagonisti). Questa volta la principale protagonista è Angela Mattioli, professoressa in pensione che cerca di portare un po’ di cultura presso i suoi condomini. Preferisce fare, come dono natalizio, libri che possano aiutare le varie persone a crescere o a svagarsi e cerca di abbinare ad ognuno dei vicini un’opera letteraria che sia consona alla sua figura. Peccato che a causa della movimentata vigilia (una rapina in banca in cui lei rimane coinvolta) faccia un po’ di confusione nell’abbinare il bigliettino al pacchetto, col risultato di “gelare” il – comunque tiepido – clima di festa.

In passato i racconti della casa di ringhiera mi sembravano sempre un po’ giù di tono, un po’ nebbiosi come la Milano di periferia in cui sono ambientati. Ma inizio ad apprezzarli: mi sembra per esempio che in questo Recami abbia usato più ironia del solito e ne sia venuto fuori, alla fine, un racconto godibilissimo.

“Buon Natale, Rocco” è l’augurio che amici e colleghi fanno, nel racconto di Antonio Manzini, al vicequestore Rocco Schiavone, della polizia di Roma. Con una leggera influenza si trova a dover gestire il caso di omicidio di una coppia di anziani trucidati davanti alla televisione: sembra un tentativo di furto andato male, ma Rocco intuisce che qualcosa non va e, scavando, riesce a scoprire la verità. Vicequestore dai modi un po’ anomali, che si fa aiutare da amici non proprio in simpatia con la polizia (i racconti di Manzini si avvicinano più al noir che al giallo), ma da una spiccata intelligenza che gli permette di arrivare in fondo al mistero collegando dettagli che sembrano insignificanti.

Di Manzini mi sono piaciuti anche i racconti precedenti: è bravo nel raccontare la storia e nel calarla in una realtà romana molto schietta. Chissà, forse in futuro non mi accontenterò più di un racconto breve ma vorrò leggere una storia intera del vicequestore.

“Arriva Natale eccetera eccetera”, di Bill James (altra new entry in queste raccolte), è quello che mi è piaciuto meno. Una storia di malavitosi spacciatori di droga e di poliziotti che, nel rispetto dei loro compiti di garantire sicurezza, si trovano invischiati nelle loro faccende. Personaggi strani, come l’Assistente Capo della Polizia Desmond Iles, o “Panico Ralph”. Personaggi che sembrano muoversi in un poliziesco anni ’70, violenti, dal pungo facile.

Una seconda possibilità la diamo, certo, a James, ma questo racconto è il meno amato, da me, fra tutti quelli letti nelle varie raccolte gialle di Sellerio.

Tutto all’opposto con Malvaldi e la sua “Tombola dei troiai”, in cui i quattro vecchietti si trovano ad aiutare, ancora una volta, la polizia in un caso di omicidio, nonostante lo scetticismo di Massimo. Come sempre nei romanzi di Malvaldi (almeno in quelli con protagonisti i quattro vecchietti ed il “barrista”) tutto ruota attorno ad un dettaglio: in questo caso un tagliacarte d’argento finito come premio proprio alla tombola parrocchiale dei troiai. Massimo stavolta partecipa poco alle indagini (ma solo perché aveva notato il comportamento strano di un personaggio e lo aveva collegato all’omicidio, ma trattandosi di prova indiziaria si è riservato di dire la sua solo a fine indagini).

La solita causticità dei personaggi, coi loro commenti graffianti: c’è poco da fare, il Malvaldi mi rimette di buon umore anche nelle giornate in cui sono più stanco. Quasi una garanzia. Spero solo sappia controllare le sue forze, perché col successo ottenuto gli viene richiesto sempre più lavoro tanto che alla fine potrebbe rischiare di inaridirsi sia nei personaggi sia nelle vicende (come è successo ad uno dei suoi personaggi in “Argento vivo“). Ma confido nell’intelligenza di Marco.

Ora, caro signor Sellerio, veniamo a noi: mi congratulo per la perseveranza nell’offrirci queste raccolte. Rimango però dell’idea che il filone si esaurirà presto se non trovate idee diverse. Quello che intendo è che va benissimo mettere i personaggi in una situazione comune e vedere come si muovono, ma alla fine si rischia di snaturarli, di far perdere loro alcune caratteristiche. In questa raccolta, per esempio, mi sembra si sia puntato più sull’ambientazione natalizia che sul regalo in sé, che era il tema proposto. Su sei racconti solo quello di Recami centra in pieno il tema, gli altri ci girano attorno, più o meno vicini. Questo non vuol dire che dovete smetterla: amo queste raccolte e vi prego di continuare a pubblicarle, solo vi chiedo di lasciare i personaggi un attimo più liberi, senza dare un tema specifico. E comunque, grazie per le ore di sonno che mi fate perdere.

Buon Natale a tutti quanti. E speriamo in un 2014 pieno di occasioni di gioia e di serenità. E di libri, tanti libri. E di ore, tante ore, per leggerli.

Buona lettura.

Ferragosto in giallo (AA. VV.)

Altra serie di casi risolti, nonostante la calura agostana, dalla squadra Sellerio.

Come era successo per “Un Natale in giallo” e “Capodanno in giallo“, Sellerio ha mosso la sua squadra di giallisti per darci una serie di storie ambientate nel giorno (o nella notte) di ferragosto. Come sempre il risultato è buono (con alti e bassi, dovuti soprattutto – questi ultimi – alla limitatezza di un racconto breve) e la lettura gradevole.

L’idea di Sellerio è quella di presentare i personaggi (Montalbano, Massimo e i vecchietti del Bar Lume, il vice questore Rocco Schiavone, la banda della casa di ringhiera, Baiamonte, Petra) in condizioni particolari (Natale, capodanno, ferragosto, …) per farceli conoscere meglio. Dice Sellerio, nell’introduzione, che vuol portare ai suoi lettori quelle sfaccettature dei suoi personaggi che di solito non si notano. Per esempio: come passano le vacanze? Amano o odiano il ferragosto? Oppure è per loro un giorno come un altro?

Diamo una sbirciatina ai racconti, senza offrire dettagli sul finale, ovviamente.

Vi dico subito che il racconto di Camilleri (“Notte di ferragosto”) questa volta mi ha un po’ deluso. Non perché Montalbano sia diverso dal solito o ci siano cose particolari. E’ il finale… Il commissario se la cava bene ma il racconto viene chiuso in fretta: sostanzialmente in una pagina si passa dal culmine dell’azione investigativa alla parola fine. Niente di illogico o di particolare. Anzi: la vicenda è pienamente realistica. Pero io mi aspettavo qualcosa di diverso.

Malvaldi, con “Azione e reazione” porta noi (insieme al suo personalissimo club di vecchietti) alla villa dove lavora il suo amico Aldo perché c’è da capire chi ha ucciso un facoltoso cliente russo. Facile non è perché l’uomo rimaneva antipatico a tutti e molta gente lo avrebbe strozzato volentieri, ma Massimo – con la sua arguzia, e prendendo anche un po’ in giro nonno e compagni – riesce a cavarne elegantemente le gambe. Come sempre, d’altronde. Puro giallo, pura logica, raccontata in splendido modo e con tanta simpatia.

“Le ferie di agosto” di Manzini ci trasportano nei pressi di Roma dove uno strano furto bancario dovrà esser risolto dal vice questore Schiavone. C’è quasi scappato il morto, ma sarà un danno collaterale, oppure il furto è una messinscena per coprire un tentativo di omicidio? Manzini è più vicino allo stile noir, con il personaggio del vice questore non propriamente puro e duro. Ma il caso viene risolto, anche se qualcuno ne trae vantaggio.

Recami ci regala, con il suo “Ferragosto nella casa di ringhiera”, una avventura solitaria del Louis, dove si riesuma tutta la sua bravura di ex-tassista milanese in una notte brava a bordo della sua auto con a fianco una bellissima donna. I precedenti racconti della casa di ringhiera mi erano sembrati un po’ nebbiosi e sonnacchiosi. Non male, ma carenti di una certa azione, insomma. Questo invece mi ha affascinato perché è diverso dagli altri, con più azione, e con un finale misto fra il misterioso e lo scontato che ti lascia perplesso ma felice.

Costa porta il suo Baiamonte, in “Lupa di Mare”, sulle coste siciliane a Menfi. Da buon osservatore, Baiamonte si accorge da tanti piccoli dettagli che quello che sembra un incidente è stato invece un tentativo di spaventare (o forse addirittura assassinare) una determinata persona. Quello che caratterizza i romanzi dell’autore è, in effetti, una particolare attenzione ai dettagli, che diventano indizi rivelatori di tante cose. Ovviamente anche qui, come accade sempre nei gialli, la soluzione al mistero viene elegantemente trovata e Baiamonte ci guadagna qualche bottiglia di vino.

Petra, l’ispettrice barcellonese ideata da Alicia Gimenez-Bartlett, è invece alle prese (in “Vero amore”) con un brutto caso. La moglie di uno stimato collega è trovata morta, colpita da una pistola antica. Tutti gli indizi sono contro il poliziotto: la pistola è la sua, l’omicidio è avvenuto davanti casa, mentre lui parcheggiava l’auto e la moglie lo attendeva alla porta. Insomma, un vero rompicapo: Petra deve tener conto degli indizi, che sono tutti contro il collega, ma d’altra parte deve anche tener conto della stima che molti hanno per lui. Deve rimanere imparziale per scoprire la verità. Ci riuscirà? Essendo un giallo sapete già che nel finale il colpevole verrà arrestato. Vi lascio il dubbio: il colpevole sarà veramente il poliziotto oppure Petra avrà scoperto una pista alternativa?

Non mi resta che augurarvi buona lettura e attendere la prossima raccolta di Sellerio. Scommesse sul nome: “Pasqua in giallo”, “Giallo con la befana”, “Gialli dei lavoratori” (per il primo maggio)… No perché adoro queste raccolte, ma mi inquieta il legame con una festa particolare. Perché possono succedere due cose: o si chiudono le raccolte (per mancanza di festività da abbinare) o si andrà a cercare le festività più strane. Comunque lode all’editore, che sicuramente riuscirà a proporci queste raccolte ancora per molto tempo. Ah, signor Sellerio: io coi nomi delle raccolte scherzavo, ma nel caso li trovasse carini li usi pure

Capodanno in giallo (AA. VV.)

Anche nel 2012 Sellerio prova a replicare il successo di “Un Natale in giallo” (pubblicato nel Natale 2011 ma letto, da me, poche settimane fa) con questo libro che raccoglie sei racconti di altrettanti giallisti della scuderia dell’editore.

Ci sono nomi classici come Camilleri (con Montalbano e gli immancabili arancini), nomi che avevo incontrato nel precedente libro (Recami con la casa di ringhiera e Costa con l’investigatore palermitano), autori che adoro (sì, chi mi conosce ha già indovinato: Malvaldi) e autori che ho conosciuto per la prima volta in questa occasione.

Anche in questo caso proverò a fare un riepilogo breve dei racconti: poche righe per ogni racconto con una valutazione personale del racconto e dell’autore, nella speranza di attizzare un po’ di curiosità e farvi arrivare a qualcuno di questi editori.

Camilleri ed il suo Montalbano sono ormai una garanzia: in questo racconto (“Una cena speciale”) è alle prese con un latitante che importuna una ragazza del luogo, il tutto alla vigilia di capodanno, con Livia che sembra non riuscire a giungere in tempo, e quindi con un piatto di arancini che sembrano già pronti lì per lui… Ma, quando tutto sembra incastrarsi alla perfezione, ecco chei suoi programmi si sconvolgono, con Livia che lo sorprende riuscendo ad arrivare per il cenone, e il latitante come vicino di tavolo al ristorante. Un racconto un po’ semplice dove non si apprezza, secondo me, completamente la complessità di altri romanzi di Montalbano. E’ come una foto che ti fa conoscere alcuni caratteri ma ti lascia abbastanza spazio per immaginarti (e conoscere) tante altre cose e dello stile di scrittura di Camilleri, e dei personaggi, e delle vicende che vivono.

Recami ci porta a vivere un “Capodanno nella casa di ringhiera”, con i suoi inquilini strani, le storie di vita che si intrecciano, la curiosità di alcuni ed il comportamento curioso di altri. Il tutto condito da propositi vari per il nuovo anno: il Consonni in particolare vorrebbe liberarsi di tutti i vecchi fascicoli su cui ha investigato e che, in passato, gli hanno portato qualche problema. Ma Angela lo trova per terra svenuto, con una macchia di sangue sul petto: che qualcuno abbia tentato di ucciderlo? Si scatenano una serie di fraintendimenti e avvenimenti tragicomici che fanno sorridere il lettore. Le vicende della casa di ringhiera rimangono per me – seppure con alcuni spunti di simpatia – vicende nebbiose, che non mi intrigano tanto. Non fraintendetemi: mi piace come Recami scrive, mi sta diventando simpatico il Consonni, ma non riesco ad appassionarmi a pieno. Penso sia questione di gusti personali…

Antonio Manzini ci fa conoscere “L’accattone” che, in una Roma di fine anno, scopre un uomo assassinato. Incaricato delle indagini è il vice questore Rocco Schiavone: sembra un caso di gelosia in un contesto di poveracci che hanno problemi a sbarcare il lunario. Ma la realtà è un’altra e il vice questore non tarderà a scoprirla facendo uso delle sue doti intuitive. Per i miei gusti è più avvincente della casa di ringhiera, ed il personaggio del vice questore – da quello che si intuisce – è un classico eroe dannato, che fa bene il suo lavoro ma che verrà perseguitato continuamente da un errore del passato. In parole povere, non mi dispiace. Che sia in arrivo, sul mio comodino, un romanzo intero dell’autore?

Esmahan Aykol ci porta, invece, nella magica Istanbul per un “Rubacuori a Capodanno”. La protagonista Kati, insieme a Fofo e Pelin, hanno “perso” un’altra amica, Lale. Kati e Lale avevano programmato di fare un giro per Istanbul durante la notte di capodanno (cosa sconsigliata da Fofo e Pelin), ma ad un certo punto, quando l’ora dell’incontro è ormai alle porte, Lale non si trova più. Si scatena allora una ricerca per le vie già intasate di Istanbul (che, con la neve che sta iniziando a cadere, diventa ancora più caotica). Ma forse Lale ha semplicemente avuto una occasione che non si è lasciata perdere… Carino lo stile, molto dialogato, ma poco affine ai miei gusti. Confesso che, per capire bene l’autrice, dovrei leggermi un romanzo intero e non un racconto dove, forse, Esmahan non è riuscita ad esprimere il meglio.

Gian Mauro Costa ci racconta ancora una avventura del detective-elettrotecnico Enzo Baiamonte, che vivrà “Il Capodanno di Atlante”. Durante la festa di capodanno, in compagnia della sarta di cui è innamorato, scorge fra gli altri invitati una bruna molto sexy che lo fissa con insistenza. Chi sarà mai quella donna che sembra interessata a lui? Si scoprirà che l’ha conosciuta a causa del suo vecchio lavoro (“detective” di infedeltà coniugali) e si sentirà in dovere di darle una mano. Inizierà così una corsa contro il tempo (per non deludere la fidanzata e brindare con lei a mezzanotte) per trovare la soluzione ad un inghippo “internazionale” (per scherzare col titolo di un vecchio film). Già conosciuto l’autore nella precedente raccolta, riconosco che ha uno stile carino, un po’ noir con qualche vena comica. Insomma, lo apprezzo e, chissà: in futuro potrei acquistare qualche suo romanzo.

E arriviamo, infine, al mio “amato” Malvaldi, che con “Il Capodanno del Cinghiale” mi ha fatto morire dal ridere. Sì, c’è anche il giallo (un omicidio), a cui Massimo (il nostro barrista) assiste durante una goliardata della Loggia del Cinghiale di cui fa parte, ma a risolvere il caso ci pensa, brillanemente, l’ispettore di polizia incaricato. Quello che mi ha fatto schiantare dalle risate è la parte iniziale del racconto. Che, a veder bene, non è niente di particolare, ma è la testimonianza di Massimo all’ispettore che è un capolavoro di comicità, e la Loggia del Cinghiale (che esiste davvero!) è un capolavoro di goliardia degno di Amici Miei. Merita: il racconto merita molto! Buon divertimento.

E buona lettura a tutti.

P.S.: Signor Sellerio… ma il prossimo anno cosa farà, capodanno con la Befana? Comunque, per me, qualsiasi cosa va bene!