L’algoritmo definitivo : La macchina che impara da sola e il futuro del nostro mondo (Pedro Domingos)

(dal sito dell’editore)

Finalmente finito! Questo saggio sull’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale mi ha portato via un po’ di tempo. Oddio, non che ne leggessi pagine di continuo: ho rallentato i miei ritmi di lettura, e ancora per un po’ non potrò riportarli ai livelli di qualche anno fa.

Ma parliamo del libro, e non delle mie difficoltà di lettura…

Non mi interessa, in questo articolo, esplicitare in modo preciso il concetto di Intelligenza Artificiale. Diciamo solo (e molto semplicemente) che qui intendiamo un sistema (informatico) in grado di apprendere conoscenze (generiche) e sfruttarle in campi generici. Il riferimento al “generico” è d’obbligo: esistono già (e sono molto usati) sistemi intelligenti concentrati su uno specifico compito. Pensate ai sistemi di analisi che prendono decisioni finanziarie muovendo grossi capitali per conto delle banche (semplifichiamo anche qui: robot che giocano in borsa). Ne ha parlato anche Malvaldi in un precedente libro spiegando come l’assenza di alcuni controlli abbia portato ad una serie di crolli (conosciuti, nell’ambiente, come flash crash).

Certo, sistemi finanziari: talmente di alto livello che è logico ci sia dietro un analista elettronico, oltre ad uno in carne ed ossa. Ma sistemi simili si trovano anche più vicino a noi: Amazon, con i suoi meccanismi di suggerimento; i vari siti di ricerca alberghi, google con le sue ricerche… E soprattutto la “profilazione” degli utenti su internet, a scopo pubblicitario. Ecco, se vi chiedete come mai, dopo aver cercato il modello di Millenium Falcon in mattoncini Lego, vi vengono proposti – nelle varie pubblicità su qualsiasi sito andiate – tutta una serie di modellini lego legati a Guerre Stellari, è perché un algoritmo intelligente di profilazione ha intravisto un vostro interesse e vuole cavalcare il momento propizio.

Quindi, vi chiederete, questo libro spiega cosa sono questi algoritmi intelligenti, questi sistemi di IA (intelligenza artificiale) sviluppati su singoli temi? E soprattutto ci spiega come proteggerci? La risposta è: 70% no, 30% sì. L’autore, infatti, usa questi temi per introdurre alla sua ricerca, quella di un “algoritmo definitivo”, che non ha bisogno di un contesto (un tema specifico) per imparare a fare alcune cose.  Ci da, quindi, qualche suggerimento su come gestire questi motori di profilazione, ma si concentra su tutt’altro: un sistema in grado di imparare autonomamente, guardando il mondo e attingendo ai miliardi di miliardi di informazioni presenti su internet. Un sistema in grado di apprendere le cose in modo generico, una lingua come un sistema di guida di vettura. Perché proprio questo esempio? Perché attualmente, in entrambi gli ambiti, sono già stati sviluppati sistemi intelligenti confinati nel contesto: in altre parole un traduttore potrà imparare 450 lingue, ma non riuscirà mai ad imparare a guidare, e viceversa. Quello che ricerca l’autore è un sistema che – “osservando” – possa imparare autonomamente sia una nuova lingua, sia come guidare, trasferendo se necessario le informazioni fra i due contesti.

Ecco, l’autore vuol proporci un sistema in grado di imparare ad imparare, un sistema che – posto in un contesto nuovo – riesca a comprendere da solo cosa è necessario imparare per “vivere” in quel contesto, magari mutuando anche qualche idea da altri contesti appresi in precedenza (capacità di trasportare competenze fra campi di attuazione diversi). Potremo paragonarlo al cervello umano, ed infatti è proprio da questo parallelo che le ricerche della IA hanno avuto inizio.

Non sto a rifarvi tutto il tragitto compiuto dall’autore ne ad elencarvi l’indice del libro, ma cerco di indicarvi semplicemente i temi affrontati. Si parte con un po’ di storia dell’IA e le varie “tribù”, come le chiama lui, in cui si è divisa la ricerca (vari approcci e filosofie al problema: chi lo ha affrontato come una cosa fisica, chi come un insieme di probabilità, chi come un sistema che si deve evolvere così come abbiamo fatto noi umani, eccetera…). Per ogni tribù si parla di come sia stato affrontato il concetto di IA, dei successi ottenuti e dei problemi rilevati. Nei capitoli finali si parla di una possibile integrazione fra tutte esse: un castello costruito sulle fondamenta dei vari approcci, in grado di determinare quale sia l’approccio migliore ogni volta che viene proposto un nuovo problema. E l’autore – ovviamente – ha scritto il cuore di questo algoritmo. Non scritto nel libro: è un “programma” (tecnicamente non è un programma, ma mi fa comodo chiamarlo così) da lui ideato e perfezionato in collaborazione con alcuni suoi studenti, e lo propone a tutti noi: è quello che lui propone come “algoritmo definitivo”, cioè qualcosa in grado di imparare, genericamente.

Verrebbe il dubbio si tratti di un libro-pubblicità: ti descrivo una cosa, ti dico che l’ho fatta e ti propongo di comprarla). Invece il “programma” è gratuito, scaricabile da un link indicato nel libro. E per chi vuole studiare questo genere di cose è veramente una buona opportunità. Ma chi, come me, queste cose le avvicina per curiosità, conoscendo solo alcuni frammenti di questo intrigante mondo, rimane un po’ spiazzato. Non che il libro sia difficile o farcito di troppe formule: è l’approccio di un professore universitario che da sempre lavora in questo campo e trova, quindi, facile parlare di alcuni argomenti accostandoli fra loro o presumendo scontate piccole cose elementari di quel mondo, ma che chi si approccia per curiosità non comprende a fondo. Ad esser sincero è stata una lettura generalmente buona, solo in alcuni punti più pesante (mi son perso quando si parlava di probabilità Bayesiane…), ma di base filava sufficientemente liscia. Non è un romanzo, richiede un impegno maggiore rispetto ad un giallo Sellerio (che ultimamente divoro), ma questo lo sapevo fin dall’inizio.

Altra cosa che mi ha reso più difficile la lettura è una sorta di confusione nell’esporre i temi. Anche in questo caso, non si può dire che un capitolo sia un accozzaglia di cose: come nei buoni libri, un capitolo tratta un tema da cima a fondo. Ma, quello che a me sembra, è che l’autore intercali nel tema alcune cose diverse (aneddoti, riferimenti storici, riferimenti ad altri contesti/tribù) non strettamente necessarie per spiegare il tema. Mi spiego meglio con un esempio: se presentando questo libro avessi scritto “Ho letto un libro fantastico che parla di intelligenza artificiale; me lo aveva consigliato mio cugino – quello che 2 anni fa era arrivato secondo al concorso fotografico con una foto di un cielo stellato scattata dalle dolomiti quando era andato in gita con la scuola ed avevano passato la notte a bivaccare cantando sotto le tre cime di Lavaredo  – e l’ho trovato molto interessante”, tutta la parte centrale vi aiuterebbe a comprendere il concetto o vi spiazzerebbe? Ecco, ho avuto una sensazione generale di “arruffamento” dei concetti come nella frase da me esposta sopra… Di base non è un problema, e – anzi – alcune digressioni forse aiutano ad alleggerire l’argomento (e, lo confesso, ho apprezzato alcune curiosità, anche se poi ho dovuto faticare un attimo per riprendere il filo). Però, in generale, rende più faticosa la lettura.

Insomma, so che bramate di sapere se consiglio questo libro. No, non a tutti: chi già ha letto qualcosa sull’argomento, chi ci “aggeggia” un po’ (ma senza essere esperto) potrà trovare molte cose in questo libro. Mentre chi  esperto probabilmente già conosce molto di quello che è stato scritto. E chi volesse solo avere una introduzione all’argomento potrebbe trovare libri più leggeri. Insomma, la mia impressione è che sia un’opera tagliata per persone specifiche, che si interessano amatorialmente dell’IA. Chi già ne sa di più, e chi è interessato ad una piccola infarinatura, deve rivolgersi altrove.

Chi volesse acquistarlo, si prepari a spendere 21,15 Eur (prezzo Amazon), oppure 9,99 Eur in formato Kindle. Trattandosi di saggio il prezzo sarebbe giustificato, ma – col senno di poi – a me è rimasto un po’ indigesto.

Comunque sia: buona lettura.

Capra e calcoli : l’eterna lotta tra gli algoritmi e il caos (Marco Malvaldi, Dino Leporini)

(dal sito dell’editore)

Ebbene sì, di nuovo Malvaldi (1 di 2). Ma questa volta niente vecchietti (sono nel prossimo post): ci dedichiamo ad un saggio su algoritmi, modellazione della realtà e studio della stessa. E questa volta Malvaldi è in coppia con Dino Leporini (di cui non conosco nulla ma che – leggo – è insegnante e ricercatore di Fisica all’Università di Pisa). Immagino siano collaboratori in varie ricerche sui liquidi (argomento in cui entrambi sono esperti). E in questo libro ci vogliono parlare di come la realtà (spesso caotica)  viene descritta (più o meno bene) con modelli e algoritmi, a volte in modo discretamente corretto, a volte in modo disastroso. Per inciso, con questo libro hanno vinto, nel 2014, il “Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica

Ma cosa è un algoritmo? Semplificando al massimo, potrei dirvi che è un insieme finito di istruzioni per portare a termine un compito. Per esempio le indicazioni per raggiungere un certo posto, o la ricetta per preparare un determinato piatto. Ma ricordandoci che – se date in pasto ad un computer – queste istruzioni devono essere estremamente dettagliate e non devono dare niente per scontato.

Ecco quindi che gli autori descrivono come nascono gli algoritmi, come sia necessario creare modelli di realtà (una versione semplificata della situazione reale, per permettere uno studio approfondito di cosa accade), e di come a volte l’errata modellazione porti a tragici errori (ad esempio viene analizzato e spiegato il crollo azionario del 6 maggio 2010 a Wall Street noto come flash crash: tutto merito di computer estremamente veloci, ma istruiti in modo da non gestire quella particolare situazione). E si finisce con la realtà virtuale e con l’intelligenza artificiale, chiedendo (provocatoriamente) se un computer è in grado di intuire e di essere cosciente.

Insomma, da informatico era da mesi che tenevo quel libro nella “lista dei desideri” di Amazon. Al di là delle implicazioni lavorative (capire meglio gli oggetti con cui lavoro) mi interessava avere una prospettiva particolare sulla programmazione, e sapevo che Malvaldi poteva darmela. Ed ho scoperto tante cose, alcune più legate alla matematica pura (come riuscire a calcolare l’area di un oggetto dalla forma strana usando solo un righello, un foglio, un punteruolo ed una scimmia), altre alle scienze informatiche, altre ancora a come queste scienze sono applicate nella vita di tutti i giorni (sapevate che i siti di vendita on line ricalcolano costantemente i prezzi di vendita basandosi sul prezzo dello stesso oggetto applicato dai concorrenti, così da cercare di ottenere sempre qualche vantaggio?).

Esposizione chiara? Direi di sì, Malvaldi è un brillante scrittore (non so quanto abbia contribuito, a livello di testo, Leporini) ed ho ritrovato in questo libro lo stile di “Le regole del gioco” (ma, un po’, anche di “Scacco alla torre“). Però – forse per l’argomento – appena più confusionaria dei romanzi dello stesso autore. Provo a spiegarmi con un esempio: in questo genere di libri Malvaldi parla come un (competentissimo) professore ad una platea di studenti, nei romanzi è come se raccontasse una storia della buona notte ai figli. Due stili diversi, con qualche nota in comune (ironia, battuta pronta, la meravigliosa capacità di rendere semplici cose complesse) ma, comunque, con accenti e ritmi diversi. Ecco, questione di gusto personale: preferisco LEGGERE il Malvaldi romanziere, e preferirei ASCOLTARE il Malvaldi divulgatore (credo sappia decisamente come tenere sveglia e attenta la platea). Leggere il Malvaldi divulgatore è, secondo me, il 5% più difficile del Malvaldi romanziere.

Lascio da ultimo, come sempre, la questione prezzo. Questa volta sono soddisfatto: 15 Euro prezzo di copertina (per la mia edizione). Ma ancora meglio per l’edizione del maggio 2016 con copertina flessibile, venduta a 11 Eur. E su Amazon, come sempre, si scende ancora.

Nella mia scala di valutazione credo che i saggi valgano qualcosa di più dei romanzi. Pur riconoscendo che in entrambi i casi ci sono squadre che lavorano molto e bene per trasformare una idea in pagine stampate, il prezzo di 15 Eur mi sembra più adeguato per un saggio (come questo) che per un romanzo. Poi, logicamente, più il prezzo è basso (entro certi limiti) più son contento. Però, insomma, il libro li vale tutti i 15 Euro.

E per finire, un consiglio. Questo libro è leggibile da tutti? Non proprio. Chiunque sia curioso di questi argomenti troverà pane per i suoi denti. Ma chi non è proprio interessato a computer, algoritmi, modellazione della realtà, è meglio se lo sfoglia un po’ prima di comprarlo, oppure se lo fa prestare. La lettura è semplice nonostante un pizzico di teorie “matematiche” (ma senza formule), ma se l’argomento non vi incuriosisce neppure un po’ lasciatelo perdere. Per chi vuole, posso prestare (o forse è meglio dire “noleggiare”?) la mia copia per una fetta di torta al cioccolato 🙂 ).

Buona lettura.