Expo 2015 (2 di 2) – Padiglioni, Cluster, Eventi… Tanto da vedere e pochissimo tempo!

Dopo il primo post con alcune indicazioni pratiche per raggiungere e vivere l’Expo, andiamo ad analizzare cosa ho potuto fare e vedere io nei due giorni di permanenza. In realtà non son stati due giorni pieni, perché il secondo sono uscito intorno alle 17. Diciamo che in totale ho potuto spendere circa 20 ore su e giù per il decumano.

Iniziamo con l’indicare cosa mi aspettavo, così chi mi legge potrà valutare meglio se la cosa lo interessa o meno. Detta in parole povere mi sarebbe piaciuto fare il “giro del mondo in 2 giorni”. Consapevole della limitatezza di tempo e forze, mi sarebbe comunque piaciuto “afferrare” qualche piccolo dettaglio di ogni cultura presente, tipo ottenere una istantanea da ogni Nazione: immagini, profumi, qualche sapore. E, visto il tema, apprendere qualcosa in più anche sulla tradizione culinaria, specialmente dei paesi orientali. Perché è anche attraverso la cucina che passa la storia e la cultura di un popolo.

Immagini ne ho viste tante, profumi molti meno, sapori pochissimi. Ogni padiglione è un tecno-richiamo turistico dove il Paese cerca di fornire il miglior profilo di sé attraverso tante immagini: foto, video (proiettati in modi più o meno tecnologici), oggetti, costumi o altro. In moltissimi padiglioni si è cercato di sviluppare anche il tema del cibo, ma con risultati estremamente diversi. Prima di tutto – come accennato nel precedente post – praticamente ogni padiglione ha il suo ristorante dove si può mangiare. Poi alcuni padiglioni hanno presentato innovazioni nella coltivazione, altri presentano ricette e tradizioni… Chi più, chi meno, quasi tutti si sono impegnati.

IMG_0100

Cluster del riso

Son rimasto deluso dai Cluster:  è vero che non ho avuto il tempo di visitarli tutti, ma quello delle spezie e quello dei cereali e tuberi erano praticamente chiusi (solo due Paesi aperti per ognuno). L’idea è buona: io Paese che non ho soldi per creare un padiglione tutto mio, utilizzo (immagino pagando molto meno rispetto ad una struttura tutta mia) uno spazio comune legato a qualcosa che produco e su cui posso dire la mia. Qualcosa, probabilmente, è andato storto e in pochi hanno aderito o, anche se hanno aderito, tenevano chiuso per la maggior parte del tempo. Un’amica che è andata a Expo dopo di me, invece, mi ha detto che il Cluster “Isole Mare e Cibo” era molto carino e meritava una visita. Peccato non esserci passato 🙁 Se voi potete, fateci un salto e aggiungete le vostre impressioni nei commenti.

E gli eventi? Bene o male ogni giorno c’è qualcosa sul Decumano o nei vari centri conferenze. Non parlo degli eventi dei singoli padiglioni, ma di quelli che coinvolgono (più o meno) tutta la struttura. Come la pizza più lunga del mondo (quasi 1,6 km di pizza margherita preparata e cotta lungo il Decumano – peccato l’abbiano fatta il giorno prima del mio arrivo 😛 ), o il National Day della Francia che ha smosso anche i rappresentanti dei due Paesi (il nostro Primo Ministro ed il suo omologo francese). Ma, per gli eventi, la cosa migliore è scaricare ogni giorno il programma che si trova sul sito, così possiamo decidere a quale partecipare e quale evitare (l’expo è grande: anche se lungo decumano passa la delegazione italo-francese c’è sempre un padiglione da visitare che ci permette di scansarla).

Un ultimo accenno generico ai padiglioni, prima di elencarne alcuni. Di solito la cosa funziona così: si fa un po’ di fila (da 5 minuti a 1 ora, dipende da quanto è gettonato quel Paese), e poi si segue un percorso più o meno stabilito, lungo il quale il Paese illustra il suo messaggio (proprie caratteristiche e sviluppo del tema), per uscire, infine, dal “retro”. In pratica il visitatore viene guidato per mano in ciò che ogni Paese vuol far diventare una bella esperienza, un misto fra promozione turistica e riflessione sulle risorse sostenibili. Sì, perché ogni padiglione fa promozione turistica, alcuni più intelligentemente, altri meno, insieme al tentativo di sviluppare il tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la vita” proposto dall’Italia come linea guida di tutta l’Expo 2015.

Le immagini: sicuramente sono il mezzo più diretto per “parlare” a persone di varie nazionalità e varie lingue. I padiglioni che si presentano attraverso dei video hanno cercato di raccontare una storia usando molto le immagini e poco i dialoghi (e quei pochi sono doppiati in Italiano o Inglese, con sottotitoli). Qualche padiglione ha esagerato, affidandosi troppo ad essi,  altri hanno messo in campo le migliori tecnologie. In ogni caso potremmo definire questa come l’Expo in cui le “immagini” fanno la parte da leone.

Ed ora vi racconto i padiglioni visti da me.

IMG_0024

Padiglione zero: la conoscenza

IMG_0044

Padiglione zero: Spreco e rifiuti

Primo fra quelli che si incontrano entrando dall’ingresso Ovest (Triulza – l’ingresso principale, dove accedi se arrivi in treno o metropolitana), il padiglione Zero è fra i più evocativi: studiato per introdurre il tema dell’evoluzione dell’uomo e dello sfruttamento delle risorse (soprattutto le risorse alimentari) ci accompagna alla scoperta della nascita della civiltà. Dal gigantesco archivio che rappresenta la conoscenza umana (la rappresentazione di una enorme biblioteca con migliaia di cassetti) si passa alla natura (proiettata su grandi schermi) e alle piante (soprattutto le verdure commestibili) ed i semi da cui nascono. Si accede alle stanze del regno animale per arrivare (spazio aperto) ad un enorme tavolo che rappresenta Pangea (il continente unico da cui, grazie alla tettonica, si son formati i continenti attuali). E arriva l’uomo, che inizia a coltivare la terra e ad allevare animali… La civiltà industriale. Gli eccessi. Lo spreco. E noi cosa possiamo fare? Nell’ultima sala vengono presentate alcune idee che aiutano a rispettare l’ambiente. Devo dire che è stato un viaggio emozionante, che introduce bene all’expo.

Irlanda  e Sudan (all’inizio del decumano, sulla destra) mi hanno deluso.

IMG_0052

Irlanda

Amo l’Irlanda, ma – a parte un gruppo musicale che animava l’ingresso (no, purtroppo non erano gli U2) – non ha presentato molto. Carino, architetturalmente, verde e fresco, presentava, però, solo indicazioni di come i contadini irlandesi applichino le loro tecnologie per usare al meglio le risorse.

IMG_0067

Sudan

Il Sudan, ancora peggio, era semplicemente un mercatino dove vari personaggi vendevano oggetti più o meno tipici (animaletti di legno e amenità simili), mentre nel cortile interno c’era un bar con alcune specialità sudanesi.

IMG_0059

Nepal (dettaglio)

In mezzo a loro due si trova il padiglione del Nepal, chiuso per assenza di personale. Se ricordate, un tremendo terremoto ha scosso il Paese pochi giorni prima dell’inizio di Expo, e moltissimi artigiani sono tornati a casa per aiutare i familiari. Grande solidarietà da parte di artigiani milanesi (che hanno aiutato a finire il padiglione), e l’organizzazione ha posto, lungo il decumano, un contenitore dove lasciare offerte per la ricostruzione. Curatissimo il viale d’accesso (rappresenta la salita all’Himalaya) con i sostegni dei tetti lavorati finemente. Purtroppo non abbiamo potuto accedere alla parte centrale, ma so che adesso è aperta e accessibile. Fateci un salto, se potete, e riferite.

IMG_0079

Coltivazione idroponica

Proseguendo lungo il decumano si incontra (sempre sulla destra) il padiglione del Belgio. Anche questo mi era sembrato, inizialmente, un mercato ma, seguendo il percorso, si scopre che in Belgio stanno studiando la coltivazione idroponica che può garantire maggiori rese, migliore igiene (praticamente è ottenibile in ambiente iper controllato) e, volendo, il tutto si può applicare in un sistema chiuso. Molto gentile la ragazza che ci ha spiegato il funzionamento. Ho apprezzato, però, anche le sculture di cioccolato (e i mastri cioccolatieri che le preparavano) presenti nella parte “negozio”.

IMG_0085

Vietnam (dettaglio)

Nel padiglione del Vietnam (ancora avanti a destra) si hanno due piani di oggetti della loro cultura, ospitati in un edificio costruito molto finemente. Molto carino da vedere, interessante per le opere esposte, ma povero a livello di sviluppo del tema. Merita comunque una visita, anche se di pochi minuti.

IMG_0180

Accesso al padiglione

Proseguendo sempre sul lato destro del Decumano ho visitato gli Emirati Arabi Uniti. La struttura dovrebbe ricordare concettualmente le dune del deserto e la guida spiegava che all’intero del canale di ingresso (come nei canali fra le dune) si può ottenere naturalmente una temperatura più fresca. Utilizzando degli schermi su colonnine in esterno, ci sono state poste le domande che il popolo degli Emirati si pone: risorse idriche, sfruttamento dei giacimenti, idrocarburi, innovazione nella coltivazione. Poi, dentro la struttura principale, abbiamo seguito le vicende di una ragazzina che scopre quanto siano importanti le risorse grazie ad un salto nel passato, nella vita di sua nonna. Da questo la consapevolezza di una nuova gestione delle risorse senza, però, frenare lo sviluppo. Decisamente ricco di effetti speciali (fra cui il vento caldo del deserto che avvolgeva gli spettatori), altamente scenico come solo alcuni action movies americani sanno essere, presenta una storia semplice ed emozionante. Però l’approfondimento non è stato completo (hanno preferito la semplicità all’osare più a fondo nelle soluzioni). Propongono, poi, un sondaggio per sviluppare il tema della prossima Expo 2020 che sarà ospitata proprio a Dubai.

IMG_0125

L’alveare virtuale

Eccoci al Regno Unito, che ha puntato su una sola cosa: le api. Il visitatore si trova a percorrere (simbolicamente) lo stesso percorso che fanno le api: un labirinto alla ricerca del nettare, poi un passaggio nei campi (che sono sopraelevati: i fiori sbocciano ad altezza dei nostri occhi) per arrivare nell’alveare. Questo è collegato in tempo reale con un vero alveare in Inghilterra. Piccoli sensori di movimento registrano le attività delle api e (secondo i ricercatori) permettono di capire se, nella comunità, c’è qualcosa che non va. I segnali di questi sensori sono inviati in tempo reale al padiglione dove, in base all’attività, aumenta o diminuisce la luminosità. Semplice, efficace e di buon impatto visivo. Se ci passate a tardo pomeriggio (all’imbrunire) l’effetto è quasi magico.

Troppo semplice, invece, il padiglione della Romania: tutto concentrato su video e foto dei posti (anche se molto belli) di quel Paese. C’era poi una sezione chiusa, quindi non so se fossero presenti altre cose (oggettistica o altro). Da vedere? Sicuramente i maxi schermi garantiscono un bell’effetto visivo per i bei paesaggi che offre ma, se rimarrà come l’ho vista io, non merita più di 15 minuti.

IMG_0128

Slovenia (interno)

Dopo aver incrociato il Cardo, proseguiamo con la Slovenia. Da alcuni anni questo Paese fa una forte promozione turistica (almeno qui in Italia), ci sono stato di recente e devo dire che merita: grande storia, belle città, molta natura. Il padiglione esprimeva queste cose creando anche una certa interazione con il pubblico il quale poteva “provare” a camminare sul sale (miniere) o sentirsi al centro di tutto (gioco di specchi) o far muovere l’aria (ventilatori azionati a soffio). Erano presenti, poi, alcuni prodotti locali. Forse si privilegiava la parte turistica alla concettuale, ma è comunque da visitare.

L’Austria, invece, punta tutto sulle montagne e sulla natura, tanto che la parola d’ordine è “breathe”. Percorso quasi completamente esterno, in mezzo a boschi e piante dove vengono proposti giochi di parole (si sfruttano prospettive diverse per creare messaggi con lettere sospese a mezz’aria), vorrebbe rappresentare le Alpi. Ma manca, purtroppo, l’altezza e l’aria frizzante di lassù. Particolare tecnologico: lungo il percorso si trovano alcuni binocoli che fondono la realtà del bosco con informazioni virtuali; in base a dove si puntano compaiono informazioni (statiche) sulla pianta o sul ciclo dell’acqua o sull’aria. Scenicamente molto bello e immersivo ma non mi ha lasciato particolarmente entusiasta. L’unica cosa che mi aveva attirato era un piatto del ristorante interno ma il prezzo un po’ più alto di quanto potevo permettermi mi ha fatto passare oltre.

Il Cile si presenta con i vini (mossa azzardata, qui in Italia) e con i prodotti agricoli. Lungo il percorso si possono vedere, grazie ad appositi schermi, le varie preparazioni. Ci sono dei personaggi che ti presentano un prodotto (una ciocca di uva, per esempio) senza nessun dialogo (così non si hanno problemi con le lingue). Finito il percorso si possono comprare alcuni di quei prodotti nello spazio apposito. dove ho visto una enoteca molto fornita. Potrebbe meritare un giro di assaggi, ad avere tempo.

IMG_0137

Iran (interno)

Bello, per il contenuto, l’Iran, ma molto semplice. Presenta alcuni pregiati monili e varie opere dell’artigianato, corroborato da video che mostrano la bellezza dei luoghi e delle tradizioni. Struttura semplicissima, in salita, non ha il fascino architetturale di altri padiglioni (pur essendo carino e piacevole alla vista). Lo considero fra i padiglioni che meritano una visita (l’artigianato è veramente bello) ma senza spenderci troppo tempo.

IMG_0140

Marocco: passaggio fra due sale

Concludiamo il decumano in fondo a destra, nel padiglione del Marocco. Ci son stato in Marocco e avevo piacere di vedere cosa veniva raccontato nel loro padiglione. E’, fra quelli visitati, uno dei meglio riusciti per descrivere il Paese: ti mostra (con foto e oggetti) com’è, cosa produce, alcuni aspetti della sua cultura e ti fa “provare” i vari ambienti: in una stanza ti sembra di essere in fondo al mare, in mezzo alle alghe; in un altra ti trovi un lampadario-sole ed un ventilatore che spinge aria calda verso di te, e ti sembra si essere nel deserto… Forse in alcuni casi un po’ esagerato (alcuni elementi sembravano allestiti tipo museo di arti moderne), ma sicuramente merita di spenderci un po’ di tempo.

IMG_0152

Oman

Partendo ora dal fondo del decumano e tornando verso l’ingresso, vediamo subito il padiglione dell’Oman: decisamente bello e ricco, rappresenta un palazzo dove, al suo interno, sono illustrate scene di vita comune. Molto teatrale l’allestimento, mancava forse un tocco di originalità… Merita comunque una veloce visita.

IMG_0197

Federazione Russa (interno)

La Federazione Russa ha, invece, osato nell’architettura: un palazzo alla cui sommità si trova la terrazza (forse) più alta di tutta Expo. La struttura che sostiene la terrazza – che fa anche da tettoia all’ingresso (ma è talmente alta che difficilmente può riparare dalla pioggia) – è imponente e ricoperta di materiale specchiante (come il cluster del riso): se guardi in alto vedi te stesso piccolo piccolo avvicinarti al padiglione. Ma attento a non battere la testa nella porta di accesso 🙂 All’interno sono festeggiati gli scienziati russi: tavole periodiche degli elementi, classificazione di semi. Al centro un bar dove, purtroppo, avevano appena finito di distribuire assaggi di qualcosa.. Avrebbero ripreso fra 2 ore, mannaggia…

IMG_0189

Immersi fra le ninfee

IMG_0190

La colonna del cibo

Il Giappone, fonte di indecisione. A me non è piaciuto, mentre molte persone che ho sentito sono rimaste entusiaste. E’ quello dove ho trovato la coda più lunga (40 minuti – e mi è andata bene). Mentre sei in coda in una specie di passaggio labirintico forzato (bè, questo avviene in tutti i padiglioni dove devi fare la coda) ti vengono mostrati video pubblicitari (una agenzia assicurativa, se ricordo bene). Quando entri devi seguire un percorso (come per quasi tutti gli altri padiglioni) ma in questo caso c’è pressione dagli addetti giapponesi, sempre sorridenti ma che ti invitano insistentemente a guardare video o a spostarti. Grosso uso di tecnologia, con l’intento di coinvolgere più persone possibili. Però… Nella prima stanza abbiamo visto disegni astratti rincorrersi su un maxi schermo. Volevano rappresentare l’inizio della vita. Ma senza qualche spiegazione, per noi che abbiamo una cultura diversa dalla loro, ci è difficile immaginare il messaggio. Poi siamo stati “immersi” in un lago con ninfee e, tutto intorno, schermi di proiezione dove contadini e pescatori (disegnati) eseguivano quelle che sembravano danze tradizionali e propiziatorie. Lo ammetto: suggestivo e spettacolare, ma appena usciti dalla stanza lascia solo un fievole ricordo. Poi il cibo, sia rappresentato “plasticamente” (una specie di menù in 3D dal sushi ai ramen) sia virtuale (da una colonna video scendevano cibi e materie prime che potevi “scaricare” sul tuo cell Android o iOs). E infine un mega ristorante del futuro, dove con le bacchette si sceglievano i cibi da monitor tattili posti sui tavoli: praticamente uno show – carino, ben curato – come quelli che potrei vedere a Gardaland o Disneyland… Insomma: la mia impressione è che i giapponesi abbiano sviluppato tutto come un grande gioco: è questo che mi ha deluso. Pur apprezzandoli per la tecnologia (contenitore) non son riuscito ad afferrare il messaggio (contenuto). Visitatelo anche voi e ditemi se vi è piaciuto o meno.

IMG_0155

Manufatti turchi

Dal padiglione della Turchia son passato a sera quando era “chiuso” (cioè: si potevano vedere cose, ma non c’era nessuno a spiegare; solo il bar era aperto). Niente palazzi stratosferici: alcune costruzioni (belle) su una “spianata” che sembrava una piazza. Oggetti della tradizione, ceramiche, una bella atmosfera, aperta. Merita un salto di passaggio.

Svizzera, padiglione tanto atteso e non visitato. E’ costituito da due torri il cui ingresso è regolamentato: solo un numero di persone può accedere, durante la giornata, ad esse. E devi prenotarti. Altrimenti, dopo le 17 (o forse le 19, non ricordo bene), puoi accedere fino a che c’è posto (ma conviene, sempre, prenotarti). Lo sviluppo del tema delle risorse da parte degli svizzeri è geniale: le torri contengono un certo numero di “risorse” (loro prodotti come mele essiccate, caffè, …), una risorsa per tipo a persona. Ma ogni persona che entra può prendere le risorse che vuole: chi prende 1, prende il suo, chi prende 2 “ruba” una risorsa a chi verrà in futuro. C’è chi prende anche 5 o 10… Dove andrà a finire il mondo se tutti ci comportiamo così?

Il padiglione dell’Argentina si presenta formato da una serie di silos, che rappresentano quel che il Paese produce ed esporta. Un settore (dove si tengono gli spettacoli e dove sono le vie d’accesso ai piani superiori) sembra la poppa di una nave di migranti: quando entri al piano superiore ti ritrovi in una stanza tappezzata di articoli di giornale e testimonianze della immigrazione in Argentina, e dei molti italiani che sono andati a vivere là. Per alcuni versi molto toccante (si vede anche qualche filmato d’epoca) è forse la parte della struttura più visitata. Vale spendere qualche decina di minuti in questo padiglione.

IMG_0104

Spettacolo in fronte al padiglione

La Belarus (o Bielorussia) ci presenta la “ruota della vita”: un palazzo che sembra una collina (richiamo al verde e all’agricoltura), con una ruota di molino ad acqua, sono lo sfondo per presentare le tradizioni di questo popolo, espresse soprattutto in canti, balli e cibi (spazio esterno). Dentro la “collina” ci sono altre informazioni (ma poca roba). Merita comunque fermarsi 10 minuti davanti a questo padiglione.

Il padiglione della Lituania, invece, celebra la scienza e propone le innovazioni che sta mettendo in campo nel settore alimentare. In questo padiglione (anzi, nel secondo dei due cubi che lo compongono) ho potuto prendere 2 dolcetti tradizionali per 2 euro (1 euro a dolcetto). Mi è sembrato un sistema per permettere a tutti di assaggiare senza che gli assaggi fossero divorati dalle “cavallette” (come succede quando son gratuiti).

IMG_0240

… e da sopra

IMG_0094

La rete da sotto…

Ed eccoci al padiglione del Brasile, con la sua rete agognata da tutti. Anche in questo caso l’idea è semplice: la rete è una metafora del mondo, dove ogni maglia rappresenta una risorsa o una persona o un qualsiasi elemento del mondo: se si tira, se si strappa, se si sforza, anche gli elementi vicini ne risentono e, in generale, tutta la rete si indebolisce. Però è troppo bello camminarci sopra (e non ho dovuto fare neppure molta fila: solo 10 minuti). Sotto la rete si estende un mini giardino-terrazza con alcune piante tipiche del Paese. L’interno del padiglione (la parte chiusa) sembrava più un museo d’arte moderna. Bello, scenico, ma (forse complice anche la stanchezza) non mi ha lasciato tanto. Molto più emozionante camminare sulla rete 🙂

IMG_0090

Conosci la tua dieta…

IMG_0088

Il Baobab virtuale

Mi ha piacevolmente sorpreso il padiglione dell’Angola. Non è una struttura architetturalmente fantastica, e al suo interno è abbastanza semplice. Ma, a mio avviso, affronta bene il tema, pur non sviluppandolo nella sua completezza. La struttura centrale all’interno del padiglione rappresenta l’albero di Baobab, albero della vita (celebrato in egual misura da altri Paesi africani – in Benin, per esempio, alcune correnti spirituali ritengono che il suo tronco sia la sede delle anime dei defunti). Salendo i vari piani della struttura si incontrano testimonianze della cultura angolana (ricette di cucina, piatti, e molte info sull’olio di palma che loro usano frequentemente – Beatrice Mautino lo racconta in questo articolo su Expo per “Le Scienze”) e si possono svolgere attività interattive per capire quanto è sana la nostra dieta. Ripeto: tutto molto semplice, con una scenografia molto curata (e a volte un po’ esagerata). Sarà che non mi aspettavo una cosa così dall’Angola… Dimenticavo: quasi in fondo al padiglione, all’esterno, c’è un piccolo palco dove artisti (presumo angolani) si esibiscono.

IMG_0091

Bahrain (dall’alto)

Semplicissimo anche il padiglione del Bahrain. Semplice ed elegante come solo certe donne di gran classe sanno essere. A livello di architettura non è certo un padiglione in cui si è osato. Ma le sue forme semplici sono aggraziate: i vari muretti ondulati e bianchi che conducono alla sala centrale giocano ad un “vedo-non-vedo” con i giardini dove sono ospitate alcune piante coltivate in questo Paese. Nella sala centrale si trovano alcune informazioni su cultura e colture nazionali. Ecco: il primo difetto è che c’è veramente poco. Il secondo è che le varie didascalie appese ai muri (che dovrebbero spiegare i giardini e le altre cose) sono scritte in chiaro e stanno su sfondo chiaro… Insomma, per leggerle bisogna avere gli occhi buoni. Merita comunque un passaggio di 10-15 minuti (e, se volete, una sosta ai bagni, molto lussuosi).

Che dire della Repubblica Ceca? Meravigliosa l’idea della piscina all’ingresso. Pacchiana la statua che la adorna. Complesso l’interno: in una stanza alcune opere d’arte (moderna) sembravano voler celebrare scienza e conoscenza. Dico “sembravano” perché – da ignorante come sono – non ci ho capito un granché. In un’altra stanza delle telecamere scrutavano molto da vicino il crescere delle piante in una ricostruzione di quello che sembrava un sottobosco. Confesso che mi ha lasciato un po’ disorientato…

IMG_0223

Inondati di bellezza

IMG_0221

I 20 personaggi

Eccoci al primo gran finale: Palazzo Italia. Diciamolo subito: una delle cose in cui noi italiani siamo bravi è creare e dare risalto alla bellezza. Probabilmente perché la mastichiamo ogni giorno, sappiamo esaltarla e celebrarla. Già Palazzo Italia, dall’esterno, ha una forma che lo rende inconfondibile. Può piacere (io sono fra coloro a cui piace) o no, ma va detto che nella sua semplicità è qualcosa di memorabile. L’interno (preparatevi: una coda di almeno 40 minuti vi attende) è diviso in tre livelli: nel primo si celebrano 20 persone (una per regione) che hanno saputo innovare o creare qualcosa (soprattutto nel campo dell’alimentazione) che ha fatto o fa conoscere l’Italia nel mondo. Nel terzo si vedono alcune innovazioni o ricerche nel settore agro alimentare. Il secondo livello è, secondo me, il più emozionante: la bellezza italica amplificata da specchi. Ti trovi in una sala fatta tutta di specchi e vieni letteralmente inondato, sommerso, avvolto dalle immagini di paesaggi da fiaba, da costruzioni meravigliose. Tutto ciò che di bello abbiamo in Italia è come amplificato in questa sala. Ci sono più sale, ognuna specializzata in un tema: i paesaggi, gli edifici, l’arte. Veramente una meraviglia!

Devo fare due critiche, però. La prima riguarda i bagni: in Palazzo Italia ho trovato il bagno più sporco (forse l’unico sporco) di tutta l’Expo. La seconda riguarda le innovazioni presentate al terzo livello: ho avuto l’impressione che non ci sia vera innovazione, quasi tutto si riferiva a qualcosa che esiste già ed è incorso di miglioramento. Come se mancasse la voglia di osare. Certo, so la condizione in cui vive la ricerca italiana, ma ricordiamoci che abbiamo anche alcuni centri di eccellenza che ci invidiano in tutto il mondo. A me il terzo livello sembrava messo lì quasi perché sennò rimaneva vuoto… Dopo l’impatto emotivo del secondo livello, il terzo ti fa “sgonfiare”…

Ma l’Italia non finisce lì: lungo tutto il Cardo ci sono padiglioni delle singole regioni o di zone italiane. E qualcosa si trova anche nella zona “Bio mediterraneo”. Io non ho avuto tempo, purtroppo, per girare anche questi padiglioni, ma se a voi riesce, scrivete pure nei commenti.

IMG_0219

Di giorno…

IMG_0168

… e a sera

Ed il secondo gran finale: l’Albero della Vita. Una costruzione che richiama un albero, illuminata da vari faretti e situata nel mezzo di una vasca di fontana. Lo si scorge da lontano (è forse più alto della terrazza russa) e ogni mezz’ora garantisce uno spettacolo. Di giorno fiorisce con petali di mille colori, spara bolle e fumi. Di notte le luci e l’acqua della fontana giocano con lui a ritmo di musica. Lo spettacolo è decisamente bello, la musica poteva esser gestita un po’ meglio (un consiglio, non mettetevi sotto le casse a meno che non vogliate vibrare in risonanza coi toni bassi). SI spiega male a parole: va vissuto. Di giorno potrete vederlo mentre siete in coda per Palazzo Italia, di notte merita fermarsi ed attendere lo spettacolo…

CI sono tante cose ancora che avrei voluto vedere: i cluster (riso, spezie, cioccolato quelli che mi interessavano di più), il “Bio Mediterraneo” (tecnicamente è un cluster, ma è considerato un po’ a sé, e so che ospita anche il padiglione della Sicilia, molto bello, mi hanno detto), il Future Food District (il supermercato del futuro), il padiglione della Cina, con la sua distesa di fiori ad accogliere i turisti… Credo di aver visto la metà di quello che avrei potuto vedere, ma mi sarebbero serviti almeno due giorni in più per accontentarmi…

Buona visita!

Expo2015 (1 di 2): consigli pratici per i prossimi visitatori

Albero della Vita e Palazzo ItaliaSiccome tutti ne parlano (nel bene e nel male), voglio raccontarvi la mia esperienza di Expo, e darvi qualche consiglio (se ci andate). In un secondo post vi racconterò anche i padiglioni e cos’altro ho visto.

Partiamo proprio dalle cose pratiche per chi va: io sono stato quattro giorni a Milano, di cui due interamente dedicati ad Expo. In quei due giorni, grazie ai potenti mezzi offerti dai comuni smartphone, ho potuto “misurare” quanta “fatica” mi è costata Expo: da mattina a sera, usando la metro per muovermi, ho fatto mediamente 13 Km al giorno a piedi. Quindi, primo consiglio: scarpe comode. Esiste, ovviamente, anche una navetta che percorre costantemente il perimetro dell’Expo, e la si può usare per spostarsi da un capo all’altro della zona.

Per arrivare ad Expo si possono usare vari mezzi, ma secondo me il più comodo è la metropolitana: la linea 1 fa capolinea a 500 metri dall’ingresso, e dall’uscita una passerella vi porta direttamente ai tornelli di accesso. I primi 30 e gli ultimi 50 metri sono scoperti: se piove vi serve un ombrello. So che esiste anche un passaggio coperto che transita dalla stazione ferroviaria a due passi dall’ingresso, ma non l’ho percorso e quindi posso dirvi poco in merito. Il biglietto della metro, per arrivare ad Expo, è di 2,50 Eur (esiste anche in versione “andata e ritorno” a 5 Eur). Qualsiasi emettitrice automatica di biglietti vi avvisa se scegliete un biglietto diverso. Se chiedete un biglietto ad una rivendita, invece, dovete specificare che è per Expo, altrimenti rischiate di ricevere un biglietto ordinario (1,50 Eur) e incorrere – se fermati da un controllore – in multe. Anche arrivare in treno è comodissimo, ma immagino gli arrivi siano meno frequenti che quelli della metro. Se pensate di venire per un giorno solo, sfruttando il treno, considerate che non c’è deposito bagagli né alla stazione dove scendete, né in tutta l’expo.

All’ingresso ci sono controlli stile aeroporto. Entrambi i giorni ho atteso al massimo 5 minuti per passare: la coda è corta e scorre bene. Il primo giorno mi sono dimenticato di togliere dallo zaino un coltellino multiuso che mi porto sempre dietro: mi è toccato buttarlo (non lo prendono loro ma devi tornare fuori o a lasciarlo da qualche parte oppure a buttarlo). Colpa mia… sapevo dei controlli e me ne ero dimenticato. Devo dire, però, che sono molto scrupolosi e seri, ma anche gentili e professionali. Si può portare acqua, ma durante il controllo deve essere fuori dallo zaino (penso che – semplicemente – faciliti loro i controlli: se vedessero del liquido dentro uno zaino sarebbero costretti a fartelo aprire per verificare, se invece è fuori possono verificare a vista impiegando meno tempo). Subito dopo il controllo c’è il lettore di codici QR per validare i biglietti. Appena passato quello, sei dentro. Il punto dove di solito si dirigono tutti è il Padiglione Zero, che consiglio vivamente di visitare (ma di questo ne parlo nel prossimo post).

Il DecumanoLa location è abbastanza aerata: non dovreste soffrire il caldo stagnante, ma è meglio mettersi abiti comodi e leggeri e portarsi dietro qualcosa per coprirvi occasionalmente (scialle o simili) perché in alcuni padiglioni l’aria condizionata abbassa di qualche grado la temperatura. Tutto il decumano è coperto da teli (escluso quando si incrocia col cardo) ed il sole raramente vi batte sulla testa, ma le pelli più sensibili potrebbero gradire una crema protettiva (arriva comunque una buona quantità di raggi solari riflessi). In caso di pioggia qualche goccia di acqua potrebbe passare, ma ritengo che si possa visitare Expo aprendo l’ombrello solo in rari casi.

FontanelloNon è vero che si spende molto per mangiare e bere. O meglio: se si sta attenti si possono spendere cifre ragionevoli. Per dissetarsi ci sono decine di fontanelli che erogano acqua naturale e gasata, bella fresca (forse anche troppo fresca), tutto gratuitamente. Si tratta di fontanelli che a fine expo verranno ridistribuiti nella città di Milano (dove – praticamente – sono assenti). Per il cibo, invece, c’è anche troppa scelta. Si può visitare il ristorante o il bar di ogni singolo padiglione e verificare i prezzi (alcuni veramente alti, altri accettabili) oppure rivolgersi alle decine di baracchini che si trovano sul perimetro esterno di Expo (praticamente “dietro” i padiglioni) e vi si trova di tutto: dallo specializzato in risotto alla milanese, a quello che confeziona panini di ogni tipo, a chi prepara frullati e macedonie, ai gelatai… Area SostaPer due persone, abbiamo preso 2 panini (un hot dog e un panino al salmone) più due caffè ed abbiamo speso 9 Euro. Sì, è vero, fuori expo ci sono opportunità più convenienti, ma a me sembra una cifra accettabile. Niente vi vieta di portare voi stessi il vostro cibo e fermarvi a mangiarlo in uno dei tanti prati e giardini dove vi potete liberamente sedere su sedie, panchine, poltrone, sgabelli, sacchi-poltrona (sì, come quello di Fantozzi 🙂 ). Oppure potete prendere qualcosa all’angolo Food Truck Nation: Hot Dog e Hamburger in puro stile USA.

Nota a parte per gli “assaggini“: come dicevo sopra in tutti i padiglioni hanno un ristorante o un bar dove smerciano cibo. Qualcuno, presentando i propri prodotti, permette ai presenti anche di “assaggiare” le cose proposte. Ma non le trovate di continuo: ci sono orari e momenti particolari in cui queste cose “emergono” dal nulla e si può degustare un piccolo pezzo di un dolce o della cioccolata o sorseggiare un liquore. Non vi aspettate, insomma, di trovare piccoli assaggi ovunque: dovete cercarli e sincronizzare le vostre visite coi programmi (degustativi) del padiglione.

Altra cosa fantastica: i bagni. Ci sono strutture (prefabbricate e provvisorie) ben dislocate, praticamente ogni 500 metri, dove è possibile espletare i propri bisogni fisiologici. Appena li vedi pensi al peggio: container impilati, con servizi in plastica dura (e non porcellana). E invece sono pulitissimi, non maleodoranti; e son talmente tanti che praticamente li trovi sempre liberi. Forse dipende dal fatto che anche (quasi) tutti i padiglioni hanno dei bagni interni (lussuosissimi quelli del Bahrein, eleganti quelli del Belgio, troppo “italiano” quello che ho provato a palazzo Italia). E la stessa pulizia la ritrovi in tutta l’area: non una cartaccia, non una cicca. E se anche un maleducato lasciasse cadere qualcosa a terra, ci sono sempre degli addetti che la raccolgono in breve tempo. A proposito, cari fumatori, forse non lo sapete ma in tutta l’area Expo non si può fumare. Solo in determinate zone è consentito. Uno penserebbe che lungo il decumano, all’aria aperta, ci si possa accendere una sigaretta, e invece no: dovete recarvi nelle apposite aree fumatori.

IMG_0158IMG_0219Inevitabile, per concludere, un salto all’ “Albero della vita“, dove più volte, durante il giorno e la sera, vengono proposti spettacoli composti da giochi di luci, colori, musica ed acqua. Ma questo, veramente,  è molto più bello vederlo dal vivo che sentirselo raccontare…

Insomma, l’area è molto vasta e per vedere un po’ di cose serve camminare molto. Se andate per un giorno solo studiatevi il sito e scegliete massimo 5 padiglioni da vedere, se poi ne entrano di più, meglio… Anche se andate due giorni, comunque, non ce la farete a vedere tutto e datevi, quindi, delle priorità. Considerate che l’Expo non è solo i padiglioni dei singoli paesi, ma anche i Cluster (zone tematiche – come quella del cacao – dove sono ospitati vari paesi che producono o commerciano quel prodotti). E ci sono tantissime iniziative, sia nei padiglioni sia nei centri conferenza… Quasi ogni giorno viene celebrato un Paese (e ti capita, magari, di trovare lungo il decumano una delegazione col nostro Presidente del Consiglio insieme a quello del Paese festeggiato). Le cose da vedere non si limitano ai padiglioni ed è bello lasciarsi (se si ha la possibilità) qualche tempo per vagare spinti solo dalla curiosità. Sul sito trovate, giornalmente, il programma degli eventi: una scorsa prima di entrare può aiutarvi a organizzare la giornata. E se avete un cellulare Android o iOS potete scaricare la app ufficiale che aiuta a gestire il programma (se ne avete fatto uno) della visita (WiFi gratuito in tutta l’area Expo).

Vale la pena, insomma, spendere 57 Eur per un biglietto ingresso all’Expo di due giorni consecutivi (data fissa)? Secondo me sì. Una cosa così avviene raramente nella vita, e quindi vale la pena spendere qualcosa per poterla vivere. Poi, ovviamente, si può parlare di cose che potrebbero funzionare meglio o di cosa attendersi nei padiglioni, ma comunque sia, secondo me, ne vale la pena. Se trovate, poi, dei biglietti scontati, non fatevi scappare l’occasione.

Buona visita 🙂

Ad un passo dalla luna…

WP_20150523_23_06_42_Pro__highresNo, il titolo di questo post non è una metafora di un sogno mancato per un soffio, ma descrive la situazione reale in cui mi son trovato sabato sera, introno alle 23.30, al Museo della Marineria di Viareggio.

Ma iniziamo con ordine. Fra i personaggi “internettiani” che seguo c’è Paolo Attivissimo, giornalista, divulgatore scientifico, cacciatore di bufale, appassionato di missioni spaziali e di astronomia (no, non quella degli oroscopi – quella roba indefinita lì è l’astrologia – questa invece si occupa dell’osservazione delle stelle, dei pianeti e di tutti i fenomeni “celesti”).

Fra i suoi amici c’è Luigi Pizzimenti, curatore del padiglione spaziale presso il parco-museo del volo “Volandia” a Milano e direttore della sezione astronautica dell’osservatorio FOAM13. Anche lui appassionato di missioni spaziali, astronomia ecc ecc (fra le altre cose, ha intervistato alcuni degli astronauti che hanno messo piede sulla luna).

Luigi ha chiesto alla Nasa (la faccio MOOOOLTO semplice) “Ehi, potete prestarmi una roccia lunare che faccio qualche conferenza in qua e là in Italia?” E la Nasa ha risposto “Sure! No problem!” e gli dicono che può andare a prenderla. Allora Luigi chiede a Paolo, vista la comune passione, di aggregarsi alla doppia spedizione: la prima per prendere la roccia, la seconda per portarla fra monti e valli italiche. Paolo, come potrete immaginare, appena riceve questa proposta si sente felice come un bambino la notte di Natale quando scopre che Babbo Natale non solo esiste ma è andato ben oltre la sua lista di regali. Per farla breve (perché breve non è), Paolo e Luigi si son messi a disposizione (tornati in Italia) di varie associazioni che volevano mostrare la roccia e raccontare un po’ della sua storia. 

WP_20150523_23_06_10_ProA Viareggio la roccia è arrivata grazie ad OctoberSky con la collaborazione di alcune associazioni (GAV in primis). Grazie alla collaborazione di molte persone ed alcuni enti è stato aperto il Museo della Marineria e la sua grande stanza è stata messa a disposizione per la conferenza.

In circa 1 ora e mezza Paolo e Luigi ci hanno parlato delle missioni Apollo, e in particolare della diciassettesima, a cui partecipava Harrison Schmitt, astronauta-geologo (prima volta di un geologo sulla luna). Ci hanno raccontato come è stata individuata la roccia, ce l’hanno fatta vedere nelle foto, ed hanno arricchito il tutto con piccoli aneddoti e chicche. Poi ci hanno parlato di come la Nasa gestisce queste rocce, dei caveau dove sono ospitate, dei prestiti alle varie università in tutto il mondo e degli scambi con la russia (rocce raccolte da sonde automatiche).

Il frammento da loro mostrato, “affogato” in una piramide di materiale simile a plexyglass, pesa circa 120 grammi. La roccia da cui è stato tagliato via pesa circa 8 chili ed è stata raccolta a 60 metri dal sito di allunaggio di quella missione: in alcune foto scattate dagli astronauti Paolo e Luigi lo hanno mostrato a noi. WP_20150523_23_22_04_Pro__highres

Dopo circa 30 minuti di spazio per domande varie, è stato dato il tempo per vedere da vicino la roccia. Ad un passo, proprio: e qui i tempi si sono allungati. Sia per lo stupore (le persone volevano ammirare bene questo frammento), sia per la disponibilità dei due relatori, si son formati capannelli che – alla fine – hanno costretto l’organizzazione a chiedere (sempre con molta gentilezza) di uscire, perché avrebbero dovuto chiudere il museo e anche Paolo e Luigi dovevano un po’ riposare.

Tanta gente (considerando che tutto è nato in una settimana), tutti molto interessati. Piccola piacevole sorpresa: fra i partecipanti anche “Astronomia Pratica“, blogger che, giornalmente, ci da informazioni sulla luna, sui transiti (visibili ad occhio nudo) della Stazione Spaziale Internazionale e tante altre chicche che mandano in brodo di giuggiole gli appassionati. Insomma: in una sola sera ho potuto dare un volto a tre entità “digitali” che seguo.

WP_20150523_23_06_57_Pro__highresUna bella serata: istruttiva e semplice. Sul sito di Paolo troverete le prossime date. Su Twitter seguite l’hashtag “#Tiportolaluna”. E se potete, partecipate, perché merita.

Ah: ulteriore nota piacevole. La serata di Viareggio era ad offerta libera: chi poteva lasciava qualcosa per finanziare le attività degli organizzatori (e per pagare le spese vive, immagino). Erano poi disponibili i libri di Paolo (“Luna? Sì, ci siamo andati” – debunking delle principali  tesi complottiste che dicono che non siamo mai andati sul nostro satellite) e di Luigi (“Progetto Apollo” – che parla delle varie missioni Apollo). Oltre ad una cartolina commemorativa con foto della roccia e descrizione della stessa (dove è stata raccolta, da chi e di cosa è composta).

Una bella serata (lo so, mi ripeto, ma è stata veramente bella), letteralmente ad un passo dalla luna (e, oltretutto, in una bella cittadina toscana). Mi auguro possiate, prossimamente, anche voi partecipare!

Promozione personale (1 di 2)

PROMO Mostra CFFM MANIOgni tanto permettetemi un po’ di promozione personale…

Ho avuto la fortuna di trovare, a Montespertoli, un gruppo di persone appassionate di fotografia come me. Anzi: molte di loro sicuramente più di me. Persone che si ritrovano ogni due settimane in semplicità e allegria e da cui spesso “rubo” consigli, tecniche e suggerimenti. Si tratta del “Circolo Fotografico Fermoimmagine di Montespertoli” (per gli amici CFFM: ecco il sito ufficiale e la pagina facebook).

E (anche) quest’anno ho l’onore di esporre una mia foto insieme alle loro, in una mostra collettiva dal tema suggestivo (come potete vedere dalla locandina): “Mani – La magia di un gesto”.

La nostra mostra fotografica fa parte delle varie attività che animano Montespertoli durante la “58° Mostra del Chianti“, una fiera eno-gastronomica dedicata al Chianti e ai prodotti locali. Approfittatene: fra il 30 maggio ed il 7 giugno passate ad assaggiare e degustare, e fra un bicchiere e l’altro fate un salto al “Loft 19” dove potrete ammirare i nostri lavori.

Sulla pagina facebook del CFFM troverete tutti i dettagli (luogo della mostra, orari di apertura) per venirci a trovare. Mentre per il programma della 58° Mostra del Chianti vi rimando al loro sito web.

La mia bella Firenze

PanoramaFirenze_DaTeatroOperaLo so, sono di parte e, sì, tendo a ripetermi. Ma che ci posso fare, Firenze è una bella città e mi piace: ad ogni scorcio regala qualche emozione. No, non dico che sia l’unica città bella (ogni città ha sue caratteristiche che la rendono peculiare), ma – c’è poco da fare – il fascino che esercita Firenze è (almeno per me) speciale.

Ieri (per l’Epifania) stavo passeggiando intorno al Parco delle Cascine e sono arrivato al “Fosso Bandito”. Da lì si vede bene il nuovo Teatro dell’Opera di Firenze, una struttura che, da lontano, non mi entusiasma molto, ma da vicino assume un aurea completamente diversa (è veramente piacevole camminarci intorno e dentro) . E’ possibile accedere, fra le altre cose, dalle scalinate esterne, alla Cavea, dalla cui sommità si vede (quasi) tutta Firenze, il colle di Fiesole, ed altre colline che la circondano, e che al tramonto assumono toni caldi e avvolgenti…

Mi son divertito a fare queste foto (col mio Lumia 1020, però, non avendo la fidata reflex Canon con me). Godere anche voi della meravigliosa vista, anche se vi consiglio, appena potete, uno sguardo dal vivo, che rende molto più che in foto 🙂

Questo slideshow richiede JavaScript.