Filo di Scozia : storie di viaggi, cinema e amicizia (Maurizio Barilli & Massimiliano Zerbini)

(dal sito dell’editore)

Articolo aggiornato in data 31/08/2016: chiacchierata con gli autori (in fondo al post precedente)

Mi preparo a fare un viaggetto in Scozia, terra che mi ha sempre attirato. Fra le tante guide decido per la Lonely Planet per un motivo decisamente tecnico: regalano (era l’estate 2015) una “borsina” a tracolla insieme alla guida :-). Sono a parlare con la ragazza (probabilmente la proprietaria) della libreria specializzata in viaggi dove ho preso la guida, e lei mi presenta un libro, scritto da due italiani, che racconta la Scozia da un altro punto di vista, quello cinematografico. Secondo voi cosa ho fatto? L’ho preso, ovvio 🙂 Anche perché il libro è citato pure dalla guida Lonely Planet 😉

Ma non c’è stato tempo di leggerlo prima di partire. E, a posteriori, la ritengo una buona cosa. E’ un libro che va letto lentamente: non è una guida per scoprire quella Nazione, ma più semplicemente un diario dei viaggi (sì, plurale) che i due autori hanno fatto, nel corso degli anni, in quel Paese. Ma siccome gli autori sono appassionati di cinema (e se ho capito bene il cinema fa parte del loro lavoro, tanto che da questi viaggi ne son nati anche alcuni documentari), allora questo diario diventa anche una guida a luoghi speciali, dove sono state girate scene di film vecchi e nuovi.

(l’Hogwarts Express)

Non vi aspettate descrizioni secche e asciutte né schede sintetiche dei luoghi. Né tanto meno tour preconfezionati (tipo “la Scozia in tre giorni”): loro vi raccontano il loro tour, alla loro velocità, con le pause, i fuori programma, le emozioni e le sensazioni, gli incontri e le amicizie (nuove e ritrovate), le aspettative e anche qualche piccola delusione. Tutto guidato dalla passione cinematografica: Max e Mauri (come si chiamano fra loro nel libro) cercano quei luoghi che hanno visto in qualche film, quei panorami che hanno colpito la loro immaginazione e anche quella di migliaia di spettatori. E sono disposti anche a qualche peripezia per raggiungerli: per filmare il binario dove corre il treno che Harry Potter prende per andare ad Hogwarts si son

trovati (raccontano) a scavalcare qualche recinzione.

Prima dicevo che è stato un bene leggere il libro “dopo” il mio viaggio in Scozia. In realtà non conta il prima o il dopo, ma la distanza dal viaggio. Questo non è un libro che si legge due settimane prima di partire, ma lo si inizia l’anno prima, o al ritorno. Per due motivi. Il primo è tecnico: gli autori non ti descrivono i luoghi, ma tu gli estrapoli dal racconto che loro fanno. E quindi ci vuole un po’ di tempo per leggere i vari capitoli e individuare quei luoghi. E il secondo motivo è che – a mio avviso – si tratta di un libro da “sorseggiare” con calma, come se fosse (rimanendo in tema scozzese) un whisky da meditazione: poco per volta, a piccoli sorsi, facendolo girare nel palato per gustare ogni singolo profumo e sapore.  Io, che sono un lettore accanito, ci ho messo tre mesi per finirlo 🙂

Quindi, se pensate di fare – fra sei mesi o un anno – un viaggio in Scozia, pensate anche a questo libro. Ma, ricordate, non sostituisce una guida: vi da una serie di spunti in più.

Non dimentichiamo, poi, che oltre a descrivervi i luoghi reali ritratti nei film, quest’opera racconta anche una storia di amicizia fra i due autori, ed anche quella è bella da seguire, passo per passo, mentre cresce e si rafforza.

Purtroppo a livello letterario non lo si può considerare un capolavoro di stile. E’ semplice, si legge facile, ma si vede che gli autori non sono scrittori professionisti. Non fraintendetemi: è un italiano buono e gradevole, ma mancano un pizzico di cura nella scelta delle parole e quella sapienza nel costruire i capitoli che uno scrittore consumato ha. Ma Maurizio e Massimiliano mai hanno detto di essere scrittori: vogliono solo condividere la loro storia con noi. E lo fanno con la più schietta semplicità e la più completa apertura che si possa trovare in un’opera letteraria. Non sarà Hemingway, ma passione e amore per ciò che raccontano si percepiscono in ogni singola pagina.

Nota dolente è forse il prezzo: 18 Eur (15,30 su Amazon7,49 per l’e-book). I 3 – 4 lettori costanti di questo blog sanno che per me un prezzo sopra i 15 euro vale solo in determinati contesti. Senza mettere in dubbio la mole di lavoro per produrre il libro, profusa sia degli autori che della casa editrice, avrei preferito un prezzo sui 12 Eur. Il perché è il solito: i 6 Eur risparmiati mi avrebbero permesso di finanziare l’acquisto di qualche altro libro. Ma spero vivamente che buona parte dei 18 Eur da me pagati (eh sì, questa volta non ho comprato da Amazon) vadano a finanziare nuovi progetti di Max e Mauri. Fra l’altro, proverò a contattarli per sapere dove posso trovare i loro documentari creati a seguito dei loro viaggi in terra scozzese.

Intanto, se volete fare un giro virtuale in Scozia, vi “presento” il mio sito di foto, dove descrivo il viaggio vero e proprio (con mappa degli spostamenti) accompagnandolo da una serie di gallerie di foto: Panorami, Edifici e Palazzi, Fauna e flora, il whisky e i festival (il Fringe di Edimburgo e Piping Live a Glasgow)

Buona lettura e – se qualcuno va in Scozia, buon viaggio.

E se avete letto il libro e volete aggiungere qualche commento, fate pure.

AGGIORNAMENTO del 31 agosto 2016

Come accennavo sopra, ho scritto agli autori per sapere se era possibile vedere qualche loro lavoro video, fra cui quelli citati nel libro stesso. Fisicamente mi ha risposto Maurizio, ma la risposta è nata insieme a Massimiliano, e mi hanno concesso di condividere la loro mail col “mio pubblico” (ma quanto sono vanitoso 🙂 ). La riporto sotto, saltando alcuni frammenti  (è tanto lunga quanto gentile, amichevole e sincera 🙂 ): in essa raccontano come è nato il libro e danno una precisazione importante anche sul prezzo. Ma iniziamo:

Dunque, grazie per la bella recensione, da sorseggiare, come hai giustamente precisato anche tu per Filo di Scozia.

Maurizio mi ha poi spiegato che la passione da filmmaker è, per entrambi – anche se con sfaccettature diverse (che permettono loro di completarsi più che di sovrapporsi) – , nata da adolescenti. Insieme ai video scrivevano piccoli brani utili al video (dalle bozze di sceneggiatura, immagino io, a qualche racconto accompagnatorio). Finché l’incontro con una persona non li ha convinti a provare…

Il libro è nato per caso, ma ancora prima c’è stata la conoscenza con una persona (a volte basta una per convincerti) che ha esaltato la nostra modalità di essere filmaker e ci ha dato una nuova prospettiva da provare a percorrere.

Il nostro amore per la Scozia avrai capito da dove proviene, da un viaggio fatto da adolescenti che ci ha segnato la vita per sempre. Un mix di emozioni e sensazioni che ci siamo portati dietro per sempre. Un filo di vita che andava oltre una normale comprensione di un viaggio; anche di questi viaggi abbiamo creato documenti video e dopo il 2012 abbiamo pure deciso di scambiarci dei ricordi di questi tre periodi sotto forma di racconti. Uno spediva all’altro determinati ricordi e ci siamo accorti che una bella fetta della nostra vita passava da quel FILO. Non erano semplici viaggi, la nostra filosofia e il nostro modo di essere usciva prepotentemente da quelle righe. Ci siamo detti che li avremmo uniti (questa è stata una delle difficoltà maggiori) anche se alcuni erano targati 2003, altri 1998, ed altri più recenti.

Ovviamente avevano già cominciato a produrre video, partecipare anche a qualche festival. Un loro racconto di amicizie e cose belle è nello “Speciale Questa è una cosa bella” (YouTube).

Non ci sentivamo, ne ci sentiamo tutt’ora scrittori.

L’ho detto, non sono Hemingway, ma coinvolgono il lettore nelle loro emozioni con una schietta semplicità ed una apertura completa dei loro sentimenti. Lo stile si può migliorare, mentre queste cose sono naturali.

Un prodotto diverso, atipico, con probabilmente qualche lungaggine di troppo, ma, sempre probabilmente, necessaria per far conoscere meglio i due protagonisti. Un libro che condensa la passione per il cinema e la mescola alla vita, al viaggiare, al crescere insieme, all’esaltarci per un particolare.
Tu hai colto molti aspetti del nostro libro. L’editor ci disse che era un prodotto che andava gustato, che un lettore doveva andare a cercarsi certe location e che non sarebbe stata una normale guida di viaggio ma esperienza vissuta ed emozione creata. [L’editor] ci ha creduto inizialmente più di noi ed ha avuto ragione.
Poi alcuni l’hanno apprezzato in un senso, altri in un altro, chi è più per la prima parte frastagliata come lo è un giovane, chi per l’ultima più incalzante, chi per i riferimenti cinematografici, chi per alcuni capitoli, chi per niente. Tutto ci sta. Però tu, insieme ad altre tre o quattro persone avete colto aspetti importanti di questo libro (ti giro uno o due link di alcune recensioni).

Ecco la recensione, a cura di Fausto Regolis per “il ViaggioLibro” (ad oggi la recensione è il terzo articolo su quella pagina). Ne ho estratte alcune righe con le considerazioni dell’autore:

Mi è capitato per caso tra le mani questo ViaggioLibro e nel cercare di interpretarlo mi accorgevo che non era il modo consono per leggerlo. In barba a qualche vizio di forma e ad una struttura non sempre fluida, io ho trovato una forza espressiva incredibile e una comunicazione dell’emozione e del sogno da risultare quasi fuori moda. Non penso possa regalare elementi per una precisa programmazione di viaggio ma la bellezza, spesso, si siede nell’attimo.

Ma torniamo alle parole di Maurizio che ci spiega come per loro si tratti di un sogno realizzato:

Siamo alla quarta ristampa, abbiamo ricevuto richieste e lo abbiamo presentato in diverse città oltre Bologna: Parma, Pisa, Firenze, Roma (per la rassegna della Regione Lazio “Conoscileuropa” [link 1 – facebook, link 2 – Roma Daily news]), Verona, Padova, Cattolica etc…
Poi arriva la citazione inaspettata (ti assicuro che l’abbiamo scoperto a Luglio e la guida era uscita a Maggio) della Lonely Planet e li il nostro “piccolo Mondo” ha avuto un sussulto; perché sin da ragazzi sognavamo un momento come questo e scherzavamo sul fatto che un giorno un nostro film sarebbe stato citato da quella guida che ci accompagnava. Si era chiuso un cerchio.
Un sogno. Tutto è stato letteralmente un piccolo, grande sogno realizzato.

Il libro ha molte pagine, condite anche da foto (potevano forse non essere indispensabili), ha devoluto parte dei proventi ad A.G.E.O.P, ed è per questo che ha un prezzo di copertina leggermente elevato (lo capiamo benissimo e possiamo anche condividerlo). Capiamo però anche le difficoltà che ha una piccola Casa Editrice per farsi conoscere, promuoversi e navigare in quel mondo che è l’editoria, che in questo caso parte dalla micro-editoria. Il libro è un oggetto tosto e sicuramente un prossimo lavoro proveremo a contenerlo di sicuro.

A.G.E.O.P. (ho cercato su internet e penso di aver trovato l’associazione a cui fanno riferimento gli autori) è una associazione che “da oltre trent’anni accoglie e assiste i bambini malati di tumore e le loro famiglie, per migliorare le loro condizioni di vita e costruire un domani senza malattia.” (dal loro sito web – maggiori informazioni le trovate su http://www.ageop.org/ ).

Sul prezzo del libro faccio solo una mia precisazione: in generale tutti i libri mi piacerebbe costassero meno, ma capisco (e conosco – seppure in parte) il lavoro che c’è dietro ad ogni singola pagina di un libro, e comprendo che in alcuni casi sia necessario un prezzo più alto di quello che io preferirei. Non è una critica agli editori o agli autori, ma solo il desiderio di un lettore accanito che vorrebbe – con lo stesso budget – comprare più libri possibile 🙂

Il nostri lavori principali rimangono comunque i video: alcuni titoli che si possono vedere (alcuni solo trailer, altri in futuro) sono opere personali e come sempre sperimentali o di un Documentario importante di prossima uscita che verrà distribuito – Il Vino nella Valle – e successivamente quel – Radiobridge – che raccontiamo nel libro, che partirà col montaggio solo a settembre e che parlerà assolutamente di Scozia e avrà un filo conduttore col libro.

Grazie ancora
Maurizio & Massimiliano

Con i saluti dei due autori arrivano anche i miei… Vi lascio ai video che Maurrizio e Massimiliano mi hanno gentilmente inviato.

E, ripeto, se progettate un viaggio in Scozia (ed io penso di tornarci fra qualche anno) leggetevi con calma questo libro che vi darà qualche spunto insolito, o una chiave di lettura diversa, su alcuni luoghi di quella terra.

Buona lettura e buona visione

Ferness: https://www.youtube.com/watch?v=ElTIoAI3zAo (un documentario sulle tracce del film Local Hero, ambientato in un piccolo paese Scozzese)

Il vino nella vallehttps://www.youtube.com/watch?v=h0LO1IvZw2I

Valsamoggia – EXPO 2015https://www.youtube.com/watch?v=WG23DJ6Ke0c

 

Tre castelli e un po’ di “foliage”

Vite americana rosso intenso

Vite americana rosso intenso

Confesso di non amare molto il termine “foliage” (parola inglese solitamente usata alla francese e che indica – più o meno – l’insieme delle foglie di una pianta e che, nel contesto autunnale, richiama i toni rossastri delle chiome degli alberi), ma sembra esser di moda e, soprattutto, è più corto da scrivere nel titolo, e quindi lo userò (santa pigrizia 🙂 ).

Approfittando dei bei giorni di inizio novembre (domenica 1, per l’esattezza), abbiamo viaggiato (io e Bea) in una zona della toscana che, in questo periodo, è veramente particolare e bella: il Casentino. Non che nelle altre stagioni sia brutta, ma è in questa stagione che si può ammirare, appunto, il “foliage”:  distese intere di fogliame dai colori viranti dal giallo all’arancione al rosso intenso.

Ecco su mappa il nostro percorso, se voleste provarlo. Ma se avete tempo fate una deviazione verso il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, che vale la pena.

Prima di lasciarvi alle foto dei luoghi, vi racconto in breve alcuni di essi.

il percorso è un anello che inizia (A) e si chiude (G) a Pontassieve. Percorre parte della statale 67 per Forlì, deviando verso  Londa, fino ad arrivare a Stia. In quel tratto, presso il valico di Croce ai Mori (B) ci siamo fermati a scattare le prime foto ai mille colori dell’autunno, fra castagni, lecci e foreste a perdita d’occhio. Prosegue poi per Porciano (C), Stia (D – piazza del parcheggio) ed il castello di Romena (E). E ritorna a Pontassieve dal passo della Consuma (F).

Castello di Porciano

Castello di Porciano

Porciano è un piccolo paese arroccato sul colle a nord di Stia, cosa che garantisce un’ottima visuale panoramica fino a Poppi e oltre. Il castello, in cima al cocuzzolo, è piccolo ma carino. Rimesso in sesto dagli attuali proprietari e gestito, nel periodo estivo, da volontari (nessun biglietto di ingresso, ma è possibile lasciare un’offerta). Al suo interno si trovano vari oggetti dell’uso contadino ed una spiegazione dei lavori di restauro. Dal piano più alto si gode di una buona visuale. All’inizio del paese, lungo la strada che vi arriva, si trova un piccolo parcheggio. Il paese ha solo vie pedonali, ma è anche molto piccolo ed è piacevole passeggiarci in mezzo. La torre (anzi, le torri) del castello, in parte coperte di vite americana, hanno un colpo d’occhio veramente spettacolare. Attenzione, il castello è aperto (visitabile) solo i giorni festivi da Maggio ad Ottobre (noi abbiamo avuto fortuna a trovare l’ultima apertura della stagione). Potete sfogliare questo volantino per maggiori info.

Palagio di Stia

Palagio di Stia

A Stia troverete, invece, una ricostruzione (datata inizi del ‘900) di un “palagio“, un palazzo signorile anticamente appartenuto ai conti Guidi. Al suo interno si svolgono mostre, ma quando siamo passati noi era tutto chiuso. Il palagio si trova dentro l’omonimo parco, piccolo ma carino (il punto D nella mappa indica il parcheggio a ridosso del parco) – se avete bisogno di fare rifornimento d’acqua, sotto una moderna copertura, nel parco, trovate alcune fontanelle.

Merita una visita (da svolgere tranquillamente a piedi) anche la parte vecchia della cittadina, che trovate scendendo a destra rispetto al parco. Vicoli, portici, piazza centrale con la fontana. E se è aperta entrate nella Pieve che contiene alcuni lavori (fra le altre cose) dei Della Robbia. Unico problema, almeno per noi: non abbiamo trovato un ristorantino dove mangiare qualche specialità del luogo. I tre che abbiamo visitato erano tutti pieni.

Può meritare un salto anche a Pratovecchio (5 minuti di auto), ma è meno caratteristico di Stia. Però a noi è piaciuto perché abbiamo trovato da mangiare :-). Carini i portici e la piazza centrale, ma con un aria più “moderna” rispetto a Stia. Una delle strade per arrivare a Romena passa dalla piazza centrale (cercate via Arno nella mappa sopra): valutate voi se fermarvi oppure no.

Castello di Romena

Castello di Romena

Se vi va di camminare un po’, seguite in auto le indicazioni per Castello di Romena (e non per la Pieve). Appena inizia il filare di cipressi parcheggiate e raggiungete il castello a piedi seguendo la strada sterrata (sono circa 300 metri). Il complesso è molto carino e vale i 3 Eur a persona per l’ingresso. E’ rimasto poco della struttura originale (ricostruita in una delle sale) ma quel poco è affascinante. Se avete pazienza di leggere le varie storie e ricostruzioni scoprirete sia che Dante fu ospitato nel castello, sia che un episodio storico (inserito poi nella Divina Commedia) si è svolto lì, sia, infine, che l’idea dei gironi infernali, a Dante, potrebbe esser nata da una particolare usanza “carceraria” in atto nel castello. Ma vi lascio scoprire tutto da soli (è facile, basta seguire il link sul castello messo qualche riga sopra 😉 ).

Dal Castello potete proseguire a piedi fino alla Pieve di Romena, anch’essa molto particolare, in stile romanico e con deliziosi capitelli. Presso tale Pieve vive la “Fraternità” omonima. Purtroppo ho potuto fare solo una paio di foto da esterno, in quanto dentro era in corso la S. Messa. Visitata la Pieve potete tornare all’auto a piedi, lungo la via asfaltata (c’è un pezzo di 50 metri in ripida salita, poi diventa più morbida). Se invece volete fare in auto, c’è una comoda strada asfaltata che dal castello (o meglio, dall’inizio del filare di cipressi) porta alla Pieve.

Infine, sul paese della Consuma c’è da dire che è il luogo adatto per fermarsi per una merenda: al valico c’è uno chalet dove è possibile trovare della buonissima schiacciata ripiena (quella ai porcini è meravigliosa). Si gode anche di un bel panorama sui monti che circondano la zona (ma quando siamo arrivati noi era già buio e si vedeva poco). Scendendo in paese (direzione Firenze) si trova invece un alimentari dove fanno una schiacciata (non ripiena ma “ripienabile” con vari tipi di affettati) altrettanto buona. Devo dire una di quella in cui la reazione di Maillard si esprime al meglio: morbida dentro ma dalla crosta croccante e con un leggero retrogusto dolce che contrasta deliziosamente col salato tipico di questo alimento 🙂

Ed ecco una panoramica dei posti, fotografati durante il viaggio. Spero vi sia piaciuta questa gita ed abbiate voglia di farla anche voi, magari a primavera, quando i boschi si rinnovano, o in pieno inverno, quando la neve imbianca i monti, o in estate, con una bella passeggiata nelle ombrose foreste 🙂

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Girovagando sulla francigena (escursione con Le Vie Narranti)

IMG_0007Fra un libro ed un altro mi piace anche farmi qualche passeggiata per “leggere” il territorio nei miei dintorni (lo ammetto, sono di una ignoranza spaventosa in merito: conosco pochissimo la storia di una terra tanto ricca come la Toscana). Mi è capitata l’occasione di partecipare ad una escursione guidata da Paolo (che è guida ambientale), con l’associazione nel contesto del suo progetto di promozione del territorio Le Vie Narranti. Il percorso prevedeva la partenza da Abbadia Isola, nei pressi di Monteriggioni (vedi mappa sotto), con un passaggio lungo un pezzo della “via francigena” ed il ritorno ad Abbadia nel pomeriggio, dopo circa 17 chilometri di camminata nella natura, fra boschi di leccio e antichi sentieri. Ma sul percorso lascio parlare la mappa:

Come dicevo sopra, ignoro tanto dei luoghi in cui vivo o che, essendo vicini, visito. Per esempio Monteriggioni, cittadina medievale, la conosco perché ci ho passato qualche ora, magari con amici, in estati passate, ma non ne conosco la storia. Grazie a questa escursione ho imparato qualcosa. Certo, rimane ancora molto, ma adesso ho qualche chiave di lettura in più del luogo e della sua storia. Lo stesso dicasi per la “via francigena”: sono anni che ne sento parlare, ma se dovessi spiegare cosa sia non lo saprei (anzi, non lo avrei saputo) fare.

La via francigena (musica da documentario in sottofondo, grazie) è un percorso – ricostruito sulla base del diario del vescovo Sigerico – che collega Canterbury a Roma. Nel medioevo i pellegrini che si recavano presso i luoghi di culto (fra cui, appunto, Roma)  potevano contare su una “rete” di ospitalità legata a varie pievi sul territorio (gli ospitali). Non esisteva (come viene proposto oggi) un percorso esatto, tracciato ed indicato, ma i pellegrini si spostavano da ospitale ad ospitale in direzione del luogo di culto.

In questi anni, vari enti (Regioni, Stati, associazioni) hanno ricostruito ed attrezzato un cammino che idealmente ripercorre il tracciato descritto nei diari di Sigerico, il vescovo che – mentre tornava da Roma alla sua Canterbury – si mise a descrivere tutte le soste che faceva lungo il viaggio. Il percorso non è preciso per vari motivi, ma tocca con una buona approssimazione i luoghi descritti nel diario. Per esempio il tratto che noi abbiamo percorso (Abbadia Isola – Monteriggioni e oltre) non sarebbe potuto passare, all’epoca, dentro le mura della cittadella (essendo avamposto militare solo poche persone autorizzate potevano entrarci – ci ha raccontato Paolo), ma è comunque molto suggestivo. Per questo vi lascio alle foto scattate. Peccato che la mattina abbia piovuto (e ci abbia costretto a tagliare un po’ il percorso), perché questa escursione è veramente una gioia per gli amanti della natura.

Un ultima nota: durante l’escursione ci siamo fermati (per riposarsi e rifocillarsi) presso Casa Giubileo, sul Montemaggio, luogo di un eccidio di partigiani. Altro tuffo nella storia, stavolta più recente, che ha fatto della Toscana quello che oggi è: bella e libera. La casa è gestita da varie associazioni, in accordo con l’Istituto Storico della Resistenza Senese: noi abbiamo trovato i volontari del Bosco Fuoritempo, che organizzano varie attività, alcune legate alla storia del luogo. Un gruppo di belle persone che ci ha accompagnato a rivivere quel momento storico…

Infine: maggiori info sulla via francigena le trovate sul web ufficiale e su wikipedia.

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Scacco alla torre (Marco Malvaldi)

(dal sito dell’editore)

Lo confesso: è da marzo 2015 che questo libro riposa sornione sul tavolo di sala, vicino alla tastiera del PC, in attesa, paziente e tranquillo, che mi dedicassi nuovamente a lui. Nuovamente perché, finito agli inizi di marzo, era mia intenzione recensirlo in maniera speciale, visto che può fregiarsi di ben tre categorie di questo blog: Letture (perché, fisicamente, è un libro), Viaggi (perché è quasi una guida turistica) e Immagini (perché ho fotografato alcuni dei luoghi di cui parla).

Insomma, non è uno dei “soliti” romanzi di Malvaldi, in cui l’autore intreccia i suoi spunti fantastici relativi ai personaggi, con alcune caratteristiche reali del paesaggio toscano e con lo strano e schietto carattere dei suoi abitanti. Questo libro è una guida turistica. O quasi. Non ci troverete la sezione “per dormire”, non ci troverete la storia dei monumenti (a parte qualche eccezione), ma vi ritroverete a viaggiare per Pisa accompagnati da un amico che, abitando in quella città, può indicarvene tutti i segreti. Ma soprattutto senza lasciarsi monopolizzare da quel magnifico monumento che frotte di turisti di tutto il mondo adorano ma che pensano sia l’unico presente: la torre pendente. Sì, perché Marco ci porta a scoprire piccole cose: da gioiellini come la chiesetta di Santa Maria della Spina, ad alcune sedi storiche universitarie, alle piazze e le vie caratteristiche della città e dei dintorni (come la certosa di Calci). Certo, c’è anche Piazza dei Miracoli con la sua e la Torre, il Battistero, il Duomo, ma li scopriamo solo dopo aver fatto un largo giro.

Sempre in quel marzo 2015 mi è capitato di tornare per l’ennesima volta a Pisa: avevo due ore libere e mi ero portatola macchina fotografica. Volevo in parte scoprire con gli occhi ciò che Malvaldi aveva raccontato nel libro, e in parte vagabondare a caso per le viuzze del centro. Peccato che fosse una giornata piovosa… Confesso che, da buon toscano, son capitato più volte a Pisa negli ultimi anni ma, da buon fiorentino, l’ho forse guardata un po’ dall’alto in basso (eh, si sa: non è mai corso buon sangue fra Pisani e Fiorentini, ma son cose del passato per fortuna). Quindi grazie a Marco che, in parte, me l’ha fatta riscoprire.

Un accenno sul libro: prima di tutto vi consiglio di leggerlo prima di recarvi per (almeno) due giorni a Pisa, perché vi porta fuori dalle rotte turistiche convenzionali. E poi di rileggerlo dopo, che vi farà ricordare qualche dettaglio che vi siete persi durante la visita. Si legge male, secondo me, durante la visita: non è una guida e potrà aiutarvi poco quando vi troverete davanti a qualche monumento (in quel caso può venirvi incontro Wikipedia o – meglio ancora – una buona guida cartacea / elettronica). Ci sono un paio di consigli sul dove e cosa mangiare, c’è un abbozzo di percorso, ma non ci sono tutte le info turistiche. Ed è giusto così: l’autore vuole farci conoscere la sua città, ma non è una guida professionista e alcuni dettagli specialistici li lascia ad altre fonti. Il libro, in 127 pagine per 10 Eur, vi racconta semplicemente quello che Marco ha visto da studente universitario e vede tutt’ora nella sua città.

Due consigli per cogliere l’occasione di visitare Pisa. Il primo: al Palazzo Blu, sul lungarno, vengono organizzate mostre di arte di un buon livello. Io a volte approfitto di queste occasioni per godermi un pizzico d’arte e poi passare qualche ora in città. Il secondo: se potete, andate a giugno, quando, per festeggiare San Ranieri, il santo patrono, il lungarno viene illuminato da migliaia di candele disposte a disegnare arabeschi sulle facciate delle case, e a sera diventa palcoscenico per un meraviglioso spettacolo di fuochi d’artificio. C’è tanta gente (io non amo molto la folla) ma vale decisamente la pena.

Più sotto aggiungo qualche foto della mia passeggiata in una Pisa piovosa a marzo 2015. Però, per stuzzicare l’appetito, eccovi le prime due pagine del libro: preparatevi a ridere a crepapelle 🙂

L’idea di questa guida ce l’ho da molto tempo. Io, infatti, per molto tempo ho abitato nel quartiere di Sant’ Antonio, e per andare all’università attraversavo l’Arno sul ponte Solferino. Quotidianamente. E, quotidianamente, vedevo mandrie di turisti attraversare il ponte. Turisti di tutte le specie – americani in pantaloncini con due autobotti di lardo al posto delle gambe, giapponesi mingherlini a coppie o a frotte, tedeschi in libera uscita con una lattina di birra in mano e otto in corpo – che attraversavano il ponte che li portava verso il Fatidico Obiettivo.

La Torre.

Non la Piazza dei MIracoli, badate bene, che già sarebbe troppo sperare: no, la Torre che pende. La Torre e solo la Torre. A Pisa, come è noto, non c’è altro.

A volte, questi figuri si fermano in cima al ponte con la mappa in mano, e cercano di capire se sono sulla strada giusta; a volte, invece, marciano spediti, guidati da un apposito pastore in cappellino e bandierina, o confortati da un telefonino con mappe satellitari sul fatto di essere sulla strada giusta.

Non ce n’è uno che si fermi e che si volti a destra. Ed è un peccato.

Perché, se qualcuno lo facesse, noterebbe che sulla riva del fiume, a circa trenta metri dal ponte, c’è una chiesetta meravigliosa.

 

Ed ecco una carrellata di foto scattate in quella giornata piovosa…

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Buona lettura e buona visita di Pisa!

Quei collegamenti che non ti aspetti…

E’ buffo come, a volte, non sai niente delle cose che “conosci”: ne hai sempre sentito parlare, sai che esistono, ma ignori la storia o tutta una serie di dettagli che, appena li scopri, ti sorprendono.

GalieloHarryPotterFra le notizie che guardavo questo pomeriggio, una ha attirato la mia attenzione: Il CICAP sponsorizzava un incontro in cui si parla di “Galileo & Harry Potter” che – cercando info – ho scoperto essere un libro scritto da Marco Ciardi ed edito da Carocci. Da quello che vedo nel sito dell’editore è una carrellata di personaggi famosi (Galielo, Newton, Leopardi, Kant) alle prese con temi scientifici e dove il maghetto (e altri personaggi di fantasia) si mescolano ai personaggi reali (recensione della rivista Query) . Interessante, da tenere presente per future letture.

Ma quello che ha attirato la mia attenzione è che l’incontro si svolge a Montereggio, in provincia di Massa. Una meta, mi sono detto, potenzialmente raggiungibile da Firenze per una “toccata e fuga”. Quindi verifico dove si trova Montereggio: è un “piccolo” paesino medievale arroccato sulle montagne della Lunigiana, praticamente sulle Alpi Apuane al confine fra Toscana e Liguria. Eccoci, la toccata e fuga non è fattibile: l’ultima parte di strada, curvosa, montana, fa considerevolmente aumentare i tempi. Niente incontro, ma magari può meritare una gita di un giorno, in futuro, visto che il paese sembra carino.

Ma torniamo all’incontro, che fa parte – scopro – della “Festa del Libro 2015” (l’evento citato sopra si svolge martedì 25 alle 19). Allora mi domando: cosa ci fa una festa del libro in un paese così piccolo? Carino, certo, ma poco raggiungibile. Però, sfogliando il programma, scopro due cose: la prima è che è un programma ricco, con personaggi importanti (premi Strega, premi Campiello, premi Bancarella) e libri belli tosti da presentare. E la seconda è che il prestigioso premio Bancarella – per l’appunto – è nato proprio in zona (e poi si è trasferito a Pontremoli). In questa pagina, molto ben fatta, si narra la storia della nascita del premio, e fa riferimento ai librai di Montereggio e delle frazioni vicine.

Bancarella perché – curiosando nelle vicende storiche – scopro che gli abitanti erano venditori di libri e piazzavano, in estate, le loro bancarelle in giro  per la padania (e poi per mezza Italia). Montereggio è rinomato come “paese dei librai”: già intorno al 1500, sembra, persone che magari non sapevano neppure leggere, si caricavano le spalle con una gerla piena di libri e scendevano in pianura (padana) a venderli. Dalla semplice gerla siamo passati alla bancarella per arrivare, poi, all’apertura di librerie sia in Italia che all’estero. Ed ora Montereggio fa parte del network “Booktown.net“, cioè  – molto sinteticamente – le città ed i paesi dove si svolge una intensa attività libraria (o dove si cerca, con varie iniziative, di promuovere attività letterarie).

Perché proprio il commercio di libri non lo so (fra l’altro contrabbandavano anche libri proibiti fra i vari staterelli presenti all’epoca). L’unica cosa che ho notato è che il paese si trova in un luogo strategico per il valico fra Liguria e valle padana (non per niente è riportato anche nelle mappe della Galleria vaticana delle Carte Geografiche, dove i pontefici – probabilmente – verificavano l’estensione dell’impero e marcavano i territori più importanti): una parte del flusso commerciale fra i porti (Genova e La Spezia) e le regioni del nord Italia passava di lì, e loro ne hanno approfittato commerciando in qualcosa di particolare. Sul sito di Montereggio c’è un ingrandimento della suddetta cartina (seconda foto). Mi sembra ne vadano molto orgogliosi, gli abitanti di Montereggio 🙂

Insomma, di stupore in stupore mi sto riproponendo, appena mi sarà possibile, di andare a fare un viaggetto in quella zona, di fermarmi qualche ora fra Piazza Mondadori e Piazza Rizzoli (sì, la toponomastica attinge – da qualche anno – a grandi famiglie di editori o personaggi legati alla letteratura) e di respirare un po’ l’aria dei libri passati, presenti e futuri. E, magari chissà, farmi una camminata nei dintorni (vedo ci sono alcuni sentieri di trekking che sembrano molto carini) e scattare qualche bella foto. Forse non ce la faccio per la Festa del Libro, ma tengo il paese fra le tappe da visitare in una bella domenica di sole.

Buona passeggiata (a chi potrà andare) in paese, fra libri e autori, per la festa del libro!

P.S.: ho anche scoperto che Marco Ciardi, l’autore del libro, è di Montereggio. Insomma: gioca in casa…

P.P.S.: mi sa che sia un buon posto, anche, per gustare meravigliosi prodotti gastronomici 😛