Viaggare in giallo (AA.VV.)

Caro signor Sellerio, grazie per una nuova serie di avventure dei nostri beniamini.

Sì, il libro è un nuovo appuntamento della serie “…in giallo” dell’editore Siciliano. Serie che vede i nostri eroi impegnati in vari contesti, in questo caso il viaggio. Dove il viaggio è interpretato, però, in modo diverso (dalla crociera al viaggio premio al semplice spostarsi in un luogo diverso per una indagine). Come sempre abbiamo 6 racconti, più o meno brevi (se ho fatto bene i conti Savatteri vince per lungheza mentre Malvaldi batte tutti in cortezza), più o meno intensi, ma tutti apprezzabili durante una sosta dei nostri viaggi (sotto l’ombrellone, all’ombra di un abete, su un treno o su un pullman – in quest’ultimo caso però, leggete la Gimenez-Bartlett dopo che siete scesi 🙂 ). Diamo una breve occhiata ai racconti, senza svelare troppo.

Per trasparenza: il voto da me assegnato rispecchia i miei gusti. E’ solo un modo “veloce” per dire chi mi è piaciuto di più e chi meno.

Antonio Manzini colloca il vicequestore Schiavone su un treno per Roma “Senza fermate intermedie”. In realtà Schiavone ci sale, su quel treno, per evitare una rottura – come dice lui – di coglioni di altissimo livello (la festa della polizia), sostituendola con una di livello sempre alto, ma minore (una riunione condominiale). Insomma, un viaggio di piacere. Senza contare che sullo stesso treno trova il collega anatomopatologo, e insieme si imbattono in una morta: una persona anziana a cui è preso un coccolone quando ha scoperto che le erano stati rubati i gioielli. I due, insieme al capotreno, indagano e Schiavone, con la sua solita arguzia, riesce a capire come fanno, dei gioielli, a scomparire da un treno – appunto – senza fermate intermedie. Schiavone è uno degli antieroi che preferisco, e Manzini riesce sempre a rapire i lettori con quel giusto mix di mistero e rivelazione. Fino a spiegare tutto solo nel finale. Voto: 9.

Francesco Recami, invece, ci porta a trovare “Il testimone”, nonno Consonni. E noi facciamo il viaggio con Enrico, il nipotino, e la mamma. Il racconto è tutto scritto dal punto di vista del bambino, di 5 anni, e delle sue interazioni coi grandi. Tant’è che in alcuni momenti sembra scivolare nell’assurdo, ma senza  caderci mai. In questo caso (ma come sempre coi protagonisti della casa di ringhiera) non si tratta di un giallo vero e proprio, anche se ci sono elementi di mistero – che Enrico percepisce come strani ma di cui si cura poco. E’ il viaggio in sé che fa il racconto, col bambino che si stupisce, si perde, si emoziona, si stanca… E vede cose che non dovrebbe vedere, proprio come era successo al nonno. Ma come le vivrà? Non vado pazzo per questi racconti, ma questo un 7 se lo merita.

Marco Malvaldi ci porta “In crociera col cinghiale”. E già qui – se si conosce il personaggio e a cosa ci si riferisce col “cinghiale” – si iniziano a pregustare grasse risate. Massimo è in missione per conto della sua fidanzata Alice (che, per lui, è come Dio per i Blues Brothers), e – per copertura – ha coinvolto una serie di confratelli della loggia del cinghiale, un gruppo di persone dedite al cibo, al bere e – soprattutto – alla goliardata senza freni. Diciamo un omaggio ed un richiamo agli “Amici miei” di tanti anni fa. Lasciamo perdere cosa combina la confraternita, che è uno spassoso contorno al mistero che deve risolvere Massimo, il quale non capisce come possano avvenire certi furti, tutti ai danni di croceristi di quella nave. C’è sicuramente qualcuno, sulla nave, che spiffera a dei compici le informazioni necessarie, ma chi sarà fr a le igliaia di perosne dello staff? E come farà a carpir quelle informazioni? Voto: divertimento 9,5, giallo 8, lunghezza del racconto 6,5 (un buon Malvaldi non basta mai).

Gaetano Savatteri ci racconta “La segreta alchimia” che guida le vicende del suo protagonista, Saverio La Manna. La scena iniziale è degna dei migliori film comici e solo quella ti apre al sorriso per l’intera giornata. Ma non ve la anticipo: godetevela direttamente dall’autore. Fatto sta che Saverio e Peppe Piccionello vincono un viaggio a Praga. Saverio vorrebbe andarci con la sua ragazza, ma Peppe si organizza per una “doppia” coppia, di cui una delle due decisamente strana (ed anche qui non vi anticipo niente). Ma l’intrigo internazionale è alle porte, sotto veste di una decisamente bella spia che si siede, in aereo, vicino a Saverio. Quali segreti nasconderà? E perché si dimostra particolarmente affettuosa con lo scrittore? Ma, soprattutto, una cosa che si chiedono tutti i maschi di questo mondo: perché queste cose succedono solo in televisione o nei libri e mai a noi, dal vivo? Insomma, nell’affascinante Praga Saverio coinvolge Suleima (la sua ragazza) in una avventura un po’ meno romantica di quello che si aspettavano, una specie di intrigo internazionale dei giorni nostri, riuscendo a cavarne le gambe (anche nonostante i guai che combina Piccionello). Avventura che garantisce sommo divertimento al lettore. Voto: 9,5. Attento Malvaldi che Savatteri potrebbe passarti avanti…

Alessandro Robecchi ci porta alla ricerca del cane “Killer. (Una gita in brianza)” insieme ai suoi personaggi Falcone e Monterossi, una specie di coppia Holmes-Watson italica. Investigatore privato il primo, dotato di particolare acume, e assistente, il secondo, nonché osservatore e raccontatore delle storie. Sono chiamati da un facoltosissimo industriale per ritrovare il cane rapito alla sua amante. Ma ovviamente sotto si nascondono altri giri e Falcone capisce subito che è quelli che deve scovare, il cane è solo un pretesto. E così fa emergere la truffa che una persona stava cercando di perpetrare ai danni del committente. Voto 6,5: è, ripeto, una questione di gusti personali, ma a me non piace molto lo stile usato né apprezzo più di tanto il personaggio di Falcone… Il giallo c’è, ma non riesco a godermelo fino in fondo.

La Gimenez-Bartlett ci propone “un vero e proprio viaggio”, almeno per i canoni del viceispettore Garzon, assistente di Pedra Delicado. Un vero viaggio non è tale se non c’è un pranzo, una cena, uno spuntino o una qualsivogla pappatoria… E mi trova pienamente d’accordo. Solo che questa volta i due devono investigare su un caso brutto brutto: una ragazza torna a casa (in un paesello della provincia) per un poche di ferie dopo tanto studio, e quando va ad aprire la sua valigia ci trova dentro un morto, fatto a pezzi. Come sia potuto accadere nessuno riesce a spiegarlo, ed anche la coppia brancola letteralmente nel buio. Ma alla fine quell’indizio rivelatore spunta fuori, e Pedra è lì pronta per coglierlo al volo, dipanando una matassa molto ingarbugliata. Voto 8,5. Ottimo racconto, ma stile un po’ lento (è lo stile che contraddistingue sia la protagonista che l’autrice), preferisco più Malvaldi e Savatteri per le calde giornate estive… Ma adesso che ci stiamo inoltrando in autunno, la Gimenez-Bartlett si legge veramente bene.

Buona lettura!

L’algoritmo definitivo : La macchina che impara da sola e il futuro del nostro mondo (Pedro Domingos)

(dal sito dell’editore)

Finalmente finito! Questo saggio sull’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale mi ha portato via un po’ di tempo. Oddio, non che ne leggessi pagine di continuo: ho rallentato i miei ritmi di lettura, e ancora per un po’ non potrò riportarli ai livelli di qualche anno fa.

Ma parliamo del libro, e non delle mie difficoltà di lettura…

Non mi interessa, in questo articolo, esplicitare in modo preciso il concetto di Intelligenza Artificiale. Diciamo solo (e molto semplicemente) che qui intendiamo un sistema (informatico) in grado di apprendere conoscenze (generiche) e sfruttarle in campi generici. Il riferimento al “generico” è d’obbligo: esistono già (e sono molto usati) sistemi intelligenti concentrati su uno specifico compito. Pensate ai sistemi di analisi che prendono decisioni finanziarie muovendo grossi capitali per conto delle banche (semplifichiamo anche qui: robot che giocano in borsa). Ne ha parlato anche Malvaldi in un precedente libro spiegando come l’assenza di alcuni controlli abbia portato ad una serie di crolli (conosciuti, nell’ambiente, come flash crash).

Certo, sistemi finanziari: talmente di alto livello che è logico ci sia dietro un analista elettronico, oltre ad uno in carne ed ossa. Ma sistemi simili si trovano anche più vicino a noi: Amazon, con i suoi meccanismi di suggerimento; i vari siti di ricerca alberghi, google con le sue ricerche… E soprattutto la “profilazione” degli utenti su internet, a scopo pubblicitario. Ecco, se vi chiedete come mai, dopo aver cercato il modello di Millenium Falcon in mattoncini Lego, vi vengono proposti – nelle varie pubblicità su qualsiasi sito andiate – tutta una serie di modellini lego legati a Guerre Stellari, è perché un algoritmo intelligente di profilazione ha intravisto un vostro interesse e vuole cavalcare il momento propizio.

Quindi, vi chiederete, questo libro spiega cosa sono questi algoritmi intelligenti, questi sistemi di IA (intelligenza artificiale) sviluppati su singoli temi? E soprattutto ci spiega come proteggerci? La risposta è: 70% no, 30% sì. L’autore, infatti, usa questi temi per introdurre alla sua ricerca, quella di un “algoritmo definitivo”, che non ha bisogno di un contesto (un tema specifico) per imparare a fare alcune cose.  Ci da, quindi, qualche suggerimento su come gestire questi motori di profilazione, ma si concentra su tutt’altro: un sistema in grado di imparare autonomamente, guardando il mondo e attingendo ai miliardi di miliardi di informazioni presenti su internet. Un sistema in grado di apprendere le cose in modo generico, una lingua come un sistema di guida di vettura. Perché proprio questo esempio? Perché attualmente, in entrambi gli ambiti, sono già stati sviluppati sistemi intelligenti confinati nel contesto: in altre parole un traduttore potrà imparare 450 lingue, ma non riuscirà mai ad imparare a guidare, e viceversa. Quello che ricerca l’autore è un sistema che – “osservando” – possa imparare autonomamente sia una nuova lingua, sia come guidare, trasferendo se necessario le informazioni fra i due contesti.

Ecco, l’autore vuol proporci un sistema in grado di imparare ad imparare, un sistema che – posto in un contesto nuovo – riesca a comprendere da solo cosa è necessario imparare per “vivere” in quel contesto, magari mutuando anche qualche idea da altri contesti appresi in precedenza (capacità di trasportare competenze fra campi di attuazione diversi). Potremo paragonarlo al cervello umano, ed infatti è proprio da questo parallelo che le ricerche della IA hanno avuto inizio.

Non sto a rifarvi tutto il tragitto compiuto dall’autore ne ad elencarvi l’indice del libro, ma cerco di indicarvi semplicemente i temi affrontati. Si parte con un po’ di storia dell’IA e le varie “tribù”, come le chiama lui, in cui si è divisa la ricerca (vari approcci e filosofie al problema: chi lo ha affrontato come una cosa fisica, chi come un insieme di probabilità, chi come un sistema che si deve evolvere così come abbiamo fatto noi umani, eccetera…). Per ogni tribù si parla di come sia stato affrontato il concetto di IA, dei successi ottenuti e dei problemi rilevati. Nei capitoli finali si parla di una possibile integrazione fra tutte esse: un castello costruito sulle fondamenta dei vari approcci, in grado di determinare quale sia l’approccio migliore ogni volta che viene proposto un nuovo problema. E l’autore – ovviamente – ha scritto il cuore di questo algoritmo. Non scritto nel libro: è un “programma” (tecnicamente non è un programma, ma mi fa comodo chiamarlo così) da lui ideato e perfezionato in collaborazione con alcuni suoi studenti, e lo propone a tutti noi: è quello che lui propone come “algoritmo definitivo”, cioè qualcosa in grado di imparare, genericamente.

Verrebbe il dubbio si tratti di un libro-pubblicità: ti descrivo una cosa, ti dico che l’ho fatta e ti propongo di comprarla). Invece il “programma” è gratuito, scaricabile da un link indicato nel libro. E per chi vuole studiare questo genere di cose è veramente una buona opportunità. Ma chi, come me, queste cose le avvicina per curiosità, conoscendo solo alcuni frammenti di questo intrigante mondo, rimane un po’ spiazzato. Non che il libro sia difficile o farcito di troppe formule: è l’approccio di un professore universitario che da sempre lavora in questo campo e trova, quindi, facile parlare di alcuni argomenti accostandoli fra loro o presumendo scontate piccole cose elementari di quel mondo, ma che chi si approccia per curiosità non comprende a fondo. Ad esser sincero è stata una lettura generalmente buona, solo in alcuni punti più pesante (mi son perso quando si parlava di probabilità Bayesiane…), ma di base filava sufficientemente liscia. Non è un romanzo, richiede un impegno maggiore rispetto ad un giallo Sellerio (che ultimamente divoro), ma questo lo sapevo fin dall’inizio.

Altra cosa che mi ha reso più difficile la lettura è una sorta di confusione nell’esporre i temi. Anche in questo caso, non si può dire che un capitolo sia un accozzaglia di cose: come nei buoni libri, un capitolo tratta un tema da cima a fondo. Ma, quello che a me sembra, è che l’autore intercali nel tema alcune cose diverse (aneddoti, riferimenti storici, riferimenti ad altri contesti/tribù) non strettamente necessarie per spiegare il tema. Mi spiego meglio con un esempio: se presentando questo libro avessi scritto “Ho letto un libro fantastico che parla di intelligenza artificiale; me lo aveva consigliato mio cugino – quello che 2 anni fa era arrivato secondo al concorso fotografico con una foto di un cielo stellato scattata dalle dolomiti quando era andato in gita con la scuola ed avevano passato la notte a bivaccare cantando sotto le tre cime di Lavaredo  – e l’ho trovato molto interessante”, tutta la parte centrale vi aiuterebbe a comprendere il concetto o vi spiazzerebbe? Ecco, ho avuto una sensazione generale di “arruffamento” dei concetti come nella frase da me esposta sopra… Di base non è un problema, e – anzi – alcune digressioni forse aiutano ad alleggerire l’argomento (e, lo confesso, ho apprezzato alcune curiosità, anche se poi ho dovuto faticare un attimo per riprendere il filo). Però, in generale, rende più faticosa la lettura.

Insomma, so che bramate di sapere se consiglio questo libro. No, non a tutti: chi già ha letto qualcosa sull’argomento, chi ci “aggeggia” un po’ (ma senza essere esperto) potrà trovare molte cose in questo libro. Mentre chi  esperto probabilmente già conosce molto di quello che è stato scritto. E chi volesse solo avere una introduzione all’argomento potrebbe trovare libri più leggeri. Insomma, la mia impressione è che sia un’opera tagliata per persone specifiche, che si interessano amatorialmente dell’IA. Chi già ne sa di più, e chi è interessato ad una piccola infarinatura, deve rivolgersi altrove.

Chi volesse acquistarlo, si prepari a spendere 21,15 Eur (prezzo Amazon), oppure 9,99 Eur in formato Kindle. Trattandosi di saggio il prezzo sarebbe giustificato, ma – col senno di poi – a me è rimasto un po’ indigesto.

Comunque sia: buona lettura.

[Anteprima] Non c’è più la Sicilia di una volta (Gaetano Savatteri)

Sì, ne sono consapevole, latito da questo blog sapendo di latitare… Ma prometto di tornare a scrivere (ma soprattutto a leggere) in tempi brevi.

Per ora volevo segnalare questa novità editoriale (che ormai tanto novità non è, visto che è già in libreria da circa 1 settimana): uno sguardo su una Sicilia moderna e sempre più distante dai consueti stereotipi, a cura di Gaetano Savatteri, siculo scrittore di recente (per me) fama. A vedere la bio su Wikipedia, scrive da molto tempo, mentre io l’ho scoperto solo nel 2014, grazie alle raccolte in giallo della Sellerio (ne: La crisi in giallo, Turisti in giallo, Il calcio in giallo) e mi è piaciuto molto sia per lo stile sia per gli intrighi che riesce a gestire nelle storie (che, appunto, diventano molto intriganti).

Questa volta il libro, a leggere la descrizione, sembra una guida alla scoperta della Sicilia, ma senza andare a fare concorrenza alle “vere” guide turistiche. Un po’ come fece Malvaldi raccontando la sua Pisa… Da quel che si capisce dall’indice (PDF presente sul sito dell’editore) Gaetano ci porta a conoscere una Sicilia moderna e attraente, diversa dagli stereotipi (per citarne due, mafia e machismo) che fin’ora l’hanno circondata. Ci racconta curiosità sulla sua terra e ce la fa scoprire nello stesso modo in cui ha fatto anche Camilleri con Montalbano e altre sue storie.

Mi fermo qui, vi lascio ad un articolo su Huffington Post (una breve intervista con Savatteri) e la presentazione sul sito Laterza (l’editore). E se il 18 Marzo siete a Roma, alle 18 presso l’Auditorium Parco della Musica trovate l’autore (evento indicato dal sito Laterza).

280 pagine per 16 Eur (9,90 in e-book): per ora non faccio commenti sul prezzo (devo valutare fisicamente il libro). Sapete (chi legge costantemente questo blog) che mi immagino, per libri simili, un prezzo intorno ai 12 Eur, ma al momento non ho ancora verificato né il contenuto né il supporto fisico (il libro). Posso solo dire che è un prezzo decisamente più basso rispetto ad una buona guida turistica, mentre è leggermente più alto rispetto ad un romanzo. Ovviamente su Amazon lo trovate col solito sconto del 15% (13,60 Eur).

Se qualcuno lo ha già letto commenti pure 🙂

Buona lettura!

P.s: per i più pigri, a cui pesa anche fare un click (li conosco bene, sono anche io estimatore questo stile di vita), includo un frammento della presentazione dal sito Laterza.

«Non ne posso più di Verga, di Pirandello, di Tomasi di Lampedusa, di Sciascia. Non ne posso più di vinti; di uno, nessuno e centomila; di gattopardi; di uomini, mezz’uomini, ominicchi, pigliainculo e quaquaraquà. E sono stanco di Godfather, prima e seconda parte, di Sedotta e abbandonata, di Divorzio all’italiana, di marescialli sudati e baroni in lino bianco. Non ne posso più della Sicilia. Non quella reale, ché ancora mi piace percorrerla con la stessa frenesia che afferrava Vincenzo Consolo ad ogni suo ritorno. Non ne posso più della Sicilia immaginaria, costruita e ricostruita dai libri, dai film, dalla fotografia in bianco e nero. Oggi c’è una Sicilia diversa. Basta solo raccontarla.»

L’immagine della Sicilia è legata a tanti capolavori della letteratura e del cinema di ieri. Ma leggere la Sicilia attraverso gli occhi degli autori del passato è come andare in giro con una guida turistica di un secolo fa. Gaetano Savatteri ci restituisce un volto inedito e sorprendente dell’isola. Accanto alle rovine greche scopriremo i parchi di arte contemporanea più estesi d’Europa. All’immagine di Corleone si affiancherà quella di una Sicilia urbana e metropolitana. Invece della patria del machismo conosceremo il luogo in cui è nata la prima grande associazione in difesa dei diritti degli omosessuali. Al posto delle baronesse troveremo una generazione di donne manager e imprenditrici. E ancora, incontreremo un panorama letterario, musicale, teatrale tra i più vivaci di oggi. Con buona pace del Gattopardo, non è vero che in Sicilia tutto cambia perché tutto rimanga com’è: sull’isola, negli ultimi anni, quasi tutto è cambiato.

Nuova edizione de “La macchina del tempo” di Wells

Notizia veloce veloce…

Sta per uscire (fine febbraio) per Einaudi una nuova edizione de “La macchina del tempo“:

Il capolavoro della letteratura fantastica nella nuova scintillante traduzione di Michele Mari

Ho sempre apprezzato il film (quello del 2002), tanto che me lo son  visto due volte, e mi ha sempre incuriosito l’autore (che ha scritto un altro – a dire di molti – capolavoro di fantascienza: “La guerra dei mondi“, sviluppato in vari film, l’ultimo del 2005 con Tom Cruise e diretto da Steven Spielberg), quindi penso di non farmi scappare questa edizione.

Come dice il sito Einaudi, si tratta di una nuova traduzione a cura di Michele Mari, che è scrittore e saggista, nonché traduttore (fra l’altro) de “L’isola del tesoro” di Stevenson (edizione Rizzoli 2012). E sapete che un buon traduttore è necessario per certi capolavori: a vedere alcune info del traduttore su Wikipedia pare proprio che possa valere la pena acquistare questa edizione del libro.

Sembra, insomma, promettere bene: ve ne parlerò meglio, però, dopo aver letto il libro. Se, però, qualcuno di voi ha altre indicazioni, le aggiunga nei commenti!

Buona lettura!

7-7-2007 (Antonio Manzini)

(dal sito Sellerio)

(dal sito Sellerio)

Una data quasi magica, con questo rincorrersi di “7”, è quella che ha cambiato drasticamente la vita a Rocco Schiavone: finalmente viene concesso a tutti i lettori di sapere cosa è accaduto.

Per quei pochi che non sanno chi è Schiavone: vice questore di Polizia nella Capitale, non molto amante delle regole, combina qualche casotto (ne “La pista nera” accenna ad aver picchiato a sangue un pedofilo) e viene trasferito ad Aosta. Ma prima di andare ad Aosta lo si conosce all’opera a Roma: in una estate calda e afosa risolve alcuni delitti col suo innato fiuto. Con un aria sempre triste, da cane bastonato, mal supporta le autorità e le regole imposte, ha un senso di giustizia tutto suo (nei fondamenti molto vicino alla “Giustizia”, ma con interpretazioni personali sugli aspetti “secondari”), è irriverente, ed ha tre amici delinquenti con cui è cresciuto e che a volte lo aiutano a risolvere i casi ancor meglio dei suoi agenti (sia perché alcuni agenti non sono propriamente svegli, sia perché i 4 amici, insieme, scavalcano qualche “regola” che Rocco – col suo lavoro – dovrebbe rispettare). Se volete saperne di più c’è sempre Wikipedia 🙂

Ma concentriamoci su un aspetto di Rocco: l’aria sempre triste, da cane bastonato, anche quando è in compagnia degli amici. Una volta era felice, prima di quella fatidica data: era riuscito a far pace con sua moglie Marina, donna bellissima e intelligente, restauratrice di opere d’arte (Rocco è appassionato di arte, ma non so se lo è diventato dopo aver conosciuto Marina o lo era già prima). Ma è successo qualcosa che gliel’ha portata via.

Ora, chi legge i romanzi di Manzini sa che Marina – da allora in poi – è un fantasma che accompagna Rocco nei momenti in cui si trova a casa da solo: è la sua coscienza, è lo stimolo che lo punzecchia ad andare avanti, è la compagnia nel momento di solitudine. Nel proseguo di questo post vedremo come e perché Marina è morta, e cosa è successo dopo. Se non volete saperlo, se volete gustavi il libro, chiudete qui!

 

(righe vuote per chi è indeciso se proseguire o fermarsi…)

 

Ok, volete continuare… ricordate cosa è successo ad Aosta un paio di romanzi fa (in “Non è stagione“)?  Rocco ospita una amica, la moglie di uno dei suoi tre compagni di una vita. C’è stata una piccola crisi fra loro e Rocco decide di aiutarla ospitandola per qualche giorno. Ma un bastardo delinquente, che ha un conto in sospeso (non si sa per cosa) con Rocco, entra in casa sua e spara alla figura stesa a letto, inconsapevole fosse l’amica e non il vice questore stesso.

Questo assassinio pesa sulle spalle di Rocco-persona, perché era veramente affezionato all’amica, ma pesa anche sulle spalle di Rocco-vice questore, perché gli scatena contro la stampa e, in parte, l’opinione pubblica. I suoi superiori, allora, lo costringono a raccontare la verità. Chiuso in una stanza con loro, Rocco sputa fuori quasi tutto ciò che successe nella fatidica estate romana del 2007. E il suo racconto è racchiuso in questo libro.

Come dicevamo prima, in quell’estate Marina aveva scoperto un lato poco nobile di Rocco. Non tornavano i conti (nel senso letterario della parola, dato che erano conti bancari): c’erano troppi soldi per lo stipendio da vice questore. E anche la scusa della vecchia tipografia del padre (che Rocco tirava in ballo – si intuisce – ogni volta che doveva giustificare qualche soldo in più in tasca) non reggeva più. Rocco alla fine concede la verità a Marina: è il suo senso di giustizia che lo porta a considerare rubare a casa dei ladri come una punizione per loro: in fondo quello che hanno non lo hanno meritato e lo hanno guadagnato con la disonestà. E allora toglierlo a loro è ri-bilanciare, almeno in parte, la giustizia. Non si tratta di grosse cose: appropriazione di alcuni beni che dovevano esser confiscati, furti “mirati” verso delinquenti che non poteva perseguire legalmente… E ogni tanto qualche busta di marijuana che spariva (perché si sa che a Rocco uno spinello, la mattina, aiuta meglio a sopportare il mondo e le sue rotture di coglioni). Giustamente Marina non sopportava queste cose, per due motivi fondamentali: perché credeva nella Giustizia a soprattutto perché voleva un uomo trasparente, che non le mentisse.

Insomma, fatto sta che Rocco viene abbandonato dalla moglie, e ci sta da cani. Nel frattempo – in due momenti diversi – vengono trovati i corpi di due ragazzi, compagni di classe, uccisi in modo abbastanza barbaro. Non vi racconto i vari piccoli dettagli che permettono a Rocco di individuare una pista. Uno dei ragazzi voleva fare il giornalista: forse per “catturare” il suo primo scoop si impelaga in un giro di spaccio di droga, insieme all’amico, riuscendo a raccogliere alcune informazioni ma “fregando” uno dei boss, il quale decreta la loro morte.

Il vaso di Pandora che Rocco va a scoperchiare, per cercare di risolvere il duplice omicidio, vede coinvolta una parte della mala laziale, in combutta con criminali africani. Le informazioni raccolte dal primo ragazzo, un semplice codice di tracciamento di una spedizione marittima, permettono al vice questore di  intercettare un grosso carico di droga in arrivo al porto di Ostia, con conseguente cattura di parte della banda. Ma qualcuno riesce a scappare e decide di farla pagare a Schiavone.

Il quale, intanto, era andato a trovare Marina ed aveva provato a chiarire le cose. No, nessun finale del tipo “e vissero felici e contenti”: Marina ha ancora qualche dubbio e chiede a Rocco un grande sforzo per cambiare. Niente è dimenticato, ma c’è una nuova possibilità e Schiavone, che ama immensamente Marina, è pronto a fare di tutto perché questa si trasformi in realtà.

Ma purtroppo, in quel giorno d’estate, un sicario che vuol uccidere Rocco colpisce Marina, togliendole la vita. Erano andati insieme a prendere un gelato e mentre salivano in auto Schiavone si è accorto della macchina che stava arrivando, e si è abbassato, d’istinto, nel momento stesso in cui una raffica di proiettili stava partendo dall’arma dell’omicida. Ed i proiettili, mancando Rocco, hanno raggiunto Marina.

Chi sia stato Rocco lo sa benissimo, ma più che affidarsi ai suoi colleghi della questura preferisce chiedere l’aiuto degli amici di sempre (che, fra l’altro, l’avevano aiutato a risolvere il caso e quindi conoscevano già i personaggi coinvolti). La versione ufficiale che Schiavone racconta ai superiori di Aosta è che l’omicida è fuggito lontano, forse da dove importava la droga, e probabilmente lì è morto. Ma i suoi amici sanno, ed  anche noi lettori sappiamo, ormai, che la realtà è un’altra. Ed è legata al bastardo delinquente che, cercando di uccidere Rocco ad Aosta, ammazza la sua amica. E’ proprio il caso di parafrasare un vecchio detto e dire “vendetta chiama vendetta”. Proprio per questo Rocco, il giorno dopo la lunga seduta coi superiori, si reca a Roma: qualcuno ha intravisto il bastardo delinquente da qualche parte, e i 4 amici sono intenzionati a catturarlo. Ma non si trova, qualcuno lo ha avvisato e lui è scappato. E’ finito il romanzo, ma i giochi sono ancora completamente aperti. Vedo già l’autore scrivere un altro romanzo dove la vicenda torna nuovamente fuori.

Al di là della qualità di scrittura di Manzini, che ho apprezzato sia nei racconti “in giallo” di Sellerio, sia nei romanzi, ci sono due motivi fondamentali perché mi è piaciuto questo romanzo. Ed anche una cosa che mi ha lasciato più perplesso…

Mi è piaciuto perché finalmente si conosce per bene la storia di Rocco e Marina. Lei, da quando ho iniziato a leggere i romanzi ed i racconti, è sempre stata un fantasma che Rocco tiene stretta a sé. Lei sembrerebbe anche disponibile ad andarsene, a lasciarlo ad una nuova vita. E’ lui che non vuole ancora farla andare. Probabilmente si sente ancora un po’ in colpa (il proiettile era destinato a lui), e sicuramente la amava veramente tanto (ora che il loro rapporto era ricucito, anche più di prima): non vuole perderla, neppure adesso che manca la sua fisicità. E Rocco è uno che alla fisicità in un rapporto ci tiene.

Mi è piaciuto anche per la parte prettamente poliziesca. Ma in generale questo è successo con tutti i romanzi di Manzini: ha costruito (a mio parere sempre) un caso in modo realistico, dando anche un po’ di spessore ai personaggi (siamo a metà strada fra i gialli svedesi della Larrsen, dove pagine e pagine sono dedicate al personaggio, e i thriller alla Polidoro, dove si predilige più l’azione della psicologia del personaggio). Si legge bene, conquista il lettore perché non è troppo leggero (tutto muscoli/azione) ma neppure troppo pesante (tutto testa/riflessione). Questo secondo me penalizza un po’ la serie TV, rendendola forse un gocciolino lenta, ma nel romanzo letto va benissimo.

Sono rimasto, invece, un po’ perplesso dalla reazione di Rocco all’uccisione della moglie. E’ anche vero che Schiavone è un tipo che non fa filtrare molto i suoi sentimenti, ma a noi lettori, ai quali è concesso di entrare molto in intimità coi personaggi, pensavo venisse raccontato di più. Dal momento della morte al momento della vendetta ci sono poche pagine. Eppure Rocco avrà dovuto subire dolorosi interrogatori, strette di mano ed abbracci di colleghi ed amici, un funerale. Mi è sembrato tutto raccontato molto velocemente, per arrivare solo al momento della vendetta. ora, ricordiamoci che è Rocco che nel 2015 (anno più anno meno) racconta la vicenda, e quindi può esser normale che queste parti molto intime non finiscano nel racconto, ma mi è suonato strano. Non incoerente, semplicemente strano, troppo veloce.

Che Rocco sia disperato e pensi, anche, a farla finita lo si vede nella parte finale del racconto, quando insieme agli amici rivive gli eventi reali (e non più la versione ufficiale) della conclusione della vicenda del 2007. Che ci sia in lui un senso di vuoto lo si capisce dal fatto che in ogni momento di solitudine, ogni qual volta rientra a casa, cerca Marina, spera sia ad attenderlo. Rocco è affranto, distrutto, bastonato, abbacchiato da quella vicenda. Ma è come un buco nero: cosa accade in lui lo si cede dagli effetti su quello che sta intorno, ma oltre un certo limite è impossibile entrare, vedere, capire. Per fortuna per ora sembra abbastanza stabile, ma chissà…

Insomma, quando leggevo i racconti di Sellerio consideravo Manzini interessante. Ora alzo la mia valutazione a “molto interessante” e mi sa che inizierò a comprare anche i romanzi ancora non letti. Ah, che dura vita quella del lettore: più uno legge più si accorge di quanto ancora dovrà leggere. Peccato solo che manchi il tempo per farlo.

Quasi dimenticavo: prezzo di 14 Eur allineato come sempre ai titoli di Sellerio, col solito sconto 15% sulle grandi catene di distribuzione (Amazon, supermercati). Come dico da sempre Sellerio non ha i titoli più cari nel settore (ho visto titoli di gialli, di altri editori, a 17 eur). Però, come sempre, risparmiare qualche euro non fa male. Il mio sogno sarebbe avere un libro Sellerio a 10 Eur, ma 11.90 come indicato su Amazon va ancora bene.

Buona lettura!