Firenze Libro Aperto: luci ed ombre sulla manifestazione

Sento già un coro alle mie spalle che dice “certo, te arrivi dopo il fumo alle candele”. Anzi, in questo caso arrivo quando anche il fumo è già sparito… E’ un modo di dire per persone che dicono / fanno qualcosa ben dopo che gli altri hanno già detto / fatto da tempo.

E hanno ragione: Firenze Libro Aperto si è tenuto a febbraio. Io avevo detto che sarei andato a visitarlo e avrei scritto, ma solo ora mi accingo a farlo. Mettiamola così: sono in anticipo di 9 mesi per l’edizione 2018 🙂

Cosa è (stato) “Firenze Libro Aperto”? Il primo salone nazionale del libro che si tiene a Firenze. L’edizione 2017 si è svolta presso la Fortezza da Basso, luogo deputato ad ospitare convegni, congressi, fiere e manifestazioni. Una location veramente caratteristica ma che (prima ombra) per questo salone ha aperto solo un ingresso secondario. Non si entrava alla Fortezza, come per altre manifestazioni, dal portone principale, ma da un portone “secondario”, scendendo una serie di scalini (ed ho visto genitori con passeggini fare determinati sforzi, sia per entrare, sia – soprattutto – per uscire).

Però appena entrato, sono rimasto sorpreso dal numero di persone che stavano girando fra gli stand e dal numero stesso di stand presenti. La home page del sito dell’evento dichiara che erano presenti più di 150 espositori e oltre 23.000 visitatori (copia della pagina su archive.is). Questo è un fatto positivo: c’è interesse per saloni del genere (e, spero, anche per la lettura) e c’è fermento fra i produttori di contenuto. Ho notato molte piccole case editrici, molte realtà locali, editori specializzati in temi particolari (dalla ricerca di sé stessi all’omeopatia a tematiche New Age) o focalizzati su particolari momenti storici della città (I medici, il rinascimento, la Signoria, Il calcio storico… Firenze in tutte le salse, insomma). Ho però visto pochi editori grandi, segno che ancora loro non pensano di investire in questo salone.

Però, di per sé, ho visto poche iniziative delle case editrici (grandi o piccole che fossero). Le (poche) grandi presenti erano lì per vendere, non per presentare qualcosa di nuovo (a parte qualche uscita casualmente in concomitanza col salone). Mentre fra i piccoli ho notato la voglia di raccontarsi, di parlare della qualità che applicano ai loro progetti editoriali, ma a parte l’entusiasmo di esser presenti non presentavano iniziative particolari.

In altri termini: bene o male tutti applicavano uno sconto o offrivano offerte promozionali, ma quasi nessuno cercava di attirare l’attenzione proponendo allestimenti particolari dello stand o offrendo qualcosa di diverso dal segnalibro e dal catalogo. Ciò credo sia dovuto a due fattori: il poco spazio a disposizione (gli stand più piccoli sembravano in grado di ospitare a mala pena una persona in piedi) e l’inesperienza. Ricordo che solo una cosa mi ha colpito. La casa editrice Mds di Pisa (citata pochi post fa) presentava libri chiusi in pacchi regalo. Su ogni pacco c’erano scritti tre aggettivi che l’autore riteneva descrivessero il libro. Era un acquisto alla cieca basandosi sugli aggettivi scritti nell’incarto. Da quel che ho visto solo questa attività è stata capace di attirare con curiosità i passanti.

Una nota veramente dolente, secondo me, sono stati gli spazi. Sia quelli riservati agli espositori, sia quelli per gli incontri, sia quelli per le iniziative collaterali (tipo le mostre di opere artistiche legate al libro).

Nel primo caso l’intenzione (teoricamente buona) degli organizzatori era garantire uno spazio a tutti, anche agli editori più piccoli, Quindi costi contenuti (almeno dicevano sul sito) ma anche spazi contenuti, tanto che alcune piccole case editrici avevano appena i metri quadri sufficienti a piazzare un banco (della dimensione di quelli scolastici) ed una persona in piedi. In alcuni casi c’era un appiccicaticcio che non ti faceva distinguere un editore dal vicino.

Gli spazi per gli incontri, a parte le stanze nella zona dei libri per bambini, adibite alle attività per i più piccoli, erano ricavate dai corridoi esterni di passaggio: un gruppo di sedie attorno ad un mini palco con due scrivanie (a volte non c’era nemmeno il mini palco) con un arrangiamento del tipo “ho trovato due cose all’ultimo minuto”. Sembravano, insomma, più comizi improvvisati ai crocicchi dei corridoi che incontri con scrittori / editori / lettori. E’ in questo campo che – credo – è mancata più di tutto l’esperienza.

Qua e là erano anche piazzate alcune opere d’arte legate al mondo librario, ma anche queste affogavano nel caos degli spazi. Qualcuna era a ridosso di un “angolo” dedicato agli incontri pubblici, ed era non apprezzabile perché mancava lo spazio per godersela. Un altra era in un corridoio di passaggio dove la folla ti portava via se ti fermavi a guardarla.

Però, come ho detto prima, ho respirato entusiasmo e tanta voglia di partecipare: gli errori di valutazione saranno corretti alla prossima edizione (spero) e sarà possibile godersi un salone del libro più bello e maturo.

Cosa mi piacerebbe nella nuova edizione?

 

Prima di tutto spazi più delineati, con luoghi di incontro specifici e ben marcati. Se voglio partecipare alla presentazione di un libro a cura dell’autore, vorrei avere uno spazio “isolato” dal passaggio delle persone, in modo da potermi concentrare di più.

Vorrei poi che gli editori osassero di più, si inventassero qualche iniziativa in grado di stimolare la curiosità, catturare l’attenzione. So che questo per qualcuno può esser difficile: piccole case editrici, spesso composte da una o due persone, non hanno risorse per poter pensare al marketing e puntano tutto sulla qualità. Ma a volte qualche idea che sembra folle, a poco prezzo, può rendere molto.

Per ora mi accontenterei di queste due cose: vediamo se alla prossima edizione qualcosa si è smosso.

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