Il calcio in giallo (AA. VV.)

(dal sito dell’editore)

Come annunciato a marzo, ecco la nuova raccolta Sellerio ispirata al mondo del calcio: quasi un omaggio agli ultimi europei, in cui l’Italia ha dimostrato una grandissima preparazione (bé, un calciatore, soprattutto, ha dimostrato di esser pronto per “Ballando con le stelle” 😛 ).

Ma torniamo a parlare di calcio scritto più che giocato. Prima novità di questa raccolta: i racconti sono 7 (solitamente erano 6), mentre gli autori sono pressoché i soliti. Molti raccontano la storia di un calciatore (o, nel caso di Malvaldi, di una calciatrice) di squadre di serie provinciali. Solo due affrontano l’argomento da un punto di vista diverso: Giménez-Bartlett raccontando le vicende di un arbitro, Aykol quelle di un innamorato tradito (da un calciatore). Ma andiamo con ordine: come sempre scriverò due-tre righe per ogni racconto, ma questa volta vi anticipo che tutti mi sono piaciuti, con qualche preferenza, certo, ma contrariamente ad altre volte non ho trovato nessun racconto da “evitare” né altri da “osannare”. Tutti racconti godibili (chi più chi meno leggero, chi più chi meno scherzoso, ma tutti da sorseggiare come un fresco cocktail estivo). Ah, e vi ricordo che si parla di “giallo”, quindi tutti con un mistero da svelare.

Per rimanere in tema calcistico, la prima a scendere in campo è Alicia Giménez-Bartlett, che ci racconta, in “Una sinistra speranza” di un arbitro assassinato. Che siano stati i tifosi per una sua discutibile decisione in campo? Anche se qualcuno pensa sia così, Pedra Delicado cerca di indagare a fondo, scavando in ogni singolo dettaglio della storia, e portando alla luce una vicenda completamente diversa da quanto ci si aspetterebbe, dai risvolti anche tristi. Cari lettori, alla fine della storia non potrete non essere solidali con l’arbitro assassinato.

Gian Mauro Costa ci porta nei campetti impolverati della sua Sicilia, dove il nostro eroe Enzo Baiamonte – ex elettricista trasformatosi in investigatore privato – collega “Il passo dell’anatra“, con cui un giovanissimo giocatore immigrato festeggia il gol segnato, con le stesse movenze viste in un video di sorveglianza di qualche settimana prima. Sembra strano: che ci fa un ragazzo, promettente giocatore, insieme a delinquenti che cercano di entrare in un magazzino, di notte, per rubare? Eppure cadenza, passo, mosse son propri gli stessi. Partendo da questo dettaglio, Baiamonte porta alla luce qualcosa di molto più grosso…

Francesco Recami apre, invece, col risultato della partita: “Progresso-Audace 3-2“. Gianmarco, figlio di Donatella, inquilina della casa di ringhiera famosa per i romanzi dell’autore, gioca nella Audace. Ma l’attenzione, stavolta, non va al gesto sportivo dei ragazzi, quanto ad alcuni genitori scalmanati che incitano i figli alle peggio azioni. E’ il caso del padre di un giocatore del Progresso, che prende in giro pesantemente tutti gli avversari tanto da dover fuggire e nascondersi in un bugigattolo. Peccato che lì trovi un evaso dal carcere, grande, grosso e cattivo, che “gentilmente” chiede al genitore una mano, esattamente la sinistra, a cui rompe il mignolo… Senza farla lunga: il genitore tanto borioso si trova a passare veramente una brutta giornata. Ma immagino che molti di voi gli diranno “ti  sta bene!”

E’ solo un gioco“, o almeno dovrebbe esserlo… E’ quello che pensano alcuni protagonisti del racconto di Gaetano Savatteri. Ma non la pensa così Saverio Lamanna: suo cugino Franco, calciatore dilettante, è morto in un incidente d’auto e la squadra – conosciuta durante il funerale – chiama Saverio a giocare indossando la maglia di Franco alla partita in sua memoria. Non tutto quadra, e mettendo insieme tanti piccoli dettagli Saverio, da arguto osservatore, dipana una matassa molto più complessa di quello che ci si aspetta.

Storia in parte simile per Marco Malvaldi. Ma declinata al femminile. Lo dice anche il titolo: “Donne con le palle“. Che altro non sono che una squadra di beach soccer dove gioca Alice, la fidanzata di Massimo il barrista e commissario di Pineta. Anche in questa storia una calciatrice è morta, anche in questo caso sembra che il motivo sia un banale incidente. E sotto sotto, come nel racconto di Savatteri, ci sono i soldi. Ed è, anche in questo caso, un dettaglio che fa sorgere i sospetti. Ma, attenzione, le storie di Malvaldi e Savatteri non sono uguali: ognuno ci mette quel suo tocco particolare che le rende uniche. Semplicemente ci sono dei punti in comune: uno stesso spunto per raccontare due storie simili ma diverse.

Antonio Manzini organizza, invece, in quel di Aosta, una partita di beneficenza fra questura e magistratura. Tocca a Schiavone allenare i suoi colleghi, anzi, più che allenare si deve inventare – con le poche risorse che ha – qualche stratagemma per riuscire a cavarsela. “… e palla al centro” ci racconta un altra po’ di ingegnosità di Schiavone, della sua capacità di trarre frutti dalle vicende in cui è coinvolto. Frutti a volte leciti, a volte meno, ma tutti guidati da un senso di giustizia particolare. Il lettore tifa per Schiavone, e anche stavolta, nonostante il vice questore sia stato un po’ troppo furbo, sorride insieme a lui.

Chiude la raccolta Esmahan Aykol, che racconta una Istanbul odierna (non proprio: mi riferisco alla Istanbul di qualche mese prima del fallito golpe). Più che di un calciatore, si parla di un “Rifugiato“. Katy, libraia in Istanbul, deve aiutare Fofo (il suo assistente) a ritrovare una persona, un ragazzo nigeriano arrivato in Turchia con la speranza di diventare un grande calciatore per il Galatasaray. Ma anche ne traffico dei rifugiati si nascondono le insidie della truffa. E a Fofo rimane solo un cuore infranto che Katy cercherà di consolare. Ehm, detta così sembra un romanzo rosa, invece no: anche in questo caso c’è il mistero, la persona scomparsa… Rimaniamo sul giallo, non viriamo al rosa 🙂 Una nota particolare su questo romanzo: mentre i protagonisti vagano alla ricerca del ragazzo, ci mostrano una Istanbul molto realistica e attuale (come dicevo sopra, è una fotografia di pochi mesi fa) e descrive bene la situazione che prelude agli ultimi fatti, ma senza scendere mai in politica o in opinioni sul governo.

Eccoci qua… Sette brevi racconti da portarsi sotto l’ombrellone al modico prezzo di 14 Eur (solito sconto grandi catene del 15% = 11,90 Eur di spesa – 9,99 Eur, invece, per l’E-book). Il prezzo è valido:  come detto spesso, Sellerio riesce a garantire un prezzo leggermente più basso dei concorrenti nonostante una buona qualità del prodotto (anche fisica). Le pagine sono ben 337, ed il formato (il solito della casa editrice) è compatto tanto da permettersi di portare, eventualmente, il libro anche nella tasca posteriore dei jeans (sì, avete ragione, dipende dal modello… nei miei ci sta, e non so se ciò depone a mio favore 😛 ).

Che dire ancora, se non: Buona lettura? Ah sì, anche: Buona estate!

Filo di Scozia : storie di viaggi, cinema e amicizia (Maurizio Barilli & Massimiliano Zerbini)

(dal sito dell’editore)

Articolo aggiornato in data 31/08/2016: chiacchierata con gli autori (in fondo al post precedente)

Mi preparo a fare un viaggetto in Scozia, terra che mi ha sempre attirato. Fra le tante guide decido per la Lonely Planet per un motivo decisamente tecnico: regalano (era l’estate 2015) una “borsina” a tracolla insieme alla guida :-). Sono a parlare con la ragazza (probabilmente la proprietaria) della libreria specializzata in viaggi dove ho preso la guida, e lei mi presenta un libro, scritto da due italiani, che racconta la Scozia da un altro punto di vista, quello cinematografico. Secondo voi cosa ho fatto? L’ho preso, ovvio 🙂 Anche perché il libro è citato pure dalla guida Lonely Planet 😉

Ma non c’è stato tempo di leggerlo prima di partire. E, a posteriori, la ritengo una buona cosa. E’ un libro che va letto lentamente: non è una guida per scoprire quella Nazione, ma più semplicemente un diario dei viaggi (sì, plurale) che i due autori hanno fatto, nel corso degli anni, in quel Paese. Ma siccome gli autori sono appassionati di cinema (e se ho capito bene il cinema fa parte del loro lavoro, tanto che da questi viaggi ne son nati anche alcuni documentari), allora questo diario diventa anche una guida a luoghi speciali, dove sono state girate scene di film vecchi e nuovi.

(l’Hogwarts Express)

Non vi aspettate descrizioni secche e asciutte né schede sintetiche dei luoghi. Né tanto meno tour preconfezionati (tipo “la Scozia in tre giorni”): loro vi raccontano il loro tour, alla loro velocità, con le pause, i fuori programma, le emozioni e le sensazioni, gli incontri e le amicizie (nuove e ritrovate), le aspettative e anche qualche piccola delusione. Tutto guidato dalla passione cinematografica: Max e Mauri (come si chiamano fra loro nel libro) cercano quei luoghi che hanno visto in qualche film, quei panorami che hanno colpito la loro immaginazione e anche quella di migliaia di spettatori. E sono disposti anche a qualche peripezia per raggiungerli: per filmare il binario dove corre il treno che Harry Potter prende per andare ad Hogwarts si son

trovati (raccontano) a scavalcare qualche recinzione.

Prima dicevo che è stato un bene leggere il libro “dopo” il mio viaggio in Scozia. In realtà non conta il prima o il dopo, ma la distanza dal viaggio. Questo non è un libro che si legge due settimane prima di partire, ma lo si inizia l’anno prima, o al ritorno. Per due motivi. Il primo è tecnico: gli autori non ti descrivono i luoghi, ma tu gli estrapoli dal racconto che loro fanno. E quindi ci vuole un po’ di tempo per leggere i vari capitoli e individuare quei luoghi. E il secondo motivo è che – a mio avviso – si tratta di un libro da “sorseggiare” con calma, come se fosse (rimanendo in tema scozzese) un whisky da meditazione: poco per volta, a piccoli sorsi, facendolo girare nel palato per gustare ogni singolo profumo e sapore.  Io, che sono un lettore accanito, ci ho messo tre mesi per finirlo 🙂

Quindi, se pensate di fare – fra sei mesi o un anno – un viaggio in Scozia, pensate anche a questo libro. Ma, ricordate, non sostituisce una guida: vi da una serie di spunti in più.

Non dimentichiamo, poi, che oltre a descrivervi i luoghi reali ritratti nei film, quest’opera racconta anche una storia di amicizia fra i due autori, ed anche quella è bella da seguire, passo per passo, mentre cresce e si rafforza.

Purtroppo a livello letterario non lo si può considerare un capolavoro di stile. E’ semplice, si legge facile, ma si vede che gli autori non sono scrittori professionisti. Non fraintendetemi: è un italiano buono e gradevole, ma mancano un pizzico di cura nella scelta delle parole e quella sapienza nel costruire i capitoli che uno scrittore consumato ha. Ma Maurizio e Massimiliano mai hanno detto di essere scrittori: vogliono solo condividere la loro storia con noi. E lo fanno con la più schietta semplicità e la più completa apertura che si possa trovare in un’opera letteraria. Non sarà Hemingway, ma passione e amore per ciò che raccontano si percepiscono in ogni singola pagina.

Nota dolente è forse il prezzo: 18 Eur (15,30 su Amazon7,49 per l’e-book). I 3 – 4 lettori costanti di questo blog sanno che per me un prezzo sopra i 15 euro vale solo in determinati contesti. Senza mettere in dubbio la mole di lavoro per produrre il libro, profusa sia degli autori che della casa editrice, avrei preferito un prezzo sui 12 Eur. Il perché è il solito: i 6 Eur risparmiati mi avrebbero permesso di finanziare l’acquisto di qualche altro libro. Ma spero vivamente che buona parte dei 18 Eur da me pagati (eh sì, questa volta non ho comprato da Amazon) vadano a finanziare nuovi progetti di Max e Mauri. Fra l’altro, proverò a contattarli per sapere dove posso trovare i loro documentari creati a seguito dei loro viaggi in terra scozzese.

Intanto, se volete fare un giro virtuale in Scozia, vi “presento” il mio sito di foto, dove descrivo il viaggio vero e proprio (con mappa degli spostamenti) accompagnandolo da una serie di gallerie di foto: Panorami, Edifici e Palazzi, Fauna e flora, il whisky e i festival (il Fringe di Edimburgo e Piping Live a Glasgow)

Buona lettura e – se qualcuno va in Scozia, buon viaggio.

E se avete letto il libro e volete aggiungere qualche commento, fate pure.

AGGIORNAMENTO del 31 agosto 2016

Come accennavo sopra, ho scritto agli autori per sapere se era possibile vedere qualche loro lavoro video, fra cui quelli citati nel libro stesso. Fisicamente mi ha risposto Maurizio, ma la risposta è nata insieme a Massimiliano, e mi hanno concesso di condividere la loro mail col “mio pubblico” (ma quanto sono vanitoso 🙂 ). La riporto sotto, saltando alcuni frammenti  (è tanto lunga quanto gentile, amichevole e sincera 🙂 ): in essa raccontano come è nato il libro e danno una precisazione importante anche sul prezzo. Ma iniziamo:

Dunque, grazie per la bella recensione, da sorseggiare, come hai giustamente precisato anche tu per Filo di Scozia.

Maurizio mi ha poi spiegato che la passione da filmmaker è, per entrambi – anche se con sfaccettature diverse (che permettono loro di completarsi più che di sovrapporsi) – , nata da adolescenti. Insieme ai video scrivevano piccoli brani utili al video (dalle bozze di sceneggiatura, immagino io, a qualche racconto accompagnatorio). Finché l’incontro con una persona non li ha convinti a provare…

Il libro è nato per caso, ma ancora prima c’è stata la conoscenza con una persona (a volte basta una per convincerti) che ha esaltato la nostra modalità di essere filmaker e ci ha dato una nuova prospettiva da provare a percorrere.

Il nostro amore per la Scozia avrai capito da dove proviene, da un viaggio fatto da adolescenti che ci ha segnato la vita per sempre. Un mix di emozioni e sensazioni che ci siamo portati dietro per sempre. Un filo di vita che andava oltre una normale comprensione di un viaggio; anche di questi viaggi abbiamo creato documenti video e dopo il 2012 abbiamo pure deciso di scambiarci dei ricordi di questi tre periodi sotto forma di racconti. Uno spediva all’altro determinati ricordi e ci siamo accorti che una bella fetta della nostra vita passava da quel FILO. Non erano semplici viaggi, la nostra filosofia e il nostro modo di essere usciva prepotentemente da quelle righe. Ci siamo detti che li avremmo uniti (questa è stata una delle difficoltà maggiori) anche se alcuni erano targati 2003, altri 1998, ed altri più recenti.

Ovviamente avevano già cominciato a produrre video, partecipare anche a qualche festival. Un loro racconto di amicizie e cose belle è nello “Speciale Questa è una cosa bella” (YouTube).

Non ci sentivamo, ne ci sentiamo tutt’ora scrittori.

L’ho detto, non sono Hemingway, ma coinvolgono il lettore nelle loro emozioni con una schietta semplicità ed una apertura completa dei loro sentimenti. Lo stile si può migliorare, mentre queste cose sono naturali.

Un prodotto diverso, atipico, con probabilmente qualche lungaggine di troppo, ma, sempre probabilmente, necessaria per far conoscere meglio i due protagonisti. Un libro che condensa la passione per il cinema e la mescola alla vita, al viaggiare, al crescere insieme, all’esaltarci per un particolare.
Tu hai colto molti aspetti del nostro libro. L’editor ci disse che era un prodotto che andava gustato, che un lettore doveva andare a cercarsi certe location e che non sarebbe stata una normale guida di viaggio ma esperienza vissuta ed emozione creata. [L’editor] ci ha creduto inizialmente più di noi ed ha avuto ragione.
Poi alcuni l’hanno apprezzato in un senso, altri in un altro, chi è più per la prima parte frastagliata come lo è un giovane, chi per l’ultima più incalzante, chi per i riferimenti cinematografici, chi per alcuni capitoli, chi per niente. Tutto ci sta. Però tu, insieme ad altre tre o quattro persone avete colto aspetti importanti di questo libro (ti giro uno o due link di alcune recensioni).

Ecco la recensione, a cura di Fausto Regolis per “il ViaggioLibro” (ad oggi la recensione è il terzo articolo su quella pagina). Ne ho estratte alcune righe con le considerazioni dell’autore:

Mi è capitato per caso tra le mani questo ViaggioLibro e nel cercare di interpretarlo mi accorgevo che non era il modo consono per leggerlo. In barba a qualche vizio di forma e ad una struttura non sempre fluida, io ho trovato una forza espressiva incredibile e una comunicazione dell’emozione e del sogno da risultare quasi fuori moda. Non penso possa regalare elementi per una precisa programmazione di viaggio ma la bellezza, spesso, si siede nell’attimo.

Ma torniamo alle parole di Maurizio che ci spiega come per loro si tratti di un sogno realizzato:

Siamo alla quarta ristampa, abbiamo ricevuto richieste e lo abbiamo presentato in diverse città oltre Bologna: Parma, Pisa, Firenze, Roma (per la rassegna della Regione Lazio “Conoscileuropa” [link 1 – facebook, link 2 – Roma Daily news]), Verona, Padova, Cattolica etc…
Poi arriva la citazione inaspettata (ti assicuro che l’abbiamo scoperto a Luglio e la guida era uscita a Maggio) della Lonely Planet e li il nostro “piccolo Mondo” ha avuto un sussulto; perché sin da ragazzi sognavamo un momento come questo e scherzavamo sul fatto che un giorno un nostro film sarebbe stato citato da quella guida che ci accompagnava. Si era chiuso un cerchio.
Un sogno. Tutto è stato letteralmente un piccolo, grande sogno realizzato.

Il libro ha molte pagine, condite anche da foto (potevano forse non essere indispensabili), ha devoluto parte dei proventi ad A.G.E.O.P, ed è per questo che ha un prezzo di copertina leggermente elevato (lo capiamo benissimo e possiamo anche condividerlo). Capiamo però anche le difficoltà che ha una piccola Casa Editrice per farsi conoscere, promuoversi e navigare in quel mondo che è l’editoria, che in questo caso parte dalla micro-editoria. Il libro è un oggetto tosto e sicuramente un prossimo lavoro proveremo a contenerlo di sicuro.

A.G.E.O.P. (ho cercato su internet e penso di aver trovato l’associazione a cui fanno riferimento gli autori) è una associazione che “da oltre trent’anni accoglie e assiste i bambini malati di tumore e le loro famiglie, per migliorare le loro condizioni di vita e costruire un domani senza malattia.” (dal loro sito web – maggiori informazioni le trovate su http://www.ageop.org/ ).

Sul prezzo del libro faccio solo una mia precisazione: in generale tutti i libri mi piacerebbe costassero meno, ma capisco (e conosco – seppure in parte) il lavoro che c’è dietro ad ogni singola pagina di un libro, e comprendo che in alcuni casi sia necessario un prezzo più alto di quello che io preferirei. Non è una critica agli editori o agli autori, ma solo il desiderio di un lettore accanito che vorrebbe – con lo stesso budget – comprare più libri possibile 🙂

Il nostri lavori principali rimangono comunque i video: alcuni titoli che si possono vedere (alcuni solo trailer, altri in futuro) sono opere personali e come sempre sperimentali o di un Documentario importante di prossima uscita che verrà distribuito – Il Vino nella Valle – e successivamente quel – Radiobridge – che raccontiamo nel libro, che partirà col montaggio solo a settembre e che parlerà assolutamente di Scozia e avrà un filo conduttore col libro.

Grazie ancora
Maurizio & Massimiliano

Con i saluti dei due autori arrivano anche i miei… Vi lascio ai video che Maurrizio e Massimiliano mi hanno gentilmente inviato.

E, ripeto, se progettate un viaggio in Scozia (ed io penso di tornarci fra qualche anno) leggetevi con calma questo libro che vi darà qualche spunto insolito, o una chiave di lettura diversa, su alcuni luoghi di quella terra.

Buona lettura e buona visione

Ferness: https://www.youtube.com/watch?v=ElTIoAI3zAo (un documentario sulle tracce del film Local Hero, ambientato in un piccolo paese Scozzese)

Il vino nella vallehttps://www.youtube.com/watch?v=h0LO1IvZw2I

Valsamoggia – EXPO 2015https://www.youtube.com/watch?v=WG23DJ6Ke0c

 

La battaglia navale (Marco Malvaldi)

(Dal sito dell’editore)

Ed ecco l’altro Malvaldi (2/2), stavolta romanziere (e non saggista, come nel precedente post) e da solo. Con una nuova avventura dei vecchietti, di Massimo il barrista (sì, con 2 “r”), di Alice, vice questore di Polizia e degna fidanzata del suddetto proprietario del BarLume.

Sì, perché lo ammetto, una donna come Alice è davvero perfetta per Massimo. Lo sta domando, e lo sta cambiando: più dolce, più aperto, più… Anzi, “meno”: meno quel Massimo sarcastico (e a volte un po’ cinico) che apprezzavo nei primi romanzi. Ormai la squadra investigativa, guidata da Alice, è composta dai soli vecchietti, che pendono dalle sue labbra (e lei li sa “manovrare” – seppur in senso buono – come vuole). Massimo è il jolly che ogni tanto entra nella discussione e da quel guizzo in più. Non che Alice non sia geniale (che è uno dei motivi per cui Massimo si è innamorato di lei), ma semplicemente i due si completano su questo aspetto.

Vabbè, parliamo del romanzo. Ormai Malvaldi è una garanzia: trama perfetta, che fila liscia. Mistero, qualche punto intricato per distogliere l’attenzione dall’assassino, e finale completo e esplicativo. Questa volta la vittima è una bella ragazza di origini ucraine, ritrovata lungo il litorale di Pineta, a due passi dalla casa di nonno Ampelio. Tutto fa pensare all’ex compagno, violento, che in passato l’aveva minacciata, ma la cosa non quadra ad Alice. D’altro canto, il caso è gestito da un altro vice questore e quindi Alice e Massimo partono beati per una vacanza. Finché un nuovo evento fa tornare a casa i due fidanzati: Alice è chiamata ad indagare su una serie di scritte su alcune villette della zona. Il testo, parzialmente in italiano e parzialmente in arabo, fa pensare subito a terroristi di matrice islamica, e la paura inizia a serpeggiare fra gli abitanti di Pineta.

Ma quale realtà si nasconde dietro a quelle scritte? E perché proprio una villetta è stata risparmiata? C’è forse un messaggio, sotto, per i suoi proprietari? E come mai le indagini per le scritte si intrecciano sempre più con quelle sulla ragazza assassinata? Sfruttando i vecchietti come squadra di investigazione speciale, e con l’aiuto del nuovo “compagno” (nel senso più “rosso” del termine) Mastrapasqua, che mastica un po’ di russo, Alice riesce a recuperare alcune informazioni dalla comunità ucraina, fino a scoprire che sotto tutto ciò si nasconde una verità ben diversa.

Per esser sinceri, questa nuova storia non mi ha entusiasmato più di tanto. Confesso di averla ugualmente letta a regime forzato (anche rimandando qualche piccolo impegno per guadagnare minuti di lettura), ma in generale mi ha preso meno di altri romanzi dello stesso autore. Non parlo della storia e del mistero da svelare, sempre efficaci ed intriganti, ma del contorno.

E’ un po’ quello detto all’inizio: uno dei “dettagli” che mi ha fatto entusiasmare per i romanzi di Malvaldi, è proprio il personaggio di Massimo. Sagace e anche (leggermente) cinico, irriverente, ironico e sarcastico, protagonista principale (anche se a pari livello coi vecchietti). Sono tutte qualità che si sono smussate con l’arrivo di Alice (che sta prendendo il posto di Massimo anche come protagonista).

Nei primi romanzi la competizione con il precedente vice questore dava un tono diverso al romanzo. Adesso la storia di amore con Alice rende tutto più ovattato. Ma attenzione, non è che mi dispiaccia che Massimo si sia trovato una donna che (come dicevo sopra) è degna di lui. Solo che Malvaldi ci ha messo troppo realismo: quello che succede nella realtà (tutte le donne riescono ad addolcire il loro uomo, non negatelo) poteva essere mitigato nel romanzo. Massimo poteva rimanere un pizzichino più cinico e sarcastico e mantenere un po’ più di protagonismo. Lo so, forse Alice non sarebbe rimasta con lui per tutto questo tempo, ma a me Massimo piaceva di più in quel modo…

Se prendiamo in esame tutto il resto, invece, le cose mi piacciono come sempre: i nonnetti sono vivaci e arzilli come sempre (nonostante i “problemini” del Rimediotti), è sempre Tiziana, in pratica, che tira avanti il bar, e Aldo gestisce il ristorante come sempre… O quasi. In realtà piccoli cambiamenti avvengono proprio nel romanzo. Ci saranno alcuni ribaltamenti di fronte, fra cui (quello che mi ha fatto più piacere) veder riconoscere a Tiziana un certo merito, con conseguente – chiamiamolo così – “avanzamento di carriera”. Su questo Malvaldi (anche in questo caso per bocca di Alice) è discretamente giusto.

Tiriamo le conclusioni. Anche se – ultimamente – di Malvaldi gradisco maggiormente i racconti (le raccolte “in giallo” di Sellerio) ai romanzi, continuo a pensare che Marco sia un ottimo scrittore e meriti successive letture. Anche se gli ultimi romanzi mi hanno “acchiappato” meno dei primi, continuerò ad attendere le nuove avventure dei vecchietti, o di nuovi personaggi.

L’unica cosa che potrei chiedere a Malvaldi è quella di rallentare un po’. Ho visto altri autori di successo sfornare un romanzo (o anche più di uno) all’anno, romanzi che via via perdevano la qualità e la freschezza iniziale. La stessa cosa che succede ad un personaggio di Malvaldi (Giacomo, in “Argento vivo”, romanziere in crisi creativa). Ora, io considero Marco un bravissimo scrittore, ma credo che anche lui abbia bisogno di staccare un po’ per ritrovare qualche idea dirompente. Perché son convinto che lui sappia catturarle al volo, e riproporle nei suoi libri, le belle idee. Solo che a volte si ha bisogno di un attimo di pausa per tornare a guardare il mondo e afferrare qualcosa di veramente nuovo per trasformarlo in una bella storia.

Sintetizzando: il romanzo mi è piaciuto, anche se non come i primi, e attenderò il prossimo.

Solita indicazione del prezzo: 13 Eur per 178 pagine. Con lo sconto classico di Amazon si va a 11,05 Eur (stesso sconto della grande distribuzione). Sellerio ha mantenuto abbastanza stabile il prezzo dei romanzi, che risulta addirittura appena più basso dello stesso genere pubblicato da qualche concorrente (e ricordo che i prodotti Sellerio sono sempre di buona qualità “fisica”). Certo, uno o due euro meno non mi sarebbero dispiaciuti, ma ritengo accettabile questo prezzo per questo prodotto.

Visto che vi state preparando per le vacanze: è un romanzo assolutamente da portare sotto l’ombrellone!

Buona lettura.

Capra e calcoli : l’eterna lotta tra gli algoritmi e il caos (Marco Malvaldi, Dino Leporini)

(dal sito dell’editore)

Ebbene sì, di nuovo Malvaldi (1 di 2). Ma questa volta niente vecchietti (sono nel prossimo post): ci dedichiamo ad un saggio su algoritmi, modellazione della realtà e studio della stessa. E questa volta Malvaldi è in coppia con Dino Leporini (di cui non conosco nulla ma che – leggo – è insegnante e ricercatore di Fisica all’Università di Pisa). Immagino siano collaboratori in varie ricerche sui liquidi (argomento in cui entrambi sono esperti). E in questo libro ci vogliono parlare di come la realtà (spesso caotica)  viene descritta (più o meno bene) con modelli e algoritmi, a volte in modo discretamente corretto, a volte in modo disastroso. Per inciso, con questo libro hanno vinto, nel 2014, il “Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica

Ma cosa è un algoritmo? Semplificando al massimo, potrei dirvi che è un insieme finito di istruzioni per portare a termine un compito. Per esempio le indicazioni per raggiungere un certo posto, o la ricetta per preparare un determinato piatto. Ma ricordandoci che – se date in pasto ad un computer – queste istruzioni devono essere estremamente dettagliate e non devono dare niente per scontato.

Ecco quindi che gli autori descrivono come nascono gli algoritmi, come sia necessario creare modelli di realtà (una versione semplificata della situazione reale, per permettere uno studio approfondito di cosa accade), e di come a volte l’errata modellazione porti a tragici errori (ad esempio viene analizzato e spiegato il crollo azionario del 6 maggio 2010 a Wall Street noto come flash crash: tutto merito di computer estremamente veloci, ma istruiti in modo da non gestire quella particolare situazione). E si finisce con la realtà virtuale e con l’intelligenza artificiale, chiedendo (provocatoriamente) se un computer è in grado di intuire e di essere cosciente.

Insomma, da informatico era da mesi che tenevo quel libro nella “lista dei desideri” di Amazon. Al di là delle implicazioni lavorative (capire meglio gli oggetti con cui lavoro) mi interessava avere una prospettiva particolare sulla programmazione, e sapevo che Malvaldi poteva darmela. Ed ho scoperto tante cose, alcune più legate alla matematica pura (come riuscire a calcolare l’area di un oggetto dalla forma strana usando solo un righello, un foglio, un punteruolo ed una scimmia), altre alle scienze informatiche, altre ancora a come queste scienze sono applicate nella vita di tutti i giorni (sapevate che i siti di vendita on line ricalcolano costantemente i prezzi di vendita basandosi sul prezzo dello stesso oggetto applicato dai concorrenti, così da cercare di ottenere sempre qualche vantaggio?).

Esposizione chiara? Direi di sì, Malvaldi è un brillante scrittore (non so quanto abbia contribuito, a livello di testo, Leporini) ed ho ritrovato in questo libro lo stile di “Le regole del gioco” (ma, un po’, anche di “Scacco alla torre“). Però – forse per l’argomento – appena più confusionaria dei romanzi dello stesso autore. Provo a spiegarmi con un esempio: in questo genere di libri Malvaldi parla come un (competentissimo) professore ad una platea di studenti, nei romanzi è come se raccontasse una storia della buona notte ai figli. Due stili diversi, con qualche nota in comune (ironia, battuta pronta, la meravigliosa capacità di rendere semplici cose complesse) ma, comunque, con accenti e ritmi diversi. Ecco, questione di gusto personale: preferisco LEGGERE il Malvaldi romanziere, e preferirei ASCOLTARE il Malvaldi divulgatore (credo sappia decisamente come tenere sveglia e attenta la platea). Leggere il Malvaldi divulgatore è, secondo me, il 5% più difficile del Malvaldi romanziere.

Lascio da ultimo, come sempre, la questione prezzo. Questa volta sono soddisfatto: 15 Euro prezzo di copertina (per la mia edizione). Ma ancora meglio per l’edizione del maggio 2016 con copertina flessibile, venduta a 11 Eur. E su Amazon, come sempre, si scende ancora.

Nella mia scala di valutazione credo che i saggi valgano qualcosa di più dei romanzi. Pur riconoscendo che in entrambi i casi ci sono squadre che lavorano molto e bene per trasformare una idea in pagine stampate, il prezzo di 15 Eur mi sembra più adeguato per un saggio (come questo) che per un romanzo. Poi, logicamente, più il prezzo è basso (entro certi limiti) più son contento. Però, insomma, il libro li vale tutti i 15 Euro.

E per finire, un consiglio. Questo libro è leggibile da tutti? Non proprio. Chiunque sia curioso di questi argomenti troverà pane per i suoi denti. Ma chi non è proprio interessato a computer, algoritmi, modellazione della realtà, è meglio se lo sfoglia un po’ prima di comprarlo, oppure se lo fa prestare. La lettura è semplice nonostante un pizzico di teorie “matematiche” (ma senza formule), ma se l’argomento non vi incuriosisce neppure un po’ lasciatelo perdere. Per chi vuole, posso prestare (o forse è meglio dire “noleggiare”?) la mia copia per una fetta di torta al cioccolato 🙂 ).

Buona lettura.

Non guardare nell’abisso (Massimo Polidoro)

(dal sito dell’editore)

Finalmente! Arrivato, letto, recensito… Eh sì, nonostante sia in ritardo con altri libri letti di recente (ne ho 3 da recensire, finiti prima di questo) non ho saputo resistere alla tentazione di iniziare questo secondo thriller di Polidoro appena mi è arrivato. E non ho saputo staccarmi da esso finché, purtroppo, non l’ho finito (chi si preoccupa per me stia tranquillo: qualche minuto per dormire me lo son riservato).

Davvero, vi chiederete, riesce un romanzo ad attanagliarti così intensamente, tanto che provi ansia, ti tremano le mani, senti freddo o ti senti soffocare se non leggi subito un’altra pagina? Bè, no, non è una droga. Ma alcuni autori ed alcuni romanzi davvero ti mettono la “sete” di sapere come va a finire. Sì, lo so, ci sono dei “trucchi” per garantire ciò (lasciare a fondo capitolo un evento in sospeso, il protagonista in una situazione in bilico…), ma i trucchi funzionano solo se la storia è valida e l’autore sa raccontarla bene. Questa ansia da finale mi è capitata – oltre che con le avventure di Bruno Jordan – altre volte e con altri autori: con i (primi) thriller di Tom Clancy (soprattutto quelli pubblicati, in Italia, prima del 2000), con “Io Uccido” di Faletti, e anche con Dan Brown (non amo le sue storie ma riconosco che è bravo nel tenere alta la tensione). E spero mi capiterà di nuovo in futuro.

Ma andiamo alla storia: Bruno Jordan, giornalista della rivista di cronaca nera “Krimen”, è chiamato a ritrovare la nipote di un senatore della Repubblica in odore di Presidenza. L’anziano politico ha avuto una figlia che – per vari motivi – ha aderito alle Brigate Rosse ed è morta. Ma in pochissimi sanno che pochi mesi prima di morire aveva dato al mondo una figlia, Lara, che ora – appunto – il senatore vuol ritrovare.

Storia semplice fin qui (e infatti in meno di mezzo romanzo Bruno riesce nell’intento). Ma qualcosa non quadra e il giornalista se ne accorge presto: suo padre viene rapito, lui e la sua capa ricevono continue minacce, viene incolpato di un delitto che non ha commesso… Cosa si nasconde dietro alla ricerca di Lara? E chi sta minacciando Jordan per farlo desistere dal trovare la ragazza? Che fine ha fatto il padre di Bruno? Perché Lara è così fuggevole e enigmatica? E quali fini reali si nascondono dietro le richieste del senatore? Ma soprattutto, cosa c’entrano con la storia i quattro loschi figuri che si stanno armando? A tutte queste domande c’è un’unica risposta, ed è contenuta nel libro! Mi dispiace, niente spoiler (uhm… forse forse qualcosina mi sfuggirà) nel seguito di questo post.

Il personaggio di Bruno, con alcuni dei co-protagonisti, è nato nel precedente thriller di Polidoro (“Il passato è una bestia feroce“), ma vi rassicuro subito: questo romanzo si legge bene senza saper niente delle vicende precedenti. Ci sono, certo, riferimenti al primo “capitolo”, dove i lettori hanno conosciuto il giornalista, la redazione di Krimen e la vicenda di cui è stato protagonista. Ma le cose principali vengono spiegate anche in questo libro senza lasciare nulla di “scontato”.

Rispetto al precedente, questo romanzo ha sicuramente una struttura più complessa, con diverse vicende che si intrecciano e sembrano combinarsi. Di conseguenza il numero dei personaggi è aumentato ma senza creare confusione. Anche se sembra tutto collegato, alla fine le varie matasse si dipaneranno. D’altronde Polidoro, da divulgatore scientifico e indagatore del mistero, sa bene come fare chiarezza nelle cose, e questa qualità la mette anche nel romanzo. Tutto fila: alla fine ogni cosa viene incasellata e i vari pezzi compongono un puzzle preciso e chiaro. E, come i bravi maestri, Massimo include, nel finale, un elemento che promette una nuova avventura di Bruno Jordan (a proposito di trucchi che attanagliano).

Un altra nota che lo distingue dal precedente romanzo è la “storicità” in cui è calato. Il precedente romanzo aveva, sì, un contesto storico (si parte dai mondiali dell’82) a cui si appoggiava la vicenda. Questo romanzo, invece, fa nascere negli anni della strategia dei terrore gli elementi che poi daranno vita alle vicende attuali. Non posso definirlo un romanzo storico (dove si racconta un fatto storico reale, con personaggi realmente esistiti, inserendo alcuni elementi inventati) ma in parte ci si avvicina: l’autore ha incasellato in un contesto ben preciso (e documentato – a  fine libro c’è la bibliografica completa usata per ricostruire quegli anni) l’inizio della storia che si conclude ai giorni nostri. Nessuno dei personaggi principali, però, è reale.

Concludo con una mia personalissima considerazione su Bruno Jordan, il protagonista. Sicuramente intelligente, onesto, più attaccato alla verità che al denaro (e lo capiamo bene in questo romanzo). Ma – devo capire ancora quanto – ingenuo. Che le cose non quadravano si capisce dall’inizio, eppure il giornalista si lascia trascinare avanti dall’avventura confidando di riuscire a sistemare le cose al momento giusto. Non è uno stupido, capisce quando le cose si stanno mettendo male, ma non si preoccupa di prepararsi vie di fuga. Per inciso: che il senatore avesse un comportamento ambiguo lo si vede da subito. Che anche la nipote avesse qualche lato oscuro lo si capisce altrettanto velocemente. Eppure Bruno si lascia irretire nei loro discorsi (o dai loro occhi meravigliosi) nonostante senta la puzza di bruciato. Insomma, è come se si ritrovasse più volte a dire “lo sapevo che non dovevo fare così”, ma senza imparare mai la lezione. Certo, il comportamento di Jordan permette al romanzo di scorrere veloce, ma a volte il lettore – che empatizza decisamente con Bruno – vorrebbe urlargli: “attento, non vedi che è una trappola”?

In conclusione: è decisamente un libro da portarsi sotto l’ombrellone. Dispiace solo per il prezzo, che mi aspettavo leggermente più basso (15 Eur invece dei 18,50 di copertina). So che per il lancio c’è stato uno sconto promozionale. E so che nelle varie catene (Amazon in primis) si può contare su uno sconto medio del 15%. Purtroppo anche 3 Eur – per uno come me accanito lettore – pesano. Certo, potrei prendere l’ebook, che costa meno. Ma non potrei prestarlo agli amici 🙂

Finisco dicendo che nei ringraziamenti finali Massimo cita i 100 volontari che lo hanno aiutato nel lancio del primo libro (la “squadra di lancio” di cui ho parlato anche io). Sì, ci sono anche io: come vi raccontavo ho partecipato a tale squadra ed è stata una bella esperienza (io personalmente ho fatto ben poco, ma ho conosciuto persone veramente in gamba). Non ho potuto partecipare alla squadra di lancio per questo secondo libro, ma – chissà – forse per il terzo riuscirò ad esser più libero e a collaborare nuovamente…

Buona lettura 🙂