Scacco alla torre (Marco Malvaldi)

(dal sito dell’editore)

Lo confesso: è da marzo 2015 che questo libro riposa sornione sul tavolo di sala, vicino alla tastiera del PC, in attesa, paziente e tranquillo, che mi dedicassi nuovamente a lui. Nuovamente perché, finito agli inizi di marzo, era mia intenzione recensirlo in maniera speciale, visto che può fregiarsi di ben tre categorie di questo blog: Letture (perché, fisicamente, è un libro), Viaggi (perché è quasi una guida turistica) e Immagini (perché ho fotografato alcuni dei luoghi di cui parla).

Insomma, non è uno dei “soliti” romanzi di Malvaldi, in cui l’autore intreccia i suoi spunti fantastici relativi ai personaggi, con alcune caratteristiche reali del paesaggio toscano e con lo strano e schietto carattere dei suoi abitanti. Questo libro è una guida turistica. O quasi. Non ci troverete la sezione “per dormire”, non ci troverete la storia dei monumenti (a parte qualche eccezione), ma vi ritroverete a viaggiare per Pisa accompagnati da un amico che, abitando in quella città, può indicarvene tutti i segreti. Ma soprattutto senza lasciarsi monopolizzare da quel magnifico monumento che frotte di turisti di tutto il mondo adorano ma che pensano sia l’unico presente: la torre pendente. Sì, perché Marco ci porta a scoprire piccole cose: da gioiellini come la chiesetta di Santa Maria della Spina, ad alcune sedi storiche universitarie, alle piazze e le vie caratteristiche della città e dei dintorni (come la certosa di Calci). Certo, c’è anche Piazza dei Miracoli con la sua e la Torre, il Battistero, il Duomo, ma li scopriamo solo dopo aver fatto un largo giro.

Sempre in quel marzo 2015 mi è capitato di tornare per l’ennesima volta a Pisa: avevo due ore libere e mi ero portatola macchina fotografica. Volevo in parte scoprire con gli occhi ciò che Malvaldi aveva raccontato nel libro, e in parte vagabondare a caso per le viuzze del centro. Peccato che fosse una giornata piovosa… Confesso che, da buon toscano, son capitato più volte a Pisa negli ultimi anni ma, da buon fiorentino, l’ho forse guardata un po’ dall’alto in basso (eh, si sa: non è mai corso buon sangue fra Pisani e Fiorentini, ma son cose del passato per fortuna). Quindi grazie a Marco che, in parte, me l’ha fatta riscoprire.

Un accenno sul libro: prima di tutto vi consiglio di leggerlo prima di recarvi per (almeno) due giorni a Pisa, perché vi porta fuori dalle rotte turistiche convenzionali. E poi di rileggerlo dopo, che vi farà ricordare qualche dettaglio che vi siete persi durante la visita. Si legge male, secondo me, durante la visita: non è una guida e potrà aiutarvi poco quando vi troverete davanti a qualche monumento (in quel caso può venirvi incontro Wikipedia o – meglio ancora – una buona guida cartacea / elettronica). Ci sono un paio di consigli sul dove e cosa mangiare, c’è un abbozzo di percorso, ma non ci sono tutte le info turistiche. Ed è giusto così: l’autore vuole farci conoscere la sua città, ma non è una guida professionista e alcuni dettagli specialistici li lascia ad altre fonti. Il libro, in 127 pagine per 10 Eur, vi racconta semplicemente quello che Marco ha visto da studente universitario e vede tutt’ora nella sua città.

Due consigli per cogliere l’occasione di visitare Pisa. Il primo: al Palazzo Blu, sul lungarno, vengono organizzate mostre di arte di un buon livello. Io a volte approfitto di queste occasioni per godermi un pizzico d’arte e poi passare qualche ora in città. Il secondo: se potete, andate a giugno, quando, per festeggiare San Ranieri, il santo patrono, il lungarno viene illuminato da migliaia di candele disposte a disegnare arabeschi sulle facciate delle case, e a sera diventa palcoscenico per un meraviglioso spettacolo di fuochi d’artificio. C’è tanta gente (io non amo molto la folla) ma vale decisamente la pena.

Più sotto aggiungo qualche foto della mia passeggiata in una Pisa piovosa a marzo 2015. Però, per stuzzicare l’appetito, eccovi le prime due pagine del libro: preparatevi a ridere a crepapelle 🙂

L’idea di questa guida ce l’ho da molto tempo. Io, infatti, per molto tempo ho abitato nel quartiere di Sant’ Antonio, e per andare all’università attraversavo l’Arno sul ponte Solferino. Quotidianamente. E, quotidianamente, vedevo mandrie di turisti attraversare il ponte. Turisti di tutte le specie – americani in pantaloncini con due autobotti di lardo al posto delle gambe, giapponesi mingherlini a coppie o a frotte, tedeschi in libera uscita con una lattina di birra in mano e otto in corpo – che attraversavano il ponte che li portava verso il Fatidico Obiettivo.

La Torre.

Non la Piazza dei MIracoli, badate bene, che già sarebbe troppo sperare: no, la Torre che pende. La Torre e solo la Torre. A Pisa, come è noto, non c’è altro.

A volte, questi figuri si fermano in cima al ponte con la mappa in mano, e cercano di capire se sono sulla strada giusta; a volte, invece, marciano spediti, guidati da un apposito pastore in cappellino e bandierina, o confortati da un telefonino con mappe satellitari sul fatto di essere sulla strada giusta.

Non ce n’è uno che si fermi e che si volti a destra. Ed è un peccato.

Perché, se qualcuno lo facesse, noterebbe che sulla riva del fiume, a circa trenta metri dal ponte, c’è una chiesetta meravigliosa.

 

Ed ecco una carrellata di foto scattate in quella giornata piovosa…

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Buona lettura e buona visita di Pisa!

Mr. Mercedes (Stephen King)

(dal sito dell’editore)

Anche se riconosco il suo talento, non sono un grande appassionato di Stephen King: ho letto – tanti anni fa – “La metà oscura” e, nonostante sia rimasto attanagliato alle pagine fino alla fine, non sono diventato un divoratore accanito dei suoi romanzi. Immagino sia perché preferisco i gialli puri, dove non c’è qualcosa che, subdolamente, si muove sotto la vita dei protagonisti (“La metà oscura” è più un horror che un thriller).

Però, quando un’amica mi ha parlato di questo romanzo, mi son detto che avrei potuto provare a leggerlo. Si tratta di un thriller, puro, adrenalinico, di quelli che, inizialmente, sembrano partire piano (ma non stanno che scaldando il motore) e poi ti trascinano nella lettura fino a notte fonda, fino a che non lo hai finito o, alla peggio, non ne esci stremato con le borse sotto gli occhi.

La trama è semplice: un pazzoide, che poco tempo prima aveva ucciso un piccolo gruppo di disoccupati, in coda per cercare lavoro, investendoli con una Mercedes (da qui il nome) vuol giocare al gatto e al topo col detective che ha seguito il caso e, purtroppo, è andato in pensione senza beccarlo. Il poliziotto, in depressione dal momento di inizio della pensione, trova un motivo di vita e riprendere ad indagare avvalendosi di un paio di amici esterni e di qualche ex collega in dipartimento.

Una delle caratteristiche di King (mi hanno sempre detto) è la psicologia nel racconto: c’è una lotta psicologica, a suon di messaggi, fra il poliziotto e il pazzoide: il primo cerca di far venire allo scoperto il secondo, il quale, invece, cercava di spingere il primo al suicidio (come aveva già fatto con la persona a cui aveva rubato la Mercedes). Il pazzoide si arrabbia (come voleva il poliziotto, per costringerlo a venire allo scoperto) e le cose prendono una piega… distruttiva.

Uno dei motivi dominanti in questo romanzo è la causalità legata al senso di colpa: è successo questo perché hai fatto quello; non sarebbe mai successo quest’altro se tu non avessi fatto in quel modo… Il pazzoide accusa il mondo (e poi più specificatamente il poliziotto) delle sue sfighe, della vita mediocre che si ritrova a fare nonostante una mente brillante, di tutto ciò che gli succede, anche quando sono le sue stesse azioni che, prendendo pieghe impreviste, si ritorcono contro di lui. Ma anche il poliziotto ci mette del suo convincendosi che ha anche lui una parte di colpa nella morte di alcune persone legate all’indagine. E tutto si ripercuote in un “se faccio così allora succederà cosà ma ci saranno queste conseguenze…”. una scelta continua, sembra,fra cosa è giusto, cosa è sbagliato, cosa è meglio fare e cosa non fare, con errori da entrambe le parti.

Altra caratteristica – mi raccontano – di King è la profondità dei personaggi. In realtà in questo caso sappiamo tutto del pazzoide, del perché è arrivato a pensare in un certo modo, della sua infanzia e adolescenza, delle sue turbe. Piano piano tutto si svela agli occhi del lettore. In parte molto minore succede con il poliziotto, del quale sappiamo i pensieri attuali, sappiamo le sue passioni e le sue paranoie, conosciamo la persona come è adesso ma non sappiamo niente del suo passato. Mi sembra di capire che a King piaccia indagare in questi aspetti dell’animo umano, nelle pieghe di quella che potrebbe esser follia, scavare fino in fondo e, anche stavolta, evidenziare le cause scatenanti della pazzia. Una lucida pazzia, nel caso del protagonista.

Librone da quasi 500 pagine, io sono arrivato a metà un po’ barcollando: mi piaceva, sì, ma non mi attirava fino in fondo. Ma solo perché le prime 200 pagine sono “quasi” preparatorie di cosa avverrà dopo. L’azione si intensifica, la tensione sale, e le ultime 300 pagine le ho lette sempre più tutte d’un fiato (o quasi: non ce la faccio più a vegliare fino alle 4 di notte per finire di leggere una storia). Però, veramente, mi ha preso. E finalmente son contento del finale: un botto degno della tensione creata, per aggiungere – dopo – solo poche pagine dove si spiega quello che ancora manca (ma è veramente poco) e – bravo anche in questo, King – lasciare una porta aperta… forse per un seguito? Chissà…

Escluso poche eccezioni, negli ultimi anni ho letto thriller che, al momento clou, si rivelavano petardi invece che fuochi d’artificio. Insomma, dicevi “tutto qui?” Questa (sempre per quanto mi dicono altri – io non ho esperienza in merito) è la vera maestria di King: arrivare ad un finale che, nella sua semplicità, ti lascia col fiato sospeso per qualche pagina, per farti poi tirare un sospiro di sollievo poco dopo. Chissà che non torni a spulciare il catalogo delle opere di King…

Intanto posso dirvi che è un libro che merita la lettura, un po’ truce in alcuni punti (ma serve per inquadrare la psicologia del personaggio in quel momento). Sul prezzo (19.90 Eur di copertina) sapete come la penso: avrei preferito 15-16 Eur. Se non avessi usato un buono sconto che avevo, non so se l’avrei comprato. Ma, purtroppo, si sa: i prezzi son quelli…

Buona lettura!

Quei collegamenti che non ti aspetti…

E’ buffo come, a volte, non sai niente delle cose che “conosci”: ne hai sempre sentito parlare, sai che esistono, ma ignori la storia o tutta una serie di dettagli che, appena li scopri, ti sorprendono.

GalieloHarryPotterFra le notizie che guardavo questo pomeriggio, una ha attirato la mia attenzione: Il CICAP sponsorizzava un incontro in cui si parla di “Galileo & Harry Potter” che – cercando info – ho scoperto essere un libro scritto da Marco Ciardi ed edito da Carocci. Da quello che vedo nel sito dell’editore è una carrellata di personaggi famosi (Galielo, Newton, Leopardi, Kant) alle prese con temi scientifici e dove il maghetto (e altri personaggi di fantasia) si mescolano ai personaggi reali (recensione della rivista Query) . Interessante, da tenere presente per future letture.

Ma quello che ha attirato la mia attenzione è che l’incontro si svolge a Montereggio, in provincia di Massa. Una meta, mi sono detto, potenzialmente raggiungibile da Firenze per una “toccata e fuga”. Quindi verifico dove si trova Montereggio: è un “piccolo” paesino medievale arroccato sulle montagne della Lunigiana, praticamente sulle Alpi Apuane al confine fra Toscana e Liguria. Eccoci, la toccata e fuga non è fattibile: l’ultima parte di strada, curvosa, montana, fa considerevolmente aumentare i tempi. Niente incontro, ma magari può meritare una gita di un giorno, in futuro, visto che il paese sembra carino.

Ma torniamo all’incontro, che fa parte – scopro – della “Festa del Libro 2015” (l’evento citato sopra si svolge martedì 25 alle 19). Allora mi domando: cosa ci fa una festa del libro in un paese così piccolo? Carino, certo, ma poco raggiungibile. Però, sfogliando il programma, scopro due cose: la prima è che è un programma ricco, con personaggi importanti (premi Strega, premi Campiello, premi Bancarella) e libri belli tosti da presentare. E la seconda è che il prestigioso premio Bancarella – per l’appunto – è nato proprio in zona (e poi si è trasferito a Pontremoli). In questa pagina, molto ben fatta, si narra la storia della nascita del premio, e fa riferimento ai librai di Montereggio e delle frazioni vicine.

Bancarella perché – curiosando nelle vicende storiche – scopro che gli abitanti erano venditori di libri e piazzavano, in estate, le loro bancarelle in giro  per la padania (e poi per mezza Italia). Montereggio è rinomato come “paese dei librai”: già intorno al 1500, sembra, persone che magari non sapevano neppure leggere, si caricavano le spalle con una gerla piena di libri e scendevano in pianura (padana) a venderli. Dalla semplice gerla siamo passati alla bancarella per arrivare, poi, all’apertura di librerie sia in Italia che all’estero. Ed ora Montereggio fa parte del network “Booktown.net“, cioè  – molto sinteticamente – le città ed i paesi dove si svolge una intensa attività libraria (o dove si cerca, con varie iniziative, di promuovere attività letterarie).

Perché proprio il commercio di libri non lo so (fra l’altro contrabbandavano anche libri proibiti fra i vari staterelli presenti all’epoca). L’unica cosa che ho notato è che il paese si trova in un luogo strategico per il valico fra Liguria e valle padana (non per niente è riportato anche nelle mappe della Galleria vaticana delle Carte Geografiche, dove i pontefici – probabilmente – verificavano l’estensione dell’impero e marcavano i territori più importanti): una parte del flusso commerciale fra i porti (Genova e La Spezia) e le regioni del nord Italia passava di lì, e loro ne hanno approfittato commerciando in qualcosa di particolare. Sul sito di Montereggio c’è un ingrandimento della suddetta cartina (seconda foto). Mi sembra ne vadano molto orgogliosi, gli abitanti di Montereggio 🙂

Insomma, di stupore in stupore mi sto riproponendo, appena mi sarà possibile, di andare a fare un viaggetto in quella zona, di fermarmi qualche ora fra Piazza Mondadori e Piazza Rizzoli (sì, la toponomastica attinge – da qualche anno – a grandi famiglie di editori o personaggi legati alla letteratura) e di respirare un po’ l’aria dei libri passati, presenti e futuri. E, magari chissà, farmi una camminata nei dintorni (vedo ci sono alcuni sentieri di trekking che sembrano molto carini) e scattare qualche bella foto. Forse non ce la faccio per la Festa del Libro, ma tengo il paese fra le tappe da visitare in una bella domenica di sole.

Buona passeggiata (a chi potrà andare) in paese, fra libri e autori, per la festa del libro!

P.S.: ho anche scoperto che Marco Ciardi, l’autore del libro, è di Montereggio. Insomma: gioca in casa…

P.P.S.: mi sa che sia un buon posto, anche, per gustare meravigliosi prodotti gastronomici 😛

Quando leggere fa bene (anche al portafoglio)

Bella iniziativa in Romania, nella città di Cluj-Napoca dove (leggo su Huffington Post), chi sale a bordo dell’autobus con un libro NON deve pagare il biglietto. Operazione che è andata avanti per un periodo limitato di tempo, ma sempre ben gradita. Anche perché – sempre in base a quanto riporta l’articolo – non è unica: dall’accesso al giardino botanico a sconti in vari negozi della città (se nella propria foto del profilo facebook siamo ritratti con un libro).

Che dire? A quando in Italia? Che avrei dei bei risparmi da fare 🙂

A parte le battute, mi sembra un’ottima idea per promuovere la lettura. Unica domanda: chi è Victor Miron, autore dell’idea, che ha stressato per un anno intero il sindaco della città così da convincerlo ad attuare l’idea? Ho fatto una mini ricerca con Google: ho visto che ci sono due libri che hanno, come autore, quel nome, ma non posso collegarli con certezza assoluta a lui. Mentre sembra (sempre senza certezza assoluta) che sia partecipe di almeno due startup rumene, di cui una dedicata alla condivisione di cose di proprietà. Forse è appena appena interessato, ma non ci vedo niente di male, anzi!

Buona lettura (e buoni sconti) a tutti!!!

The Story of Kullervo: manoscritto ritrovato di Tolkien

(dal sito dell’editore)

Scrivo di fretta ed ho solo alcuni frammenti di informazione, non tutti verificati. Ma sembra che sia stato ritrovato un lavoro giovanile di Tolkien, “The story of Kullervo”, scritto nel 1914, mentre era all’università di Oxford; il lavoro fu interrotto con la prima guerra mondiale. Il racconto parla di un ragazzo orfano che cerca vendetta contro un malvagio mago che – nonostante lo abbia cresciuto – è anche il colpevole della distruzione della famiglia del ragazzo. Una storia che ha radici nella mitologia finlandese e che riprende alcuni suoi personaggi e, soprattutto, fa da base per quella che sarà, poi, la creazione della terra di mezzo e i personaggi del Silmarillon.

Non ho capito se la storia è lasciata incompiuta, o se qualcuno l’ha rielaborata per aggiungerci un finale o darle qualche limatina. Si sa che la storia faceva parte di un saggio del 2010 a cura di Verlyn Flieger, professoressa universitaria: il manoscritto non era propriamente sconosciuto, ma era ignorato dal grande pubblico. Proprio la professoressa cura l’edizione di questo libro per Harper Collins, editore inglese che indica – sul suo sito – il libro disponibile già dal 27 agosto 2015 sia in formato e-book (9.99 sterline) che cartaceo (poco meno di 17 sterline).

Dovrebbe poi arrivare negli USA ad ottobre 2015. Non si sa, invece, niente per l’edizione italiana

 

Alcuni riferimenti per approfondire:

  • Il sito dell’editore (in inglese), dove trovate qualche dettaglio in più sulla trama
  • Amazon US, dove è possibile prenotare il libro (attenzione: Amazon lo dice disponibile per Aprile 2016)
  • Su Panorama c’è un bell’articolo (in Italiano) su libro e dettagli della sua uscita

Buona lettura