#IoLeggoPerché…

IoLeggoPerchéPerché leggere? “Quando si vuole imparare qualcosa,non si legge un libro, si parla con qualcuno” è una frase del film “Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano” che mi è rimasta scolpita nella mente. Ma, pur apprezzandola, non mi sento di condividerla. Secondo me la conoscenza passa attraverso le due cose: leggere (per scoprire cose o punti di vista nuovi) e parlare con qualcuno (per confrontarsi e capire meglio).

Ed oggi è una giornata importante per la lettura: è la “Giornata Nazionale del Libro e del Diritto d’Autore” e con molteplici iniziative si cerca di attrarre tutti al lato oscuro della for… ehm, scusate, al “lato chiaro” (le pagine aperte) del libro.

Come non farsi richiamare, con senso civico, da questa iniziativa e contribuire ad essa? Anche e soprattutto se essa diventa funzionale allo svuotamento di parte degli scaffali (da riempire, poi, con nuovi libri)?

Insomma, anche io ho dato il mio piccolo contributo: un po’ di libri (sì, quelli dell’immagine, ed altri) ad un amico e collega che li porterà in piazza Mino a Fiesole, dove sarà allestito uno stand pressoil quale, dalle 16 di oggi, chi vuole potrà andare a prelevare GRATUITAMENTE uno qualsiasi dei libri presenti. Certo: è più carino se ne portate uno in cambio (è una iniziativa di scambio librario) ma se proprio non lo avete gli addetti chiuderanno un occhio 😉

(dal sito #ioleggoperché: evento di Fiesole)
In Piazza Mino potrete trovare il libro che vi farà innamorare. Dalle 16,00 alle 19,30 sarà allestito uno stand, dove sarà possibile prendere gratuitamente un libro da leggere e, se vorrete, lasciarne uno in dono per un altro lettore. I libri rimasti alla fine della giornata verranno raccolti e messi a disposizione del pubblico su uno scaffale del libro-scambio posto all’interno del palazzo comunale. Questo evento si inserisce all’interno dell’iniziativa nazionale per la diffusione del libro ‪#‎ioleggoperché‬.

Al di là dell’utilità spicciola (creazione di spazio), mi piace condividere ciò che mi ha emozionato: un bel libro è un tesoro da vivere insieme. Con le dovute eccezioni: ci sono alcuni libri che, per svariati motivi, li cederò solo dietro tortura. Ma la maggior parte di quelli che leggo mi piace lasciarli liberi di incontrare nuovi lettori.

Buona giornata del Libro e del Diritto d’Autore! Leggete, gente, leggete!

Andar per foto nel borgo delle camelie…

PaeseMi piace fotografare paesaggi e natura, l’ho sempre detto. E quindi, quando ho saputo di questa occasione, mi son precipitato: la Mostra delle Antiche Camelie della Lucchesia.

C’è un piccolo borgo, Pieve e Sant’Andrea a Compito, sui colli vicino a Lucca, dove da anni si coltivano camelie con l’intento di salvaguardare le moltissime varietà esistenti (ed alcune a rischio di sparizione). Vuoi per il terreno particolarmente adatto, vuoi per il microclima, il paesello sembra essere il luogo più adatto della Toscana (e forse di Europa) per questo progetto.

Tutti gli anni, nel periodo di maggior fioritura (marzo, per la maggior parte delle varietà), viene organizzata una mostra al “camelieto” (il terreno dove vengono coltivate molte varietà di camelie) ed una festa paesana grazie alla quale si può scoprire il fantastico mondo delle camelie (dalla cucina all’arredamento, a vari prodotti, primo fra tutti il tè, dato che si ricava da una varietà della famiglia di camelie).

IMG_0078Purtroppo quest’anno son potuto arrivare alla mostra solo alle 16.00, quando ormai tutto era in chiusura (alle 18 la mostra veniva chiusa), ed ho potuto godere solo del camelieto e degli scorci panoramici del borgo. Ma se vi piacciono questi fiori l’anno prossimo non potete mancare. Troverete le informazioni, appena saranno disponibili, sul sito della mostra.

PiantagioneTèUna nota: anche se siete appassionati di vi conviene fare un salto alla mostra: sono presenti stand giapponesi che spiegano molte cose sui riti legati a questa bevanda e sulle tecniche di preparazione. Mi è dispiaciuto non poterli vedere, ma dalle foto presenti nel sito ufficiale della mostra, deve esser stata una bella esperienza.

Ecco una gallery fotografica delle camelie, quasi tutta scattata nel camelieto.

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Libro postumo per Giorgio Faletti

Condivido con voi una notizia che mi ha fatto piacere. Varie testate giornalistiche riportano una prossima uscita di “La Piuma“, racconto di Giorgio Faletti, che ormai ci ha lasciati da circa 1 anno.

Mi innamorai di lui scrittore (mentre ero già innamorato dei personaggi che, come comico, ogni tanto ci presentava) nel 2002, col suo romanzo di esordio “Io uccido”, riproposto l’anno scorso (in una edizione particolarmente curata) da Baldini  & Castoldi. Purtroppo questo blog è nato 4 anni dopo… non scrissi niente di quel romanzo. Però Faletti divenne uno dei miei termini di paragone (e lo è tutt’ora) per i thriller letti da allora in poi.

Sì, è vero, i successivi romanzi mi avevo un po’ deluso (neppure Faletti è stato in grado di raggiungere il Faletti d’esordio 🙂 ). Io Uccido, secondo me, in una scala da 1 a 10 merita il valore massimo. I romanzi successivi si posizionavano, sulla stessa scala, fra 7 e 9. Mi son piaciuti, ma non mi davano le stesse emozioni e sensazioni del romanzo di esordio.

Apprezzo tutt’ora il suo modo di scrivere che vira molto sul noir: quando leggi i suoi romanzi hai l’impressione di trovarti in una stanza fumosa, bevendo un whisky di second’ordine e ascoltando, dalla voce un po’ roca dell’eroe maledetto, i frammenti della storia…

Tutto questo si traduce in un “comprerò quel libro”. Forse non il 13 maggio (data di uscita prevista, riportata su notizia Ansa), forse qualche giorno dopo. Ho cercato sul sito dell’editore (ancora Baldini & Castoldi) ma non ci sono, in questo momento, notizie ufficiali sulla data di uscita.

Huffington Post e La Stampa riportano anch’essi la notizia. Su La Stampa si ha una piccola intervista con la moglie di Faletti: ci racconta che il romanzo era stato messo in un cassetto in attesa di una revisione, mai avvenuta a causa della prematura scomparsa di Giorgio. Però – dice sempre la moglie – Giorgio era soddisfatto del romanzo, lo aveva semplicemente lasciato da una parte per dare qualche limatina secondaria.

Aspettiamo, quindi, che “La Piuma” arrivi in libreria 🙂

Buona lettura

Maledetti toscani (Curzio Malaparte)

Incuriosisci oggi, incuriosisci domani, alla fine mi è toccato cercare (perché non si trova nelle librerie “standard”, ma va cercato in quelle che si occupano di “antiquariato”, essendo un libro “vecchiotto”) e comprare questa opera di Curzio Malaparte, nome d’arte di Kurt Erich Suckert, nato (nonostante il nome) a Prato e grande estimatore dei toscani. Tanto che apre il primo capitolo (almeno nella trentacinquesima edizione in mio possesso) con “E maggior fortuna sarebbe, se in Italia ci fossero più toscani e meno italiani“.

E come dargli torto? Son pienamente d’accordo anche io! Possiamo chiudere il post qui: leggete il libro, meditate, e se siete toscani gioite, sennò pentitevene 🙂 No, non scherziamo, una delle bellezze Italiche è proprio la commistione fra tanti popoli, la fusione di tante culture, l’intreccio di tante idee: è uno dei nostri maggiori pregi, ma anche uno dei nostri più grandi difetti; ci dona genio e sregolatezza…

Però, sul fatto che i toscani siano un popolo particolare, ci son tornato più volte (spesso legandomi alle intemperanze dei quattro vecchietti del Bar Lume nei romanzi di Malvaldi). Con la battuta (spesso cinica e sfrontata) sempre pronta, con quell’aria un po’ superiore, senza peli sulla lingua (né propri, né di altri – per dir la verità in battuta), spesso litigiosi e faziosi, che non danno facilmente l’amicizia, ma quando la danno è speciale… Insomma, questi toscani sono un popolo un po’ strano: che sia frutto del DNA ereditato dagli etruschi (come accenna Curzio in alcune parti) o semplicemente perché son cresciuti così, non ve lo so dire. Però lo confermo: siamo strani (e, a dirla tutta, è una cosa che mi piace).

Ma lasciamo perdere come siamo e torniamo a parlare di come ci ha descritti il Malaparte (che questo è un blog di libri, non di psico-socio-eccetera-logia). L’autore presenta le varie zone della toscana attraverso gli abitanti delle maggiori città (Siena, Firenze, Prato, Livorno, e quasi tutte le altre provincie) e per ognuna descrive il carattere del popolo. Si scopre che i senesi sono molto più “morbidi” nel parlare, rispetto ai fiorentini: pur dicendo pane al pane e vino al vino, lo fanno con più garbo. O ci racconta, Curzio, che le “belle livornesi, fanno un figlio ogni due mesi”.

Si scopre, poi, che – in generale tutti i toscani ma soprattutto i pratesi – son disillusi: sanno che tutto passa e sanno (ancora una volta soprattutto i pratesi) che “tutta a Prato va a finire la storia d’Italia e d’Europa”, tutta in stracci (perché i pratesi erano famosi per riciclare stracci producendo tessuti, da cui la fama tuttora meritata di produttori di stoffe).

Viene descritto anche il particolare rapporto dei toscani con la morte e con l’aldilà (“se ne vanno all’altro mondo come se andassero in un altra stanza”, “I toscani, all’inferno, ci vanno a orinare”): non paura ma passaggio, momento obbligatorio della vita di tutti. Che è legato all’altro particolare rapporto dei toscani: con la religione (si sa: i toscani hanno una fervida fantasia per le invettive contro i santi e i loro “superiori”). Eppure il toscano è credente forse più di altri che si presentano tutti casa e chiesa. E’ che lo è a modo suo…

Ora, dovendo esser sincero, sì, ritrovo alcune spigolosità toscane nei brani di Malaparte, ma il toscano di oggi lo vedo un po’ diverso. Sempre pronto alla battuta, sempre cinico, ha capito che la faziosità non rende (è sempre pronto a difendere le sue origini e le sue idee, ma in modo più costruttivo rispetto al passato). Sempre pronto a canzonare, lo fa più per affetto che per dileggio: riprendo un frammento da un libro di Malvaldi, in cui i vecchietti del Bar Lume spiegano cosa è veramente la “presa per il culo”. Dicevo in questo post:

Stavolta l’autore approfitta, inoltre, del romanzo per parlare della toscanità. Forse ormai consapevole della fama nazionale, prova a spiegare una parte tutta peculiare della nostra personalità che è la “presa per il culo”. Come dice Marco [Malvaldi] nel capitolo 10 [de Il telefono senza fili], prendere per il culo (manteniamo il toscanismo e non volgarizziamo in “presa in giro”, che perderebbe di significato) una persona è “una dimostrazione di affetto e, insieme, un palese riconoscimento alla sua intelligenza e alle sue capacità sociali“. Il perché ve lo lascio leggere nel romanzo.

All’epoca “Maledetti Toscani” costava 1.000 lire (35a edizione, Luglio 1959), io l’ho trovato nell’antiquariato (tramite Maremagnum) a circa 16 euro + spese spedizione: la mia copia non è perfetta, ma è buona, si trovano copie migliori a prezzi anche molto più alti.

Merita comprarlo? Se siete appassionati di toscanità o se siete toscani e volete riscoprire un po’ delle vostre (nostre) origini, sì, sicuramente merita. Per tutti gli altri dico che non è un saggio, non è un romanzo, è una esaltazione di alcune caratteristiche dei toscani, caratteristiche che rendono questo popolo “speciale” (a detta di Curzio).

Io, in verità, sono orgoglioso di esser toscano, fiorentino, campagnolo addirittura. Penso il nostro sia davvero un popolo speciale? Sì e no: alcune caratteristiche indicate da Curzio le ritrovo e altre meno. I toscani hanno alcune peculiarità, i lombardi altre, i pugliesi altre ancora e così via. Credo nessuno sia più speciale di altri, ma ognuno è speciale a suo modo…

Però è anche vero che il nostro cinismo e il nostro parlar chiaro ci fa essere molto graditi a chi cerca punti di vista più obiettivi, e al tempo stesso molto sgraditi a chi vorrebbe sentirsi dire solo quello che gli piace. Ed è vero che consideriamo qualsiasi autorità (dal Sindaco, al Presidente, all’Imperatore, al Papa) come dovrebbero essere, cioè – anche loro – persone come noi, e difficilmente ci facciamo mettere i piedi in testa. Ed è infine vero che questo nostro atteggiamento un po’ ci isola (diceva Curzio nel primo capitolo che addirittura si ha “paura” del toscano, perché ci può svergognare in pubblico con una naturalezza incredibile). Però siamo fatti così: in alcuni passaggi credo che Malaparte esageri un po’ alcune caratteristiche, ma ce le abbiamo e, in genere, ne andiamo fieri.

Insomma, se volete conoscerci meglio, questo libro una buona idea può darvela. Non la più precisa per i tempi attuali (alcune cose son cambiate dall’epoca in cui l’autore redigeva questo testo), ma che si avvicina molto al “toscano DOC” (Denominazione di Orgine Controllata).

Buona lettura.

“Il passato è una bestia feroce” continua a sfornare sorprese…

Merita due righe l’attività frenetica della squadra di lancio del thriller di Massimo Polidoro (di cui, indegnamente, faccio parte). Prima di tutto perché gli effetti si sentono (il libro sta salendo nella classifica delle vendite) e poi perché, soprattuto alcuni componenti della squadra, stanno sfornando idee, stanno organizzando incontri, stanno promuovendo l’opera a più non posso. Ci sono persone veramente in gamba e che si spendono molto per questo libro: fossi uno scrittore penserei seriamente di affidarmi a loro 🙂

Comunque, volevo solo dirvi che si è concluso il primo “gioco a premi”, cioè quello in cui si doveva inviare una foto (più o meno spiritosa e fantasiosa) col libro; foto che è stata votata dal “pubblico” di Facebook. Premio e classifiche le trovate qui.

Ma, soprattutto, tenetevi costantemente aggiornati (gruppo facebook lettori del libro, oppure sito di Massimo Polidoro) perché stanno per partire altre iniziative ed altre sorprese 🙂

In bocca al lupo!