Viaggio dentro la mente : Conoscere il cervello per tenerlo in forma (Piero Angela)

Post breve, oggi. Non perché il libro non meriti considerazione, ma solo perché, essendo un testo divulgativo e non un romanzo, posso “risparmiare” sulla trama 🙂

Consiglio veloce: compratelo e leggetelo. Purtroppo costa 18 euro (nota dolente, ma – in fondo – son ben spesi; esiste una versione e-book a 8,99 euro su Amazon). Si legge bene: ha la chiarezza espositiva del miglior Angela, anche nell’affrontare temi complessi. E ti aiuta a capire come funziona il cervello e come puoi tenerlo in forma con l’andare degli anni.

Andiamo un po’ più a fondo. Prima di tutto perché mi metto a legger certi libri lo dovreste (chi mi segue da un po’) sapere: son curioso di sapere come funzionano le cose e il cervello umano è uno dei temi che mi affascina. Il fatto che questo paragrafo che sto scrivendo sia frutto di innumerevoli reazioni elettrochimiche che avvengono nel mio cervello (alcune che articolano il pensiero, altre che pescano dai ricordi di lettura, altre che muovono le dita sulla tastiera, altre che controllano a video se ho digitato bene) è una cosa talmente affascinante e talmente inquietante che ne vengo attratto come una falena è attratta dalla luce.

Il libro si apre spiegando come è nato e si è evoluto il cervello, andando poi ad approfondire le tre componenti fondamentali (corteccia, sistema limbico, paleoencefalo) e come dialogano tra loro. Si vede come sono connessi i neuroni, come si formano le sinapsi. Ci sono ancora tanti interrogativi (e Angela ce ne accenna alcuni) su alcuni processi cognitivi e sul perché il cervello funzioni in determinati modi, ma l’autore ci guida anche attraverso esperimenti che hanno spiegato alcuni meccanismi ormai assodati. La memoria, per esempio, è legata alle emozioni: (semplificando) più è forte una emozione più si ricorderà quel dato momento.

Insomma, col suo solito fare semplice Piero ci illustra studi, ci propone ipotesi, ci spiega meccanismi che ci fanno conoscere meglio la nostra mente. E ci propone anche alcune ricerche che spiegano come è possibile tenere in allenamento il cervello e perché è un bene (soprattutto quando l’anzianità si avvicina).

Lo so, sono un polemico, ma una cosa che non mi è piaciuta devo dirvela: il libro è costruito sotto forma di (finto) dialogo. Finto perché non è un giornalista che intervista l’autore, ma ogni capitolo è stato costruito proprio a domande e risposte. E’ una questione di gusto personale: a me piace una trattazione più diretta. Capisco però che questo sia un meccanismo usato per semplificare ulteriormente la comprensione del testo.

Concludiamo sfatando una leggenda: non è vero che usiamo solo una parte del cervello e che (come pensa qualcuno) se riuscissimo ad attivarlo tutto faremo cose incredibili. Usiamo, in tutti i momenti, tutto il cervello. E’ però vero che il cervello di un neonato ha più sinapsi rispetto ad un adulto: durante la crescita il cervello elimina i “rami secchi”, le sinapsi che, non venendo stimolate, diventano inutili. Questo significa che un ambiente stimolante, per un neonato e per un bambino, permette di mantenere una certa vivacità intellettuale (maggior numero di sinapsi) anche da adulto. Ma attenzione a non esagerare, perché ognuno ha i suoi ritmi di crescita.

Buona lettura!

Festeggiamo!!!

SnoopyBalla

Oggi, 20 marzo, è la giornata internazionale della felicità! Che non è semplicemente allegria ma qualcosa di più profondo.

Ecco uno stralcio della risoluzione ONU A/RES/66/281 (assemblea ONU del 28/06/2012) con cui viene istituita tale giornata:

L’Assemblea generale […] consapevole che la ricerca della felicità è un scopo fondamentale dell’umanità, […] riconoscendo inoltre di un approccio più inclusivo. equo ed equilibrato alla crescita economica che promuova lo sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone, decide di proclamare il 20 marzo la Giornata Internazionale della Felicità, invita tutti gli stati membri, le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite, e altri organismi internazionali e regionali, così come la società civile, incluse le organizzazioni non governative e i singoli individui, a celebrare la ricorrenza della Giornata Internazionale della Felicità in maniera appropriata, anche attraverso attività educative di crescita della consapevolezza pubblica […]
(da wikipedia).

Se volete scaricare l’intera risoluzione (in inglese) ecco il link al PDF. Altrimenti potete accedere alla pagina che elenca le risoluzioni della sessantaseiesima sessione (di cui fa parte questa risoluzione).

Tanta felicità a tutti!

P.S. Ho “rubato” l’immagine di snoopy che balla dal sito peanuts.com

Il passato è una bestia feroce (Massimo Polidoro)

PassatoFeroce

Notate con che sguardo truce la “bestia” di casa sembra dirmi “qui di feroce ci son solo io!“? E come custodisce, sotto i suoi artigli, quel “passato” che ha scatenato tutta la sua ferocia contro il protagonista del romanzo, Bruno Jordan? Sembra quasi dirmi (la mia “bestia”): “Prima il dovere (due grattini),  e poi il piacere (ti concederò di leggermi qualche pagina)“.

Ma ricominciamo da dove eravamo rimasti, cioè da quello che avevo accennato nel precedente post.

Estate 1982. Subito verrà alla mente (almeno a chi ha quaranta e più anni) quel triplice “Campioni del mondo” urlato da Nando Martellini durante la finale dei Mondiali. Era l’11 luglio e l’Italia vinceva contro la Germania (allora Germania Ovest). L’allora presidente Sandro Pertini che esulta, in tribuna… Quante feste in tutta Italia… Ma non nel paese di Verazzano, dove una ragazza, Monica, proprio quella notte, a pochi minuti dal fischio di inizio della partita più attesa dagli Italiani, sparisce nel nulla. 

Il dolore accompagna tutta la famiglia e gli amici per molto tempo, e nonostante gli sforzi delle forze dell’ordine, la ragazza non si trova più. Piano piano il caso viene dimenticato, finché una delle più fredde mattine dell’inverno 2015, mentre il cielo minaccia neve, una lettera riaccende il dolore e riapre vecchie ferite ad un vecchio amico di Monica: Bruno Jordan, adesso cronista di nera per la rivista Krimen.

Una lettera spedita trent’anni prima, da Monica stessa, e datata il giorno precedente la scomparsa. Che possa contenere la soluzione ad un mistero durato oltre trent’anni?Bruno si precipiterà a cercare di capirci qualcosa, finendo “nella rete del più insospettabile e spietato degli assassini“.

So che la storia vi intriga già: vi accennerò qualcosa in più, ma senza svelare le misteriose trame che coinvolgono Monica, Bruno, altri loro amici ed un “piccolo” paese della bassa Lombardia.

Iniziamo col dire che per Bruno è un periodo di crisi: alcune noie sul lavoro (con la nuova direttrice che vuol dare una impronta editoriale completamente diversa alle idee del giornalista) si mescolano a minacce più o meno velate da parte di alcuni malavitosi che il giornalista, grazie alle sue inchieste giornalistiche, ha contribuito a smascherare. Per questo decide di prendersi qualche giorno di pausa e di ritirarsi nel paesino dove è nato.

Una busta misteriosa, arrivata la mattina, lo incuriosisce: durante il viaggio per tornare alla vecchia casa la aprirà e scoprirà al suo interno una lettera di Monica, in cui lei gli rivela di doversi togliere un peso. La lettera è datata il giorno prima della scomparsa. Perché questa lettera arriva proprio adesso? Forse qualcuno sta giocando con vecchi dolori?

Si innesca un meccanismo di ricordi in Bruno: la voglia di scoprire cosa è successo all’amica, e perché questa sua lettera gli sia arrivata dopo oltre trent’anni, lo porterà ad indagare sul caso. Nel paese ritrova vecchi amici e vecchi incubi, e dovrà affrontare alcuni di questi per arrivare alla soluzione. Ma la sua cocciutaggine, insieme ad alcuni indizi che riaffiorano dal passato, lo porterà a scoprire tutto. Cosa successe a Monica? Chi la rapì? Che fine ha fatto? E chi è che minaccia Bruno e che semina altri morti intorno a lui? Lo scopriremo solo leggendo 🙂

Detto e ridetto in precedenti post, conosco l’autore per altri generi di libri (romanzi per ragazzi e indagini su ignoto e fatti misteriosi). Questo è il suo primo thriller, secondo me molto ben costruito. Ha alcune caratteristiche del giallo puro (pochi personaggi, una logica ferrea) accompagnate da alcuni elementi noir (alcune ambientazioni, alcuni modi di raccontare la storia). Nella mia classifica personale per questo genere di letture credo che – con questo esordio – Massimo si sia meritato il terzo posto dopo la serie di romanzi di Malvaldi (primo in assoluto) e il romanzo “Io uccido” di Faletti (secondo posto).

Parlando propriamente del romanzo, quali sono le caratteristiche che me lo hanno fatto apprezzare? Prima di tutto la logicità degli elementi e la concatenazione degli eventi. Il ritmo da thriller è incalzante ma non ossessivo: ti tiene attaccato alle pagine ma ti permette, ogni tanto, di prendere una boccata d’aria. I fatti, che si svolgono in 3 giorni (escluso il capitolo finale, che abbraccia tempi più lunghi) sono ben scanditi e presentati.

Come accennavo, la logicità degli elementi ti porta ad una soluzione lineare. Quando si arriva alla fine tutti i pezzi combaciano. In qualche caso questo sacrifica un po’ la lettura (il lettore riesce a scoprire l’assassino qualche pagina prima del protagonista): in questo libro alcune anticipazioni ci sono, ma non disturbano perché quello che ti intriga è la vicenda e vuoi sapere come ha fatto, tizio, a fare quello, e cosa è successo in quell’altro caso e perché… eccetera eccetera. Forse Polidoro non raggiunge (ancora) la maestria della Christie, ma ci è molto vicino.

E poi Massimo ha, dalla sua, anni di esperienze nel raccontare misteri, nell’indagare in quel mondo dell’impossibile che, in realtà, porta sempre al possibile. C’è sempre una spiegazione logica (come spiega spesso Doyle col suo Sherlock), e l’autore riesce a costruire un mistero, e a farlo rimaner sospeso per 30 anni, e a spiegare tutto, usando solo fatti realistici.

I personaggi, come dicevo prima, sono pochi. I due con maggior spessore sono, ovviamente, i protagonisti, gli altri più o meno abbozzati in base all’importanza del ruolo. In un thriller si può fare la scelta o di costruire bene i personaggi, presentando le loro storie, i loro pensieri, le loro riflessioni durante l’azione che compiono, oppure di lasciare leggeri i personaggi (definiti ma non troppo). Nel primo caso si rischia di far raddoppiare le pagine e far diventare pesante il racconto, nel secondo si privilegia lo scorrere della storia. Massimo ha optato per questa seconda opzione. Per il mio gusto personale, secondo me qualche personaggio poteva essere “scavato” più a fondo, ma capisco benissimo che così facendo si sarebbe allungata troppo la storia e si sarebbero dilatati, forse, anche i tempi di creazione (dice l’autore che ci ha lavorato per 10 anni).

Punti particolarmente negativi non ne trovo: è una storia che può piacere o meno, a seconda dei gusti. Probabilmente chi ama i grandi giallisti classici la troverà comunque gradevole (anche se non come vorrebbe). Nella squadra di lancio, molti amanti di Stephen King hanno ritrovato tracce del “maestro” in Polidoro (anche lui appassionato di quello scrittore): chi ama King probabilmente la troverà più soddisfacente. Insomma, sulla “gustabilità” della storia si va, alla fine, in base alle preferenze personali. Oggettivamente si può dire solo che è una bella storia, costruita bene e che si legge veramente bene.

Concludiamo parlando della “socialità” del romanzo. Come sa chi legge questo blog, Massimo ha reclutato 100 persone formando una “squadra di lancio” (ne ho già parlato e vi rimando ai precedenti post: 12). Non solo facebook e twitter, ma anche siti web organizzati appositamente, book trailers… Sembra che la cosa abbia funzionato alla grande tanto che, due giorni dopo l’uscita, è stata lanciata la ristampa.

Adesso Massimo ha messo in piedi anche un concorso: chiunque dimostrerà (foto col libro in mano) di aver acquistato il libro, riceverà un link per scaricare altre opere di Polidoro (e-book, video esclusivi e altro). E un fortunato, selezionato dal “popolo” di facebook, riceverà una scatola delle sorprese…

Una operazione, questa del coinvolgimento dei lettori, non provata prima: non ripeto quanto detto in altri post, ma accenno volentieri al fatto che in una squadra di 100 persone tutti si son dati da fare, con i mezzi che potevano, e molti hanno creato contenuti interessanti che sicuramente hanno contribuito a lanciare il libro. Sfruttamento da parte dell’editore (promozione a costo zero)? No, prima di tutto perché l’editore ha fatto anche promozione standard (sito, interviste, pubblicità). Poi perché ognuno faceva quello che si sentiva (anche semplicemente leggere il libro e commentarlo). E poi tutti hanno avuto la possibilità di leggere in anteprima il libro e di commentarlo insieme all’autore (sempre molto aperto e disponibile). Una bella esperienza, quindi.

Il prezzo: 17 Eur non son pochi, avrei preferito 15. Però altre opere (più o meno stesso numero di pagine, stesso genere, stessa qualità di impaginazione) hanno prezzi fra 17 e 20 Eur, quindi è un prezzo nella norma. Certo, sarebbe bello ci fosse un abbassamento generale di questi prezzi. Fortunatamente, però, per ilprimo mese di lancio, quindi ancora per 2 settimane) il libro è a sconto (15%) in tutte le librerie, e lo sarà fino alla fine del mese. Dimenticavo: ovviamente in formato elettronico (e-book) il prezzo è ancora minore: 9.99 su Amazon (Kindle).

Buona lettura a tutti quanti. E segnatevi sul gruppo facebook dei lettori del libro, così ne potrete parlare con altri, confrontare le vostre esperienze, e… chissà, magari l’autore è in ascolto e “sfrutterà” qualche suggerimento per le prossime opere.

Le città invisibili (Italo Calvino)

Ve lo dico subito: sono un po’ in difficoltà nel parlarvi di questo libro. Sappiate che l’ho concluso più di un mese fa (in realtà, la postfazione di Pier Paolo Pasolini l’ho letta solo ieri, ma il resto del libro l’ho finito un mese fa). Ci sono libri che devo “metabolizzare” prima id poterne scrivere, e questo è uno di quelli.

Partiamo dalla prima difficoltà: l’impressione durante la lettura. Leggere l’introduzione fa la differenza, per questa opera, soprattutto se l’introduzione è curata dall’autore stesso. Se non avessi letto l’introduzione, potrei dirvi che Calvino, attraverso un linguaggio immmaginifico e surreale, vuol condurci per mano a scavare nell’animo umano usando, per mostrarci i suoi aspetti, città immaginarie, utopiche (e anche distopiche), e le relazioni umane che si intrecciano in esse.

Ma nell’introduzione Italo stesso ci spiega che quest’opera si è sviluppata in tanti anni: l’autore prendeva appunti che potevano sempre tornare comodi per romanzi futuri (come fanno molti bravi scrittori). Uno scorcio di città che ispirava certe riflessioni, un appunto sull’uomo e sulle relazioni sociali… Tutto veniva ambientato in città fantastiche, tutto scritto (o riscritto) con un linguaggio immaginifico, tutto una metafora di una sensazione dell’autore.

Allora ti viene il sospetto che l’animo da indagare non era tanto quello dell’uomo in sé, ma proprio quello dello scrittore. Nelle Città Invisibili, è come se Calvino ci proponesse una istantanea di qualcosa che in quel momento lo crucciava o sorprendeva o incuriosiva o infastidiva o rallegrava. Le città e la memoria; Le città e il desiderio; Le città e gli occhi: il ricordo (o la sofferenza di qualcosa che sparisce); la ricerca e l’aspirazione a qualcosa di speciale; i piccoli dettagli che ci sorprendono…

Prima di proseguire devo raccontarvi qualcosa del libro. E questa è la seconda difficoltà, perché la trama esiste ma è solo un collante fra vari mini racconti. Ma i personaggi che animano la trama sono molto significativi. Insomma, è un rincorrersi di cose piccole e grandi che, per sviscerarle tutte, ci vorrebbe un altro libro, e quindi dovrete accontentarci solo di qualche frammento.

Non è un romanzo, cioè la struttura in capitoli non racconta una storia che inizia, va avanti e finisce. in teoria se ne potrebbero leggere solo alcuni pezzi, o si potrebbero sfogliare le pagine a caso. E’ pur vero, però, che le riflessioni di Marco e Kublai (ora spiego chi sono) seguono un andamento particolare, a spirale, che affronta (azzardo) l’essenza dell’uomo prendendola alla larga e facendo giri sempre più stretti, scavando sempre più a fondo.

Calvino immagina un dialogo fra Marco Polo e Kublai Kan: il secondo chiede al primo, viaggiatore, di raccontargli le città che ha visitato, partendo da quelle del proprio regno. Perché Kublai non ha potuto visitare tutte le città e vuole avere un’idea di quello che è il suo regno, della sua magnificenza o decadenza, della sua bellezza o bruttezza, della sua ricchezza o povertà. Lo chiede a Marco perché lo ritiene più distaccato dei suoi funzionari che, o per compiacerlo, o per tradirlo, possono raccontargli tutto (e il contrario di tutto).

Marco inizia a raccontare delle città, una alla volta. E ogni 5 città Kublai e Marco si scambiano alcune riflessioni. Marco usa nomi di donna per ogni città, e le descrive in base ad un a caratteristica particolare: ciò che vi si vede (le città e gli occhi), ciò che ricordano (le città e la memoria), ciò che rappresentano o ciò che in esse è rappresentato (le città e i segni), e via così. Solo per curiosità: sono 55 città, e ogni categoria (memoria, occhi, …) può raccogliere più città. Ogni città “impegna” mediamente una pagina.

E arriviamo alla terza difficoltà: come si affronta un libro del genere? Non lo puoi leggere come un romanzo (a proposito: ci ho messo un mese ad iniziare a digerire il libro, ma ci ho messo un mese anche a leggerlo, facendo qualche pausa ogni tanto). Sì, certo, meccanicamente puoi iniziare dalla prima pagina e proseguire fino all’ultima. Però, secondo me, ogni tanto hai bisogno di un po’ di respiro, per ripensare a ciò che il libro dice.

Io, col senno di poi, l’ho preso come una metafora dell’uomo, di ciò che cerca, delle sue paure, dei suoi ricordi. Non è indicato, ma ho il sospetto che le varie città siano presentate nel libro in ordine (abbastanza) cronologico, e considerando che Calvino ha scritto durante più anni questi mini racconti, immagino che ogni singola città sia la costruzione di una sua riflessione, affidata ad un linguaggio a volte surreale, e quasi sempre molto immaginifico. Alcune descrizioni di città, se tradotte in fotografie, sarebbero macro di dettagli, altre sarebbero paesaggi sfuocati, altre ancora un intreccio di luci ed ombre…

Il libro diventa, quindi, più che una metafora dell’uomo, una metafora per “immagini” della vita di Calvino, un rapporto intimo con le emozioni dell’autore. Ma, ribadisco, questa è una mia conclusione: ci sono tantissimi studiosi che hanno affrontato le opere di Calvino che sicuramente saprebbero dare una indicazione migliore della mia.

Non è, quarta difficoltà, un libro per tutti. E’ un libro per chi ha già letto molto, è per chi vuol conoscere molto bene Calvino, è per chi cerca una chiave di lettura nella propria vita. Non è qualcosa da leggere per rilassarsi, o da portare sotto l’ombrellone d’estate (a meno che non vogliate scoraggiare approcci vari di vicini o passanti 🙂 ). E’ comprensibile, come linguaggio, dai ragazzi (diciamo dai 15 anni in sù), ma non è un libro di fantasia o di avventure che possa intrigarli. Ed è un libro che va letto più volte, secondo me, in varie fasi della propria vita, perché ogni volta che lo rileggi ci trovi una chiave di lettura diversa.

A chi vuol provare, dico buona lettura. Ai neofiti di Calvino posso indicare tanti altri libri: ho recensito da Marcovaldo, al barone, il cavaliere e il visconte (più adatti per ragazzzi), dalle cosmicomiche allo scrutatore e ai nidi di ragno (romanzi più adatti ai grandi), fino alle lezioni americane e al viaggiatore, che raccolgono indicazioni ed esperimenti di scrittura.