Il tesoro di Leonardo (Massimo Polidoro)

Non c’è niente di più avvincente, a mio avviso, di una caccia al tesoro, anche in un libro. Ma solo se è ben fatto. Massimo Polidoro lo conosco come indagatore dell’insolito: ho letto più di un suo libro che spiega come certi misteri non sono poi tanto misteriosi. Questo impegno lo ha profuso anche in libri per ragazzi, con una serie chiamata “la squadra dell’impossibile” (ecco il link alla pagina di Polidoro sulla squadra, ed ecco i link alle mie recensioni: Il complotto di FrankensteinLa notte di Dracula e La statua dagli occhi di smeraldo).

Questa volta ha deciso di mettersi in gioco con un personaggio come Leonardo da Vinci (di cui è appassionato studioso). Del genio toscano se ne dicono di tutti i colori: qualcuno lo vorrebbe inventore di cose assai particolari (in un altro romanzo, di Fabriani, è il genio di Vinci ad aver addirittura gettato le basi per i viaggi nel tempo), mentre i più riconoscono nella sua figura una vivacissima curiosità e grandi capacità per trarre frutto da essa.

Ma veniamo al romanzo (senza svelare troppo, eh!). I protagonisti sono due adolescenti (Leo e Cecilia) accomunati dal genio toscano: Leo (abbreviativo per Leonardo) è figlio (lo si scoprirà nel corso della storia) di un noto studioso inglese di Leonardo, e “incolpa” proprio il genio per la scomparsa del padre. Cecilia abita in una cascina appena fuori Milano dove, si dice, Leonardo abbia soggiornato a suo tempo, prima di entrare a servizio degli Sforza. I genitori di Cecilia hanno trasformato la cascina in un agriturismo ed hanno fatto della permanenza di Leonardo un punto chiave per attrarre turisti.

Leo e Cecilia si incrociano nel castello sforzesco, dove il ragazzo gironzola per sfuggire alle “coccole” di nonni un po’ “pressanti”, mentre Cecilia da giorni si siede di fronte ad una targa e la studia e la ristudia. Ha scoperto, infatti – o meglio, ha riscoperto – che la targa nasconde un messaggio in codice che può portare al tesoro di Leonardo, sepolto chissà dove in Milano quando i francesi invasero la città e deposero gli Sforza.

Leo, incuriosito da Cecilia, prova a farle qualche battuta sagace, ma resta colpito dalla sua prontezza di risposta e dalla sua vivacità. Nonostante la sua avversione per Leonardo, il ragazzo decide di aiutare Cecilia in quell’avventura. Da buon “smanettone” informatico si accorge che la chiave di lettura del messaggio non è quella che Cecilia sta usando da più giorni, ma una completamente nuova. In quattro e quattr’otto i ragazzi si ritrovano a rubare la targa e ad iniziare così una avvincente caccia al tesoro. Si sa come va a finire: i ragazzi trovano il tesoro, ma cosa sarà mai? Oro? Beni preziosi? Fantastiche opere d’arte? Nuove invenzioni di Leonardo mai conosciute? Una macchina del tempo (per riprendere, appunto, il romanzo che dicevo sopra)?

Intorno ai ragazzi, però, si muovono misteriose figure: un affarista esaltato di Leonardo, con i suoi scagnozzi, che vuol trovare il tesoro a tutti i costi. Ma nell’ombra si nasconde un altro personaggio, che coi suoi travestimenti sta sempre vicino ai ragazzi, ma senza influenzarli troppo: sarà membro di qualche associazione segreta che compete con l’affarista? O un guardiano che – come si vede nei film di Indiana Jones – vigila perché certe scoperte non vengano alla luce? Oppure ci saranno altre spiegazioni?

Massimo ci porta, con questo romanzo, a scorrazzare per Milano, in luoghi VERI dove Leonardo ha operato, dove si possono ancora vedere le sue opere (la più famosa, credo, il cenacolo). Sottolineo il “veri”: ho chiesto a Polidoro se mi confermava che quanto descrive nel romanzo è vero e lui, sempre gentilissimo, mi ha risposto:

Tutto ciò di cui parlo (la pietra con quella scritta nelle Salette Negre del Castello, la Sala delle Asse, il Musico all’Ambrosiana e le note che sono scritte sul suo spartito, le chiuse dell’Incoronata e di Viarenna, il Cenacolo, la casa degli Atellani, ecc… sono tutte cose vere, sono così come le ho descritte e si possono vedere ancora oggi facendo un bel tour per Milano. I riferimenti al cavallo di Leonardo, ai progetti per costruirlo e i piani per la testa, sono tutti autentici. Solo il foglio con la misteriosa iscrizione che compare usando gli occhiali colorati è un’invenzione. 

E, ovviamente, anche tesoro e personaggi sono inventanti 🙂

Diciamolo subito: si tratta di un romanzo per ragazzi (ed infatti ne ho appena ordinata un’altra copia per un regalo di Natale), per un adulto risulta una lettura leggera, ma ciò non toglie l’emozione e il senso di azione: il lettore si trova subito in empatia coi ragazzi. Il lettore adulto, o meglio, quello un po’ scafato, che legge molto, anticiperà al massimo alcune “sorprese” che Massimo aveva posto, da bravo scrittore, ai punti giusti. Insomma, per un buon lettore alcune sorprese vengono un po’ svelate, ma ciò non guasta la lettura. Per un adolescente la partenza è forse un po’ lenta, ma nel giro di 2-3 capitoli ci si ritrova completamente coinvolti. Nota molto positiva: nel finale, nell’ultimo capitolo, ho avuto i brividi. Se davvero fosse vero quello che si è inventato Polidoro, sarebbe la scoperta più sensazionale di sempre…

Se devo trovare dei punti deboli sono in difficoltà. Diciamo che uno è legato agli scagnozzi del cattivo, un po’ troppo corrispondenti a “macchiette”. Ma con tali caratteristiche riescono ad aggiungere un ulteriore pizzico di umorismo. E, anche se non è un punto debole, devo dire che la storia perde un attimo di filo nell’interpretazione di un indizio. Mettiamola così: l’autore ha preso fatti veri e opere d’arte e vi ha costruito intorno una storia. E’ come se avesse trovato dei paletti conficcati nel terreno ed abbia costruito una strada seguendoli in modo esatto e preciso (rispetto ad altri romanzi dove i “paletti” vengono spostati per avvicinarli alla “strada”). La storia fila, funziona bene, nessun “paletto” viene travisato, ma in un caso (il giovane musico) viene un po’ forzata l’interpretazione dell’indizio. Ci sta, nel senso che l’interpretazione combacia, ma con lo stesso indizio si potrebbero avere altre 10 interpretazioni diverse. Devo però fare i complimenti a Massimo perché ha scelto la via più difficile di costruire una storia (mantenendo un certo realismo) ed è riuscito a creare un bel romanzo.

Vi consiglio di regalare questo romanzo a qualche nipote o amico adolescente: perché nel presentare una storia di fantasia ci introduce a personaggi e storie vere. Insomma, se ve la devo dire: mi ha fatto tornare la voglia di fare un salto a Vinci (visto che ci abito anche vicino) per ri-scoprire il museo Leonardiano lì presente (e recentemente rinnovato). E penso che, quando capiterò di nuovo a Milano, la vedrò in modo un po’ diverso (magari andrà a cercare qualche dettaglio “Leonardesco”).

Buona lettura.

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