Firenze The Walking City (come scoprire angoli particolari della propria città)

Amo la bellezza di Firenze. Quasi ogni mattina, per andare a lavoro, passo da “i’ piazzale” (Piazzale Michelangelo, una delle più belle vedute su Firenze). E nonostante i palazzi sian sempre gli stessi, la cupola del duomo sia sempre lì immobile, i campanili non si siano piegati ne spostati, i ponti stiano sempre, fieri, a controllare l’Arno (che una volta – cantavano – era d’argento)… Nonostante tutto questo riesco sempre a stupirmi di cotanta bellezza. Però – e di questo un po’ mi vergogno – non conosco bene come vorrei questa città e i suoi dintorni.

Per i dintorni sto rimediando con le passeggiate “campagnole” che il comune di Firenze sponsorizza nel suo progetto “Firenze The Walking City“. 18 percorsi cittadini ed extra-cittadini, raggruppati in 7 zone geografiche/tematiche, che permettono sia di praticare corsa che di effettuare belle passeggiate.

Domenica scorsa (28 settembre) ho approfittato di uno di questi ed ho scoperto panorami che ancora non avevo visto, punti di vista particolari su certe zone della periferia della città; un percorso fra campi di olivi, chiese antiche, tabernacoli e ville signorili…

Se siete interessati, ogni percorso è descritto molto bene, con indicazioni di svolte, fotografie che mostrano i punti salienti e scheda riassuntiva (con km da percorrere, altimetria, consigli sia per i corridori che per i passeggiatori). E, ovviamente, una cartina del percorso, anche se un po’ troppo piccola per essere usabile come mappa da portarsi dietro. Quasi tutti i percorsi sono ad anello e percorribili facilmente in mezza giornata.

Esiste anche l’App per iPhone e per Android (sigh, non per Windows Phone), oppure potete scaricarvi i vari percorsi (vengono forniti in formato PDF) e consultarli e stamparli con comodo.

Ah, dimenticavo un piccolo difetto: alcuni percorsi (uno è il “marrone” percorso da me domenica scorsa) non hanno un punto di partenza ben definito. Lo si intuisce, ma non è precisissimo e ci si deve un po’ arrangiare.

Insomma, complice la bella giornata con un cielo azzurro intenso, durante la passeggiata mi son sbizzarrito con alcune foto: eccole qui sotto. E buona passeggiata anche a voi!

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Rivelazioni (Massimo Polidoro)

*** Articolo aggiornato dopo la pubblicazione iniziale

Tutto ciò che dovreste sapere sui misteri del mondo :-O

Diciamolo, mi diverto molto quando leggo libri come questo. Da una parte c’è la concretezza, lo stare coi piedi per terra anche in quelli che sembrano misteri dove le regole della fisica e della ragione latitano. Dall’altra c’è la semplicità con cui la persona (in questo caso Massimo Polidoro) ci spiega i dettagli: è un buon comunicatore, mai troppo serioso né troppo complesso, ma sempre preciso. Diciamo che delle  6 regole di Calvino (le lezioni americane) due si “appiccicano” bene alla figura di divulgatore di Massimo: la leggerezza e l’esattezza.

Torniamo a “libri come questo”: sono tutta la serie di opere dove si indaga il mistero con piglio scientifico: si analizzano i fatti, si formula una teoria che li possa giustificare tutti, si cercano conferme sperimentali, documentali o in qualsiasi altro modo possibile. Detta in parole povere: sono libri che hanno il potere di mantenerti coi piedi per terra. A me non dispiace il mistero: sono curioso e amo le novità. Ma mi scoccia quando qualcosa viene preso per altro usando spiegazioni fantasiose o illogiche. Amo il rasoio di Occam, quel principio per cui, a parità di condizioni, la spiegazione più semplice è quella da preferire. Per questo si deve indagare il mistero: per ricondurlo a spiegazioni semplici, coerenti con tutti i fatti. Ma siccome sono anche pigro, lascio ad altri il compito di indagare il mistero attingendo, poi, alle loro spiegazioni: se mi convincono, continuo a seguirli, sennò li abbandono. Massimo continua a convincermi, ed io continuo a seguirlo.

Rivelazioni è un libro divulgativo, uno dei tanti che Polidoro ha pubblicato dai suoi esordi come “esploratore dell’insolito” (come si definisce nella sua newsletter). Non starò certo ad elencarvi di cosa parla, posso solo stuzzicarvi l’appetito – pardon, la curiosità – con qualche parola chiave: caso JFK, McCartney, extraterrestri, tesori nascosti, società segrete, magia, sparizioni… Come tutti i libri divulgativi deve stare in bilico fra le spiegazioni esaustive e la leggerezza del racconto. Per alcuni dei misteri trattati sono stati usati fiumi di inchiostro (libri e articoli) e di bit (siti di vario tipo): non è possibile riassumere tutto in questo libro. L’autore riesce comunque a dare una idea precisa dei fatti e lo fa con chiarezza, rimandando poi gli approfondimenti ad altre fonti.

A livello personale uno dei problemi che riscontro in queste opere è proprio la frammentazione degli argomenti e la loro ripetibilità. Praticamente l’autore ha raccolto in questo libro una serie di indagini già svolte in passato (recente o remoto che sia) e ne rende conto con qualche nuovo dettaglio. Ma chi segue Massimo (o persone che, come lui, si occupano di divulgazione scientifica e di indagini del mistero) troverà, in questa opera, il 50% – se non di più – di argomenti “già sentiti”, a volte addirittura maggiormente approfonditi (ad esempio: il capitolo sulla magia lo ritrovate, molto più esteso in “Te lo leggo nella mente” di Mariano Tomatis – amico e collaboratore di Polidoro). Immagino, però, che “Rivelazioni” sia un libro che si rivolge più ai “neofiti” del mistero, e capisco che debba trattare così tanti argomenti dando informazioni precise ma senza scavare troppo a fondo (per un semplice fattore di pagine). Per chi segue Massimo & co. (Cicap, Attivissimo, Tomatis, …)  da anni, una buona parte del libro rischia di essere una ripetizione di cose già sentite, seppur con qualche piccolo particolare aggiunto o con qualche indagine nuova.

Insomma, è un ottimo libro per chi inizia ad approcciare queste tematiche, un libro che mantiene i piedi per terra e non fa voli pindarici. Ed è un buon libro anche per fornire un punto di vista alternativo (e più concreto) a persone che vedono complotti dietro ogni piccola cosa. Magari qualcuno di loro continuerà ad additare Massimo come venduto ai rettiliani o al nuovo ordine mondiale, ma credo che molti – seguendo la sua logica espressa in modo semplice – possano iniziare a nutrire qualche dubbio. E il dubbio è l’arma migliore per iniziare ad indagare quale sia la verità.

A proposito di indagini: l’ultimo capitolo è dedicato alle 10 regole per indagare i misteri. Così ognuno può diventare detective dell’ignoto 🙂 A parte le battute il lettore si può rendere conto prima di tutto di quali sono i principi che guidano Polidoro (e molti altri) nell’indagare qualsiasi cosa, e in secondo luogo sono argomenti validi per verificare le affermazioni che ci arrivano tutti i giorni da tutte le parti. Quelle che preferisco (e che vedo applicare sempre meno) sono la 3 e la 6 che, in sostanza, dicono di cercare – dove possibile – di accedere alle fonti originali (luogo dove si è svolto il fatto, persone direttamente coinvolte, …). Spesso e volentieri si scopre che un presunto mistero è in realtà una leggenda nata da fatti strani e ingigantita nel passaggio di bocca in bocca.

Veniamo al lato economico: la versione cartacea (il libro fisico) costerebbe 17 euro, ma su Amazon lo trovate intorno ai 14,50. Se preferite la versione elettronica, il prezzo scende (kindle) a 9,99. Ma, secondo me, la versione cartacea può avere una marcia in più: durante l’esposizione Massimo fa riferimento a varie immagini che non sono in linea col testo ma raggruppate a parte. Il libro fisico, insomma, ti permette di tenere un dito sulla pagina in lettura e un’altro sulla pagina delle immagini, così da poter saltare dall’una all’altra senza grossi problemi. L’equivalente, in formato elettronico, sarebbe l’utilizzo di segnalibri (o meccanismi simili) che, a me, risulta più indigesto (e, ricordate, sono un informatico e amo i gadget elettronici).

Come detto sopra, per chi segue Massimo da tempo posso consigliare la versione elettronica, il cui prezzo, confrontato alla quantità di novità relative per il “lettore Polidoresco accanito”, ha un rapporto migliore. Ammetto che io avrei anche voglia di comprare una ventina di copie cartacee da tirare dietro a chi inizia a parlarmi di Priorati di Sion, tesori sepolti in Oak Island, complotti vari o morti misteriose. Tirare dietro metaforicamente, si intende 😉

Che dire: buona lettura e buone misteriose indagini.

Aggiornamento: Massimo Polidoro distribuirà il 26 settembre, con la sua Newsletter (vedere il sito di Massimo, quindi “Blog e Podcast” dal menù in alto e fare click su “Newsletter”), il file con tutte le immagini citate nel libro e qualche immagine aggiuntiva. Nel formato elettronico queste foto mancano 🙂

Lo strano caso della stampante sdegnosa…

Succede, a volte, che si presentino problemi di incomunicabilità fra strumenti elettronici. Come oggi: un computer riusciva a parlare con la stampante, ma lei non rispondeva, non comunicava con lui. Da brava “sdegnosa“, gli dava le spalle e non voleva fornirgli nessun dettaglio personale (come, per esempio, il livello dell’inchiostro). Che fossero un PC Windows (versione 7) ed una stampante multifunzione HP poco importa: è un problema di comunicazione che può investire tutti i device…

Al di là dell’umanizzazione dei rapporti fra device elettronici, cosa era successo? Una multifunzione (stampante, scanner, fax), collegata via USB al computer, riusciva a stampare perfettamente. Ma durante la scansione l’elaborazione si fermava a metà. E la stampante (chiamiamola così anche se sappiamo che si tratta di una multifunzione) dava segnali strani (non si riusciva, come accennavo sopra, a vedere il livello delle cartucce di inchiostro).

La prima cosa che si fa in occasioni come queste è capire se sul PC o sulla stampante è cambiato qualcosa. Si cerca di capire se i driver sono validi, se c’è qualche aggiornamento da fare. Ma anche dopo l’aggiornamento (con disinstallazione completa e successiva reinstallazione di driver e utility) la stampante continuava a dare gli stessi sintomi (ok stampa, no livelli inchiostro, no scansione). Ed ecco l’illuminazione: il flusso PC –> stampante sembra funzionare bene (si riesce a stampare senza problemi), mentre il flusso contrario non va o va solo in parte (immagine scansionata, livelli inchiostri).

Siccome la stampante era lontana dal PC, era stato aggiunta una prolunga USB per evitare che il cavo tirasse. Tolta la prolunga e collegata al PC col solo cavo originale, la stampante ha ripreso a funzionare come prima.

Il malfunzionamento può esser dovuto a tante cose: il cavo per terra, soggetto a urti coi piedi o spostamenti con gli strumenti di pulizia, può danneggiarsi (il punto più debole è proprio il connettore), così come un semplice accumulo di polvere può abbassare le performance. Ma va anche ricordato che i cavi USB devono rispettare specifiche precise (lunghezza del cavo, costruzione) per portare al meglio il segnale (potete approfondire su Wikipedia). Non ho indagato (e non mi interessa farlo) se quel cavo avesse un difetto fisico o si fosse deteriorato con l’uso. I consigli che posso ricavare da questo caso sono: che se una stampante fa la sdegnosa, va controllato anche il mezzo di trasporto (cavo) e che è meglio comprare un USB di maggior lunghezza (massimo 5 metri, però) invece di usare prolunghe.

Il sentiero dei nidi di ragno (Italo Calvino)

Storia di un ragazzo e degli adulti che lo circondano, durante la seconda guerra mondiale…

Che Calvino mi abbia appassionato lo avrà sicuramente capito chi segue questo blog. Mi sono finalmente potuto dedicare al suo primo romanzo (non la prima cosa da lui scritta, in generale, ma il primo vero romanzo) con una certa emozione e chiedendomi quale Calvino potevo scovarci. Forse l’eclettico e surreale autore delle Cosmicomiche? Oppure il cavalleresco scrittore dei romanzi sul barone, sul visconte e sul cavaliere? Lo spiritoso Calvino delle vicende di Marcovaldo o il cupo Italo che ci racconta la giornata di uno scrutatore?

Diversamente da molti autori (fra quelli che ho letto); Calvino spazia (e spiazza) per la capacità di variare stile e modo di scrivere. Tutto sempre incanalato nelle sei regole delle lezioni americane, ma tutto sempre in movimento, in cambiamento.

Essendo il primo romanzo, in questo “I sentieri dei nidi di ragno” forse si scopre un Calvino più reale; forse è proprio questo l’autore-base da cui poi nascono tutte le sfaccettature.

Ma iniziamo con un po’ di trama: Calvino racconta una storia realistica ambientata durante la seconda guerra mondiale. Un ragazzetto (forse 10-12 anni) che è stato costretto a confrontarsi col mondo dei grandi troppo presto e in modo brusco ci porta in Liguria, fra la campagna e la città, fra i monti ed il mare, a conoscere una serie di personaggi-macchietta che vivono le assurdità della guerra.

Pin (così si chiama il ragazzo) è per certi versi ancora un bambino. Vorrebbe giocare, vorrebbe che i grandi lo considerassero ma non capisce il loro mondo. Si è fatta una certa fama: prende in giro tutti, con malizia e cattiveria; ha un linguaggio sboccato e si diverte a cantare canzoni oscene (o meglio, si diverte quando i grandi lo incitano  cantare quelle canzoni). Vive fra il carrugio dove abita, la bottega del calzolaio dove dovrebbe lavorare e l’osteria dove un gruppo di grandi si ritrova per bere.

C’è la guerra tutto intorno: Pin è orfano e vive con una sorella più grande che fa la prostituta. Pin non capisce l’attrazione maschile verso le donne, non capisce molti comportamenti, ma sa che deve fare certe cose per attirare l’attenzione dei grandi. Ecco perché i dispetti, le canzonature, il linguaggio a tratti volgare. Si atteggia a grande per entrare nel mondo dei grandi e, la tempo stesso, per prendersene gioco.

Un giorno i grandi gli dicono che potrebbe rubare la pistola ad uno dei “fidanzati” di sua sorella, un capitano della marina tedesca che frequenta la loro casa spesso. Pin accetta il gioco, anche se sa che non potrà più tornare indietro: una volta presa la pistola del tedesco avrà passato un limite. E’ consapevole delle conseguenze, eppure svolge il compito. Forse perché pensa di esser visto come grande, poi, dai grandi, esser trattato da pari a pari. E invece, quando prova a portare la pistola ai grandi questi sembrano disinteressati, sembra che non importi loro più niente né della pistola, né del tedesco, né di lui.

Pin si rifugia, allora, nel suo nascondiglio segreto, un viottolo di campagna dove son presenti tante tane di ragni: il sentiero dei nidi di ragno, appunto. Deluso e disilluso cerca di capire cosa fare. Nasconde la pistola e torna verso la città, ma i tedeschi lo catturano e cercano di interrogarlo: Pin sa bene che i grandi lo vedono ancora come un bambino, e quindi sfrutta la situazione al meglio che può con scenate e pianti “bambineschi” tali che alla fine viene sospeso l’interrogatorio e Pin viene portato in carcere. Scappato con l’aiuto di un partigiano, si trova a girovagare fra le alpi liguri in compagnia del distaccamento di partigiani del Dritto, composto tutto di uomini strani, ognuno con la sua fisima o col suo tic. Nuovi amici con cui stare, nuovi grandi da ammirare e da prendere in giro, nuovi adulti a cui chiedere attenzione, nuove persone da cui rimane deluso.

Fra un tradimento, una battaglia contro i tedeschi e vari altri eventi Pin si troverà di nuovo solo, costretto a scappare dall’ultima sua cattiveria provocata dal comportamento dei grandi. Di nuovo al sentiero dei ragni, di nuovo da solo, dopo aver abbandonato anche la sorella. Finché un’ombra lo avvicina nella notte: è “Cugino”, il gigante buono del distaccamento del dritto. E i due si prendon per mano, nella notte, e riprendono il cammino. Per dove non si sa.

Piccola nota: questo finale mi ricorda tremendamente, sia per le parole sia per l’atmosfera di velata tristezza mista a malinconia, la canzone “il vecchio e il bambino” di Guccini…

Calvino racconta tutta questa vicenda in terza persona, come da osservatore esterno che fa una cronaca degli eventi, ma che riesce a leggere nel pensiero di Pin e a descriverci le sue sensazioni. Mentre tutti gli altri personaggi sono caratterizzati più come “macchiette” (ognuno ha un tic, ognuno è chiamato solo col soprannome, di nessuno si sa la storia), di Pin conosciamo quasi tutto. E capiamo subito che è un bambino che si atteggia a grande per richiamare l’attenzione dei grandi. Raccoglie tutta la meschinità che trova nel mondo dei grandi e la “risputa” loro addosso per farsi notare, per farsi accettare in quel mondo così strano per lui. Un mondo che lo attira e che, al tempo stesso, gli fa paura. In fondo, come ragazzino, vorrebbe solo giocare, vorrebbe crescere come crescono tutti i bambini del mondo. Invidia i suoi coetanei che poi prende in giro. Invidia i grandi perché possono fare cose da grandi (come uccidere) ma quando è in mezzo a loro si sente a disagio. Cerca il grande amico con cui condividere i segreti, ma rimane perennemente solo. Solo nelle ultime righe c’è un barlume di speranza grazie a Cugino, anche se Pin ignora che – forse – l’odio di Cugino per le donne l’ha portato ad uccidere la sorella di Pin che si era venduta ai tedeschi (nel romanzo non viene detto esplicitamente, ma la sequenza dei fatti porta con sufficiente sicurezza a questa convinzione).

L’atmosfera del racconto è cupa come le mattine nebbiose descritte da Calvino nel romanzo. Non c’è niente di chiaro e limpido: né la guerra che distrugge tutto, né in quei partigiani, con la loro frenesia di uccidere, né nei tedeschi coi “baffi da topo”, né tanto meno nella sorella di Pin che vende il suo corpo per una vita fintamente migliore. Forse è proprio questo che delude Pin: la falsità, il non essere chiari. Nell’ingenuità di un ragazzetto forse le cose sono ancora abbastanza nette, più di quanto sono nel mondo dei grandi, in cui usiamo molte sfumature e, spesso, avvolgiamo in qualche tipo di “nebbia” i nostri pensieri.

Già da questo romanzo si nota la capacità di Calvino di costruire una storia. Le famose “lezioni americane” da lui preparate a fine vita (e mai – purtroppo – tenute) si ritrovano in questo racconto. Cito solo un paio di esempi: la “leggerezza” mantiene questa storia nei cardini di una lettura semplice, senza troppi fronzoli. Ma non mancano i dettagli (significativi) che rispondono al canone dell’esattezza. Basta pensare solo ai personaggi: meno sono necessari, meno sono caratterizzati. E anche il paesaggio: Calvino non arriva alla ricchezza descrittiva di Mann (ricordo in particolare “Cane e padrone“, in cui i dettagli paesaggistici superavano di gran lunga il nocciolo della storia) ma riesce comunque a  dare ai luoghi una loro identità e personalità.

Una curiosità: tempo fa avevo sentito parlare (forse su internet) di questo libro come il primo giallo di Calvino. Non è un giallo, potremmo definirlo più un romanzo storico. Però è sicuramente il primo romanzo di Calvino, successivo ad una serie di scritti (poesia, brevi racconti, brani teatrali). Italo non era molto convinto di poter scrivere un romanzo, ma fu spronato da persone del calibro di Cesare Pavese, e così si mise all’opera e tirò fuori questo libro (e tanti altri dopo).

L’edizione in mio possesso (Oscar Mondadori) è una ennesima ristampa e costa “solo” 9 euro. Non sono pochi, lo so, ma rispetto ad altri libri venduti a 14-18-20 euro questo vale sicuramente di più. Al supermercato l’ho trovato con uno sconto del 15%.

In questa edizione l’autore stesso fa una lunga introduzione al romanzo e usa una tecnica particolare per indicare vari aspetti della storia e di come sia nata. Inizia a raccontare una cosa, poi sembra perdersi (ma niente in Calvino è a caso) e quindi dice che è meglio ricominciare. E nel nuovo paragrafo racconta una nuova versione della nascita del romanzo e nuovi retroscena. E lo fa più volte: è come un diamante che deve esser visto una faccia per volta per capire tutto il suo valore. E’ qualcosa di molto particolare e – in parte – anche fuorviante. Sembra, insomma, che già dalla introduzione Calvino voglia mascherare tutto con quel clima nebbioso che avvolge le montagne da lui raccontate.

Libro sicuramente da avere nella propria biblioteca, secondo me si legge bene coi primi freddi quando un po’ di malinconia della bella stagione, e le giornate più corte, si “sposano” col clima raccontato nel libro (sia clima meteorologico sia lo stile leggermente “noir” del romanzo).

Buona lettura 🙂

 

Saperi e sapori in val brembana…

Lo confesso: son stato contattato in un modo un po’ curioso da La baita dei Saperi e Sapori brembani, che sta promuovendo alcune iniziative nel territorio: sagre e eventi che si svolgono in questi giorni. La cosa mi ha incuriosito ed ho letto un po’ di loro articoli che puntano a promuovere il territorio partendo soprattutto dai prodotti locali, cioè i “sapori” della valle (dalla “sagra della mela” ai prodotti tipici locali) e vanno fino ai “saperi” con – per esempio – il “campionato di mungitura a mano di vacche” (sì, è questo che mi ha incuriosito 🙂 )

Se siete nelle zone di Bergamo potreste farci un salto nei prossimi giorni. Io sono un po’ lontano per una “toccata e fuga”, ma prossimamente, forse, potrei farci un viaggio.