Melanzane e pomodori alla (quasi) parmigiana

Avere una persona che cura un orto, e trovare, quasi ogni giorno – specialmente in estate – prodotti freschi e buoni è una grande fortuna. E così oggi ho deciso di sfruttare un po’ di questi ingredienti freschi e farmi una cenetta particolare. Tanto, se metti insieme ingredienti buoni, vien fuori quasi automaticamente qualcosa di buono 🙂

Ingredienti

1 melanzana dell’orto, 2 pomodori dell’orto, un formaggio preferibilmente a pasta morbida (ho usato il provolone), sale, pepe, olio, origano q.p. (quanto piace)

Preparazione

grigliare le melanzane

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farle raffreddare: nell’attesa tagliare a fette sottili i pomodori e a strisce sottili il formaggio.

Quando le melanzane sono fredde assemblare il tutto: cospargere con un filo di olio il fondo di una pirofila e adagiarvi le melanzane. Un chicco di sale, uno di pepe, e proseguite con uno strato di pomodori. Ancora un chicco di sale, uno di pepe, una spruzzatina di origano e il formaggio.

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Proseguire così per 2 o 3 strati: chiudere con il formaggio e un filo di olio. Se piace, aggiungere nell’ultimo strato pan grattato o formaggio più stagionato (parmigiano o simili) per creare una crosta. Mettere in forno a 200 gradi per 15 minuti e gustare caldo (ma attenti alle ustioni).

Finale

Nota: i pomodori di solito sono molto acquosi. A me piace il sughino che si forma ma se non piacesse potete far scolare i pomodori, o tagliarli a pezzetti e strizzarli leggermente prima di usarli. La stessa attenzione va usata col formaggio: se volete usare mozzarella fatele perdere un po’ di siero prima di usarla.

Buon appetito!

 

I quadrivi del tempo e dello spazio (Lanfranco Fabriani)

Divagazioni fantascientifiche italiane…

Ho “conosciuto” Lanfranco Fabriani grazie al suo romanzo “Lungo i vicoli del tempo” e, come mi capita spesso, la curiosità verso altre sue storie si è accesa. Sto infatti attendendo (in forma elettronica) il secondo capitolo del ciclo della macchina del tempo, con gli agenti dell’UCCI impegnati in chissà cosa… 

Ma prima ancora di scrivere i due romanzi vincitori del premio Urania, Lanfranco aveva prodotto altri racconti e li aveva affidati ad alcune fanzine di settore, con risultati altalenanti. Fabriani non è un autore da Best Sellers, e neppure una “macchina da scrivere” (autori che sfornano opere ogni 3 mesi): questi racconti spaziano in vari anni di produzione, e si nota l’approccio a metà fra il “timido” e l’umile – nei primi racconti – dello scrittore. 

Diciannove racconti, tutti introdotti dall’autore stesso, che ci racconta come e quando sono nati. Molti prendono spunto da un episodio letto da altri racconti. Alcuni fanno riferimento, per stile, a Le Carrè (lo dice esplicitamente Lanfranco), altri sono considerati brutti (uno di essi – lo confessa Fabriani – è arrivato terzo al concorso per il racconto di fantascienza più brutto, ma la cosa era voluta, ci assicura).

Non mi metto certo a farvi il riassunto dei 19 racconti, ma mi piace dare un paio di indicazioni.

La prima riguarda lo stile, marcatamente ironico in quasi tutti i racconti, che mi era piaciuto nel primo romanzo. Alcuni racconti sono più oscuri, altri più allegri. Poco meno della metà fanno richiami a quello che – per brevità – chiamerò ambientalismo (l’autore presenta un mondo distrutto dagli uomini). Buona parte di questi, insieme ad altri, presentano scenari post guerra o post catastrofe ambientale / nucleare: sono temi cari a molti autori degli anni della guerra fredda, in cui si indagava la capacità tutta umana di autodistruggersi. Altri invece sono leggeri (ma mai stupidi – l’unico forse un po’ stupido è proprio il vincitore del racconto più brutto che dichiaravo prima), qualcuno altamente ironico. 

La seconda è prettamente pratica: nella versione Kindle impaginazione e grafica sono stati curati zero. Non c’è, per esempio, nessuno stacco fra l’introduzione del racconto ed il racconto stesso, tanto che per ben tre volte ho confuso il primo paragrafo del racconto con l’ultimo dell’introduzione. Insomma, va bene che l’edizione elettronica costa meno, ma questo non dovrebbe interferire con la qualità.

Se avete voglia di passare qualche ora spensierata sotto l’ombrellone (ammesso che le piogge di questi giorni vi permettano di farlo), allora è un libro che fa per voi, specialmente nella seconda parte. Se invece amate la fantascienza (anche un po’ cupa) degli anni 50-70, allora apprezzerete i primi racconti. 

Buona lettura!

 

Girasoli…

Se c’è un fiore che – nella mia testa – significa “estate”, questo è il girasole. Quest’anno ne hanno seminati alcuni campi vicino a dove abito, e così ne ho approfittato per scattare questa foto. E siccome mi piace, la metto come sfondo… 

Campo di girasoli a fine luglio

101 storie ebraiche che non ti hanno mai raccontato (Laura Quercioli Mincer)

Piccole storie di un piccolo popolo…

Nutro – lo ammetto – una certa curiosità e simpatia verso il popolo ebraico (e, attenzione, parlo di popolo ebraico, che non coincide col popolo israeliano). Sarà per il background biblico che ho, o forse per alcune (presunte) affinità con i caratteristiche che ritengo simpatiche. Intendiamoci, un uomo è un uomo in qualsiasi popolo: c’è la persona cattiva come c’è quella buona, al di là di provenienza e origini. Ma a volte alcuni popoli mi ispirano una particolare simpatia: il popolo ebraico, come dicevo sopra, è uno di questi. Non il solo, ma uno di loro.

Cerco quindi di soddisfare la mia curiosità con qualche occasionale libro. Un personaggio mi ha colpito in modo particolare, nel suo modo di raccontare il proprio popolo, con tanta autoironia e un po’ di canzonatura… Ecco, una delle caratteristiche che apprezzo: l’autoironia. Si tratta di Moni Ovadia, ebreo nato in Bulgaria. Di solito apprezzo i suoi libri, e la prefazione a questo libro, da lui curata, è l’esca che mi ha fatto avvicinare a questo libro.

Mi aspettavo qualcosa di diverso: non peggio né meglio, semplicemente diverso. Le storie raccontate spaziano dai tempi antichi (alcuni racconti vengono da millenni di storia) ai nostri anni. Alcune sono commoventi, altre allegre, molte hanno un sottofondo di autoironia. Buona parte delle storie, poi, hanno ambientazione italiana, e narrano di personaggi (anche famosi e storici) che hanno origini ebraiche o hanno avuto a che fare con persone di quel popolo.

Forse mi aspettavo più store personali, aneddoti, curiosità, e raccontate con uno stile leggermente diverso (alla Ovadia, per intenderci). L’autrice ha un suo stile personale che, a volte (in un paio di storie) si è dimostrato un po’ confusionario. Sono stati due semplici passaggi, su due storie diverse, che non hanno interrotto la lettura, ma semplicemente mi hanno costretto a rileggere il passaggio due volte. Per il resto le storie scorrono bene: sono piccole (1 pagina o due al massimo), si leggono bene e sono leggere.

Come accennavo sopra, ci sono alcune storie che ci catapultano proprio nella cultura ebraica. Partendo da Adamo ed Eva, la leggenda dei trentasei giusti, fino ad una riflessione sul simbolo ebraico per eccellenza: la stella di Davide. Insomma, un bello strumento per entrare in contatto con questo popolo (che lo si apprezzi o meno).

Una curiosità: la pubblicità in fondo al libro ne presenta uno simile: “101 storie sull’Islam che non ti hanno mai raccontato” (Angelo Iacovella). Anche l’Islam mi incuriosisce (dopo aver gustato alcuni assaggi della loro cultura durante il mio viaggio in Marocco): mi sa quindi che prossimamente vi parlerò anche di quel libro.

Buona lettura. 

Letture in loco (ovvero luoghi “letturosi”)

Mi è capitato di ascoltare, due giorni fa, in radio, una “recensione” di una nuova App per smartphone. Ce ne sono tantissime, e di solito la mia attenzione a queste cose si esaurisce nell’arco di 5 secondi. Questa però mi ha colpito perché intercetta ed intreccia due mie passioni: la lettura e la fotografia (soprattutto paesaggistica). 

Si chiama CItyteller: come per tutte le App, non è l’applicazione in sé ad essere speciale, ma il lavoro di raccolta dati che c’è dietro (l’App, così come il sito web, sono solo mezzi per godere di questi dati). Gli autori raccolgono, con l’aiuto degli utenti, citazioni letterarie in cui si parla di un luogo specifico (una città, una località, una piazza) e le “geotaggano” (cioè mettono, su una mappa virtuale, una puntina – anch’essa virtuale – nel luogo preciso di cui parla l’opera, e vi collegano la citazione).

Il risultato – come dicono loro – è una mappa “geo-emozionale”. Grazie a questa iniziativa si ha uno strumento in più, oltre la guida (cartacea o elettronica che sia), per visitare una città. Se vi trovate a Firenze, per esempio, e poco tempo prima avete letto “Inferno” di Dan Brown o “Cronache di poveri amanti” di Pratolini, potete consultare la mappa di Firenze e scoprire i luoghi dei due romanzi, e magari anche ripercorrerli mentre leggete il brano associato. 

La forza di questa iniziativa sta, come spesso accade ultimamente, nella collaborazione degli utenti: più persone segnaleranno l’accoppiata luogo-citazione letteraria, più sarà ricco il sito e maggiori i benefici di chi vorrà sfogliare questi dati. 

Vi invito ad andare, quindi, su Cityteller a descrivere i luoghi che avete scoperto nell’ultimo romanzo. Io sto già pensando a 4-5 citazioni da segnalare e nei prossimi giorni cercherò di provvedere. E se avete uno smartphone Android, oppure un iPhone / iPad potete scaricare l’App e navigare fra le citazioni letterarie mentre state passeggiando per i luoghi raccontati. 

Buona geo-lettura!