La profezia dell’armadillo (Zerocalcare)

L’avevo promesso: il ritorno ai fumetti 🙂

Dopo il tour de force di fine anno sulla “relatività” ho deciso di tornare a qualcosa di “relativamente” semplice. Relativamente perché uno dice “che vuoi che siano, due disegni, quattro battute”, ma l’arte del fumetto è molto, ma molto di più: è raccontare storie con ironia, con immaginazione, con creatività.

Sto sbirciando “Zerocalcare” da un po’: a volte le sue vignette girano come pazze su facebook, accompagnate da pazze risate. Ma non l’ho mai seguito assiduamente. Però, lo ammetto, la curiosità c’era e quando “zia Amazon” ha offerto in formato Kindle, a 1,99 euri, la sua prima raccolta di strip (appunto: “La profezia dell’armadillo“) ne ho approfittato subito. E ne è valsa la pena.

Ok, diciamolo subito: non è (neppure questo) proprio il mio stile preferito di fumetto, anche se mi ha fatto piacere constatare che la qualità è buonissima: linee pulite e veloci, dialoghi spassosi, ricchezza nella vignetta ma non eccessivi dettagli. In altre parole non sono diventato un pazzo fanatico di Zerocalcare, ma lo apprezzo e continuerò a seguirlo con maggiore entusiasmo di prima.

La raccolta è possibile vederla come una storia vera e propria, con un finale un po’ amaro che ti accompagna a riflettere (lo considero un lato positivo). Ma questa storia si dipana per scene successive: tante piccole storie (1, 2, 4 pagine) che potrebbero stare in piedi da sole ma che assumono un significato più ricco all’interno della storia portante. Alcune sono più slegate da essa (come la guerra ai calabroni e alle formiche) e son lì solo per descrivere meglio il personaggio, altre sono invece legate a doppio filo con la base narrativa.

Chi è il vero “Zerocalcare” lo lascio spiegare a Wikipedia. Il personaggio dei fumetti (Zero, con suo padre e sua madre, i signori Calcare, e tanti amici) mi sembra però essere un alter ego del personaggio reale. Non so “quanto” ci sia di autobiografico in questi fumetti, ma sono certo che c’è qualcosa di personale dell’autore.

Zero è un giovane che si guadagna da vivere con i fumetti (non viene detto in modo esplicito ma io l’ho intesa in questo senso). Vive da solo in un appartamento in Roma, è timido e riservato, diventa nervoso quando deve parlare di sé. Nella raccolta si parla del suo rapporto con gli amici, in particolare il Secco e Camille, di cui è invaghito. Si rivedono loro giovani, in storie-flash back dove si raccontano l’incontro, le uscite, il piacere di stare insieme, i “giuramenti”. E si vede un Zero Calcare con le sue paure, i suoi problemi, la sua voglia di crescere ma la difficoltà nel farlo.

Insieme ai personaggi “reali”, se così possiamo definirli, visto che si tratta di un fumetto, accompagnano Zero Calcare tanti personaggi immaginari, primo fra tutti l’Armadillo, che è proprio un armadillo parlante, amico immaginario di Zero e sua “coscienza” e senso critico, spesso espressi però al contrario (epica la storia della spesa: Zero che vuol provare a cambiare e l’armadillo che accompagna ogni scelta con una paura facendolo tornare nei consueti binari). Come se l’armadillo fosse un deposito di “E se..”, “Ma…”, “E se poi…” che saltano fuori appena Zero pensa di cambiare un seppur infinitesimo briciolo della sua vita.

Zerocalcare, poi, rappresenta alcuni personaggi “rubando” (in senso positivo) da altre opere. Il padre di Zero è rappresentato come il papà di Po, (Kung Fu Panda), la madre è la gallina-dama di corte di Lady Marian del Robin Hood Disneyano, altri personaggi sono interpretati da figure animali o da personaggi del cinema. Ed anche alcuni suoi lati del carattere vengono presentati in varie personificazioni. Come il “senso strategico” che veste faccia e panni di Leonida di “300” nella storia in cui Zero deve affrontare una colonia di formiche.

Una forza immaginativa notevole, che rende le storie fresche, allegre, ironiche. Ma con sotto le vicissitudini di un giovane che sta diventando adulto, con le sue paure, la voglia di affrontarle, i dubbi nel riuscirci. E che riesce a rendere “leggere” (ma mai stupide) anche le riflessioni sulle vicende recenti, su quello che accade nel mondo intorno a Zero, ma anche intorno a noi.

Se volete farvi un’idea del fumetto potete leggere il comic-blog “Zerocalcare“: la maggior parte delle storie che trovate nella raccolta infatti sono prese dal blog. Ogni due settimane una nuova storia “compare” su internet ad allietare i nostri lunedì (giorno di pubblicazione). Oppure, se vi piace, potete comprare qualcuna delle sue raccolte (una si intitola, appropriatamente, “Ogni maledetto lunedì su due”).

Buona lettura e buona risata.

Guida alla teoria della relatività (Vittorio Silvestrini)

“Dalle previsioni di Einstein alle conferme sperimentali”

Ebbene sì, mi sto impuntando sulla comprensione della teoria della relatività. Ma prometto di fermarmi, ora, per qualche settimana su questo fronte (tornerò a romanzi e fumetti, per rilassarmi un po’, dopo questo tour de force fatto fare al mio povero neurone).

Solo 2 mesi fa avevo finito un altro libro sulla relatività, comprendendo la teoria di base ma rimanendo con la voglia di scoprire qualcosa in più, così ho provato questo secondo libro.

Non sto a ripetere una spiegazione della relatività come feci nel precedente post: chi vuole può leggere la recensione di “Capire davvero la relatività…” di Stayer, oppure informarsi attraverso Wikipedia. Mi limiterò a indicare le differenze nello stile di scrittura e quei dettagli in più che ho scoperto in questo caso.

Iniziamo col dire che l’autore sembra avere un backgroubd da ricercatore, anche se nella biografia nel retro di copertina si parla di divulgatore. Il linguaggio è forse un po’ più chiaro, e più ricchi di esempi pratici, ma in alcuni casi ci sono alcune imprecisioni lessicali (nell’ultimo capitolo mi ha fatto sorridere un “l’universo era pieno di luce che lo riempiva”). Sembra quasi che negli ultimi capitoli un po’ di stanchezza nella stesura del testo abbia lasciato residui in forma di errori. Ma niente di grave.

A parte questo, l’esposizione della teoria e gli esempi esplicativi (molti ripresi dagli esperimenti mentali di Einstein) sono raccontati bene. La grafica dei disegni esplicativi è un po’ retrò (mi ricorda alcuni testi scolastici degli anni ’80), ma l’importante è che si capisca bene, non che il disegno sia curato. Devo dire però che tutta la grafica (comprendendo anche impaginazione, testi e spazi) è meno curata di tanti libri che di solito leggo, tanto che assomigliano più a dispense universitarie senza un progetto grafico specifico. Ripeto: l’importante è il contenuto, ma ho trovato questo libro più stancante rispetto ad altri.

Ho apprezzato, invece, le “divagazioni” su alcuni strumenti moderni usati – fra le altre cose – per verificare la teoria della relatività: sincrotroni e acceleratori di particelle vari (con foto degli strumenti installati a Frascati). Una delle immagini che più mi ha appassionato, leggendo a volte blog scientifici, è quella della camera a bolle (vedi immagine qui sotto): l’autore non spiega nel libro come la si legge ma ha spiegato come è fatta e come funziona.

Una valutazione in breve? Questo libro non è sicuramente quello da cui cominciare per scoprire la teoria della relatività, ma per approfondirla ad un secondo livello (quando si sa già qualcosa e siamo presi dalla curiosità di saperne di più). Il tema viene affrontato a passi, con linguaggio semplice, e ci sono ancora meno formule del precedente libro (ok semplificare, ma in questo caso forse si è esagerato troppo). A sfavore dell’opera, anche, la poca cura grafica che rende leggermente stancante la lettura. A favore, oltre alla semplicità, l’esposizione accurata di alcuni temi (soprattutto nella parte che parla della relatività ristretta).

Buona lettura. E buono studio a chi vuol approfondire.