Quantum (Manjit Kumar)

Da Einstein a Bohr, la teoria dei quanti, una nuova idea della realtà

Mi sembra di averlo già detto altre volte: mi piace la scienza e sono affascinato dalla fisica, quando riesce a descrivere i meccanismi fondamentali delle cose di ogni giorno. E molto incuriosito dalla fisica quantistica, della quale capisco poco ma vorrei sapere sempre di più.

Non sono uno scienziato e quello che mi metto a leggere in questo campo lo faccio, appunto, per curiosità. A volte comprendendo qualcosa, a volte rimanendo lo stesso ignorante (anzi, forse un po’ più confuso) di prima. Questo dipende da me, certo, ma in parte anche dal libro che leggo.

Manjit Kumar, laureato in fisica e filosofia (e già questo la dice lunga) ha fondato e dirige la rivista “Prometeus”, che si occupa – in modo interdisciplinare – sia di arti che di scienze. Leggendo la minuscola biografia sul retro di copertina si intuisce che è un comunicatore, un Piero Angela del libro.

Nella mia ricerca di qualcuno che potesse spiegarmi in modo semplice (ma senza sconti) la fisica quantistica sono incappato in questo libro. Ed è stato un felice incontro. Perché quest’opera mi ha aiutato a rimettere ordine nelle cose che già avevo letto o sbirciato in qua e là, e a chiarire alcuni punti oscuri che avevo immaginato ma ai compreso bene. Per fare un esempio: conosco il principio di indeterminazione di Heisemberg, e mi ero anche fatto una idea personale sul perché, ma non avevo mai trovato una spiegazione ufficiale con cui confrontarmi. Quando l’autore di questo libro mi ha portato per mano a comprendere come questo principio sia stato scoperto, e cosa rappresenta, mi sono illuminato. Sia perché la mia intuizione era corretta (seppur molto semplificata), sia perché adesso ho capito molto di cosa questo principio comporta.

Manjit non tratta la fisica quantistica come una lezione universitaria ma piuttosto come un racconto biografico dei personaggi che l’hanno definita, indagata, approfondita. La teoria, le verifiche sperimentali e tutto quello che riguarda la materia del libro scaturiscono dai frammenti di vita raccontati, dalle lettere che i protagonisti si scambiavano, dagli incontri, dalle dispute (come quella fra Bohr ed Einstein). Formule, in questo libro, ne troverete pochissime, solo le essenziali, ma teoria scientifica molta, condita con molta matematica.

E ti accorgi prima di tutto che i personaggi sono umani: uno pensa ad Einstein come un genio assoluto (bè, in effetti lo è stato), ma è anche un uomo che ha avuto l’intuizione gusta nel momento giusto, ha usato la testa bene e – soprattutto – ha sempre tenuto viva una forte curiosità verso i meccanismi più profondi di tutte le cose.

Ovviamente un libro come questo non ha una trama (non è un romanzo), ma Kumar mette in fila le varie scoperte in campo quantistico raccontano, come dicevo prima, i personaggi e le loro vite. Partendo proprio da Planck, che è stato colui che ha dato il via a tutto (la costante di Planck è un elemento fondamentale della fisica quantistica), ma che non voleva credere a quello che aveva scoperto.

Lo scienziato tedesco era coinvolto in una ricerca per ottenere lampadine elettriche migliori (erano i primissimi anni del 1900) e si accorse che qualcosa non quadrava nei vari calcoli. Sembrava che la fisica classica non riuscisse a descrivere alla perfezione la radiazione da corpo nero (l’esperimento che stava seguendo). E fu costretto, per far tornare i conti, ad introdurre la “sua” costante, certo che entro qualche anno la si sarebbe potuta spiegare con la fisica classica grazie a conoscenze ancora non ben definite. E invece Einstein intuì che quello era solo l’inizio di qualcosa di diverso rispetto alla fisica classica e che quello che aveva scoperto Planck (cioè che l’energia si muove in pacchetti: i “quanti”) dava il via a tutta una serie di scoperte su cui ancora oggi c’è molto da ragionare.

Mi fermo qui, altrimenti entro nel troppo tecnico e chi non è appassionato di questi temi si annoierebbe da morire. Chiunque abbia una conoscenza base della fisica e voglia approfondire la quantistica (ma non a livello universitario) può leggersi questo libro e troverà risposta a molte delle sue domande. Non è necessario essere un fisico per capire il libro, ma una base iniziale serve: sapere cosa è una particella e cosa è un onda, cosa sono gli atomi e gli elettroni. A me è bastata la fisica delle superiori (istituto tecnico, ed avevo votazioni appena sopra la sufficienza) e la curiosità di leggersi qualche articolo (o vedere “quark” e trasmissioni simili) ogni tanto.

Quasi dimenticavo: una piccolissima critica al libro. Manjit usa molto documenti ufficiali (lettere, scritti, diari, articoli, verbali) e usa i rimandi alle note per indicare la fonte. Le note, però, sono tutte in fondo al libro, insieme a tanta altra roba (che descrivo nel prossimo paragrafo). Ci ho messo 3 giorni per trovarle: forse era meglio metterle alla fine di ogni capitolo?

Ma, a parte questo piccolissimo appunto, devo dire che l’edizione è particolarmente curata: al centro ci sono una serie di foto su carta patinata che ritraggono molti dei protagonisti delle varie vicende. In coda al libro troviamo, insieme alle note: una cronologia, un glossario dei termini quantistici, una ricchissima bibliografia (ben 18 pagine), i ringraziamenti ed anche un indice dei nomi. Veramente un bel lavoro, ricco e fatto bene, tanto che mi ha sorpreso il costo (solo 11,50 euro nell’edizione Oscar Mondadori): secondo me ne vale molti di più.

Ed ora, mentre vi auguro (a chi è interessato) buona lettura e buona giornata, mi accingo ad aprire gli “Esercizi di stile” di Quenau, nella traduzione (con testo originale a fronte) di Umberto Eco.