Il medico di corte (Per Olov Enquist)

Quando la ragione illuminista si intreccia con le ragioni del cuore…

Siamo alla fine del 1760: l’illuminismo aleggia nell’aria ma le corti dei vari reami europei vorrebbero ingabbiarlo e reprimerlo. E proprio la corte di Danimarca è il luogo dove si svolgono le vicende narrate da Enquist.

Cristiano VII succede giovanissimo al padre. Poco dopo i suoi consiglieri trova in Caroline Mathilde (sorella del Re d’Inghilterra Giorgio III)  una moglie per Sua Maestà. Ma il Re è instabile: sembra affetto da pazzia, una pazzia almeno in parte provocata dalla corte stessa (attraverso i vari istitutori) per mantenere quel vuoto di potere che permette ad essa di proliferare a scapito dello Stato stesso e della figura del Re.

Sempre la corte decide – vista l’instabilità e gli sbalzi di umore di Cristiano – di assumere un medico che lo possa aiutare. In realtà l’intenzione era più quella di calmare il Re dalle sue intemperanze, di avere un Cristiano docile così da mantenere facilmente lo status quo delle cose.

La scelta, purtroppo (per i cortigiani), cade su Struensee, un medico tedesco per niente chiacchierone ma – questo il “difetto” che presto scopriranno – simpatizzante delle idee illuministe. Struensee diventa quasi un confidente di Cristiano (che aveva semplicemente bisogno di essere ascoltato e di confrontarsi con altri). Anche il Re abbraccia molte idee illuministe e intesse rapporti epistolari addirittura con Voltaire. Ma nomina (non si capisce se consigliato dal medico o se di testa sua) Struensee Primo Ministro: il quale si ritrova ad avere carta bianca per iniziare la sua rivoluzione illuminista. In 4 anni applica una serie di riforme che tendono a migliorare la vita dei contadini danesi, a partire dalla libertà di espressione.

Il fulcro di questo romanzo storico, però, non è tanto la riforma illuminista tentata da Struensee quanto la storia di amore che nasce fra lui e Caroline Mathilde: una storia piena di passione con una Regina che – scoprendo l’amore – assume una forza e una sicurezza di sé impensabili al momento del matrimonio con il Re. In fondo la regina era appena una adolescente quando giunse in Danimarca per sposare Cristiano.

Ecco, questo è forse il primo “difetto” del libro. O meglio: da come me lo avevano presentato (grazie Ale che mi fai conoscere questi libri – e me li regali pure 🙂 ) pensavo si concentrasse maggiormente sui vari provvedimenti applicati da Struensee e sui vantaggi che questi potevano portare al popolo. Invece è una storia di amore a tutti gli effetti, romanzata (perché certi dettagli l’autore li ha dovuti per forza inventare), calata in un contesto reale, documentato (si intravede il lavoro di ricerca e documentazione), preciso, ben definito. Insomma: è un romanzo storico nella più piena accezione del termine. Cioè un romanzo (storia realistica ma non necessariamente accaduta in quei termini) calato nella realtà dei fatti (lo “storico” si riferisce appunto alla documentazione storica dei fatti).

Ho parlato di “primo difetto”, questo significa che ce n’è un secondo, anche se – lo premetto – si tratta di parere personale. La storia di amore che racconta Enquist è legata forse troppo a trasporto fisico. Che sicuramente c’è stato (e ci deve essere) ma a volte – soprattutto leggendo alcuni capitoli – sembra sia l’unica forza che lega i due amanti. Disturba la lettura? A me (e ribadisco: parere personale) un po’ sì, ma non tanto per i contenuti quanto perché sono pleonastici. Insomma, ci sono capitoli che ripetono la stessa cosa e lo fanno in salse diverse: si amavano e facevano l’amore. Basta, non serve ripeterlo 4 o 5 volte…

Lo stile narrativo non è molto nelle mie corde: Enquist ha il vizio di accennare le cose, poi lasciarle, e riprenderle più in là: se nell’80% del romanzo segue un filo cronologico degli eventi, in alcuni casi si lascia trasportare a flash back e flash forward slegati che ti fanno perdere il ritmo.

Ha dalla sua, l’autore, una forte capacità descrittiva e una buonissima capacità documentale. Riesce ad immedesimarsi nei personaggi e nella loro mentalità desumendo il carattere delle persone con il solo ausilio dei documenti studiati. Mi ha impressionato come ha tratteggiato la figura di Guldberg: non so quanto sia vicina alla realtà dei fatti, ma sicuramente è ben definita, forse anche meglio di quella di Struensee.

Consigliabile? Certo, soprattutto se siete appassionati di romanzi di amore. Un po’ meno se cercate l’aspetto storico. Non è fallace, ma è messo in secondo piano. Per fare un esempio: le riforme di Struensee sono appena citate; se cercate l’aspetto storico della vicenda qui troverete pochi dettagli.

Da questo libro, se ho capito bene, è stato tratto “Royal Affair” (vedi su MyMovies), con lo stesso taglio del libro (storia d’amore in un contesto storico). Anche se non ho visto il film, è probabilmente più leggera la sua visione piuttosto che la lettura del libro. Ma, come accade per tutti i film tratti dai libri, alcuni dettagli, alcune sensazioni, sono comprensibili solo in forma stampata (digitale o cartacea che sia). Se cercate il romanzo d’amore, quindi, vi consiglio la lettura del libro. Se siete curiosi di questo frammento di storia forse è meglio vedere il film…

Comunque sia, buona lettura.

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